{"id":32667,"date":"2017-06-01T17:54:52","date_gmt":"2017-06-01T16:54:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32667"},"modified":"2017-06-01T17:54:52","modified_gmt":"2017-06-01T16:54:52","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-colazione-da-rivoire-di-giovanna-paolucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32667","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Colazione da Rivoire&#8221; di Giovanna Paolucci"},"content":{"rendered":"<p><!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --><\/p>\n<p>Era una specie di rito. Un rito buffo, Inusuale. Per\u00f2 reggeva. Il cappuccino al Gran Caff\u00e8 San Marco in Piazza San Marco, appunto. Dopo la mensa, che distava pochi minuti a piedi, ci ritrovavamo tutti l\u00ec alle 14:30 in punto,.Fin da bambina, mio nonno mi indicava quel locale come il bar che durante la sua giovinezza veniva ben frequentato da intellettuali, filosofi, artisti, pittori, professori. ma anche da studenti, univerisitari proprio come noi. Fu cos\u00ec che quella tradizione, iniziata un p\u00f2 per caso, assumeva nella mia testa il segnale incontrovertibile della mia affiliazione a una elite di eletti, I ragazzi americani che vi avevamo incontrato erano stati poi la classica ciliegina sulla torta, Erano anche loro studenti. Giovani e belli pure loro. ma, a differenza di noi, negli Stati Uniti, frequentavano uinversit\u00e0 private esclusive, come Harward o Yale o Princeton.<\/p>\n<p>Sin dal primo giorno che facemmo conoscenza, ci divent\u00f2 naturale il pensare che il rito del pranzo insieme alla mensa di Via San Gallo dovesse finire con un bel cappuccino con molto caff\u00e8 e molto ma molto zucchero di canna.<\/p>\n<p>Arrivavamo in gruppo e ci assiepavano lungo il bel banco di marmo. Era un rituale per noi studentesse italiane. Una sorta di cerimonia giornaliera che sanciva la nostra entrata in societ\u00e0. Non eravamo abituate affatto, all&#8217;epoca, a prendere il caff\u00e8 al bar. Era un cosa da \u201cgrandi\u201d, e poi non avevamo molti soldi. Ma questo \u201cdopo pasto\u201d speciale in quel bel caff\u00e8 del centro, a due passi dalla Facolt\u00e0. era un lusso a cui non volevamo rinunciare.<\/p>\n<p>Appena entravamo ci accoglieva un profumo inebriante e caldo di caff\u00e8 e brioche, e qualche americano accompagnava anche un bel cornetto al cappuccino e all&#8217;espresso. Anche se erano le due e mezzo del pomeriggio, e noi italiane ne ridevamo, loro trovavano ci\u00f2 un delizioso ed irrinunciabile dessert.<\/p>\n<p>Ho sempre pensato che per i nostri amici americani prendere l&#8217;espresso equivaleva a darsi un pizzicotto e dirsi: \u201cS\u00ec, \u00e8 tutto vero, sono in Italia, a Firenze, la culla della civilt\u00e0 e infatti bevo un bell&#8217;espresso\u201d.<\/p>\n<p>Per noi italiane tutto quell&#8217;amore per il caff\u00e8 e il cappuccino era esagerato per\u00f2, pensavamo&#8230; Boh se trovano un espresso cos\u00ec speciale questi ricchi americani che hanno gi\u00e0 tutto, magari siamo noi i fortunati e non ce ne rendiamo neanche conto.<\/p>\n<p>Era cos\u00ec anche per altre cose, la pizza, il gelato, i musei, le chiese, i negozi di Gucci e Ferragamo; per noi era come se fossero stati l\u00ec, nella nostra citt\u00e0, a portata di mano, dall&#8217;inizio dei tempi, mentre per loro era tutto da scoprire: un tesoro di cose fatte da elementi tutti italiani, che noi avevamo appunto dato per scontate praticamente da sempre.<\/p>\n<p>Quel caff\u00e8, infatti, o quel cappuccino, gi\u00e0 oggetto del desiderio anche per noi, diventava insieme agli americani una specie di nettare degli Dei. Profumato, prestigioso, sublime. Capivamo allora tutta la cerimonia della cioccolata del Giovin Signore del Parini. Il caff\u00e8 o il caff\u00e8 in versione cappuccino era la bevanda di un&#8217;elite, la nostra. Tutta speciale. A noi sembrava di esserlo, Specialmente a noi tre belle italiane che facevano coppia fissa con tre americani. Se l&#8217;Italia era per i nostri ragazzi il bel paese nella vecchia Europa, l&#8217;America era per noi la meta, quella per eccellenza . Tutte e tre volevamo andarci e non solo perch\u00e9 studiavamo inglese e anche letteratura Nordamericana, ma anche perch\u00e9 inconsapevoli vittime di un battage mediatico sulla America rampante di Regan e sul suo famoso edonismo.<\/p>\n<p>Eravamo noi tre, forse odiate dalle ragazze americane perch\u00e9 sottraevamo alcuni dei giovani uomini pi\u00f9 desiderati del loro gruppo.<\/p>\n<p>Tra queste vi era una giovane donna di etnia indiana. Intendo indiana di America, che aveva in s\u00e9 davvero le qualit\u00e0 visibili e, anche se non lo sapevo ancora, quelle invisibili di una squaw.<\/p>\n<p>Usciva con un gruppo di ragazzi del sud che studiavano architettura. Mentre i nostri ragazzi seguivano le lezioni alla Cesare Alfieri in diritto internazionale. Quando capitava che ci incontravamo per una pizza o anche per un semplice caff\u00e8, si incontravano due mondi.<\/p>\n<p>La Ruth -cos\u00ec si chiamava la giovane \u201csquaw\u201c- sembrava una figlia dei fiori nonostante quel tempo fosse passato e fossimo gi\u00e0 nei ruggenti anni &#8217;80, e i ragazzi napoletani armonizzavano con il suo stile ma in modo molto pi\u00f9 fantasioso e creativo. Erano dei veri casinisti, come si diceva. I ragazzi americani erano il loro opposto, perch\u00e9, seppur molto espansivi e amichevoli, dirigevano la loro vita secondo binari diritti che credevano l\u00ec avrebbero portati al successo. Di l\u00ec a poco, cominci\u00f2 a fare coppia fissa con Michele, uno dei napoletani, il pi\u00f9 istrionico dei futuri architetti. Portava i capelli ricci e lunghi e scarmigliati, e aveva belle spalle larghe e squadrate,.<\/p>\n<p>Io parlavo spesso con Ruth, perch\u00e9 lei ogni volta che andavamo da qualche parte mi veniva vicino e mi parlava in inglese. Ero quasi sorpresa che cercasse me che, tra le tre, ero quella meno versata nella sua lingua, ma certo non protestavo: m\u00ec impratichivo, e lei era davvero molto simpatica. Molto sportiva, faceva poche ciance. Nessuno avrebbe detto che veniva da una ricca famiglia,<\/p>\n<p>Per le vacanze di Natale, Michele la port\u00f2 a Napoli, e quando tornarono Ruth mi chiese se noi due potevamo vederci qualche volta.<\/p>\n<p>Abitava in Santo Spirito, che era per me di strada quando, da casa, mi recavo in Facolt\u00e0 in via San Gallo.<\/p>\n<p>Partivo un&#8217;oretta prima, e mi fermavo a prendere un caff\u00e8 da lei.<\/p>\n<p>Diventammo veramente molto amiche, e all&#8217;esame di conversazione inglese presi un bel 28, impensabile solamente un mese prima.<\/p>\n<p>Ruth si lamentava di Michele, il quale era disordinato e sempre senza soldi, ma diceva che la faceva ridere un sacco, anche se mi confess\u00f2 che faceva una gran fatica a capirlo. Mi disse anche che la sua famiglia la aveva accolta benissimo, e che con la madre di lui si era trovata molto bene.<\/p>\n<p>Mi sembr\u00f2 molto strano perch\u00e9 conoscevo la madre di Michele, che era donna \u201cverace\u201d del popolo, piuttosto sguaiata e cialtrona. Ruth era invece sempre composta, quasi rigida, e parlava con un tono quasi mascolino, eppur raffinato, Questa caratteristica emergeva soprattutto quando si parlava degli indiani d&#8217;America, allorch\u00e9 si affrettava a correggere l&#8217;interlocutore che, una volta conosciuta la sua esatta provenienza, la ascriveva alla stirpe Sioux: \u201cLakota, not a Sioux\u201d, soleva ripetere. Spiegava poi che quel brutto nome col quale si riteneva di poterla appellare era stato affibbiato ai suoi avi dai francesi (in particolare, sembrava avercela con la Francia non so bene se per via di quell&#8217;infelice nomignolo -pare che n francese il termine \u201cSioux\u201d inizialmente significasse \u201cpiccole vipere\u201d- o a causa della vendita agli Stati Uniti delle terre centramericane da parte dei francesi nel diciannovesimo secolo); in verit\u00e0, avevo persino colto nel suo fare una punta di superbia quando si veniva a parlare della sua famiglia, allorch\u00e9 vantava un parente strettissimo che sarebbe stato avvicinato nientemeno che da Kevin Costner in vista di una consulenza per la preparazione di un film (si seppe poi che si trattava del famoso \u201cBalla coi lupi\u201d), nonch\u00e9 uno zio che sarebbe persino comparso come attore nell&#8217;\u201cUomo chiamato cavallo\u201d; forse per dissimulare questo malcelato orgoglio, riportava comunque che alla sua gente era \u201csfuggita\u201d la collaborazione con lo staff del \u201cPiccolo grande uomo\u201d; io personalmente ho sempre pensato che il suo soggiorno nel cuore della vecchia Europa fosse, almeno inizialmente, motivato dal suo desiderio di recuperare parte della storia\u2026 Sta di fatto che, un giorno, mentre prendevamo il caff\u00e8, mi chiese come andasse con John, il mio ragazzo. Dissi, con ritegno e pudore, che andava tutto bene e che non c&#8217;erano problemi.<\/p>\n<p>Lei mi guard\u00f2 fissa e mi disse: \u201cTi piacerebbe sposarlo?\u201d Io arrossii e risi e mi schernii&#8230;Proruppi poi con un diplomatico \u201cWhat are you talking about?\u201d<\/p>\n<p>Lei mi disse: \u201cWait&#8230; I&#8217;ll show you something, Do not drink all your coffee, leave some&#8230;\u201d e spar\u00ec in cucina, Torn\u00f2 in salotto con un piattino. Lo mise sul tavolo e ci rovesci\u00f2 sopra il caff\u00e8 rimasto nella mia tazzina. Rivoli scuri serpeggiarono per istanti sul piattino,<\/p>\n<p>\u201cChe fai?\u201d Le chiesti in italiano. Lei mi rispose in italiano. Italiano strano, anzi stranissimo . Aveva un non so che di napoletano\u2026<\/p>\n<p>\u201cSenti a me\u201d, mi disse guardando fissa nel piattino, \u201cqui si vede\u2026Vuol dire fine di un amore\u201d .<\/p>\n<p>\u201cFine? Come sarebbe a dire &#8216;fine&#8217;? Ma figurati, io non credo a queste cose\u2026 E poi, scusa, ma come fai a sapere come si leggono I fondi di caff\u00e8?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMe lo ha <i>imparato<\/i> la mamma di Michele\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAh\u201d, feci io, con un sorriso incredulo ma anche di sufficienza; lei riprese: ( Don &#8216; ti give me that look, Don&#8217;t patronize me, it&#8217;s serious stuff, poi prosegu\u00ec in italiano \u201cS\u00ec, mi ha detto che io ce l&#8217;ho nel sangue, e che devo essere io a tramandare la tradizione in famiglia\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIn famiglia?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec\u201d, replic\u00f2 lei, \u201cIn famiglia: lei \u00e8 sicura ma proprio <i>positive<\/i> che io mi sposer\u00f2 con Michele, e in casa loro nessuno ha -come si dice?- <i>the gift <\/i>come lei\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMa perch\u00e9 tu pensi d\u00ec avere questo gift?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIl mio bisnonno era uno sciamano, Mia mamma mi ha detto sempre: &#8216;You have the gift&#8217;\u201d.<\/p>\n<p>Mi raccont\u00f2 che lei veniva da una famiglia di nativi indiani, un po&#8217; speciale perch\u00e9, a differenza di molti nativi americani, i suoi genitori si erano entrambi laureati ad Harward e si erano allontanati dalla comunit\u00e0 indiana in tutti i sensi. Ma per lei, si sentiva, questo allontanamento era stato un male.<\/p>\n<p>Mentre parlavo la guardavo, e mi appariva veramente come una piccola squaw sinuosa, con una grossa treccia scura, gli zigomi alti, e le gambe forti e asciutte.<\/p>\n<p>Mi sembr\u00f2 che la sua voce tremasse e che si trasformasse in un sussurro quando mi disse:<br \/>\n\u201cWhat about casting a spell?\u201d<br \/>\n\u201cCasting a spell?\u201d, Mi ripetevo io&#8230; \u201cGettare un incantesimo ? E perch\u00e9? E a chi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer farlo innamorare ancor di pi\u00f9, e perch\u00e9 non se ne vada mai pi\u00f9 da Firenze, perch\u00e9 rimanga qui, con te, <i>for always<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMa figurati&#8230;No, io, proprio, non ci credo a queste cose\u201d.<\/p>\n<p>Lei insistette. Non so perch\u00e9 le interessasse cos\u00ec tanto. Era convinta che io e lui ci saremmo lasciati, che i fondi del caff\u00e8 non avrebbero mai mentito, e che comunque lei se lo sentiva. Ogni volta che parlavo di John mi chiedeva se per caso avessi cambiato idea e per mesi la risposta fu la stessa: \u201cNo\u201d.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 un giorno, tra le lacrime, le dissi che John era cambiato, che non era pi\u00f9 lo stesso ragazzo dei primi tempi, che spesso mi sfuggiva, tirava sempre fuori delle scuse\u2026<\/p>\n<p>Dissi:<\/p>\n<p>\u201cMa che incantesimo vorresti fare per me?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTu non preoccuparti&#8230;.Mi ha <i>imparato<\/i> la mamma di Michele, ti ho detto, tu portami solo<\/p>\n<p>un suo fazzoletto o una sua canottiera e una sua foto\u201d.<\/p>\n<p>Le portai tutto ma Lei giorni dopo mi richiam\u00f2 chiedendomi di portarle anche alcuni suoi capelli e una federa su cui lui aveva dormito con me. Mi sembrava tutto una scemenza, eppure reperii tutto e glielo portai. Mi sentivo una vera stupida, ma lei sapeva rassicurarmi.<\/p>\n<p>\u201cDo not to worry! Everything will turn out just fine, just fine\u201d<\/p>\n<p>Nei giorni seguenti, per\u00f2, la situazione con John and\u00f2 di male in peggio. Avevamo progettato di andare tutti insieme al mare in un week- end di maggio, ma lui non venne, e all&#8217;ultmo momento anche Michele e Ruth avvertirono che non ci sarebbero stati..<\/p>\n<p>John mi disse che era andato a Roma a incontrare degli amici americani che si trovavano l\u00ec di passaggio, e Ruth mi disse che era stata a casa con un \u201cbad cold\u201d.<\/p>\n<p>La chiamai il giorno dopo al telefono, per sapere come stesse, e lei mi disse: \u201cPretty good now, thanks, and you?\u201d<\/p>\n<p>La voce tradiva una malinconia profonda. Non era pi\u00f9 la voce battagliera di Ruth. Sembrava che fosse nato in lei un senso di smarrimento profondo, un dubbioso presagio.<\/p>\n<p>\u201c<i>Me<\/i>? Io sto malissimo Ruth\u2026 Malissimo! Secondo me lui ha un&#8217;altra\u2026 Non \u00e8 che potresti guardare nei fondi del caff\u00e8?\u201d<\/p>\n<p>Cos\u00ec il giorno seguente ci ritrovammo: solito caff\u00e8, solite modalit\u00e0,<\/p>\n<p>Responso: \u201cRisoluzione in arrivo, fine di un incubo\u201d.<\/p>\n<p>Tornai a casa confortata. La mattina seguente avevo un esame scritto alle 9 in punto, che doveva durare fino all&#8217;una.. John mi avrebbe aspettato alla mensa alle 13.30.<\/p>\n<p>Arrivata in facolt\u00e0 in via del Parione, trovai la porta sbarrata con una scritta: \u201cChiuso per sciope-ro. Gli esami sono rinviati a data da destinarsi, rivolgersi alla Segreteria di San Marco per ulteriori informazioni\u201d, Un folto gruppo si guardava sgomento. Non sapevamo a chi rivolgerci. La segreteria era lontana.<\/p>\n<p>Con altri che si trovavano nella mia stessa situazione, ci trovammo a chiacchierare sul da farsi ma, vedendo che non c&#8217;era verso, quel giorno, di fare l&#8217;esame, decidemmo di andare a fare colazione in un gruppo dal famoso Rivoire in Piazza della Signoria, o Piazza della sinorina come diceva sbagliando John. Da via del Parione fu un attimo,<\/p>\n<p>Bench\u00e9 fosse giugno faceva freddo, e si alz\u00f2 un fortissimo vento quel giorno, per cui rimanemmo dentro il bar per una buona mezz&#8217;ora. Faceva talmente freddo che alcuni di noi si azzardarono a prendere persino una cioccolata calda che di quel bar fece la fortuna, con una segreta e antica ricetta, negli anni che videro Firenze capitale. Mi venne naturale mettermi a pensare a tutta la gente che in quello stesso luogo era venuta, si era seduta , aveva parlato, si era conosciuta e magari si era pure innamorata.<\/p>\n<p>Si dice che Rivoire fosse allora splendidamente frequentata: la cr\u00e8me della cr\u00e8me, aristocratici, banchieri, politici, personaggi famosi. Scrutai i clienti uno ad uno chiedendomi quanto fosse cambiata la clientela nel frattempo. Avevo ordinato un caff\u00e8, e mentre mi apprestavo a berlo lo sguardo mi si pos\u00f2 sull&#8217;ultimo tavolo della sala. Il vento fuori faceva vibrare le vetrate,<\/p>\n<p>Era un tavolo tondo, piccolino su cui un cameriere in livrea aveva posato un vassoio d&#8217;argento con due tazze di cioccolato e dei pasticcini. Era nell&#8217;angolo pi\u00f9 remoto della stanza, proprio in fondo al locale, e l\u00e0, non vista, vidi John che stava seduto molto vicino ad un&#8217;altra persona: scherzava e rideva e, cercando di non dare nell&#8217;occhio, sfiorava leggermente con la propria mano la mano dell&#8217;altra persona, che sembrava rispondere a tale nascosta carezza con un movimento del corpo che trasmetteva una sorta di languido consenso.<\/p>\n<p>Per alcuni minuti non volli vedere. Poi misi a fuoco: Oh quanto avrei preferito che fosse stata Ruth, oh, quanto lo avrei preferito! Avrei voluto vedere la sua bella treccia nera e lucente che ricadeva sulle sue spalle belle e armoniose, ma aveva i capelli ricci e lunghi e scarmigliati, e aveva belle spalle larghe e squadrate; era facile capire chi fosse, e Ruth l&#8217; aveva capito prima di me, aveva visto tutta la storia , e aveva voluto intervenire e, forse anche la mamma di Michele aveva cercato di interferire, tentando di deviare il destino con la magia e con i fondi del caff\u00e8. Era facile capire chi fosse, anche se era seminascosto da una grande colonna di marmo,<\/p>\n<p>E quell&#8217;incantesimo, quel rito, non era stato fatto per me, n\u00e9 per il mio bene, o per il mio fidanzato, ma per quello di Ruth, che in realt\u00e0 si era invaghito del mio. Al punto che nessuna magia aveva funzionato!<\/p>\n<p>Finii il caff\u00e8 di Rivoire. All&#8217;epoca dei fatti un caff\u00e8 da Rivoire era sempre un caff\u00e8 da Rivoire, anche se erano passati pi\u00f9 di 100 anni dalla sua apertura; insomma pensai automaticamente \u201cuna vera sciccheria\u201d, come avrebbe detto la mamma di Michele, meglio che al Gran Caff\u00e8 di Piazza San Marco. Guardai nella tazzina, vi era rimasto un po&#8217; di quel buon caff\u00e8. Me lo bevvi fino all&#8217;ultima goccia. Guardai il fondo che appariva pulito e lucido. Pagai e uscii. Senza salutare nessuno, Alzai lo sguardo e Palazzo Vecchio mi guard\u00f2 spavaldo e fiero. Si era abbassato il vento, e dal cielo incupito aveva cominciato a piovere forte. Le gocce si posarono sul mio viso, simili a lacrime, e sciolsero il rimmel che si sparse tremulo in rivoli scuri, come piccoli serpenti. After all, Sioux, not a Lakota.Maybe.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32667\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32667\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una specie di rito. 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Dopo la mensa, che distava pochi minuti a piedi, ci ritrovavamo tutti l\u00ec alle 14:30 in punto,.Fin da bambina, mio nonno mi indicava quel locale come il bar che durante la sua [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32667\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32667\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":12976,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-32667","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32667"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/12976"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32667"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32667\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32912,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32667\/revisions\/32912"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32667"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32667"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32667"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}