{"id":3264,"date":"2010-04-14T11:50:59","date_gmt":"2010-04-14T10:50:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3264"},"modified":"2010-04-14T11:50:59","modified_gmt":"2010-04-14T10:50:59","slug":"le-catacombe-di-cu-chi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3264","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Le catacombe di Cu Chi&#8221; di Elio Rogati"},"content":{"rendered":"<p><!--StartFragment--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">A Cu Chi oggi si va per passare una giornata di turismo e di festa; quarant\u2019anni fa ci si andava per morire. E\u2019 un centro ad<span> <\/span>una settantina di<span> <\/span>chilometri a nord ovest di Saigon. Niente di speciale come citt\u00e0 di medie dimensioni se non fosse per i tunnels e le trappole, drammatiche testimonianze di guerra. I turisti sono allegri, fanno una scampagnata, pic-nic sull\u2019erba e uno sguardo ai residui bellici. Molte foto con grandi sorrisi dall\u2019inferno.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">S\u00ec, perch\u00e9 quarant\u2019anni fa qui c\u2019era un inferno che neppure Dante sarebbe riuscito ad immaginare. Si moriva ogni giorno di sventagliate di mitra, bombe a grappolo, napalm, gas tossici, lanciafiamme, bombardamenti dal cielo. E tutt\u2019intorno una vegetazione lussureggiante che piano piano veniva bruciata con i diserbanti chiamati \u201cagente arancio\u201d.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Sono arrivato a Cu Chi i primi giorni di novembre dello scorso anno. In Vietnam volevo andare non per ragioni turistiche ma per vedere un popolo che dal 1940 non aveva conosciuto un solo giorno di pace. Prima i cinesi, poi i giapponesi, poi i francesi, poi gli americani e di<span> <\/span>nuovo i cinesi. Tant\u2019\u00e8 che se chiedete ad un abitante del posto cosa pensa della guerra del Vietnam, vi risponde : \u201cdi quale guerra parla?\u201d.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u201cDi quella che va dal 1967 al 1975\u201d.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u201cAh, la guerra americana! Noi la chiamiamo cos\u00ec. Beh, allora gli americani venivano da nemici e li abbiamo combattuti e vinti. Oggi vengono da amici e le nostre porte sono aperte\u201d. Umilt\u00e0 e fierezza si mescolano nelle parole dei vietnamiti, dei giovani soprattutto che guardano al futuro e hanno voglia di dimenticare le ricorrenze patriottiche che il partito comunista non perde occasione di celebrare. Gli anziani, quelli sopravvissuti al periodo bellico, sono pi\u00f9 riservati e spesso chiusi nella rassegnazione di una vita che sta per finire dopo molti dolori e poche gioie.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">L\u2019autobus era partito di primo mattino da una stradina vicino all\u2019 hotel Continental di Saigon, oggi ribattezzata Ho Chi Minh City. L\u2019albergo \u00e8 famoso perch\u00e9 vi alloggiavano i corrispondenti di guerra gi\u00e0 dagli ultimi tempi dell\u2019Indocina francese, finita<span> <\/span>catastroficamente nella verde vallata di Dien Bien Phu nel 1954. I giornalisti stranieri andavano di rado nelle zone di combattimento; preferivano starsene in albergo ad aspettare i dispacci delle autorit\u00e0 politiche e militari e su quelli creavano i loro pezzi di corrispondenza sempre targati \u201c dal nostro inviato al fronte\u201d. Il bar dell\u2019albergo era il loro principale luogo d\u2019incontro e di scambio di informazioni, tra un whisky e l\u2019altro. E i lettori di giornali in occidente ammiravano quegli inviati \u201cdi guerra\u201d in pantofole. Certo c\u2019erano delle eccezioni, ma in genere i coraggiosi non avevano poi il tempo n\u00e9 l\u2019occasione di raccontare.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Verso le dieci l\u2019autobus mi lascia all\u2019ingresso del campo di Cu Chi, museo degli orrori a cielo aperto. Il cielo \u00e8 plumbeo, minaccia pioggia, una di quelle che si trasformano presto in un violento temporale tropicale. E\u2019obbligatorio servirsi di una guida locale; parla inglese. Ovunque nel mondo gli americani abbiano combattuto, hanno lasciato in eredit\u00e0 innanzitutto la loro lingua. Vengo aggregato ad un gruppetto di turisti scandinavi e introdotto in uno stanzone con una grande pianta del luogo; e l\u00ec comincia la storia.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Cu Chi \u00e8 uno dei punti terminali di una rete sotterranea di cuniculi che si estende per oltre 150 chilometri, scavata con le mani, il piccone e la zappa in pi\u00f9 di venticinque anni. Dai sobborghi di Ho Chi Minh City arriva fino al confine cambogiano ed \u00e8 stata utilizzata dalla guerriglia prima contro i francesi, poi contro il regime dittatoriale del Vietnam del sud ed infine contro gli<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">americani. I cuniculi, vere e proprie catacombe, sono disposti anche su quattro piani, senza luce, stretti e bassi a misura di vietnamita, cio\u00e8 di un uomo magro e basso di statura. Qua e l\u00e0 si pu\u00f2<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">uscire all\u2019aperto attraverso botole mimetizzate nella foresta. Alcuni accessi si trovano addirittura sotto l\u2019acqua del fiume.<span> <\/span>Un rudimentale sistema di aerazione consentiva di respirare anche sottoterra, mentre in ambienti pi\u00f9 ampi si cucinava, si curavano i feriti, si preparavano le bombe. Attraverdo i tunnels, gli uomini delle catacombe e i rifornimenti arrivavano dalla Cambogia fino al cuore di Saigon per gli attentati.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Io ho provato ad entrare in uno di questi cuniculi, camminando carponi, sulle mani e sulle ginocchia, ma dopo pochi metri mi sono fermato attanagliato da un senso di claustrofobia e anche di paura del buio. Non sono riuscito a girarmi per uscire e ho dovuto fare marcia indietro fino a riguadagnare il cielo aperto con un grosso sospiro di sollievo. E\u2019 inimmaginabile come migliaia e migliaia di uomini abbiano potuto abitare quelle viscere della terra ogni volta in attesa di uscire per improvvise imboscate contro il nemico e poi correre di nuovo a nascondesi.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Gli americani nei primi tempi non sospettavano l\u2019esistenza dei tunnels e costruirono la loro pi\u00f9 importante base terrestre proprio vicino a Cu Chi. Ma notte dopo notte i loro soldati venivano uccisi mentre dormivano nelle tende da squadre di vietcong che sparivano dopo ogni incursione. E allora uscivano le pattuglie alla caccia dei rivoltosi, camminavano nel buio con fatica, aprendosi varchi nella boscaglia, col dito nervoso sul grilletto dei fucili d\u2019assalto. Nessuno davanti, nessuno a destra, nessuno a sinistra. E poi all\u2019improvviso<span> <\/span>uomini invisibili aprivano il fuoco alle spalle: fine del pattugliamento. Immaginavo tutto questo mentre procedevo dietro la guida su un sentiero aperto nella boscaglia ad uso turisti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Quando gli americani si resero conto dell\u2019esistenza dei tunnels decisero di distruggerli seppellendovi dentro gli uomini-topo che li abitavano. Cominciarono con i bombardamenti, i defolianti, i gas tossici e quel miciadiale mix di diossina e napalm che chiamavano \u201cagente arancio\u201d dal colore dei loro contenitori di metallo. E\u2019 a causa di questo che la vegetazione non cresce pi\u00f9 in vaste aree tra Cu Chi e la frontiera cambogiana mentre la diossina ha inquinato le falde acquifere che, contaminando a valle le risaie, ha fatto nascere migliaia di bambini deformi. Nel museo della guerra di Saigon ho visto foto agghiaccianti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Ma tutto questo non fu sufficiente agli americani per eliminare il problema Cu Chi; ed allora approntarono squadre speciali chiamate \u201cgreen rats\u201d \u2013 topi verdi \u2013 soldati di taglia piccola che entravano nei cuniculi a caccia del nemico. Furono stragi continue. Nelle viscere della terra rimangono sepolti tanti combattenti di una parte e dell\u2019altra. Ricordo di aver letto qualche anno fa le lettere di alcuni americani che nella zona combattevano non solo contro il nemico ma anche contro serpenti, vedove nere, ragni velenosi e formiche rosse giganti abituate a banchettare con pelle umana. E attraverso le lettere mi raffiguravo i volti di giovanissimi ragazzi di leva sbalzati all\u2019improvviso dalla tranquilla e comoda vita degli States a quella terra di inferno e di morte, diventati uomini all\u2019improvviso alla prima raffica di mitra. \u201cDevi sparare per primo, altrimenti non avrai una seconda possibilit\u00e0\u201d : era questo il ritornello che si sentivano ripetere dai capi. Andavano allo sbaraglio senza preventivo addestramento in nessuna accademia militare: l\u2019addestramento avveniva sul campo, sul campo della morte. E dall\u2019altra parte altri uomini, magri, mal vestiti, spesso denutriti, che affrontavano il destino con la convinzione dogmatica di adempiere ad un sacro dovere religioso: dopo tante invasioni di eserciti stranieri i vietnamiti volevano la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">La ferocia della guerra \u00e8 scritta anche nelle terribili trappole che la guida mi ha mostrato. Tutte perfettamente mimetizzate sotto pavimenti di foglie e cespugli. In una si apre la botola e il corpo dell\u2019incauto soldato precipita su lance appuntite e vi rimane infilzato come in<span> <\/span>uno spiedo. In un\u2019altra c\u2019\u00e8 una ruota girevole fatta di ferri acuminati: il corpo, cadendo dall\u2019alto, si infilza e viene rigirato sotto la ruota, impossibile tirarlo fuori se non si distrugge prima il meccanismo; ma nel frattempo l\u2019essere umano muore dissanguato tra atroci dolori.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">Mentre camminavo, triste e pensieroso, dietro la guida sul sentiero di morte, una signora di un altro gruppetto, diceva ad un\u2019amica con accento americano: \u201cSono contenta di questo viaggio, il Vietnam \u00e8 un paese incantevole, si mangia bene e lo shopping \u00e8 superbo\u201d.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Le sorprese a Cu Chi non erano finite. Disseminati tra<span> <\/span>alberi e cespugli i residuati bellici tolti al nemico: carri armati del 25ma divisione di fanteria USA, mitragliatrici, crateri enormi aperti dai dombardamenti dei B-52, contenitori arancio abbandonati e vuoti. Ma l\u00ec dove il nuovo Vietnam ha voluto dare ai visitatori una vaga innocente replica della guerra \u00e8 nel poligono di tiro realizzato in un angolo del campo. Non ti chiedono se hai il porto d\u2019armi<span> <\/span>o se hai mai sparato, ma ti offrono di provare<span> <\/span>un AK-47 sovietico o<span> <\/span>un M 16 americano: 14 dollari ogni dieci cartucce. Sono due fucili mitragliatori d\u2019assalto: il primo \u00e8 il famoso Kalashnikov, l\u2019arma pi\u00f9 venduta nel mondo da quando \u00e8 stata inventata nel 1947 dall\u2019ingegnere militare che gli ha dato il suo nome; facile da comprare sui tanti mercati ufficiali o clandestini del pianeta. L\u2019M 16 \u00e8 americano e in dotazione alla NATO.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Ho voluto provare anch\u2019io: quattro interi caricatori, due per fucile.<span> <\/span>Ho messo le cuffie e al riparo di una torretta \u2013 il temporale tropicale era al<span> <\/span>massimo &#8211; ho sparato in direzione di cassette di legno distanti forse una trentina di metri. Non ne ho centrata nemmeno una perch\u00e9 il rinculo era micidiale e appena premevo il grilletto partiva una raffica; finch\u00e9 non togli il dito il fucile continua sparare pallottole lunghe una decina di centimetri, di quelle che passano un corpo umano da parte a parte, entrano facendo un piccolo foro ed escono in una voragine dopo essere esplosi dentro. Non c\u2019\u00e8 mai stato scampo per chi ha avuto la sfortuna di incontrare un AK-47 o un M 16, un\u2019atroce morte soltanto. E mentre premevo il grilletto mi saliva alle narici l\u2019odore acre e pungente della polvere da sparo,<span> <\/span>sconvolgente come un cataclisma, eccitante come una droga. E bisognava essere drogati per affrontare una guerra di quel tipo, di umano non c\u2019era proprio nulla. E l\u2019assordante rumore della sventagliata del mitra \u2013 insopportabile alle orecchie malgrado le cuffie \u2013 stimolava a sparare ancora, a sparare di pi\u00f9. La mia \u00e8 stata l\u2019esperienza di poco pi\u00f9 di mezz\u2019ora, ma ho capito che avere nelle mani un\u2019arma di quel tipo ha un primo effetto incontrollabile: ti rende aggressivo anche se sei per natura mansueto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Ma oggi che sono passati pi\u00f9 di trent\u2019anni dalla fine delle ostilit\u00e0, che gli americani sono tornati in Vietnam da amici e investitori, che non ripetono pi\u00f9 il vecchio ritornello secondo il quale combattevano in quel paese per difendere la libert\u00e0 e la democrazia dell\u2019occidente &#8211; per evitare il cosiddetto effetto domino &#8211; oggi anche quei ricordi sono stati banalizzati: alla fine della visita, ad attendere i turisti c\u2019un negozio di souvenirs e un banco per i gelati. In un\u2019atmosfera surreale il visitatore scaccia dalla mente ricordi e rimorsi \u2013 per chi ce li ha; come dire: abbiamo scherzato. Il temporale non si ferma, tonnellate d\u2019acqua allagano il campo, scendono nelle catacombe, oggi come ieri, ma l\u00ec sotto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcun vivente, solo morti lasciati marcire sotto terra. E dall\u2019inferno di ieri, oggi solo immaginato, il turista torna alla realt\u00e0 e prosegue allegro, con la vita dentro, la sua gita. Che i morti di Cu Chi siano serviti a questo?<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">\n<p class=\"MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n<p><!--EndFragment--><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3264\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3264\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 A Cu Chi oggi si va per passare una giornata di turismo e di festa; quarant\u2019anni fa ci si andava per morire. 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