{"id":32613,"date":"2017-06-01T17:50:51","date_gmt":"2017-06-01T16:50:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32613"},"modified":"2017-06-01T17:50:51","modified_gmt":"2017-06-01T16:50:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-le-maschere-di-carnevale-di-giovanna-paolucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32613","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Le maschere di carnevale&#8221; di Giovanna Paolucci"},"content":{"rendered":"<p><!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --><\/p>\n<p>\u201cChe dici&#8230; Ci mettiamo qui \u201c?<\/p>\n<p>Il vassoio ricolmo di pane, un piatto di pasta, uno con un quarto di pollo e pur\u00e8 e uno yogurt alla banana.<\/p>\n<p>\u201cNo meglio quello laggi\u00f9 , quando arriva Steven lo vediamo subito\u201d.<\/p>\n<p>Era il nostro ristorante e sembrava bello e sembrava buono. Attorno, giovani quasi tutti pi\u00f9 grandi di noi, chiacchieravano e ridevano. Muoveva tra i tavoli la Dea Fortuna, tutti vivevamo nell&#8217;eternit\u00e0 e ci aspettavamo grandi cose. Anche quelli di noi che erano studenti fuori sede, sembravano felici di vivere il grande privilegio di essere studenti. Dell&#8217;Universit\u00e0. Di Firenze. La citt\u00e0 pi\u00f9 bella al mondo.<\/p>\n<p>Sceglievamo sempre lo stesso tavolo proprio davanti al percorso che conduceva al banco dove venivano distribuiti i pasti, dove gli studenti sfilavano chiacchierando e ridendo. Ci piaceva, vedevamo sfilare tutti i cittadini di domani e mi chiedevo se tra loro non ci fosse un futuro uomo di stato.<\/p>\n<p>Ogni tanto c&#8217;era qualche rissa, tra iracheni e iraniani, e allora volavano piatti e parolacce per noi incomprensibili. Avevamo un po&#8217; di timore, ma tutto ci\u00f2 ci produceva, sotto sotto, un po&#8217; di eccitazione, quasi come fossimo spettatori di un evento da film d &#8216;azione. Era la vita, quella da grandi, che sfrigolava davanti a noi, che accendeva il nostro orgoglio di essere davvero adulti.<\/p>\n<p>Era bello per noi andare a mensa, A differenza di molti fiorentini, noi preferivamo restare in centro e andare a mensa. Ci piaceva anche il cibo e costava pochissimo. Ma non era solo quello: ci sentivamo appunto ammessi ad uno status di privilegiati, quello degli studenti universitari.<\/p>\n<p>Alcuni giorni prima, mentre aspettavamo pigiati come sardine nell&#8217;atrio che ospitava gli studenti in attesa di entrare nel percorso delineato da nastri per arrivare a ritirare il pranzo, si era sparsa tutt&#8217;un tratto la voce che John Lennon fosse morto. Ucciso. Cominciammo tutti a parlare l&#8217;un l&#8217;altro: sconosciuti che si ritrovarono a scambiarsi commenti di sdegno e dolore, come ad un funerale,insomma. Una sorta di condoglianza collettiva. Un &#8216;atmosfera di lutto composto si cal\u00f2 sulla lunga fila che, prima festosa e scomposta , cominci\u00f2 a muoversi lenta e mestamente ordinata.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che io e Ivana conoscemmo Steve&#8230; Gi\u00e0 il fatto che fosse americano calamitava la nostra attenzione: noi studentesse di inglese ne cercavamo di persone con cui scambiare quattro chiacchiere in lingua, e con Beppe Grillo che ogni sabato faceva morir da ridere con \u201cTe la d\u00f2 io l&#8217;America\u201d, un programma che ironizzava sulla fascinazione potente che gli Stati Uniti esercitavano, con una moda scoppiata quasi di sorpresa su molti italiani, era difficile non rimanere coinvolti in questo impazzimento generale per gli Stati Uniti d&#8217;America. In pi\u00f9, i suoi occhi verdi brillavano come stelle, come zaffiri, come luci di un altro mondo e il forte accento americano lo rendevano assolutamente e unicamente irresistibile.<\/p>\n<p>Noi due, amiche, divenimmo rivali, credo nel giro di una mezz&#8217;ora. Ivana era sempre molto discreta nei modi, diversamente da me che ero espansiva e ridevo spesso di gusto. Tra le due, forse, io ero pi\u00f9 avvenente ma era lei che riusciva a farsi corteggiare da tutti, senza mai dover far la civetta. Non era bella, n\u00e9 vistosa, ma i ragazzi si innamoravano spesso di lei, forse attratti dalla sua compostezza quasi misteriosa.<\/p>\n<p>Da quel primo momento in poi, vedemmo Steve ogni giorno a mensa, entrambe sperando di venir scelte un giorno dal bel americano.<\/p>\n<p>Quel giorno lo avevamo atteso fuori dalla mensa ma non era arrivato, e dovendo poi andare a lezione alle 2 di pomeriggio , entrammo sperando di vederlo gi\u00e0 seduto o di vederlo arrivare.<\/p>\n<p>Ci sedemmo dunque, gli occhi fissi sul percorso attendendo di sentire \u201cEhi ciao come va ? \u201c con il suo italiano appena imparato.<\/p>\n<p>Non mangiavamo, buttavamo solo gi\u00f9 il cibo meccanicamente.<\/p>\n<p>Ad un certo punto ci giriamo verso il posto vuoto e vediamo che non lo \u00e8 pi\u00f9. C&#8217;\u00e8 seduto un ragazzo molto alto, spalle larghe, viso chino sul tavolo, che scrive.<\/p>\n<p>Ricordo ancor oggi la lucentezza dei suoi capelli, lisci e castani; sembravano una cascata brillante, e se lui si muoveva rilucevano ancor di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Mi allarmai e guardai la mia compagna, anche lei preoccupata.<\/p>\n<p>Stavo per dire: \u201cGuarda no, questo posto \u00e8 occupato\u201c, che lui alz\u00f2 i capelli dagli occhi, quando due occhi accoglienti mi sorrisero.L&#8217;azzurro ceruleo dei suoi occhi era ammiccante e sembrava luccicare. Mi disse:<br \/>\n\u201cScusa, una domanda\u2026\u201d<\/p>\n<p>Fu il fortissimo accento americano o fu il destino? Non so, ma mi sembr\u00f2 l&#8217;uomo pi\u00f9 bello del mondo, mille e mille volte pi\u00f9 bello di Steve.<\/p>\n<p>Io e Ivana ci guardammo complici e ci mettemmo a ridere, lui ci guard\u00f2 interrogativo e ci affrettammo a dirgli che \u201cs\u00ec, certo, poteva restare ma che se fosse venuto il nostro amico magari\u2026.\u201d<\/p>\n<p>Steve non arriv\u00f2 mai e a me ormai non interessava pi\u00f9.<\/p>\n<p>Alex: si chiamava cos\u00ec il \u201cnuovo\u201d americano. Parlammo per un&#8217;ora intera, e quando ci lasciammo mi accorsi che qualcosa di epocale era avvenuto nella mia giovanissima vita.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che vidi e sentii dopo era mutato, pi\u00f9 vividi i colori, pi\u00f9 significativi i suoni, pi\u00f9 intensi gli odori .Percorsi tutta Firenze con la bicicletta e mi sembrava che le ruote avessero messo le ali e che la strada profumasse di polvere di fiori, che il vento soffiasse canzoni e che il sole vestisse il mio animo.<\/p>\n<p>Una volta a casa trovai mia mamma che dava il cencio al pavimento, le finestre tutte spalancate lasciavano entrare l&#8217;aria gelida ma luminosa, e mi disse di \u201cnon far pedate\u201d. Io, per tutta risposta, saltellai sul bagnato e le dissi che avevo conosciuto il ragazzo pi\u00f9 bello del mondo. Era pieno inverno, ma ricordo quel giorno come se fosse scoppiata la primavera. Mai era successo prima nei miei precedenti 17 anni.<\/p>\n<p>Per giorni mi bast\u00f2 pensarlo, incontrarlo qualche volta, per caso. Mi bastava sapere che l&#8217;avevo trovato: il grande amore di cui si favoleggia tanto. Mi accorsi che l&#8217;aspettavo da sempre o almeno da quanto a 5 anni mi innamorai di Aldo Reggiani dello sceneggiato \u201cLa freccia Nera\u201d di Stevenson.<\/p>\n<p>A Ivana non piaceva, diceva che aveva un fare da fratello maggiore, che le faceva pensare a quegli americani dei film sulla seconda guerra mondiale. A me sembrava cos\u00ec bello che mi sembr\u00f2 strano che a lei non piacesse, ma fui contenta, pensai che fosse una vera fortuna.<\/p>\n<p>Poi arriv\u00f2 il Carnevale, e non so chi tra gli amici propose di andare al Carnevale di Viareggio. Anche Alex sarebbe venuto.<\/p>\n<p>Partimmo dalla stazione di Santa Maria Novella, l&#8217;incontro alla Nave, una riproduzione del famoso \u201cGennargentu\u201d, che adesso non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. All&#8217;epoca costituiva di fatto quello che adesso si chiama il \u201cmeeting point\u201d. Una bella nave dentro una teca di vetro. Se chi attendevi tardava, ti mettevi a scrutarne tutti gli elementi e il tempo ti passava pi\u00f9 veloce. Ma quel giorno rimasi fissa a guardare le piccole scialuppe e il tempo non passava mentre il cuore mi diceva che non sarebbe mai venuto, Invece arriv\u00f2, e se ci penso ora. mi pare che da qualche parte. in qualche altra dimensione lui \u00e8 sempre l\u00ec che mi sorride mentre mi raggiunge. Dicevano che assomigliava a Warren Betty e fu cos\u00ec che il \u201cParadiso pu\u00f2 attendere\u201d divenne il mio film preferito.<\/p>\n<p>Alex infatti arriv\u00f2 con un grande zaino militare. Il cuore mi sobbalz\u00f2 in petto, ma feci finta quasi di ignorarlo. Lui faceva ridere un po&#8217; tutti ma poi pensavamo che faceva tanto soldato -americano -liberatore -dai nazisti che quasi ci piaceva.<\/p>\n<p>Era uno zaino militare enorme, con un lucchetto enorme anch&#8217;esso.<\/p>\n<p>Aveva un po&#8217; di tutto l\u00ec dentro: panini e cioccolate, chewing gums che ogni tanto tirava fuori e elargiva a tutti, spesso lanciandoli come palle da football.<\/p>\n<p>Noi ridevamo perch\u00e9 pensavamo a tutti i film che avevamo visti sulla liberazione e sulle cioccolate americane e lui ci guardava perplesso perch\u00e9 proprio non capiva la ragione di tanta ilarit\u00e0.<\/p>\n<p>Il mio amore per lui non cresceva. Semplicemente non poteva. Sin dall&#8217;inizio era stato misteriosamente infinito. Cresceva per\u00f2 il desiderio di piacergli, di stargli vicino. Con una purezza di spirito e d&#8217;animo che forse non conobbi mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ricordo, di quel giorno, il grigiore del mare e del cielo che sfumavano pigri e incolori l&#8217;uno dentro l&#8217;altro. Ebbi il timore palpabile e doloroso che forse lui non si sarebbe mai accorto di me. Mi trattava come le altre, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno. Sfilavano i carri tra i coriandoli, che tingevano in modo artificioso il cielo sempre pi\u00f9 plumbeo. Tra l&#8217;allegria generale e i coriandoli e le stelle filanti e la musiche inebrianti dei carri, io ristavo assorta. Mi sentivo anch&#8217;io un pupazzo di cartapesta, messo a forza sul carro della vita. I carri sembravano sovrastarmi minacciosi e al tempo stesso assolutamente incuranti di me.<\/p>\n<p>Al ritorno, sul treno, Ivana si mise a cantare delle canzoni dei Beatles e ne inton\u00f2 una che, mi sembr\u00f2, essere crudelmente diretta a me. Le note e le parole di \u201cShe loves you\u201d riempirono allegre e beffarde lo scompartimento, nel quale io sedevo di fronte a lui. Se avessi potuto scivolare via dal finestrino appena socchiuso lo avrei fatto. Lui rimaneva impassibile. Mi parve la risposta dura ai miei timori.<\/p>\n<p>Passarono invece pochi giorni che squill\u00f2 il telefono. Al di l\u00e0 del filo lui, che mi chiedeva come stavo, se mi fosse piaciuta la giornata a Viareggio e mi raccontava che era stato a Siena e che gli era piaciuta tanto. \u201c&#8230;Ah s\u00ec, ti \u00e8 piaciuta?\u201d, risposi io un po&#8217; stizzita, da buona fiorentina sempre in rivalit\u00e0 con Siena, e aggiunsi: \u201cTi piace di pi\u00f9 di Firenze?\u201c E lui rispose: \u201cMi piaci pi\u00f9 tu\u201d.<\/p>\n<p>Questa frase rimase scolpita nel mio cuore, per sempre. La rievocai senza fine nel mio cuore, forse per anni, da allora.<\/p>\n<p>Lo stesso giorno mi chiese: \u201cPer caso vorresti andare con me di nuovo a Viareggio ma questa volta io e te, da soli ?\u201c<\/p>\n<p>L&#8217;appuntamento era sempre l\u00ec, alla nave. Ancor oggi, quando mi capita di passare dalla stazione faccio capolino e spero di vederla riapparire nella sua teca di vetro. Quanti viaggiatori ha distratto, attratto, riunito. Per anni, passando di l\u00ec, le sensazioni di quel primo appuntamento riaffioravano come piccolissime bolle d&#8217;acqua in una pentola sul punto di bollire.<\/p>\n<p>Non era giorno di sfilate, ma il Carnevale era nell&#8217;aria, con un tiepido sole marzolino che invitava alla primavera ormai alle porte,<\/p>\n<p>Usciti dalla stazione, mi prese per mano. Percorremmo via Mazzini, con lui che mi tirava e io che mi facevo trascinare, un po&#8217; per civetteria e un po&#8217; perch\u00e9 mi sentivo le gambe indebolite sotto il peso dell&#8217;emozione.<\/p>\n<p>Sulla spiaggia ci sedemmo. Era pieno di detriti ovunque, ma a me sembrava di sedere su un prato di giunchiglie gialle preannuncianti la fine dell&#8217;inverno, L&#8217;odore forte del mare, del sale, mi inebriava e persino il forte sentore di pesce mi faceva piacere. Il vento scompigliava forte i capelli, i miei e i suoi che si toccavano. Le note delle onde che si infrangevano sullo sfondo, rovesciandosi sulla battigia, accompagnarono come organo, quasi solenne, quelle ore di felicit\u00e0 inaspettata..<\/p>\n<p>Furono cento i baci o forse mille? Mi sembr\u00f2 infinito come il cielo, e corto come un lampo, quell&#8217;incantato pomeriggio. Il mio cuore tumultuava come quel mare d&#8217;inverno, ancora fosco all&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p>Quando rimontammo sul treno per Firenze, stretti in un abbraccio di innamorati, salutai Viareggio come una delle citt\u00e0 pi\u00f9 romantiche al mondo.<\/p>\n<p>Ripassammo dalla nave della stazione di Firenze e mi sembra di vederlo ancora: alto, bello che mi saluta con un bacio e si allontana. Non sapevo che non l&#8217;avrei mai pi\u00f9 rivisto,<\/p>\n<p>Alcuni giorni dopo seppi, quasi per caso, che era partito con la mia amica Ivana, per Venezia, al Carnevale. Quando me lo dissero pensai: \u201cVenezia la Serenissima\u201d, e poi feci finta di niente con tutti, compresa me stessa.<\/p>\n<p>Ripresi la mia vita di sempre e ritornai a mensa . Ma senza Alex, n\u00e9 Ivana.<\/p>\n<p>La processione degli studenti in fila per il cibo mi sembrava triste. Mi apparve come una semplice fila di gente che serpeggiava nei corridoi disadorni e sporchi, aspettando il poco o il niente in quel momento e per sempre. Il brusio annoiato di code, in attesa, sembrava non finire mai.<\/p>\n<p>Vidi anche Steve, un giorno Mi parve, anche lui, un pupazzo di cartapesta in un carnevale ormai finito. Mi salut\u00f2 festoso, ma io mi alzai e, con una scusa, me ne andai fuori . Dove ormai la primavera imperversava, quasi violenta. Di essa non sentivo n\u00e9 i suoni n\u00e9 gli odori. Tornai a casa, dopo aver percorso le strade di Firenze, che mi guardava, muta. I rumori fiacchi e ovattati, le voci molli e lontane, appartenenti a un mondo non mio, mi raggiungevano appena.<\/p>\n<p>A casa, entrai senza dir niente, mi diressi in camera mia, richiusi la porta dietro me e mi misi allo stereo, con la cuffia, chiudendo fuori la Primavera. Le note di una canzone di John Lennon iniziarono lente e cupe, restando intrappolate nella grande cuffia nera.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32613\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32613\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cChe dici&#8230; Ci mettiamo qui \u201c? 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