{"id":32564,"date":"2017-06-01T22:19:50","date_gmt":"2017-06-01T21:19:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32564"},"modified":"2017-06-06T09:39:37","modified_gmt":"2017-06-06T08:39:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-eta-fragile-di-paola-florio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32564","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Et\u00e0 fragile&#8221; di Paola Florio"},"content":{"rendered":"<p>40 anni. Domani.<br \/>\nSeduta alla scrivania Francesca voleva concentrarsi sui temi da correggere, ma quel pensiero continuava a distrarla: 40 anni. Domani.<br \/>\nAlz\u00f2 lo sguardo oltre la finestra, nella luce arancione che precede il tramonto. Amava quel momento del giorno, quando i raggi del sole si tingono d&#8217;oro e accarezzano il mondo.<br \/>\nDoveva mettere gli ultimi voti, gli scrutini incombevano, ma il profumo di maggio era troppo seducente.<br \/>\nL&#8217;indomani era sabato, avrebbe festeggiato con i suoi amici. Avrebbe sentito ancora di pi\u00f9 la sua mancanza. Paolo era partito due anni prima, aveva accettato un posto come ricercatore in Germania e ora viveva a Lubeck. Riuscivano a vedersi quasi ogni due mesi, ma parlare al telefono era una tortura. Non poteva continuare cos\u00ec. Lui le aveva detto tante volte di raggiungerlo: \u201cmeglio fare l&#8217;immigrato in Germania, che il precario in Italia\u201d. Come dargli torto? Ma per lei quel lavoro era cos\u00ec importante! Ci credeva con tutta s\u00e9 stessa, aveva speso anni a studiare, a specializzarsi e ora finalmente ce l&#8217;aveva fatta! Come poteva lasciare tutto? Ma la vita senza Paolo perdeva poco a poco colore, erano due anime affini e l&#8217;idea di trovare qualche altro la faceva ridere. Non avrebbe mai voluto nessun altro.<br \/>\nSi trattava di scegliere: da una parte l&#8217;amore della sua vita, dall&#8217;altra il lavoro della sua vita. Come si pu\u00f2 scegliere tra due amori? Ma in quella sera pacata e dolce, sent\u00ec che la nostalgia prendeva spazio e l&#8217;ago della bilancia cominciava a pendere. Gi\u00e0 al pensiero di lasciare l&#8217;Italia qualcosa dentro di lei si frantumava. Ma come diceva sempre ai suoi alunni: \u201cnon abbiate paura del cambiamento, il cambiamento \u00e8 vita!\u201d<br \/>\nD&#8217;un tratto qualcosa plan\u00f2 sopra ai suoi fogli, dritto dalla finestra aperta. Un aeroplano di carta? Pens\u00f2 ai bimbi dei vicini, ma centrare la finestra al terzo piano era un lancio troppo audace. Prese il fragile velivolo e scorse qualcosa sulle ali: \u201cfatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza\u201d. Conosceva quella calligrafia leggera e inclinata, possibile che fosse&#8230;?<br \/>\nSi alz\u00f2 dalla sedia e si sporse dalla finestra, incredula.<br \/>\n\u201cLo sapevo che c&#8217;era prof!\u201d<br \/>\nLo stupore si allarg\u00f2 in un sorriso che le rimbalz\u00f2 dentro.<br \/>\nUna chioma bionda e ribelle, due occhi che ridevano, facendo eco al blu senza nuvole del cielo.<br \/>\n\u201cAnna!\u201d<br \/>\nE poi dopo un attimo:<br \/>\n\u201cMa ti pare il modo di bussare?\u201d<br \/>\n\u201cLo diceva sempre lei, di cercare soluzioni creative ai problemi\u201d<br \/>\nIl congiuntivo no, non sia mai&#8230; i fuori programma sempre! Si ricordavano sempre le cose pi\u00f9 imbarazzanti gli ex alunni. Ex alunni, come se potessero davvero diventare ex, come un fidanzato di cui non ricordi pi\u00f9 il volto. Macch\u00e8, i loro occhi restano tatuati nella mente. I nomi no, dopo i primi duecento la mente opera una selezione naturale.<br \/>\nMa gli occhi.<br \/>\nGli occhi, che ti hanno sbirciato dentro per uno, due, tre anni&#8230; chi se li scorda pi\u00f9!<br \/>\nRestano presenti in qualche spazio espandibile del cuore, soprattutto quelli che ti hanno fatto pi\u00f9 male.<br \/>\n\u201cSali?\u201d<br \/>\n\u201cScherza? Con questo tramonto? Se oggi fosse l&#8217;ultimo giorno della sua vita, lo passerebbe chiusa in casa?\u201d<br \/>\nUn&#8217;altra lezione sull&#8217;importanza del vivere pienamente ogni momento. Ma come faceva a ricordarsi tutte quelle cose dopo tanto tempo?<br \/>\nFrancesca sospir\u00f2, come poteva dire di no a quegli occhi?<br \/>\n\u201cVa bene scendo.\u201d<br \/>\nEntr\u00f2 di nuovo nella sua torre al terzo piano, volse lo sguardo intorno nella stanza inondata di sole, verso i libri sparsi sulla scrivania, il computer acceso. Lo chiuse con un colpo secco e la bambina che c&#8217;era in lei esult\u00f2. Un altro giorno di vita. La vita ancora che la travolgeva. Ed era forse sbagliato?<br \/>\nAnna era seduta sul muretto, il viso al sole, gli occhi chiusi. \u201cRiconosco ancora il suo passo. E anche il suo profumo. La riconoscerei tra mille\u201d.<br \/>\nL&#8217;avevano fatto un giorno in classe. Era da un&#8217;ora che continuavano a litigare. Esasperata Francesca aveva chiesto a tutti di chiudere gli occhi. \u201cVoi non vi accorgete della fortuna che avete. Qui ci sono venti compagni che hanno condiviso ogni giorno con voi, per due anni e mezzo. Persone che vi mancheranno da morire quando finir\u00e0 l&#8217;anno. Persone che sanno riconoscere il vostro passo, la vostra voce e il vostro odore tra mille.\u201d Qualcuno aveva riso. \u201cNon ci credete? Proviamo. Tenete gli occhi chiusi\u201d. In silenzio aveva toccato la spalla di Luca, gli aveva detto di uscire dalla classe e rientrare. \u201cIndovinate\u201d. Dopo pochi passi la maggior parte aveva urlato \u201cLuca!\u201d. Lui era rimasto l\u00ec, perplesso e grato. Tutti avevano provato. Tutti erano stati riconosciuti. A met\u00e0 di una terza media \u00e8 normale, rendersene conto \u00e8 una scoperta. Da quel giorno qualcosa era cambiato. Ogni momento insieme era diventato prezioso, ogni compagno un depositario di un pezzo di s\u00e9. Avevano pianto tutti, l&#8217;ultimo giorno di scuola. Si erano abbracciati singhiozzando e poi avevano abbracciato lei. Ed era stato l\u00ec che aveva capito che ce l&#8217;aveva fatta. Erano diventati preziosi gli uni per gli altri. Certi tesori nessun tempo pu\u00f2 distruggerli.<br \/>\n\u201cAnch&#8217;io ti riconoscerei tra mille, testona!\u201d<br \/>\nL&#8217;abbraccio che le diede diceva tante cose. Cose che solo un adolescente che si \u00e8 fidato di un adulto, sa. Che ruolo strano che hanno i prof, sono custodi di un&#8217;et\u00e0 fragile. Abitano uno spazio a met\u00e0 tra gli amici, i fratelli maggiori, i genitori. Uno spazio che non esiste, finch\u00e9 non arriva un insegnante che lo crea. E non tutti gli insegnanti lo fanno, e non tutti i ragazzi lo lasciano fare. Ma lei ci provava. Sempre.<br \/>\nCon Anna era andata cos\u00ec. Che battaglie avevano fatto. Che lotta! Un adolescente incazzato col mondo \u00e8 come un cavallo imbizzarrito. Fa scappare tutti. Lo puoi avvicinare solo se gli dimostri che non hai paura. Solo se sente che sei disposto a metterti in gioco per raggiungerlo l\u00e0 dove fa pi\u00f9 freddo.<br \/>\n\u201cAllora, come stai? Dove sei adesso?\u201d<br \/>\n\u201cA Firenze, mi sono iscritta a Lettere. La sera lavoro in un pub e il giorno vado a lezione. Che bello prof! Vivo di letteratura! Ho una stanza minuscola al quinto piano, \u00e8 una mansarda, il tetto a spiovente con le travi a vista, la finestra a sud ovest che guarda i tetti e in lontananza in campanile di Giotto. Passo il giorno a leggere e la notte a scrivere\u201d.<br \/>\n\u201cMa dormi?\u201d<br \/>\n\u201cNon ne ho il tempo. Sono troppo impegnata a vivere pienamente. Recupero quando vengo qui a trovare mia madre. Sa prof che la settimana scorsa ho passato due ore davanti alla Notte di Michelangelo?\u201d<br \/>\nLa ascoltava e sorrideva grata alla vita per questo giorno. Chi l&#8217;avrebbe detto che si sarebbero ritrovate cos\u00ec, chi l&#8217;avrebbe detto che&#8230;<br \/>\n\u201cLo so cosa sta pensando. Non credeva che ce l&#8217;avrei fatta!\u201d<br \/>\n\u201cTi sbagli. Ho sempre creduto che ce l&#8217;avresti fatta\u201d.<br \/>\nAnna la guard\u00f2 in silenzio per un istante e poi sorrise. \u201cHa ragione, ero io che non ci credevo, stento a crederci anche adesso. Lei ci ha creduto per tutte e due\u201d.<br \/>\nNon la vedeva da qualche anno, era cresciuta molto, si era fatta pi\u00f9 slanciata e femminile, non c&#8217;era pi\u00f9 traccia della ragazzina smarrita dentro felpe troppo grandi. L&#8217;anello al naso era pi\u00f9 piccolo, i capelli sempre corti. Lo sguardo vivo, finalmente!<br \/>\n\u201c&#8230; cos\u00ec ho deciso di farle un regalo&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cCosa?\u201d Si era persa ad osservarla e non aveva ascoltato le sue parole.<br \/>\n\u201cProf?! Scende dalle nuvole? Le stavo dicendo che me lo ricordo che domani \u00e8 il suo compleanno, per questo sono venuta a trovarla oggi. Domani come al solito avr\u00e0 organizzato una cena con i suoi amici, soprattutto visto che \u00e8 sabato. Passer\u00e0 la giornata a cucinare, la conosco. Oggi invece si sarebbe rinchiusa in casa a pensare al tempo che passa, si sarebbe sentita pi\u00f9 vecchia e si sarebbe intristita. Per questo sono venuta. E le ho portato anche un regalo\u201d.<br \/>\nMa come faceva quel folletto di appena vent&#8217;anni a conoscerla cos\u00ec bene? C&#8217;\u00e8 poco da fare, l&#8217;unico modo per agganciare davvero un adolescente \u00e8 lasciarlo entrare. E Anna aveva occhi nell&#8217;anima.<br \/>\n\u201cHo scritto un quaderno di racconti. Ho fatto una copia a mano per lei. Buon compleanno prof\u201d<br \/>\n\u201cGrazie Anna, sono senza parole&#8230;\u201d<br \/>\nPrese il quaderno, era di quelli con la copertina rigida, bianco. Lo sfogli\u00f2 e ritrov\u00f2 la grafia che conosceva, minuta, leggera, solo pi\u00f9 regolare. Penna blu a punta fine, un vizio che le aveva passato lei.<br \/>\n\u201cProf, scrivere \u00e8 il mio centro, la forza di gravit\u00e0 che mi tiene ancorata a me stessa. Ho scoperto che, quando scrivo, tutto il nero che ho dentro, si dirada. E poi \u00e8 una catena, quando comincio non riesco pi\u00f9 a fermarmi. Scrivere ha a che fare con chi siamo realmente, col nostro io pi\u00f9 profondo. \u00c8 la nostra essenza. Me l&#8217;ha insegnato lei! Si ricorda che battaglie quando c&#8217;erano i temi da fare? Ci ha messo un anno a convincermi a buttare sul foglio quello che avevo dentro.\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, e quando finalmente mi hai dato ascolto, hai scoperto quanto \u00e8 potente la scrittura. L&#8217;avevo capito durante le lezioni di letteratura, era l&#8217;unico momento in cui alzavi un poco la testa dal banco, non volevi darlo a vedere, ma mi ero accorta che non perdevi una parola\u201d<br \/>\n\u201cRicordo ancora le poesie che ci ha fatto imparare a memoria: &#8216;fatti non foste a viver come bruti&#8217;&#8230; o &#8216;lingua mortal non dice quel ch&#8217;io sentiva in seno&#8217;. Avrei voluto odiarla come odiavo tutti gli altri, ma quando parlava di poesia non potevo che restare incantata\u201d<br \/>\nNon avrebbe mai dimenticato il giorno che aveva conosciuto Anna. Aveva 13 anni, bocciata in seconda nella scuola precedente e approdata nella sua classe senza preavviso. Odiava tutti indistintamente, per precauzione. Cos\u00ec nessuno le avrebbe pi\u00f9 fatto del male. Per due anni aveva lottato con lei, per avvicinarsi e scalfire quella corazza. Sentiva la sua sensibilit\u00e0 dietro quell&#8217;arroganza e poco a poco, come un gatto selvaggio, Anna si era lasciata avvicinare. Francesca era andata oltre il suo ruolo di insegnante, ne era consapevole e forse non era professionale, ma quando hai davanti a te un&#8217;anima trafitta e senti che si sta fidando di te, non c&#8217;\u00e8 tempo per rispettare i confini. Fai ci\u00f2 che senti.<br \/>\nA volte ci troviamo al posto giusto al momento giusto e dobbiamo solo scegliere se andare fino in fondo o arrenderci.<br \/>\nNel frattempo erano arrivate sul lungolago. L&#8217;aria era cos\u00ec tersa che si scorgevano i paesi sull&#8217;altra riva, il sole stava tramontando e il turchese del cielo, il rosa del lago e dei monti sembravano farsi eco. Non c&#8217;era vento, era una sera ferma. La superficie del lago era uno specchio e i gabbiani vi si riflettevano volteggiando a pelo d&#8217;acqua, ondeggiavano goffi per un attimo e poi riprendevano il volo verso il sole.<br \/>\nCi si pu\u00f2 abituare alla bellezza? Non le era ancora successo, se non nei momenti in cui il suo cuore era triste. Forse pi\u00f9 che di abitudine avrebbe parlato del velo che la tristezza posa sugli occhi e che li rende incapaci di cogliere lo splendore d&#8217;una giornata di sole. Nei momenti di armonia non era mai stata capace di resistere alla bellezza che la circondava, l&#8217;anima ne veniva investita come da una folata di vento, come in quel bellissimo, perfetto, momento presente.<br \/>\nLe due donne passeggiavano vicine in un silenzio pieno di parole. Erano andate oltre l&#8217;imbarazzo del silenzio. Possono passare degli anni, ma con le persone con cui hai imparato a parlare senza parlare, il silenzio non sar\u00e0 pi\u00f9 un peso.<br \/>\nPoi Anna riprese a raccontare, le disse dei suoi sogni, dei progetti che aveva, delle scoperte che stava facendo, su di s\u00e9 e sugli altri. Aveva sempre avuto il talento della narratrice, riusciva a cogliere le sfumature della realt\u00e0.<br \/>\n\u201cE il suo ragazzo come sta?\u201d<br \/>\nFrancesca fu colta alla sprovvista dalla domanda, ma dopotutto ormai parlavano da adulte.<br \/>\n\u201c\u00c8 in Germania e vorrebbe che io lo raggiungessi.\u201d<br \/>\n\u201cE lei cosa pensa di fare?\u201d<br \/>\n\u201cNon lo so, sono due anni che ci penso, ma adesso la lontananza \u00e8 troppo dolorosa, forse potrei provare ad insegnare l\u00e0.\u201d<br \/>\n\u201cMa lei non pu\u00f2 farlo! Non pu\u00f2 andarsene! Pensi ai suoi alunni, a tutti quelli che verranno, pensi alle Anne che incontrer\u00e0 sulla sua strada!\u201d<br \/>\n\u201cDi Anna ce n&#8217;\u00e8 solo una per fortuna\u201d rispose Francesca sorridendo maliziosa e dandole un piccola spinta sulla spalla.<br \/>\n\u201cVa bene, ammetto che io sono stata un pochino difficile. Ma questo riguarda il suo sogno. Lei ha sempre voluto fare l&#8217;insegnante, \u00e8 nata per questo lavoro! Pensa di poter essere altrettanto felice ad insegnare l&#8217;alfabeto a qualche tedesco? E poi lass\u00f9, al freddo, lei che ha il sole dentro, la sua anima congelerebbe. Se lui la ama come pu\u00f2 chiederle questo?\u201d<br \/>\n\u201cE infatti non me lo chiede, lascia che sia io a scegliere, lui aspetta e basta. Ma neanche io posso chiedergli di tornare, proprio perch\u00e9 lo amo\u201d. Non c&#8217;\u00e8 soluzione pens\u00f2, ma non riusc\u00ec a dirlo, le tremava la voce. Si fermarono accanto al molo. Anna aveva toccato la ferita e Francesca non voleva fingere. Anche lei se ne accorse, prese un respiro profondo: \u201cScusi&#8230; sono stata un&#8217;egoista. Ho pensato a me e a tutti quelli come me. Ma ha ragione. Chi ama, lascia libero. Se davvero sar\u00e0 pi\u00f9 felice in Germania con l&#8217;uomo che ama, allora io sar\u00f2 felice per lei\u201d.<br \/>\nChi \u00e8 la prof e chi l&#8217;alunna adesso, si chiese Francesca.<br \/>\n\u201cGrazie Anna.\u201d<br \/>\n\u201cTanto la verr\u00f2 a trovare anche l\u00ec, cosa crede!\u201d<br \/>\nRisero entrambe, poi si abbracciarono. Anna la strinse forte un attimo in pi\u00f9, quasi per non lasciarla andare, poi si allontan\u00f2, il sorriso sulle labbra e sugli occhi.<br \/>\nLa risoluzione presa qualche ora prima gi\u00e0 vacillava, ma era troppo carica di emozioni per pensarci. Si avvi\u00f2 lentamente verso casa. Not\u00f2 parcheggiata l\u00ec vicino una macchina come quella di Paolo piena di bagagli, non l&#8217;aveva mai vista prima, forse qualcuno si trasferiva. Arriv\u00f2 al pianerottolo del terzo piano, il condominio era avvolto nel silenzio. Gir\u00f2 la chiave nella serratura e vide una luce tenue, aveva dimenticato la lampada della scrivania accesa? Fece qualche passo verso il soggiorno e un&#8217;ombra si stacc\u00f2 dalla parete, Francesca fece un balzo indietro dallo spavento e poi vide i suoi occhi. I suoi occhi neri pieni di tenerezza.<br \/>\n\u201cPaolo?!\u201d sussurr\u00f2 incredula. \u201cBuon compleanno\u201d. Lui si avvicin\u00f2 e la abbracci\u00f2 stretta. \u201cMa quando sei arrivato? Perch\u00e9 non mi hai avvertito? Quanto ti fermi?\u201d.<br \/>\n\u201cNon ne posso pi\u00f9 di questa vita, basta. Forse tutto sommato \u00e8 meglio fare i precari in Italia, ma insieme. Voglio stare con te, non ce la faccio pi\u00f9 ad avere sempre freddo, a mangiare cose impronunciabili e a dormire senza di te. Sono tornato per restare. Chiss\u00e0, forse se faremo bene il nostro lavoro, quando i nostri alunni cresceranno, l&#8217;Italia sar\u00e0 un Paese migliore e i nostri figli non dovranno emigrare\u201d.<br \/>\nLei lo abbracci\u00f2 forte, commossa e con voce tremante inton\u00f2:<br \/>\n\u201cYou may say I&#8217;m a dreamer, but I&#8217;m not the only one\u201d<br \/>\nLui la segu\u00ec. \u201cI hope someday you&#8217;ll join us, and the world will live as one\u201d.<br \/>\nE poi non ci fu pi\u00f9 bisogno di parlare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32564\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32564\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>40 anni. Domani. Seduta alla scrivania Francesca voleva concentrarsi sui temi da correggere, ma quel pensiero continuava a distrarla: 40 anni. Domani. Alz\u00f2 lo sguardo oltre la finestra, nella luce arancione che precede il tramonto. Amava quel momento del giorno, quando i raggi del sole si tingono d&#8217;oro e accarezzano il mondo. Doveva mettere gli [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32564\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32564\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13257,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-32564","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32564"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13257"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32564"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32564\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33014,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32564\/revisions\/33014"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32564"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32564"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32564"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}