{"id":3252,"date":"2010-04-12T11:41:14","date_gmt":"2010-04-12T10:41:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3252"},"modified":"2010-04-12T11:41:14","modified_gmt":"2010-04-12T10:41:14","slug":"oro-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3252","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Oro nero&#8221; di Vanessa Leonardi"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><em><span style=\"14pt;\">Mocha, Yemen.<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"14pt;\">Quella mattina soffiava un vento surreale che riusciva quasi, a piccoli vortici, a colorare d\u2019essenze rossastre e granulose l\u2019aria afosamente torbida del deserto in agosto. I granelli di sabbia di cui pullulava tutto, anima compresa, volteggiavano superbi in e per ogni dove. E proprio quando si rimaneva fissi ad ammirarne la dolcezza fluttuante, ti si conficcavano negli occhi come spilli ardenti scagliati da non so quale tiratore demoniaco. Come era prevedibile, quella mattina Sahid non voleva alzarsi per andare a lavoro e affrontare quell\u2019inferno, ma la madre cominci\u00f2 a sgridarlo in un modo sorprendentemente violento , che di certo non ci si aspettava a guardarla nella sua gracilit\u00e0. Vien da pensare che era la fame a gridare. Sahid dovette alzarsi e abbracciare la monotonia di un altro giorno duro, massacrante e dissacrante dell\u2019umanit\u00e0 di un bambino di soli sette anni appena compiuti. Non c\u2019era stata scuola per Sahid, non c\u2019erano stati giochi per questo piccolo grande uomo che da due anni mandava avanti una famiglia. Una famiglia piuttosto numerosa se si pensa che era composta da 34 membri: oltre a lui, la madre, quella che la mattina urlava per la fame, la nonna, abile caffeomante, una sorellina pi\u00f9 piccola che la mattina voleva andare a lavoro con Sahid perch\u00e8 era convinta che il fratello andasse a giocare con \u201cle palline\u201d, un cane di nome Buna di cui nessuno ormai si ricordava l\u2019et\u00e0, undici pecore, tre galline, due conigli e tredici mucche. Una famiglia piuttosto numerosa, s\u00ec, quella di Sahid, ma lui era un piccolo grande uomo e, anche se la mattina faceva urlare la madre per la sua pigrizia, o per la fame, sapeva mantenerla nel migliore dei modi,da quel giorno in cui il padre era venuto a mancare \u201cper colpa delle mosche\u201d. Mohamed mancava a Sahid, perch\u00e8 il padre, diceva, gli aveva insegnato molte cose e gli raccontava molte fiabe la sera, per farlo addormentare presto e farlo svegliare presto la mattina seguente, e forse anche per non sentire urlare la moglie come una forsennata. Nella mente di quel piccolo eroe niente che riconducesse alla banalit\u00e0 delle richieste e dei fabbisogni dei figli di noi occidentali del terzo millennio, ma solo comandi che scandivano i momenti di piantagione, raccolta e lavorazione di quel bene indescrivibile che ogni giorno Sahid vedeva, odorava e toccava: caff\u00e8. \u201cSbrigati &#8211; url\u00f2 la nonna \u2013 o perderai il posto di lavoro!\u201d. \u201cS\u00ec, vado\u201d, sbuff\u00f2 Sahid dalla camera da letto, anche se un vero letto in quella casa nessuno ce l\u2019aveva. \u201c E posa quel coso!\u201d, url\u00f2 in faccia alla nonna prima di uscire, indicando coi suoi occhi neri neri un barattolo di caff\u00e8 che stava scoperchiato sul tavolo. \u201cQuesti giovani d\u2019oggi&#8230;Un giorno mi ringrazierai e dirai che te l\u2019avevo detto! Corri, su!\u201d La nonna, infatti, era una caffeomante e passava le giornate accovacciata su uno sgabello vicino al tavolo in cucina. Gli strumenti del suo lavoro erano una tazzina da caff\u00e8<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>bianco sporco, del caff\u00e8 macinato tanto finemente che pareva talco, come il caff\u00e8 dei turchi, diceva lei, che ogni tanto prelevava di nascosto dal barattolo che ora stava sul tavolo, un cucchiaino, un pentolino mezzo arrugginito, un piattino panna e tanta, tanta fantasia. Ce ne voleva di fantasia, diceva, Sahid, per vedere sul fondo di una tazza da caff\u00e8 una nave o uno stivale. Forse la ruggine che si mischiava al caff\u00e8 aiutava la fantasia. \u201cTe lo stai inventando\u201d, disse alla nonna l\u2019unica volta in cui questa era riuscita a convincerlo a \u201csprecare\u201d il caff\u00e8 per quello strano gioco, quando si sent\u00ec dire \u201cL\u2019uovo, c\u2019\u00e8 l\u2019uovo&#8230;Sarai felice e ricco&#8230;Un giorno diventerai ricco nipote mio!\u201d. Cosa poteva far pensare a quel piccoletto che un giorno sarebbe diventato ricchissimo, di una ricchezza rara e inistimabile&#8230;Pero\u2019, crescendo, Sahid avrebbe <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>quanto meno capito perch\u00e8 la madre la mattina urlava: Aisha credeva alle previsioni dell\u2019anziana madre perch\u00e8, anche se prima era scettica come il figlioletto,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>c\u2019aveva azzeccato quando predisse la morte repentina e prematura del genero perch\u00e8 nel fondo del caff\u00e8 aveva intravisto la montagna, simbolo di difficolt\u00e0. Ma Aisha la mattina urlava per tanti motivi: urlava per la fame, urlava per svegliare Sahid affinch\u00e8 corresse a lavoro per diventare ricco come diceva la madre, urlava per il dolore di aver perso Mohamed proprio quando aveva iniziato ad amarlo, per Sahid che andava a lavorare laddove le mosche avevano preso Mohamed e contro la madre che sprecava caff\u00e8, che sprecava quel che Sahid riusciva a portare a casa di nascosto da lavoro solo perch\u00e8 lei voleva leggere i fondi delle tazze. E Sahid rischiava la vita per ambo le cose: furto e lavoro nella piantagione con le mosche. Il caff\u00e8, per questa normale e anomala famiglia yemenita era <em>fons vitae et mortis, <\/em>era motivo di gioie e dolori, perdita e guadagno. E lo scopo delle loro vite era capire a cosa servisse vivere per sopravvivere alla merc\u00e8 di marionette animate dal caff\u00e8. Solo da lui.<em><\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><em><span style=\"14pt;\">Alla piantagione.<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><em><span style=\"14pt;\">\u201c<\/span><\/em><span style=\"14pt;\">Qahwa&#8230;kophi&#8230;gra-pi&#8230;gaf\u00e8&#8230;ahllaullaahiei\u00e8&#8230;! Buna..kedai..kopi&#8230;caf\u00e8&#8230;ahllaullaahiei\u00e8!\u201d. Questi i canti dai ritmi ossessionanti urlati a squarciagola dagli schiavi nella piantagione di caff\u00e8. Le prime volte che li aveva sentiti, Sahid era rimasto quasi come sotto choc perch\u00e8 gli operai li cantavano a squarciagola, accompagnandoli anche con ancheggiamenti corporei, quasi come se non fossero stanchi, quasi come se l\u2019afa di quarantadue gradi fosse solo un\u2019illusione, come se il sudore che scendeva sulle fronti rugose fosse brina fresca, come se quei sacchi d\u2019immane peso contenessero piume aulenti di caff\u00e8. E Sahid non capiva. Ma adesso Sahid aveva quindici anni, e anche per lui alla piantagione, i canti d\u2019accompagnamento che cantavano il caff\u00e8 in tutte le lingue del mondo, si spiegavano all\u2019unisono coi battiti del suo cuore. Qahwa. Tutum. Kophi. Tutum. Per tutto il giorno. Per tutta la vita.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"14pt;\">Da quando anche la nonna era venuta a mancare, Sahid non doveva nemmeno preoccuparsi di rubare un po\u2019 di caff\u00e8 ogni giorno dal guardiano che era solito appisolarsi pesantemente. Ma l\u2019aveva derubato per sette anni per far s\u00ec che la nonna continuasse a prevedere fortune e disgrazie, ed ora si sentiva in debito con lui, voleva fare qualcosa per farsi perdonare, anche se quello non avrebbe mai sospettato nulla. Cos\u00ec un giorno, dopo una struggente giornata di raccolta sotto il sole malandrino, il ragazzo and\u00f2 dal guardiano. \u201cSal\u00e0m, Jusseph.\u201d \u201cAs-sal\u00e0m, Sahid. Come mai non corri a casa? Hai da fare il turno straordinario?\u201d, \u201cNo, sono stanco e voglio riposarmi, ho da fare un miglio a piedi..sa&#8230;\u201d. Il vecchio guardiano d\u2019origine egiziana vide il ragazzo in difficolt\u00e0 che gesticolava con ansia e gli chiese se voleva bere del caff\u00e8 con lui e chiacchierare un po\u2019. \u201cNo, grazie&#8230;Non ho mai bevuto caff\u00e8\u201d. \u201cAh ah ah ah!!!\u201d rise rozzamente Jusseph portandosi le mani sulle guance barbute con fare stupito e sconquassandosi dalle risate. \u201cCosa? Tu lavori qui da otto anni, appartieni ad una famiglia di lavoratori di caff\u00e8, tua nonna col caff\u00e8 faceva la strega, puzzi di caff\u00e8 e..e..ah ah..non l\u2019hai mai bevuto??!!! Ah ah!\u201d. \u201cBeh, s\u00ec, in realt\u00e0 lei si \u00e8 risposto da solo: io odio il caff\u00e8, odio il modo irruento con cui m\u2019impuzza le mani e questi quattro stracci che indosso, odio il modo in cui ha portato via mio padre e odio chi come lei pensa che mia nonna era una strega!\u201d. Cos\u00ec detto, il ragazzo scapp\u00f2 via e lascio\u2019 a Jusseph solo il tempo di accennare un \u201cChe caratterino!\u201d. Il giorno seguente, dopo un\u2019altra giornata di lavoro, Sahid pass\u00f2 nuovamente dal guardiano che, a giudicare dall\u2019espressione, attendeva la sua visita. Appena entrato il giovane si affrett\u00f2 a chiedergli scusa per la scontrosit\u00e0 dimostrata il giorno prima, come gli aveva insegnato Mohamed, come facevano i veri uomini. Ma senza nemmeno averlo fatto finire di parlare, Jusseph gli si avvicin\u00f2 chiedendogli se ci fosse qualcosa che lo turbasse al di l\u00e0 delle motivazioni che aveva dato il giorno prima. \u201cS\u00ec, la fame\u201d, fu la risposta secca e precisa che diede il ragazzo. \u201cMi turba la povert\u00e0, mi turbano le ossa di mia madre e di mia sorella che vedo sporgere sempre pi\u00f9 dalle loro spalle esili, mi turba Buna che non saltella piu\u2019 quando torno a casa e mi turba l\u2019assenza di nonna che mi rassicurava dicendomi che un giorno sarei stato felice perch\u00e8 le sue tazze dicevano..\u201d. E qui fece una breve pausa. \u201cMa dove puo\u2019 essere per me la felicit\u00e0? Ho passato ventisei anni della mia vita senza mai fare altro se non piantare, potare, raccogliere e immagazzinare quella cosa che mi ha preso l\u2019anima. Voglio vivere felicemente, come uno di quei ricchi imprenditori ben vestiti che a volte viene qui a controllare le piante e poi riparte per l\u2019Europa\u201d. \u201cMa no, ragazzo&#8230;Quella non \u00e8 vera felicit\u00e0, quella \u00e8 solo ricchezza, \u00e8 esibizione dei soldi che si fanno a spese nostre e grazie all\u2019oro nero&#8230;Noi siamo i veri ricchi, che viviamo in natura e seguiamo i ritmi del mondo di Dio. E poi sai, Sahid, quanta gente il caff\u00e8 ha fatto felice?\u201d. A quel punto il ragazzo rimase immobile con tutto il corpo tranne che con le falangi della mano destra che muovevano atarassiche un legnetto contro la sua stessa scarpa. Era rimasto fermo all\u2019oro nero. Il vecchio continu\u00f2: \u201c Si dice che nella nostra terra, in un tempo remoto, a scoprire il caff\u00e8 fu un pastore di nome Kaldhi che, naturalmente, portava abitualmente al pascolo le sue capre. Un giorno Kaldhi si assop\u00ec all\u2019ombra di un ulivo e l\u2019ultima cosa che vide prima di chiudere gli occhi furono le sue capre brancolare nella verdura mangiando lentamente. Preso dalla noia, si addormento\u2019, sapendo che il suo cane avrebbe fatto la guardia. Al suo risveglio si accorse che le capre vagabondavano energicamente per i campi con una vivacit\u00e0 inusuale. Il pastore allora cer\u00f2 di capire qual era il motivo, fino a che non vide una capretta che mangiava delle strane bacche rosse e poi masticava le foglie della pianta. A quel punto Kaldhi raccolse tante bacche, ne abbrustol\u00ec i semi, li macin\u00f2 e, dopo averne fatta un\u2019infusione, ottenne il caff\u00e8 che, bevuto, gli arrec\u00f2 l\u2019effetto che aveva fatto alle caprette. Kaldhi inizi\u00f2 a venderlo e divenne ricchissimo e felice. Ma c\u2019\u00e8 anche chi pensa che il caff\u00e8 era noto anche al popolo di Omero o a Ges\u00f9&#8230; E\u2019 una bevanda sacra figlio mio, non berla, ma non odiarla\u201d. Attento al racconto, Sahid inizi\u00f2 a fare delle domande al vecchio che si rivelo\u2019 essere anche saggio. \u201c E io potrei essere felice come Kaldhi grazie al caff\u00e8?\u201d.\u201cCerto ragazzo\u201d. \u201cE se Kaldhi fu felice perch\u00e8 lo scopr\u00ec, una volta che la scoperta \u00e8 gi\u00e0 stata fatta, io di cosa posso essere felice?\u201d. \u201cLa felicit\u00e0 non si insegna, caro mio. La felicit\u00e0 \u00e8 una chiave di lettura della vita e chiave e vita sono personalissime. Sta a te trovare il modo di essere felice grazie al caff\u00e8. Ma sei intelligente, lo troverai. Adesso vai che devo andare a dormire!\u201d. Cos\u00ec congedatosi, il vecchio si tir\u00f2 sul corpo una fresca coperta di lino e si mise a dormire, seduto stante. Sahid and\u00f2 via e si incammin\u00f2 verso casa. Percorse quella solita strada dallo sterro ormai solcato dai passi di lui prima bambino, poi ragazzo ed ora uomo che si accingeva a trovare un senso alla sua vita. Sahid era fortunato, secondo me, perch\u00e8 tutti gli uomini vivono cercando il senso della loro vita: alcuni non sanno nemmeno se cercarlo, altri non sanno da dove iniziare. Lui almeno sapeva gi\u00e0 che era nel caff\u00e8. Prosegu\u00ec il cammino dando dei piccoli calci ai ciottolini che lo precedevano in quella corsa verso una breve notte e sussurrando al sole che tramontava: \u201cMia nonna aveva ragione\u201d. Quella notte, Sahid non riusc\u00ec a dormire. Rimase sveglio a guardare il barattolo di caff\u00e8 che stava ancora laddove l\u2019aveva lasciato anni addietro la nonna. Quel barattolo ora era un\u2019urna entro la quale viveva, coperto dal talco turco, uno sciame di perch\u00e8. La madre, che vide la luce della lampada a olio ciondolare fra le pareti della cucina, si alz\u00f2 e raggiunse Sahid. \u201cChe ti succede, figliolo? Vuoi una tisana rilassante se non riesci a prendere sonno? Ti sei stancato troppo oggi a lavoro, vero? La vuoi una tisana?\u201d. \u201cNo, madre. Voglio un caff\u00e8\u201d. \u201cOh, Allah ti perdoni! Cos\u2019hai detto di volere? Caff\u00e8? Ma..ma..Tu, noi odiamo il caff\u00e8!\u201d \u201cBen detto madre. Il caff\u00e8 \u00e8 tutta la nostra vita e se ci ostiniamo ad odiarlo, odieremo la nostra vita, odieremo noi stessi. Capite? Pap\u00e0 \u00e8 morto perch\u00e8 delle stupide mosche lo hanno punto, non perch\u00e8 lavorava il caff\u00e8. Nonna coi soldi che i creduloni le davano per leggere i fondi del caff\u00e8 contribuiva a guadagnare pi\u00f9 soldi. Io col caff\u00e8 ho mantenuto una famiglia e nel caff\u00e8 ho trovato la mia felicit\u00e0, mamma. Il segreto sta nell\u2019amare le cose che si hanno, senza guardare a quel che hanno gli altri. O se si vuole sbirciare nelle fortune altrui, mai farlo senza ignorare le cose brutte che possono arrecare\u201d. \u201cFiglio delirate?\u201d \u201cNo, madre, rido. E devo ringraziare Jusseph, il guardiano dei campi perch\u00e8 mi ha fatto capire che anche quell\u2019uomo ricchissimo, quell\u2019europeo che ogni tanto viene in piantagione, \u00e8 ricco, s\u00ec, ma \u00e8 sempre in viaggio e lontano dalla sua famiglia. Cosa se ne fa dei soldi dell\u2019oro nero?\u201d . \u201cOro nero? Sahid, io vado a letto; spero che domani tu rinsavisca. Buonanotte.\u201d . Ma, come previsto, la mattina seguente Aisha non trov\u00f2 il figlio in camera, mentre i suoi vestiti da lavoro giacevano sul letto. Sahid, al sorgere del sole, era andato da Jusseph, l\u2019aveva convinto a prendere un giorno di pausa da lavoro (uno solo, dopo anni di fatica) per andare in citt\u00e0 a bere il caff\u00e8. Jusseph accett\u00f2. I due, come due bambini che adamiticamente si apprestano a correre verso il nuovo, giunsero a Mocha, patria del caff\u00e8. Il tintinnio dei cucchiaini che giravano lo zucchero in tazzine colorate si propagava fuori dai numerosi bar; l\u2019aroma sensuale che si espandeva per le vie era qualcosa di divino per le narici di Sahid. Ora il caff\u00e8 non puzzava. Ora profumava di vita. Ora Sahid aveva trovato il fine della sua vita simbioticamente al senso del caff\u00e8 che si rivelava nel sublimare i palati dei bevitori di tutto il mondo, anche di quel povero imprenditore europeo. Sahid, senz\u2019altro con poca modestia, disse di sentirsi come un dio che col suo prodotto rallegrava gli animi degli uomini. \u201cE le capre di Kaldhi!\u201d, aggiunse Jusseph, facendo una lunga risata. Il giovane ordin\u00f2 il caff\u00e8 e dopo averlo portato alle labbra e sorseggiato come farebbe un pagano con l\u2019ambrosia divina, url\u00f2: \u201cHo trovato l\u2019oro nero!\u201d.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3252\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3252\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mocha, Yemen. Quella mattina soffiava un vento surreale che riusciva quasi, a piccoli vortici, a colorare d\u2019essenze rossastre e granulose l\u2019aria afosamente torbida del deserto in agosto. I granelli di sabbia di cui pullulava tutto, anima compresa, volteggiavano superbi in e per ogni dove. E proprio quando si rimaneva fissi ad ammirarne la dolcezza fluttuante, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3252\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3252\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":899,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-3252","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2010"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3252"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/899"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3252"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3252\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3252"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3252"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3252"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}