{"id":33347,"date":"2017-10-30T11:04:55","date_gmt":"2017-10-30T10:04:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33347"},"modified":"2017-10-30T11:04:55","modified_gmt":"2017-10-30T10:04:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-un-punto-dappoggio-di-paolo-puliti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=33347","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Un punto d&#8217;appoggio&#8221; di Paolo Puliti"},"content":{"rendered":"<p><em>Ore 9.00: saluto ai partecipanti. Ore 9.15: inizio dei lavori. Ore 11.00: coffee break. Ore 11.20: ripresa dei lavori. Ore 13.00: pausa pranzo\u2026<\/em>Coffee break e pausa pranzo mi sembrano le parti pi\u00f9 interessanti del convegno; il resto non \u00e8 altro che il solito vecchio film, visto e rivisto mille volte: parole vuote, pacche sulle spalle, tacchi a spillo, insomma nient\u2019altro che quel triste universo lontano anni luce dai miei pensieri e dal mio modo di essere. Non sar\u00f2 mai una stella nel firmamento dei venditori, briller\u00f2 sempre di luce riflessa, mi spenger\u00f2 come una vecchia stella nana e buonanotte; redditivit\u00e0, profitto, vendite, clienti possono pure andarsene al diavolo, il mio programma per oggi \u00e8 un altro. Alla pausa pranzo, prender\u00f2 un paio di tartine al volo, giusto per bloccare la fame e poi via, lascer\u00f2 tutti alla grande abbuffata, tanto so gi\u00e0 che nessuno sentir\u00e0 la mia mancanza; sar\u00f2 solo un rapido pensiero volato via insieme alle prime bollicine del solito prosecco da due lire.<\/p>\n<p>Un punto d\u2019appoggio, datemi solo un punto d\u2019appoggio e forse non sollever\u00f2 il mondo come Archimede ma sar\u00f2 un uomo felice. Nel parco giochi che ho visto arrivando qui, ci sar\u00e0 sicuramente una panchina che pu\u00f2 fare al caso mio e allora con un piccolo ma significativo punto dove poter appoggiare la testa, riuscir\u00f2 a farmi una micro dormita di cinque-massimo-dieci minuti che forse riuscir\u00e0 a liberarmi da tutti i neri pensieri che questi congressi di venditori mi imprimono nell\u2019anima. Il sonno innocente del bambino dal cuore puro che faccia la magia di rendermi persino pi\u00f9 tollerante nei confronti dei miei colleghi, che poi tanto colleghi non sono mai.<\/p>\n<p>La mattina se ne va via senza intoppi, mi dileguo di soppiatto, come un assassino improvvisato, consapevole di aver lasciato troppe tracce sul luogo del delitto e in un attimo sono fuori; mi allento il nodo alla cravatta e finalmente posso respirare, libero da ogni costrizione. Entro nel parco: eccolo, l\u2019ho visto, \u00e8 un miracolo! Proprio dietro la panchina, quella di fronte agli scivoli, c\u2019\u00e8 un palo di legno, residuo di chiss\u00e0 cosa. Dovrebbe essere un punto d\u2019appoggio perfetto, devo solo provare se la distanza tra la panchina e il palo\u2026s\u00ec, va benissimo, la testa si adatta perfettamente. Ora mi metter\u00f2 gli occhiali da sole per nascondermi un po\u2019, spero solo di non mettermi a russare come mi \u00e8 capitato altre volte.<\/p>\n<p>In attesa che arrivi il sonno, osservo i bambini sullo scivolo e non posso fare a meno di pensare a mia figlia piccolissima, quando andavamo insieme al parco giochi. Lo scivolo era il suo gioco preferito e io la seguivo salire sulla scaletta, piano piano, un gradino alla volta, con quelle sue gambette dritte e perfette. Arrivava in cima e, prima di buttarsi, faceva passare avanti gli altri bambini e poi, quando era sicura di essere sola, si lanciava. Arrivava a terra sempre sorridendo, felice della sua nuova conquista e cos\u00ec per decine di volte, una di seguito all\u2019altra. Sarei stato ore a osservarla, non mi stancavo mai e non avevo altro desiderio se non quello di essere l\u00ec con lei a guardarla quando atterrava sulla sabbia perch\u00e9 ogni volta che toccava terra, subito i suoi occhi cercavano i miei. Con un piccolo gesto approvavo i suoi salti, sempre uguali o forse sempre diversi, non lo so. Era come se crescesse sotto i miei occhi, ogni volta che scendeva stava facendo qualcosa di nuovo, qualcosa che l\u2019aiutava a cambiare, ad allontanarsi da me e forse proprio per questo aveva sempre bisogno della mia approvazione.<\/p>\n<p>Assorto dai miei pensieri, non mi sono accorto del signore anziano seduto all\u2019altra estremit\u00e0 della panchina; di sicuro non c\u2019era quando sono arrivato, comunque adesso \u00e8 l\u00ec, ha il giornale aperto sulle ginocchia e tiene in mano un foglio pieno di numeri e, cosa che mi terrorizza di pi\u00f9, adesso mi sta fissando. Spero solo non abbia voglia di attaccare bottone, l\u2019ultima cosa che mi ci vorrebbe adesso \u00e8 mettermi a parlare del tempo, del governo o di malattie con un pensionato. Ti prego, fa che non mi rivolga la parola, che rimanga in silenzio a leggere il suo bel giornale e a segnare i suoi maledetti numeri. Di sicuro non sar\u00f2 io il primo a parlare e comunque non capisco perch\u00e9 continui a guardarmi cos\u00ec, forse il suo passatempo preferito \u00e8 rompere le scatole ai visitatori del parco e adesso ha trovato in me la sua nuova vittima.<\/p>\n<p>\u00ab<em>I numeri\u2026<\/em>\u00bb, ecco fatto, ha parlato. Far\u00f2 finta di non capire, forse potrei dirgli che sono straniero, io-no-parlare-italiano, cos\u00ec magari mi lascerebbe in pace e invece niente, maledizione, continua: \u00ab<em>Dicevo che i numeri sono strani, non fanno altro che prenderci in giro<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Adesso per\u00f2 gli rispondo, gli dico che sono qui per riposarmi e che dovrei proprio chiudere gli occhi per almeno cinque minuti ma niente da fare, il vecchio mi rivolge di nuovo la parola: \u00ab<em>Si prendono gioco di noi e noi ci caschiamo sempre. A me comunque piace molto farmi prendere in giro dai numeri e loro lo sanno. Qualche volta mi fanno persino vincere, ma il pi\u00f9 delle volte vincono loro<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSenta signore\u00bb, mi trattengo, cerco di essere gentile ma allo stesso tempo devo dimostrare fermezza: \u00abMi deve scusare ma vede, io avrei proprio bisogno di\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Ma sai che sei cambiato<\/em>?\u00bb, mi dice come se niente fosse e io rimango l\u00ec, quasi stordito per quello che mi ha appena detto. Poi mi riprendo, capisco che devo reagire, non posso cedere cos\u00ec di fronte al nemico, devo subito controbattere: \u00abAppunto, penso proprio che lei mi confonda con qualcun altro, io sono qui solo per\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Il vecchio insiste ancora, come se non avesse nemmeno ascoltato la mia risposta: \u00ab<em>All\u2019inizio ho persino fatto fatica a riconoscerti, poi ti ho guardato meglio e allora ho capito che eri tu. D\u2019altronde non mi potevo sbagliare, guarda le mani: vedi? Le nostre mani sono proprio uguali<\/em>\u00bb, lo dice mentre accosta la sua mano vicino alla mia, appoggiata sulla panchina. Non posso fare a meno di notare che sta dicendo la verit\u00e0. Ha ragione, sono le stesse mani; stento a crederci ma \u00e8 cos\u00ec. Allora lo guardo meglio negli occhi e adesso anch\u2019io lo riconosco:<\/p>\n<p>\u00abBabbo, ma tu\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Io cosa? Sei tu che mi hai chiamato, altrimenti non sarei mica venuto qui<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMa io non ti ho chiamato e poi anch\u2019io non ti ho riconosciuto, sei cambiato anche tu\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Certo che sono cambiato, cosa credevi. Insomma, vuoi darmi una mano o no? Vedi, stavolta vorrei provare questo terno secco, mentre tutti questi altri numeri li faccio girare <\/em><em>in<\/em><em> una serie di ambi, per cui\u2026<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La botta sul naso mi arriva talmente forte che la testa mi sbatte contro il palo e gli occhiali da sole mi volano via. Apro gli occhi e mi ritrovo con un pallone tra le mani. Il bambino davanti a me avr\u00e0 cinque o sei anni e mi guarda dritto in faccia, non so se per chiedermi scusa o solo perch\u00e9 rivuole il suo pallone e del mio dolore non gliene frega niente. Rimango a guardarlo, indeciso se bucargli il pallone, denunciare i genitori o chiedergli se possiamo fare due tiri insieme. Capisco che nessuna delle tre cose \u00e8 praticabile e cos\u00ec, senza dirgli niente, gli restituisco la palla e lui scappa via felice. Mi volto e mi accorgo che sono di nuovo solo sulla panchina. Ora ricordo tutto, mi sono addormentato e ho sognato mio padre; era da molto tempo che non mi accadeva e tutti quei discorsi sui numeri da giocare non fanno altro che riportarmi a quando le estrazioni del lotto c\u2019erano solo il sabato, alle cinque esatte del pomeriggio ed esclusivamente alla radio. Era un rituale talmente importante e atteso, che il negozio dei miei genitori si animava di strani personaggi del paese fissati con il gioco del lotto, tutti l\u00ec ad aspettare l\u2019estrazione; la radio gi\u00e0 sintonizzata sul canale giusto mentre io non ero altro che l\u2019addetto a trascrivere i numeri estratti sul foglio con le ruote delle citt\u00e0. La voce seria e profonda che usciva dalla vecchia radio scandiva quei numeri quasi fosse un bollettino di guerra: \u201csessantacinque, sei-cinque\u201d, e proprio come in una guerra, qualcuno festeggiava la vittoria e qualcun altro se ne andava via dal negozio piangendo sulle sue macerie. Mio padre vinceva e perdeva come tutti, giocava con i numeri e i numeri giocavano con lui, proprio come mi ha detto nel sogno. Ecco, adesso sono contento: ho dormito, ho fatto un bel sogno e mi sono anche preso una pallonata sul naso che mi fa ancora un male tremendo, ora posso tornarmene al convegno. Sar\u00f2 l\u00ec giusto in tempo per il caff\u00e8 e poi via, rientrer\u00f2 in quella terra di mezzo che non \u00e8 mai stata mia, ma che mi permette di sopravvivere e in fondo c\u2019\u00e8 di peggio. Mi alzo dalla panchina e mi chino per raccogliere gli occhiali che il bambino mi ha fatto saltare via dal naso e vedo un foglio per terra, proprio sotto la panchina. Lo raccolgo, \u00e8 pieno di numeri e allora capisco tutto. Sicuramente era gi\u00e0 l\u00ec quando sono arrivato, forse l\u2019ho intravisto con la coda dell\u2019occhio, quel tanto che \u00e8 bastato al mio cervello per collegare quei numeri a mio padre e alla sua passione per il lotto, ed \u00e8 per questo che l\u2019ho sognato. Dunque \u00e8 vero, sono stato io a chiamarlo. Osservo bene il foglio, alcuni di quei numeri sono cerchiati di rosso, sono sei in totale. Il segnale \u00e8 perfetto e fin troppo semplice da decifrare: qualcuno che mi vuole bene mi manda una combinazione da giocare, vincere una montagna di soldi e mandare tutti a quel paese.<\/p>\n<p>Purtroppo non sono uno che crede a queste cose, ma credo nelle persone e negli affetti. So gi\u00e0 che non giocher\u00f2 quei numeri e non controller\u00f2 nemmeno se verranno mai estratti. Piego il biglietto e me lo metto in tasca. Arriver\u00e0 anche per me il tempo di lasciare tutti, non credo che sar\u00e0 un\u2019attesa tanto lunga, ma almeno non me ne andr\u00f2 a mani vuote. Mi porter\u00f2 il biglietto, cercher\u00f2 mio padre e allora s\u00ec che avremo tutto il tempo che vorremo per continuare ancora a farci prendere in giro dai numeri.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_33347\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"33347\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ore 9.00: saluto ai partecipanti. 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