{"id":32492,"date":"2017-06-02T17:37:29","date_gmt":"2017-06-02T16:37:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32492"},"modified":"2017-06-02T17:37:29","modified_gmt":"2017-06-02T16:37:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-una-foto-di-dagmar-hochova-di-crescenzo-zito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32492","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Una foto di Dagmar Hochov\u00e1&#8221; di Crescenzo Zito"},"content":{"rendered":"<p>Le Erinni sono dentro di me, arrabbiate e mai estranee a questo cuore che dall\u2019infanzia scandisce solo dolore. Distinti spasmi si nutrono del cervello e divorano la mia lucidit\u00e0 che si annulla nella cefalea a grappolo.<br \/>\nQuest\u2019ultima espressione scaraventa la mia testa di ca\u2026ravaggio nel celeberrimo cesto, confusa ai frutti superbamente realistici.<br \/>\nL\u2019emicrania, di cui soffro, afferra la scatola cranica come una tagliola e mi stringe la tempia fino a farla infuriare.<br \/>\nIo vorrei solo dormire invece sono costretto a guardare le nubi che si lasciano penetrare dall\u2019aereo in cui mi ritrovo seduto.<br \/>\nGiungo, cos\u00ec com\u2019ero partito, dolorante.<br \/>\nNonostante ci\u00f2 ammiro il cielo ceco, di un celeste stemperato di nuvoloni bianchi, mentre la periferia della citt\u00e0 con le poche case sparse, anche queste a grappolo, mi ricordano le masserie della mia infanzia.<br \/>\nQui, come allora, il tempo ha scolorito i colori. La crescita non \u00e9 mai gioia, al limite, torpore primaverile, come la mia temperatura incorporea e ripenso a Napoli come un continuo sudario.<br \/>\nLascio l\u2019aeroporto in fretta, non parlo l\u2019inglese, figurarsi il ceco, ho sul mio taccuino tutti i dettagli per raggiungere l\u2019hotel dove provvisoriamente risiede Salvatore, un compagno di scuola, amico da sempre.<br \/>\nLeggo: \u201cLasciare perdere i taxi, prendere mini bus da sette otto persone, costano meno, ma fai attenzione al bagaglio ad ogni fermata, che fregano le valigie.\u201d<br \/>\nSono stato lasciato fuori dal Residence dal mini bus preso all\u2019aeroporto, l\u2019amico ha lasciato il mio nome alla reception, cos\u00ec sono salito nella stanza.<br \/>\nHo lasciato la sacca in un angolo ed ho aperto lo zaino per prendere una mela, una bottiglia d\u2019acqua e la personale farmacia ambulante. Tra le decine di scatole e tubetti ho tirato l\u2019antidolorifico del caso che ho ingurgitato dopo aver masticato, in fretta e malamente, il frutto.<br \/>\nMi sono disteso sperando, in questo modo, di tutelare la mucosa delle pareti dello stomaco, gi\u00e0 irritate dai molteplici ripensamenti.<br \/>\nHo chiuso gli occhi sul divano rosso, il cui colore si \u00e8 fuso alla stanchezza. Un dormiveglia, quasi un\u2019agitazione, interrotto da intime perturbazioni.<br \/>\nSas\u00e0, dal telefono, mi scuote con saluti calorosi, una domanda e riabbasso, con le palpebre, la cornetta.<br \/>\nAl risveglio fisso un angolo di Praga attraverso due diaframmi: quello di sempre, le mie lenti da miope e quello della finestra a cui sono appoggiato.<br \/>\nCon disagio e ancora stordito esco per appropriarmi di vie mai calpestate. Le suole provano percorsi alternandosi alla ricerca di viottoli conosciuti soltanto attraverso la letteratura e, ancora una volta, verifico che la realt\u00e0 ha troppi confini per me che vado oltre.<br \/>\nCammino per strade invase da turisti. Una umanit\u00e0 decisa ad apprezzare un qualcosa di estremamente vago; qualcuno ricerca la storia che qui, come altrove, \u00e8 soltanto stortura degli animi umani.<br \/>\nQuesta citt\u00e0 appare ai miei occhi come una seconda Venezia. Poco maleodorante, ma altrettanto asfissiante, e decisamente pi\u00f9 colorata, anzi troppo pulita e ristrutturata.<br \/>\nSui marciapiedi si inseguono file di hotel, alberghi, ristoranti, caff\u00e8 e Boemia Glass: ricordini in finta porcellana, un vero orrore, per lo pi\u00f9 italiano.<br \/>\nAmo troppo K e la sua citt\u00e0 alfabetica per innamorarmi di ci\u00f2 che resta della realt\u00e0 che l\u2019ha partorito.<br \/>\nDa lontano l\u2019ingresso de il castello \u00e8 spalancato, come cosce di prostitute pronte per essere penetrate da qualsivoglia straniero, purch\u00e9 generoso.<br \/>\nL\u2019altura sovrasta tutti gli edifici e, tra le mura, s\u2019intravede il paesaggio immutato nonostante l\u2019inquinamento che respiro.<br \/>\nNell\u2019ex borgo cammino tra microscopiche botteghe d\u2019artigiani. Attratto da una foto esposta su un cavalletto entro in un misto di studio fotografico e di galleria d\u2019arte. All\u2019interno, su pareti basse, diverse generazioni in bianco e nero.<br \/>\nOpere di Dagmar Hochov\u00e1, fotografa con gli anni di mia madre e, come questa, a me prima sconosciuta.<br \/>\nUn bianco e nero bellissimo e spensierato nei gruppi di bambini e ragazzine. Sui fogli di carta chimica decine di corpi sorridenti che giocano o si confrontano.<br \/>\nConsanguinei si susseguono nelle diverse epoche, come se un incantesimo inaspettato avesse bloccati tutti agli stessi anni, quella della fanciullezza. Padri, figlie, zii, nipoti, madri, nonni e giovani spose; tutti coetanei ed immobili in questa et\u00e0 fugace.<br \/>\nIn questo limitato abitacolo sono circondato dallo spazio infinito dell\u2019adolescenza, che nella mia mente si materializza e si ravviva di colori moderni.<br \/>\nFoto per lo pi\u00f9 di gruppi, tre, quattro fanciulli di un istante subito passato.<br \/>\nMi attrae la foto di una bambina che corre via dal mondo degli adulti, qui rappresentati da statici ma raccapriccianti manichini: un mondo ideale.<br \/>\nPi\u00f9 di tre generazioni congelate anche negli abiti. La moda, come la speranza, \u00e8 stata annientata dal comunismo, che nel suo essere reale ha trovato la propria negazione. Ora, l\u2019eterna condanna del capitalismo.<br \/>\nImplacabile, semplice e magica fotografia che annulla la sofferenza, il peso, gli anni e ci restituisce respiro bloccando la temporanea bellezza.<br \/>\nA terra, nell\u2019angolo accanto alla finestra, scorgo una foto illeggibile per la quantit\u00e0 di polvere depositata. L\u2019afferro e la rigiro tra le mani, poi con un soffio d\u2019alito le rid\u00f2 vita e, attraverso il vetro scheggiato, l\u2019ammiro entusiasta e, contemporaneamente rammaricato di non averla scattata io. Questa foto mi appartiene e me ne approprio senza indugi, n\u00e9 ripensamenti economici.<br \/>\nSono miei questi tre ragazzini appoggiati con la schiena ad un tavolo costruito con assi.<br \/>\nLa scena \u00e8 vista di lato e non frontalmente, la fotografa ed io che la fisso, siamo sulla stessa parallela, al loro livello emotivo.<br \/>\nFisso per primo l\u2019ultimo del gruppo, il bambino che si sporge verso l\u2019obbiettivo mostrando tra i denti serrati un qualcosa che suggerisce, per la forma, un biberon da neonato, ma forse \u00e8 solo un tappo di una bibita.<br \/>\nIl piede sinistro del ragazzino al centro \u00e8 poggiato sulla gamba destra; ha alzato il braccio nel momento in cui lo scatto fotografico l\u2019ha immortalato. Per questo la sua mano mossa ci svela la presenza di qualcuno o qualcosa oltre la cornice.<br \/>\nIl terzo, ovvero quello in primo piano, \u00e8 tutto preso dal suo stesso corpo. Pensoso, ha il capo chino e fissa il torace gonfio, sembra proprio che stia numerando le sue costole ma, forse, gioca a trattenere il respiro\u2026<br \/>\n\u2026allo stesso modo, da bambino, per attutire i suoi colpi io andavo in apnea, ma non lacrimavo per dimostrare a me stesso che, nonostante le attenzioni brutali di mio padre, sarei diventato un maschio adulto. Dolorante, mi ripetevo mentalmente che non era colpa mia\u2026<br \/>\nIl fanciullo poggia tutto il peso sulla mano destra, che \u00e8 stretta all\u2019angolo del ripiano su cui scarica tutta la gravit\u00e0. Questo innaturale equilibrio comunica comunque leggerezza nel piede alzato e poggiato sulla gamba opposta.<br \/>\nI ragazzi adagiati al tavolo calpestano un prato d\u2019erba, intorno, quasi a bloccare lo sguardo sui tre, grandi cespugli nel pieno della fioritura.<br \/>\nUn\u2019atmosfera primaverile ma che suggerisce il bagnato dell\u2019estate.<br \/>\nI tre giovani fauni hanno la pelle e i capelli ancora impregnati; poco lontano esiste un mare o un fiume, al limite uno stagno, senz\u2019altro una pozza d\u2019acqua gelida.<br \/>\nDa quale acque primordiali sono emersi?<br \/>\nDi certo io, soddisfatto per la foto appena acquistata, sprofondo nel mondo dei turisti per far ritorno all\u2019hotel.<br \/>\nUna citt\u00e0 cos\u00ec effimera al sole, di notte diventa un Mr. Hyde architettonico.<br \/>\nGli insetti alati sono i veri padroni del luogo, s\u2019infilano ovunque e, soprattutto, si ostinano a perseguitarmi.<br \/>\nLa loro presenza \u00e8 la materializzazione della trascorsa violenza che, anche qui, lontano centinaia di chilometri e dopo cinque lustri, ancora mi sodomizza. Ahim\u00e8, mi rivedo undicenne immobilizzato dal baco alieno che tesse su di me un lurido bozzolo.<br \/>\nPiango un passato e, per frenare la discesa agl\u2019inferi, il pensiero si bagna in una lirica di Pr\u00e9vert e ritrovo un\u2019eco struggente.<br \/>\nIn ogni angolo, per terra e su qualsiasi sporgenza fissa, inusuali ragnatele.<br \/>\nDecine di blatte tra i marciapiedi calpestati dalle scarpe senza tacchi delle giovani prostitute, infreddolite nell\u2019umido notturno, che irrigidisce anche il sesso avvinazzato di giovani mercanti, dal fisico accogliente e non tonificato.<br \/>\nTutti biondi, anche i castani, a Praga.<br \/>\nCitt\u00e0 mercenaria che non ricorda pi\u00f9 il colore di K. Come mai la sua casa \u00e8 sempre chiusa? E dov\u2019\u00e8 finita la Sua Citt\u00e0?<br \/>\nNegli alari che si scontrano con le mie ciglia socchiuse.<br \/>\nCome un convalescente che evita qualsivoglia forma batterica, io, esule dai luoghi turistici, evito il giorno per vivermi la notte.<br \/>\nMi sposto con le movenze di un ratto, rasento superfici ed angoli, per non essere scoperto dalle ombre dei giganti di pietra.<br \/>\nAll\u2019albeggiare vago, anzi galleggio, come una mina alla ricerca del suo approdo esplosivo.<br \/>\nLe piazze vuote gridano il loro disappunto attraverso le bocche ignobili di ubriachi e sopra me lo sguardo severo e buio delle statue gigantesche.<br \/>\nCariatidi straniate dal maquillage, Ercoli dai muscoli superbamente scolpiti e fieri della loro minuscola nudit\u00e0, donne dai risvolti volteggianti e dai seni opulenti mentre i paffuti amorini dal sorriso beffardo e crudele, inquietano la mia anima solitaria.<br \/>\nOvunque scappi non sar\u00f2 mai troppo lontano dal senso di colpa di K, nonostante io, da decenni, continuo a ripetermi che non \u00e8 stata colpa mia.<\/p>\n<p>\u201cOh comme elle est triste<br \/>\nTriste triste notre enfance<br \/>\nLa saison des pluies est finie<br \/>\nLa saison des pluies recommence.\u201d<br \/>\n-Pr\u00e9vert-<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32492\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32492\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le Erinni sono dentro di me, arrabbiate e mai estranee a questo cuore che dall\u2019infanzia scandisce solo dolore. 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