{"id":3244,"date":"2010-04-11T18:45:15","date_gmt":"2010-04-11T17:45:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3244"},"modified":"2010-04-11T18:45:15","modified_gmt":"2010-04-11T17:45:15","slug":"premio-racconti-per-corti-2010-il-medico-e-sua-moglie-di-marco-subbrizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3244","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2010 &#8220;Il medico e sua moglie&#8221; di Marco Subbrizio"},"content":{"rendered":"<p>Quando fin\u00ec l\u2019ultima visita era tardi. Scrisse con calma la ricetta, spieg\u00f2 al paziente quello che avrebbe dovuto prendere e quando, poi ritir\u00f2 le sue cose nella borsa e usc\u00ec. Sul piazzale dove aveva lasciato la macchina c\u2019era un\u2019aria triste, aveva piovuto e ora cominciava a imbrunire. In macchina si ricord\u00f2 di chiamare sua moglie. Con una mano fece il numero sul cellulare.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">&#8211; Ho finito adesso. Sto arrivando.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">&#8211; \u00c8 molto tardi.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">&#8211; Hai ragione. Scusa.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">&#8211; Fai in fretta. \u00c8 tutto in caldo.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\"><br \/>\n&#8211; Sono gi\u00e0 per strada.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"10.0pt;\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Tra le due cittadine, quella dove abitava e quella dove esercitava la sua professione, c\u2019erano una ventina di chilometri e una strada liscia e lucida, diritta, per un lungo tratto incassata fra due terrapieni. Lui filava via veloce pensando a quando avrebbe mangiato e a dopo, quando avrebbe allungato le gambe sul divano di fianco a sua moglie. Ormai era quasi buio. L\u2019asfalto era lucido per la pioggia e le montagne sul fondo erano nitide contro il cielo ora azzurro cupo e pulito.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Era stanco e guidava veloce ma senza fretta, meccanicamente. E come sempre nel tragitto pensava a sua moglie. Sua moglie non poteva avere figli, e questo pensiero da qualche tempo gli occupava la mente nei momenti liberi. Lo sapeva gi\u00e0 prima di sposarla e finora non aveva dato molto peso a questo fatto. Ma con il passare degli anni il desiderio di avere un figlio era diventato pi\u00f9 forte ed ora, a quasi quarant\u2019anni, gli sarebbe piaciuto averne uno e ne sentiva molto la mancanza. Ne aveva parlato con lei. Avevano pensato di adottare un bambino ma erano indecisi se dovesse essere italiano o straniero. Forse non ne erano molto convinti e per il momento la cosa era finita l\u00ec. Era poi un argomento, quello dei figli, che lui non affrontava volentieri con sua moglie, perch\u00e9 immaginava che le desse fastidio, che potesse provare un senso di colpa, di inadeguatezza, di incompletezza. In ogni caso lei non lasciava trasparire nulla e lui non riusciva a capire se ne soffriva, a parlarne, o se le era indifferente.<br \/>\nIl medico guidava pensando a tutte queste cose mentre tornava a casa finch\u00e9, prima del lungo rettilineo che porta allo svincolo per l&#8217;aeroporto, un tipo con una macchina bianca lo super\u00f2 in una curva con la doppia striscia continua tra le corsie, sfiorandolo e chiudendolo a destra per evitare un camion che gli veniva incontro. Lui gli lampeggi\u00f2 contro con gli abbaglianti e l&#8217;altro lev\u00f2 il dito medio e glielo mostr\u00f2 nella luce dei fari e glielo tenne davanti agitando la mano. Il medico continu\u00f2 a lampeggiare con gli abbaglianti mentre l&#8217;altro si ostinava a mostrargli il dito dritto nella luce. Poi cominci\u00f2 a rallentare, a rallentare, dando dei colpi sul freno per provocarlo, finch\u00e9 il medico fu costretto a superare. Mentre superava, l&#8217;altro riprese ad accelerare. Marciarono affiancati per un po&#8217; e alla fine con una brusca accelerata il medico riusc\u00ec a superarlo e a rientrare. Era livido e il cuore gli batteva forte per la rabbia e per la tensione. Ma quello cercava altre grane, non lo mollava. Adesso lui avrebbe voluto lasciar perdere, avrebbe voluto non averlo superato, non aver lampeggiato, nulla, che vada a perdersi nella sua imbecillit\u00e0, che si schianti fragorosamente alla prima curva. Ma adesso non era pi\u00f9 possibile. L&#8217;altro era vicinissimo, teneva gli abbaglianti accesi e lo tallonava col muso. Dev&#8217;essere un pazzo o un delinquente, pens\u00f2 il medico, uno che cerca rogna in questo modo dev&#8217;essere un delinquente, uno che non ha niente da perdere, uno che scende con un coltello in mano. Tast\u00f2 di fianco a s\u00e9 il bloccasterzo chiuso da un pesante lucchetto; pens\u00f2 confusamente: se sar\u00f2 costretto a fermarmi scender\u00f2 con questo, cercher\u00f2 di fargli paura, di difendermi. Il pazzo continuava a stargli con il muso contro, con tutte le luci accese. Lui diede un colpo di freno per scrollarselo, ma l&#8217;altro era troppo vicino e lo tampon\u00f2. Le due macchine sbandarono leggermente. Il medico diede un&#8217;accelerata, poi vide una piazzola sulla destra e sterz\u00f2 bruscamente, fermandosi nel piccolo spazio a lato della strada sotto un viadotto. Scese di scatto con le ginocchia che tremavano e il cuore a mille. L&#8217;altro si era fermato dietro di lui e aveva aperto lo sportello. Il medico gli and\u00f2 incontro e gli disse con la voce che gli si strozzava in gola: &#8211; Figlio di puttana bastardo&#8230;<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">L\u2019altro era sceso e aveva chiuso la portiera ed era rimasto in piedi di fianco alla macchina. Era sulla trentina, largo e basso, con i capelli lisci lunghi sulla nuca e radi davanti, vestito da muratore o da imbianchino. Anche l&#8217;auto era un&#8217;auto da lavoro, una famigliare con il sedile posteriore ribaltato, con una scala da decoratore che dal baule sporgeva in avanti appoggiandosi al sedile anteriore destro e con un sacco di altra roba dietro. Il medico fece in tempo a vedere tutto questo e quando fu vicino alla macchina l&#8217;altro cerc\u00f2 di colpirlo in faccia con un pugno. Lui riusc\u00ec a girarsi istintivamente e ricevette il colpo sull&#8217;orecchio, sentendo come una puntura dolorosa e profonda. Butt\u00f2 le mani avanti per colpirlo e per proteggersi da altri colpi, e si trov\u00f2 a stringergli il collo, mentre l&#8217;altro gli aveva afferrato le braccia e cercava di scrollarselo di dosso spingendolo indietro. Non aveva detto una parola. Cos\u00ec abbarbicati come due radici, come un unico animale informe, si trascinarono barcollanti fra i due veicoli fermi. Il medico continuava a stargli aggrappato al collo cercando di tenere le braccia distese in modo che l&#8217;altro non potesse colpirlo sul volto. Quell&#8217;altro continuava a spingerlo indietro e a strattonarlo via da s\u00e9. Forse l\u2019altro gli fece uno sgambetto o forse lui stesso perse l\u2019equilibrio. Fatto sta che il medico si trov\u00f2 sdraiato per terra con quello sopra, sempre avvinghiati uno all&#8217;altro; lottando, pi\u00f9 che colpendosi, finirono nel buio dietro le macchine. Il medico sentiva l\u2019odore pungente di quell\u2019uomo, della sua maglia sudata, delle sue braccia, del suo collo, dei suoi capelli. Pensava irragionevolmente al vestito che aveva addosso, alla lacerazione che aveva sentito sulla schiena appena erano caduti in terra, alla giacca e alle scarpe che stavano strofinandosi contro l&#8217;asfalto umido e sporco della piazzola e sicuramente sarebbero state da buttare via.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Mentre lottavano nel buio, soffiando e ansando, uno sotto e l&#8217;altro sopra e nessuno che riuscisse a colpire l&#8217;altro, gli automezzi scorrevano veloci sulla strada senza fermarsi, senza neanche rallentare, brevi lame di luce che scomparivano tra le sagome delle due automobili ferme sulla piazzola, tra le ruote ora vicine alle loro teste. Neanche li vedevano, riusc\u00ec a pensare il medico. E chi si fermerebbe, comunque, a dividere due persone che si picchiano nella notte, sul bordo della strada? Devo levarmelo di dosso, devo stenderlo, pens\u00f2, non c&#8217;\u00e8 altro modo, non c&#8217;\u00e8 altra via d&#8217;uscita, dopo faremo i conti di quel che \u00e8 successo. Non era particolarmente religioso, ma tutto in un secondo pens\u00f2 anche: Dio fa che finisca, fa che riesca a liberarmi da tutto questo, dammi la forza di farcela, dammi la forza&#8230; dammi forza&#8230;<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Allent\u00f2 leggermente la presa e l\u2019altro fece in tempo a far uscire un pugno che stavolta lo colp\u00ec in piena faccia. Il medico moll\u00f2 la presa del tutto per proteggersi il viso con le braccia. Mentre l&#8217;altro si agitava menando alla cieca colpi che non facevano un gran male, lo sentiva ripetere: &#8211; Bastardo&#8230;, bastardo&#8230;, bastardo&#8230; &#8211; ma quasi sottovoce, come se parlasse tra s\u00e9, come se non ce l&#8217;avesse proprio con lui. Le automobili passavano continuando a mandare lampi di luce. Il medico si prese un altro pugno in faccia e sent\u00ec in bocca il sapore del sangue che gli colava dal labbro o dal naso. Facendo leva sulle gambe riusc\u00ec a spingerlo via da sopra, a farlo cadere di lato. Prima che l&#8217;altro potesse coprirsi gli strinse di nuovo il collo con un braccio e gli afferr\u00f2 i capelli con l&#8217;altra mano. Adesso si sentiva di nuovo protetto dai colpi in faccia. Sentiva che l&#8217;altro lo colpiva al fianco con il gomito, ma lui cercava di stargli addosso con tutto il corpo e l&#8217;altro aveva le braccia quasi contro terra e non poteva allargarle per prendere forza e i suoi colpi non facevano male.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Forse grid\u00f2, forse pens\u00f2 di gridare, forse il sangue che gli colava in bocca gli scaten\u00f2 l&#8217;istinto di sopravvivenza, forse odiava quell&#8217;uomo, in quel momento, forse pens\u00f2 solo che finalmente di scatto avrebbe potuto alzarsi e se fosse riuscito a divincolarsi e a rimettersi in piedi avrebbe potuto girare intorno alla macchina e sporgersi sulla strada e finalmente qualcuno, forse, si sarebbe fermato, o forse solo cerc\u00f2 di evitare l&#8217;ultimo pugno, pi\u00f9 forte, che l&#8217;altro gli avrebbe dato, perch\u00e9 sentiva che quello aveva pi\u00f9 forza di lui e stava per liberarsi di nuovo dalla sua stretta per colpirlo ancora. Il medico era inginocchiato sull&#8217;asfalto bagnato e stringeva il collo di quell&#8217;uomo. Con tutta l&#8217;energia che aveva scatt\u00f2 in avanti con le ginocchia, e tenendogli la testa in posizione, con tutto il peso del corpo la mand\u00f2 a picchiare violentemente con un breve arco di cerchio tra gli sportelli dell&#8217;auto, in basso, proprio contro le lamine della scocca. Dopo il colpo sent\u00ec subito che l&#8217;altro gli si afflosciava tra le braccia e prov\u00f2 gioia perch\u00e9 sapeva che era finita, e prov\u00f2 paura, perch\u00e9 pens\u00f2 di avergli sfondato il cranio.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Appena lo sent\u00ec molle sotto di s\u00e9 si rialz\u00f2 e si allontan\u00f2 di qualche passo. Le auto certo continuavano a correre sulla strada ma adesso lui non se ne accorgeva e nemmeno gli importava pi\u00f9. Guardava quel grosso corpo flaccido e quei capelli lunghi e sporchi immobili nel buio dietro la sua macchina. Ansimava, e chiss\u00e0 dopo quanto tempo si sedette di nuovo in terra (continuava inspiegabilmente a pensare al vestito: tanto ormai \u00e8 andato, pens\u00f2). Perdeva sangue dal naso o dal labbro tagliato, non capiva. Tutta la parte sinistra della faccia gli bruciava, per il colpo dietro l&#8217;orecchio e sul labbro. Si tast\u00f2 la bocca e la sent\u00ec gonfia. Il labbro gli sembrava enorme, pulsante. Guard\u00f2 ancora quel sacco vuoto, aspettando di riprendere fiato. L&#8217;altro non si era pi\u00f9 mosso.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Quando il medico si riscosse si avvicin\u00f2 al corpo bocconi dell&#8217;uomo e gli tast\u00f2 la nuca. Sent\u00ec la mano bagnata. Scavalc\u00f2 il corpo e mise la mano nel fascio di luce del fanale ancora acceso della sua auto. Era sangue. Gir\u00f2 l&#8217;uomo sulla schiena e lo esamin\u00f2. Ora agiva da medico, come se fosse intervenuto nell&#8217;incidente occorso a qualcun altro. Gli tast\u00f2 il collo, il cuore, il polso. Era morto. Si sentiva freddo, lucido, stanchissimo. Intanto quel combattimento insensato era finito. Era morto, e l&#8217;aveva ammazzato lui. Chiuse gli occhi, in ginocchio di fianco al cadavere, e pens\u00f2 che non era vero, che non stava <em>veramente<\/em> accadendo una cosa del genere, che un momento fa lui era sulla strada di casa dopo una giornata di lavoro e di l\u00ec a poco avrebbe rivisto sua moglie e cenato con lei e steso le gambe sul divano e&#8230;<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Ma il cadavere era l\u00ec nel bagnato e lui era inginocchiato l\u00e0 vicino. Di fianco c&#8217;erano due automobili ferme con i fari accesi e sulla strada continuavano a correre a cento all&#8217;ora le macchine e nessuno si era accorto di loro e di quello che era successo e in ogni caso nessuno si era fermato. Da un momento all&#8217;altro per\u00f2, qualcuno poteva fermarsi, poteva passare una macchina della polizia. Cosa doveva fare? Senza un motivo preciso tast\u00f2 le tasche del morto. Aveva dei jeans da lavoro macchiati di calce. Da una delle tasche laterali tir\u00f2 fuori un fazzoletto sporco e un mazzo di chiavi con un piccolo corno d&#8217;oro attaccato a un anello del portachiavi. Nella tasca posteriore c&#8217;era un portafogli vecchio e impolverato, consumato ai margini e nelle pieghe. Lo apr\u00ec e cerc\u00f2 un documento. Si sporse di nuovo nel fascio di luce. L&#8217;uomo si chiamava Vincenzo, aveva trentaquattro anni. Coniugato. Non c&#8217;era scritto se aveva figli. Pens\u00f2 a sua moglie. Pens\u00f2 a <em>sua<\/em> moglie. Ora sentiva crescere il panico. Che doveva fare? Che aveva fatto? Davvero l\u00ec davanti c&#8217;era un morto ammazzato e l&#8217;aveva ucciso lui? Non era da un&#8217;altra parte, un momento fa? Cerc\u00f2 il cellulare. Nella tasca interna della giacca, dove lo teneva di solito, non c&#8217;era. Tast\u00f2 la giacca lungo la cucitura sulla schiena e sent\u00ec con le dita un lungo strappo verticale. Pens\u00f2 che il telefono doveva essergli caduto nella lotta e lo cerc\u00f2 a tastoni nel buio dietro le auto e nel fascio di luce dei fanali. Poi si ricord\u00f2 che forse l&#8217;aveva posato sul sedile dopo aver chiamato a casa. Gir\u00f2 intorno alla macchina (ora qualcuno mi vede, pens\u00f2, cos\u00ec, lurido e con la giacca strappata, e con le mani sporche di sangue, e si ferma, e io dovr\u00f2 spiegare qualcosa), spalanc\u00f2 la portiera che era rimasta semiaperta e si protese dentro. Trov\u00f2 il telefono sul sedile, lo prese e torn\u00f2 dietro le macchine. Si accovacci\u00f2 in terra di fianco all\u2019uomo che aveva appena ucciso e fece il numero di casa sua. Rispose sua moglie.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3244\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3244\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando fin\u00ec l\u2019ultima visita era tardi. 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