{"id":32604,"date":"2017-06-02T17:35:04","date_gmt":"2017-06-02T16:35:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32604"},"modified":"2017-06-02T17:35:04","modified_gmt":"2017-06-02T16:35:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-macchia-di-paolo-panaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32604","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La macchia&#8221; di Paolo Panaro"},"content":{"rendered":"<p>Chiuso nel suo studio, seduto alla massiccia scrivania in noce nazionale, l\u2019avvocato Sponzano esaminava la pratica per il finanziamento pubblico del progetto, quando una lieve fitta al fianco lo distrasse. Il suo sguardo si lev\u00f2 dalle carte e d\u2019istinto si volse alla parete spoglia di fronte a lui, verso il soffitto. Osserv\u00f2 la macchia d&#8217;umido che partiva dall\u2019angolo e cerc\u00f2 di capire se si fosse ancora estesa. Non che ad occhio la trovasse cresciuta dal giorno prima, ma certo che da semplice alone in pochi mesi si era trasformata in una chiazza policroma enorme, irregolare e frastagliata. Si proponeva ogni giorno di provvedere il giorno dopo, continuando a rimandare qualsiasi intervento di riparazione. In orizzontale si era allungata di almeno mezzo metro da una parte e mezzo metro dall\u2019altra, e lo spigolo si era tutto increspato e aveva assunto un\u2019aria molliccia. In verticale si era abbassata di ben oltre un metro, e terminava con una punta aguzza che sembrava minacciare il pavimento.<br \/>\nBench\u00e9 non lo ammettesse, l&#8217;osservazione dei suoi contorni e delle sue forme, ora sfumate di giallo, ora tratteggiate di grigio, protese fino a impensabili punte di verde-azzurro, gli procurava un piacere irresistibile e nuovo. Trascorreva ore e ore ad osservarla, e pian piano quella era diventata la sua principale occupazione quotidiana. Ne scattava ogni giorno una foto per studiarne approfonditamente la geografia e l\u2019orografia, aggiornarne le mappe e monitorarne passo-passo l&#8217;evoluzione. Quella specie di micro Pangea si espandeva progressivamente nell&#8217;oceano dell&#8217;intonaco, plasmando rilievi, laghi, continenti ed arcipelaghi. Pur senza riconoscerlo, ormai gli risultava impossibile il solo immaginarne la cancellazione. Aveva preso a programmare e a intraprendervi viaggi avventurosi alla scoperta dei suoi territori mutevoli e inesplorati, del tutto differenti da quello in cui era cresciuto e da ci\u00f2 a cui era sempre stato abituato. L\u2019ultima volta aveva navigato per miglia e miglia fino al golfo della Sorte, si era infilato nella foce di un grande fiume che aveva battezzato Eupadre, risalendone la corrente fino a dove il fittissimo intrico di vegetazione lo consentiva, proseguendo a piedi fino alle sorgenti e incontrando trib\u00f9 di indigeni abilissimi nella caccia, ma curiosi e pacifici, simili a quelli dell&#8217;Amazzonia prima della deforestazione. Aveva trascorso giorni e giorni tra quei presunti selvaggi dagli articolati riti familiari, dalle suggestive tradizioni e dalle sorprendenti regole di solidariet\u00e0 sociale. Pi\u00f9 di tutto lo aveva entusiasmato imparare a tirare con l\u2019arco e ascoltare, mescolato tra i giovani, le strane storie che quei vecchi raggrinziti raccontavano seduti intorno al fuoco. Pensare che tutto nasceva da una macchiolina di umidit\u00e0 una volta a stento riconoscibile.<br \/>\nL\u2019aveva notata per la prima volta quella memorabile sera del pestaggio, in cui a stento era riuscito a trascinarsi fino a casa e, steso sul pavimento dello studio, aveva trovato sollievo respirando con gli occhi fissi al soffitto. Temendo di avere il torace fracassato, si era dovuto considerare anche fortunato nello scoprire di non avere niente di rotto. Ai suoi era riuscito a nascondere tutto. Aveva fatto sparire i vestiti strappati, dissimulato la zoppia e mascherato i dolori. Il viso gliel\u2019avevano risparmiato, da veri gentiluomini quali erano, cos\u00ec la scusa di una caduta aveva retto e n\u00e9 moglie n\u00e9 figli sapevano o sospettavano nulla. Anche lui non avrebbe sospettato nulla, prima del vigoroso sollecito, su quei clienti cos\u00ec distinti e generosi, per quanto abiti gessati e scarpe lucide non gli fossero mai piaciuti. Ma che il progetto fosse viziato, quello si, era chiaro sin dall\u2019inizio. Del resto era gi\u00e0 guarito, e solo quella stupida fitta al fianco di tanto in tanto lo infastidiva, proprio come adesso, distraendolo ancora una volta. Abbass\u00f2 la testa e si tocc\u00f2 il fianco. Si fece serio. Per un attimo pens\u00f2 di non farcela, di avere bisogno di un medico, e anche di un idraulico. Ma si tir\u00f2 su e decise di ignorare il dolore, riport\u00f2 lo sguardo alla macchia e riprese il viaggio. Dall\u2019albero maestro di una goletta percorse verso sud la costa orientale, fino alla foce dell\u2019Eupadre, ne risal\u00ec velocemente tutto il corso in direzione nord-ovest, arrivando al cuore del continente, fin dentro la capanna pi\u00f9 grande nel centro del villaggio, e risvegliandosi nei panni del re. I Pigmeridi, lontani discendenti dei fieri Masaridi, si erano ridotti a uomini senza ombra. Quel giorno che per alcuni minuti si era mutato in notte, la luce ritorn\u00f2 senza restituire le loro ombre. Fu allora che iniziarono a diminuire progressivamente di statura tanto che, temendo di ridursi al livello degli insetti, gi\u00e0 da tempo meditavano una reazione. Lo sciamano gli aveva rivelato che le ombre, offese, si erano ritirate nella foresta pi\u00f9 profonda in attesa di congiungersi agli spiriti degli avi. Ricondurre in schiavit\u00f9 il popolo delle ombre avrebbe significato riconquistare anche la propria statura. E il momento di agire era arrivato. Si sarebbero mossi un paio d&#8217;ore prima del tramonto, con il sole ancora forte ma gi\u00e0 basso, quando le ombre sono pi\u00f9 lunghe e visibili, pi\u00f9 facili da stanare, ma prima della notte in cui esse regnano incontrastate.<br \/>\nA ovest dell\u2019Eupadre, ornato dei paramenti regali, Sponzano precede le schiere dei Pigmeridi, lo sguardo dritto al sole e alle ombre che gi\u00e0 si allungano dal fronte della foresta. Alza prima lentamente il braccio, poi lo scuote in avanti e ordina l\u2019attacco. Sente gli archi scoccare, uno stormo di frecce saettare nel cielo rosso sopra la sua testa, ma prima che raggiungano lo zenit, la fitta al fianco e l&#8217;urlo strozzato che gli muore in gola le bloccano a mezz&#8217;aria, come congelate. Distingue appena un dardo che gli trapassa il fianco e gli buca la camicia.<br \/>\n\u201cCamicia? Cancella la camicia e resta lucido, sei il re.&#8221;<br \/>\nBarcolla, si volta, ma non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessuno e anche il fiume \u00e8 sparito.<br \/>\n&#8220;Calma, \u00e8 una sciocchezza, si tratta di resistere.&#8221;<br \/>\nSi rivolta e intravede uno scaffale, ma \u00e8 uno scherzo del sole nella piana infuocata. Rinserra le palpebre, strabuzza gli occhi, ode un gemito, sente bagnarsi le gote.<br \/>\n&#8220;Non svenire, ti basta ancora un attimo.&#8221;<br \/>\nMa il re crolla sulle ginocchia e il sole accelera la corsa e di schianto affonda all&#8217;orizzonte con l\u2019eco di una lampada caduta. Gli alberi diradano, le ombre si allungano, lo investono e dilagano in una notte senza luna n\u00e9 stelle.<br \/>\n&#8220;\u00c8 tardi per tutto, adesso\u2026&#8221;<br \/>\nAllora scivola gi\u00f9 dalla sedia e cade riverso ai piedi della scrivania, Sponzano, pensando che in fondo quel progetto la vita gliel\u2019ha cambiata davvero. Poi le mani strette al fianco perdono sensibilit\u00e0, non vede pi\u00f9 nulla, smette persino di respirare. Ma forse non \u00e8 finita: gli resta una strana smorfia sul volto, sembra quasi sorridere, e gli occhi sbarrati guardano ancora la macchia.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32604\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32604\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiuso nel suo studio, seduto alla massiccia scrivania in noce nazionale, l\u2019avvocato Sponzano esaminava la pratica per il finanziamento pubblico del progetto, quando una lieve fitta al fianco lo distrasse. 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