{"id":32690,"date":"2017-06-01T22:11:56","date_gmt":"2017-06-01T21:11:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32690"},"modified":"2017-06-01T22:11:56","modified_gmt":"2017-06-01T21:11:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-mal-dafrica-di-riccardo-negri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32690","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Mal d&#8217;Africa&#8221; di Riccardo Negri"},"content":{"rendered":"<p>E niente! Stamattina non mi sento niente bene&#8230;<\/p>\n<p>E&#8217; come se avessi spostato mattoni tutto ieri, senza bere sotto il sole. E poi dormito sui sassi. Come se processioni di termiti mi avessero camminato in gola, incessantemente, per tutta la notte. E scimmie dispettose tirato i peli, e sberle in testa. Plotoni di mosche incollerite mi mulinano nel cranio, e rintronano col loro baccano.<\/p>\n<p>Ho bagnato le labbra con un po&#8217; d&#8217;acqua. L&#8217;ho biascicata a lungo in bocca, come quella birra fangosa che preparano qui, non ce la facevo a deglutirla.<\/p>\n<p>E&#8217; troppo nera la notte da queste parti, e silenziosa. Ho dormito forse un poco solo quando ho sentito i Padri alzarsi per le lodi mattutine. Li ho intravisti dalla finestrella, con le lampade a petrolio in mano, mentre s&#8217;affrettavano verso la cappella. Uno ha detto qualcosa.<\/p>\n<p>Camillo, il mio compagno di stanza, m&#8217;ha portato un caff\u00e8 e un pezzo di pane, ma non li ho nemmeno toccati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi avevamo in programma di tinteggiare le aule della nuova scuola. Proprio oggi! Eravamo venuti per questo, si pu\u00f2 dire; per questo ci eravamo presi le ferie&#8230;<\/p>\n<p>Mi vesto; o meglio, calzo le pedule, perch\u00e9 ieri sera mi sono ficcato com&#8217;ero nel sacco a pelo, senza cambiarmi, in jeans e maglione. Sento le gambe che cedono, la schiena, il collo irrigidito, e i muri vacillare intorno a me. Ingurgito l&#8217;aria con brevi ansiti affannosi. Sudo e ho i brividi. Un po&#8217; di febbre, chiaro; ma pretendo di andare ugualmente con gli altri. Mi rannicchio sul sedile posteriore del fuoristrada, con la cuffia calata sugli occhi e il bavero del giubbotto rialzato fino al naso.<\/p>\n<p>Fuori il sole equatoriale picchia gi\u00e0 . Anzi graffia. Scortica&#8230; \u00e8 questo il verbo giusto! Ma io mi sento ghiacciare dentro.<\/p>\n<p>Gli altri ci provano, a tenermi su di morale. Sono carini. Giungono alla conclusione che mi avranno fatto male gli sbalzi di temperatura: la notte sull&#8217;altipiano, qui in Tanzania, pu\u00f2 essere davvero fredda; e lavarsi con l&#8217;acqua gelida del serbatoio non \u00e8 il massimo&#8230;<\/p>\n<p>\u00abUn paio di giorni, vedrai! e sarai di nuovo in forma\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec\u00bb, concedo. Il mio cervello non pu\u00f2 formulare pensieri pi\u00f9\u00a0 complessi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per\u00f2 a dargli una mano non ce l&#8217;ho fatta. Li sento dentro il cantiere della scuola, che chiacchierano e scherzano mentre lavorano. Ogni tanto viene qualcuno, getta un&#8217;occhiata dal finestrino e mi chiede se sono ancora vivo e se per caso preferisco tornare subito al convento. Gli dico no, davvero: adesso non potrei reggere i sobbalzi della jeep sulle buche del sentiero. Non riesco nemmeno a capire che, se non \u00e8 ora, sar\u00e0\u00a0 tra poco&#8230;<\/p>\n<p>Alcuni bambini si mettono per gioco al volante, e fingono di guidare mimando il rumore con la bocca. Ma non dovrebbero stare in classe? Solo quando tossisco, si accorgono che sotto quel fagotto di coperte buttato in auto ci sono io, che ancora respiro. Mi sogguardano impacciati. Fingo di sorridergli&#8230; e cazzo, mi fanno male persino i muscoli delle guance, come se non li avessi usati da mesi.<\/p>\n<p>Uno dei bambini lo riconosco, viene spesso a giocare alla missione: ha il faccino birbante, la divisa scolastica slabbrata e un po&#8217; di moccio incrostato tra naso e labbro. Gli faccio capire con uno sguardo che sono malato, tirando appena le labbra; e lui muove gli occhi come dire \u00abCapita!\u00bb. E&#8217; uno di quelli adottati a distanza dalla nostra parrocchia. Ci siamo gi\u00e0\u00a0 stati a casa sua. Una capanna di fango e paglia, senza finestre: mamma, pap\u00e0\u00a0 e un tot di fratelli dormono sulle stuoie, sulla terra battuta assieme alle galline ed ai porcellini d&#8217;India, con le braci sempre vive nel mezzo perch\u00e8 il fumo tenga lontani topi e insetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Padre Saverio bussa ed entra. E&#8217; magro. Con lui c&#8217;\u00e8 la signora del dispensario, fiera e grave nel suo kanga sgargiante. E&#8217; alta. E ha una borsa in mano.<\/p>\n<p>Il missionario mi chiede come sto, ma sembra saperlo gi\u00e0. \u00abSar\u00a0 un po&#8217; di malaria\u00bb, mi dice.<\/p>\n<p>Malaria? Malaria!? E cos\u00ec me lo dice, che devo morire qui, a tre ore di strada dal pi\u00f9 vicino ospedale, a pi\u00f9 di 10mila chilometri da casa? Senza nemmeno poter salutare i miei, perch\u00e9 i cellulari qui non hanno campo?<\/p>\n<p>L&#8217;infermiera estrae da una scatoletta un vetrino e un ago sterile, mi punge un dito e ne raccoglie una goccia di sangue, mentre Camillo filma la scena e fa dei commenti cretini. Sorrido all&#8217;obiettivo con le dita a V, ma mi sa che non dovrei fare tanto il gradasso.<\/p>\n<p>Ci siamo passati spesso per il cimitero, bisogna attraversarlo per scendere gi\u00f9 al campo da calcio: le ho viste quelle lapidi, cosa credi&#8230; Li ho letti anch&#8217;io quei nomi e quelle date: Joseph 28 anni, Zirifa 17, Teresia 16, Kosmas 21, Oliva 12&#8230;<\/p>\n<p>La donna comunica qualcosa a Padre Saverio. \u00abIl campione che ti ha prelevato &#8211; traduce dallo swahili &#8211; deve riposare dodici ore. Poi domattina lo esamina al microscopio, e ci fa sapere\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Trascorro un&#8217;altra notte orribile.<\/p>\n<p>Vedo il sole sorgere dalla finestrella.<\/p>\n<p>Mi sono appena addormentato, quando il Padre porta la diagnosi: \u00abCome immaginavo, hai qualche plasmodio in corpo. Prendi tre di queste pasticche ogni otto ore; e non temere\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 , come se fosse facile! Come se fosse facile mentre c&#8217;hai un parassita bastardo che ti circola nelle vene, e prolifera, e se la ride, e ti divora i globuli rossi uno alla volta.<\/p>\n<p>Lo so quando l&#8217;ho beccato! Lo so quando mi ha punto, quella puttana! E&#8217; stato la prima notte, prima di venire qui, appena sbarcati in aeroporto, all&#8217;ostello&#8230; la zanzariera che proteggeva il lettuccio era strappata, avevo anche pensato di farmela cambiare!<\/p>\n<p>Penso ai miei in Italia, che non immaginano nulla. Lo sconforto mi fa male come le ossa. Ingurgito la pastiglia, ma non dormo, neancora: penso ai miei anni che non avr\u00f2&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E a proposito&#8230; sono guarito.<\/p>\n<p>Ti supplico di credermi.<\/p>\n<p>In un giorno, o poco pi\u00f9, dolori e tremori erano cessati. Niente pi\u00f9 parassiti in circolo, come aveva garantito l&#8217;infermiera, li avevo completamente debellati.<\/p>\n<p>Mi ero messo a fare lo spiritoso: baciavo e abbracciavo tutti, e dicevo \u00abTi attacco la malattia\u00bb.<\/p>\n<p>Non ho telefonato a casa. Ho raccontato al ritorno cosa m&#8217;era successo, quasi per caso, minimizzando.<\/p>\n<p>Stavo bene ora; e segretamente ero quasi orgoglioso. Mica avevo preso la diarrea del viaggiatore, chess\u00f2, un&#8217;insolazione, o una puntura di medusa! Ero venuto per condividere un tratto di cammino con la gente della missione, non per una vacanza&#8230; e cos\u00ec era stato, mi dicevo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stupido che sono! Avevo attraversato decine di volte il cimitero del villaggio, per scendere gi\u00f9 al campo da calcio&#8230; ma solo adesso le lapidi mi parlavano davvero.<\/p>\n<p>Decine di piccole croci, rosse di polvere e ferite, lisciate dalle piogge e dalle lacrime&#8230;<\/p>\n<p>Joseph 28. Zirifa 17. Teresia 16. Kosmas 21. Oliva: 12 anni&#8230;<\/p>\n<p>Morti di Aids, alcuni di malaria. La verit\u00e0\u00a0 che quelle tombe raccontano \u00e8 che io avevo 15 &#8211; s\u00ec 15! &#8211; euro per pagarmi le pasticche miracolose; ed ero guarito. Ma 15 euro, in quest&#8217;economia di sussistenza, equivalgono al reddito di due settimane per una famiglia: si potrebbe mai tenere un figlio a digiuno cos\u00ec a lungo? Se un bimbo del villaggio, o la mamma, o la sorella, si beccano la malaria&#8230; ebbene, se la tengano! Magari il primo attacco non uccide, e il secondo nemmeno; ma la febbre alta debilita, spacca il cervello, danneggia l&#8217;organismo. E l&#8217;impotenza maledetta danna l&#8217;anima.<\/p>\n<p>Col corrispettivo del mio biglietto aereo, quanti ne avrei potuti salvare? Il pensiero mi squassava pi\u00f9 della febbre: volevo quasi scusarmi di essere giunto a mani vuote. Volevo scusarmi di essere andato.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E&#8217; l&#8217;ultimo giorno. Alla partita di saluto ci sono anch&#8217;io. Ho fatto pure gol. Siamo ventotto contro venticinque: giocano anche i bambini, scalzi. Corrono disordinati, e ridono. La palla \u00e8 un po&#8217; sgonfia, il campo in pendenza, ma non conta. Decine di ragazzine della scuola ballano e tifano, si mettono in posa per le fotografie e corrono ad ammirarsi nel display. E&#8217; una festa. \u00abE i loro sorrisi &#8211; mi rincuora il missionario &#8211; sono per te, non per i tuoi soldi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho lasciato una parte di me: ancora gioca a calcio coi fratelli, e con loro cammina paziente sulle rosse strade sterrate del Kilolo. Ma in valigia ho riportato lacrime, speranza, una duplice guarigione e un diario.<\/p>\n<p>Ci sono poche frasi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 scritto: la vita non ha prezzo; eppure per salvarne una bastano 15 euro&#8230;<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 scritto: un sorriso \u00e8 una benedizione di Dio; e per riceverla, valeva la pena di volare sin qui&#8230;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32690\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32690\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E niente! 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