{"id":32804,"date":"2017-06-02T17:25:14","date_gmt":"2017-06-02T16:25:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32804"},"modified":"2017-06-06T16:49:09","modified_gmt":"2017-06-06T15:49:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-silenzio-di-elisa-veronesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32804","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il silenzio&#8221; di Elisa Veronesi"},"content":{"rendered":"<p>Z si era messo in testa di cercare il silenzio.<\/p>\n<p>Quella mattina si era svegliato pi\u00f9 determinato del solito. Oggi lo trovo. Tre parole. Fine del silenzio.<\/p>\n<p>Fissava il soffitto cercando qualcosa nel bianco; era rimasto a fissare il soffitto e basta. La luce entrava dalle tapparelle socchiuse e si rifletteva a pallini sul muro, obliqua:<\/p>\n<p>un&#8217;automobile che passava nel vialetto, qualcuno che tossiva nell&#8217;appartamento a fianco, un cane che abbaiava, il traffico in lontananza arrivava nitido, continuo, scandito da qualche colpo di clacson, gli uccelli cantavano, dei passi scendevano per le scale, una mosca ogni tanto ronzava nella stanza, l&#8217;acqua di una doccia scorreva abbondante dall&#8217;appartamento di sopra, proprio sopra la sua testa.<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile. Due parole. Pi\u00f9 ascoltava, pi\u00f9 i suoni gli venivano chiari, nitidi, fattuali nel loro essere suoni, nel loro essere qualcosa, nel loro essere e basta: cane, auto, uomo, clacson, acqua. E pi\u00f9 si metteva in ascolto meno ne avvertiva la materialit\u00e0, il suono in quanto suono, il puro suono, non sapeva nemmeno lui che cosa stesse pensando in realt\u00e0, che cosa stesse ascoltando, che cosa volesse dire. La realt\u00e0 del suono forse, la sua verit\u00e0 di suono, ma la realt\u00e0 del suono non era altro che il cane, l&#8217;auto, il clacson: questi erano i rumori che erano i suoni che erano tutto quello che esisteva per davvero. Niente silenzio, dunque. Neanche per oggi. Neanche per sogno.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che Z non avesse altre cose da fare, in realt\u00e0: alzarsi la mattina, lavarsi la faccia e le ascelle, fare la pip\u00ec, vestirsi, fare un&#8217;abbondante colazione, preparare il caff\u00e8, spremere le arance, inzuppare i biscotti nel caff\u00e8, leggere il giornale, salire in auto e immettersi nel traffico prestando attenzione alla strada, andare al lavoro, ascoltare la radio o fare qualche telefonata nella mezz&#8217;ora di viaggio che occorreva per arrivare, passare le prime quattro ore della giornata svolgendo al meglio le sue funzioni lavorative, mangiare nell&#8217;ora di pausa pranzo, scegliere che cosa mangiare e con chi, lavorare per le restanti quattro ore della giornata, uscire dal lavoro, immettersi nel traffico, ascoltare la radio, telefonare, passare in lavanderia, pagare il ritiro delle camicie lavate e stirate, andare a bere qualcosa con un amico, dare da mangiare al gatto, fare la doccia, magiare per cena, decidere che cosa mangiare e dove, andare al cinema, tornare a casa, bere un bicchiere d&#8217;acqua, togliersi i vestiti, andare a dormire: dormire: leggere, pensare, sognare, rigirarsi.<\/p>\n<p>E non \u00e8 che tutte queste cose siano le sole cose che Z avesse da fare, non basterebbe un unico\u00a0 lungo elenco per registrarle tutte, per elencare tutte le cose e le cosine e tutte le minime azioni che doveva compiere nell&#8217;arco di una giornata e tutte le minuzie e le parentesi che si aprivano e che si richiudevano tra la portiera dell&#8217;automobile e l&#8217;ingresso dal panettiere, tra una corsa al parco e un caff\u00e8 al bar, tra il salire le scale e il portarsi la forchetta alla bocca, tra uno sbadiglio e un prurito all&#8217;orecchio. Centinaia e migliaia di cose da fare.<\/p>\n<p>Z era dunque molto impegnato a fare tutte quelle cose che occupavano \u2013 nel senso dello stare \u2013 nel senso che erano tutte collocate in uno spazio tempo precisissimo \u2013 tutti i giorni, tutti quanti i giorni uno dopo l&#8217;altro in fila e tutti gli spazi uno dopo l&#8217;altro in ordine.<\/p>\n<p>Z aveva cos\u00ec deciso di incominciare a cercare il silenzio dai luoghi che gli sembravano i pi\u00f9 ovvi \u2013\u00a0 ormai molto tempo prima di quella ennesima mattina piena di rumori \u2013 l&#8217;idea era stata quella di cercare negli spazi vuoti, nelle ore buche, in quelle ore povere di argomenti, di appuntamenti, di scadenze, negli intervalli, tra una cosa e l&#8217;altra: nell&#8217;attesa di qualcuno, in fila alla cassa del supermercato, mentre aspettava che si scaldasse l&#8217;acqua della doccia, a un semaforo rosso, in fila alla mensa; si era messo in ascolto nei ritagli di tempo convinto che, con un po&#8217; di fortuna, potesse trovarsi proprio l\u00ec almeno un po&#8217; del silenzio che cercava.<\/p>\n<p>Ma ben presto aveva scoperto che non c&#8217;era nulla di pi\u00f9 rumoroso di una fila al supermercato, o del rumore del traffico fermo al semaforo, o quanto fosse rumoroso il silenzio nell&#8217;attesa della persona con la quale abbiamo un appuntamento qualsiasi: il rumore dei suoi passi che andavano e venivano, delle dita della mano che picchiettavano il tavolino, della lingua che batteva e ribatteva contro il palato, del respiro che diventava ogni minuto pi\u00f9 pesante.<\/p>\n<p>Z a quel punto aveva iniziato a restare sveglio di notte, con la testa a penzoloni e gli occhi gonfi, e a girare per casa convinto di essere sulla buona strada. Aveva deciso di sacrificare le ore di sonno per la sua ricerca e di passare le notti sveglio a cercare il silenzio. Come fiutava un angolino, zitto zitto, si metteva in ascolto e quando era sul punto di dirsi che ce l&#8217;aveva fatta, che l&#8217;aveva trovato, ecco che una zanzara prendeva a girargli intorno; oppure la sua pancia si lanciava in potenti gorgoglii intestinali: niente silenzio. Il solo suono dei suoi piedi nudi sulle mattonelle riempiva di rumore la stanza intera: una specie di spugna che aderiva a ventosa al pavimento interrotta da improvvisi scricchiolii di ossa che si muovevano le une contro le altre. E se provava a fermarsi nel punto esatto nel quale si trovava, se provava a rimanere fermo, ma proprio immobile, proprio con tutte le ossa ferme e con tutti i muscoli in tensione verticale risucchiati dalla forza di gravit\u00e0, ecco che immancabilmente si era fermato proprio sopra alla camera da letto del vicino di casa del piano di sotto, e allora incominciava a sentire ogni sua russata ritmicamente scandita: e allora tutto il corpo veniva nuovamente sbattuto gi\u00f9, si disarticolava rumorosamente sul pavimento con tutto un frastuono di ossa e di respiri non pi\u00f9 trattenuti.<\/p>\n<p>Aveva scoperto che tutta la casa era piena di rumori: il frigorifero che attivava i suoi ricicli di calore, la caldaia che si attivava dopo un certo tempo, persino la piccola lampadina che teneva attaccata nel corridoio, se accesa, emetteva come un sibilo continuo, una linea rumorosa quasi impercettibile, ma presente. Nelle notti di vento le tapparelle sbattevano, il legno degli armadi produceva schiocchi potenti, l&#8217;acqua gorgogliava nei tubi dei riscaldamenti.<\/p>\n<p>Ma sulle notti aveva insistito, era convinto che se il silenzio esisteva davvero allora non poteva che trovarsi nel buio, sul limitare del sonno, fuori da qualsiasi impegno diurno di lavoro, di socialit\u00e0, di dover fare, sulla riga sottile che separa la veglia dal sogno, negli occhi chiusi, nella posizione lunga distesa, nell&#8217;abbandono muscolare che prelude al rallentamento di tutte le funzioni vitali: e cos\u00ec, ogni volta, finiva per addormentarsi quasi per una forma di autosuggestione.<\/p>\n<p>Per restare sveglio aveva incominciato ad uscire di notte. Ma la citt\u00e0 era una forma di vita cos\u00ec costantemente vigile che gli era bastata qualche ora per annotarsi tutto un lungo elenco mentale dei rumori che lo avevano investito al solo uscire di casa: le luci elettriche ronzavano continuamente, i taxi, le auto, gli autobus notturni, le vetrine illuminate a giorno piene di meccanismi elettrici, i bagni pubblici sempre aperti, qualche uccello notturno che svolazzava da un tetto all&#8217;altro, qualcuno che rientrava a casa a tarda notte camminando velocemente, un gatto che sgusciava lungo un marciapiede, gli alberi mossi dal vento.<\/p>\n<p>Niente da fare dunque. Niente silenzio.<\/p>\n<p>Eppure non era una forma di pace quella che cercava. Era solo una forma di vita. Era una forma qualsiasi, un modo come un altro di restare, di stare, di essere.<\/p>\n<p>Non aveva tempo di cercarlo in altri spazi, pensava. Aveva provato ad alzarsi la mattina presto, ma non era mai abbastanza presto. C&#8217;era sempre qualcuno gi\u00e0 sveglio: l&#8217;edicolante, il fornaio, il netturbino, il poliziotto, il barista, il pasticcere, il medico di turno. A forza di alzarsi presto stava ritornando nel cuore della notte, e l\u00ec sapeva bene che del silenzio non c&#8217;era nemmeno l&#8217;ombra.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Z aveva preso un&#8217;altra decisione: avrebbe iniziato a cancellare alcuni impegni delle sue giornate per dare spazio alla ricerca.<\/p>\n<p>Aveva incominciato a cancellare appuntamenti dall&#8217;agenda: con la penna tracciava linee dritte sopra all&#8217;orario e alle cose da fare: cancellava. Adesso parte del suo tempo era dedicato alla cancellatura. Gli impegni che aveva preso venivano sistematicamente annullati; avrebbe preso impegni per annullarli. Via le cene, gli aperitivi, il cinema, gli incontri, la spesa era stata relegata a pochi minuti, niente lavanderia, niente negozi, niente di niente. Forse se avesse eliminato tutte le cose da fare e avesse avuto tutto il tempo a disposizione allora il silenzio sarebbe stato a portata di mano: l&#8217;avrebbe trovato; finalmente avrebbe potuto ascoltarne il suono, il tempo, ne avrebbe misurato lo spazio, lo avrebbe visto, forse, forse il silenzio aveva un contorno, una specie di bordo un po&#8217; spesso, aveva un suo spessore, una sua forma, una sua propria consistenza.<\/p>\n<p>Seduto sulla sedia Z fissava la finestra. Quella mattina tre parole avevano rotto il silenzio e tutta una serie di rumori si erano trascinati dietro correlativi oggettivi di cose, di eventi. Fuori la pioggia cadeva fitta e il vento la faceva muovere da una parte all&#8217;altra come fosse stata una cosa cos\u00ec tanto leggera che la sola presenza dell&#8217;aria poteva farla oscillare e cadere. Il ticchettare delle gocce sui vetri arrivava ritmico, regolare.<\/p>\n<p>Z era rimasto l\u00ec cos\u00ec, ad ascoltare il battito della pioggia e a furia di ascoltare si era accorto che non era pi\u00f9 la pioggia quello che sentiva, era il ritmo del respiro che oscillava e cadeva anche lui e andava e veniva e restava l\u00ec con lui e con la pioggia e con il tempo ripieno di tempo che era l\u00ec anche lui, come non ci fosse altro intorno, come se tutto quello che si poteva ascoltare fosse tutto l\u00ec in quel momento, in quel punto esatto, preciso: nel bel mezzo del silenzio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32804\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32804\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Z si era messo in testa di cercare il silenzio. 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