{"id":32779,"date":"2017-06-02T17:14:43","date_gmt":"2017-06-02T16:14:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32779"},"modified":"2017-06-02T17:14:43","modified_gmt":"2017-06-02T16:14:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-dizionario-di-sintomatologia-di-alessandra-chiappori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32779","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Dizionario di sintomatologia&#8221; di Alessandra Chiappori"},"content":{"rendered":"<p>Era uno statico e grigio pomeriggio di met\u00e0 novembre, il regolare ronzio della lavatrice in sottofondo, uno sguardo perso oltre le lenti degli occhiali da lettura, avvicendato a farsi cullare e a progettare curva dopo curva i pensieri sulle note di un pezzo di chitarra. A suonare era un giovane chitarrista pugliese che faceva cose belle, che le risuonava dentro e che le stava illuminando una giornata bigia. Enrica fingeva di lavorare, in realt\u00e0 ascoltava e pensava che a lui sarebbe piaciuto, che avrebbe potuto mandargli l\u2019album per Natale, una scusa come un\u2019altra per fargli un regalo. Ma poi, svegliatasi dal sogno, aveva visto la sua faccia nauseata, il disco in mano, l\u2019espressione infastidita, il cestino della spazzatura, e l\u2019ennesima ferita a un\u2019illusione di nebbia.<\/p>\n<p>Aveva aperto il dizionario per illudersi di concentrarsi sulla tesi. L\u2019aveva aperto a caso e le pagine si erano automaticamente separate pari e dispari su un foglietto piegato a met\u00e0, inserito l\u00ec dentro l\u2019anno scorso, doveva essere settembre. Un\u2019altra scusa per rallentare, fermarsi. Lo aveva letto, cercando di risalire alla data precisa: la lista delle cose da fare, i conti delle spese del viaggio di Londra, c\u2019era il simbolo delle sterline. C\u2019era scritto <em>Paolo<\/em>. Doveva averlo scritto lei, la sua calligrafia corsiva in nero, tra cifre e calcoli, incuneata tra la pagina della c, a sinistra il <em>confetto<\/em>, a destra il <em>confondere<\/em>. Tra le scene di un matrimonio e quelle del caos che lui aveva generato nella loro vita da un anno a questa parte. C\u2019era proprio lui, l\u00ec in mezzo, scritto di suo pugno, un tratto di penna inciso in un momento in cui Enrica ignorava che sarebbe sparito dalla sua vita, in cui scrivere Paolo era come scrivere il proprio nome, una certezza inconfutabile, una sicurezza. Paolo, cinque lettere e uno schizzo corsivo automatico. Scontato, banale, quotidianamente assorbito nella dinamica dei gesti e delle pieghe mentali. Abitudine. Il nome di lui, la calligrafia di lei, la sua bic nera, i foglietti sparsi con brandelli delle sue giornate affollate, con gli appunti della sua tesi. Chi se lo sarebbe aspettato, il colpo di coda del dizionario. Bastava davvero poco: l\u2019inaspettato comparire di un segno tra segni, tra pagine di sostantivi e verbi, elencati in ordine alfabetico sotto la c. C di cose, casa, calore, condivisione e complicit\u00e0. C di canzoni e cavolate, di chiacchiere e confidenze, di cene e caff\u00e8. C di Come stavamo bene, di C\u2019era una volta.<\/p>\n<p>S\u00ec, Enrica pensava davvero che se fosse stato ancora il Paolo di un tempo questo chitarrista gli sarebbe piaciuto, avrebbe detto che era bravo, gli sarebbe venuta voglia di rimettere le mani sulla sua acustica blu che le piaceva tanto, quella su cui aveva cercato di farle imparare le prime note, le prime posizioni delle dita, tra le lamentele e il male alle falangi, tagliate dalle corde. Era bastato un attimo: la c di chitarra si era portata dietro la c di corda. Come si fa a dimenticare? A casa sua, a Genova, le corde che aveva cambiato lui, lui che strimpellava sul suo letto, lei sdraiata, invasa da una felicit\u00e0 che le sembrava dipingere un grande cielo infinito.<\/p>\n<p>C di cielo, quello che aveva attraversato con lui a fianco. Aveva creduto di poter vivere al completo riparo, sotto quel cielo che non faceva pi\u00f9 paura, in assoluta serenit\u00e0 e fiducia. Invece si era abbattuta la tempesta, lo aveva squarciato, rivelandone una finzione cos\u00ec ingenua e infantile da farle domandare se non avesse sognato tutto. Oltre quella meravigliosa parete teatrale era rimasto solo silenzio, una cassa di chitarra che suonava a vuoto, uno spoglio palco dove tutto andava avanti secondo regole base, ma dove ormai mancavano la passione della recitazione viva, la presa degli sguardi ironici e complici, degli abbracci inaspettati, delle strette affettuose che scatenavano roba strana nello stomaco e generavano calore a profusione, sorrisi solitari nello scomparto di un treno.<\/p>\n<p>Sarebbe stato un altro inverno freddo, artico. Sarebbe stato altrettanto scomodo, Enrica sperava solo non sarebbe stato cos\u00ec triste e affollato di magoni irrisolti e lacrime trattenute per assenza di braccia pronte a prenderla al volo. Sperava sarebbe passato veloce, indolore. Sperava, in modi che non sapeva ancora prevedere, che sarebbe riuscito a generare calore altrove, calore profondo come quello che era stato capace di dare vita a un\u2019assenza cos\u00ec lunga e dolorosa. Sperava di essere forte abbastanza per pattinarci sopra con un\u2019espressione matura, un pacato sorriso privo di illusioni. Sperava di non rivederlo, perch\u00e9 le avrebbe fatto ancora male. Un male improvviso, remoto, senza forma n\u00e9 nome. Un male come un refolo di vento gelido che attanaglia le viscere.<\/p>\n<p>Sapeva che avrebbe dovuto mettersi al riparo da quel rischio, chiudere la porta, rifugiarsi al sicuro, non farsi avvolgere da una spirale nera. Sapeva che doveva voltare la pagina del dizionario, spostarsi da <em>confondere<\/em>, approdare su <em>conformare<\/em>. E partire da l\u00ec: conformare, modellare, adattare, adeguarsi. Pagina dopo pagina avrebbe incontrato la d di <em>dolore<\/em>, la e di <em>esperienza<\/em>, la f di <em>forza<\/em>, la g di una nuova <em>gioia<\/em>.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32779\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32779\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era uno statico e grigio pomeriggio di met\u00e0 novembre, il regolare ronzio della lavatrice in sottofondo, uno sguardo perso oltre le lenti degli occhiali da lettura, avvicendato a farsi cullare e a progettare curva dopo curva i pensieri sulle note di un pezzo di chitarra. 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