{"id":32418,"date":"2017-06-01T17:29:53","date_gmt":"2017-06-01T16:29:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32418"},"modified":"2017-06-06T09:40:05","modified_gmt":"2017-06-06T08:40:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-luce-della-luna-di-paola-florio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32418","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La luce della Luna&#8221; di Paola Florio"},"content":{"rendered":"<p>Sapeva leggerti dentro. Potevi nasconderti da te stesso, dai suoi occhi no.<br \/>\nPerch\u00e9 aveva quel modo di guardarti che ti frugava l&#8217;anima. E ti diceva cose di te, che tu ancora non avevi detto a te stesso.<br \/>\nC&#8217;era da diventar matti. Ma chi l&#8217;avrebbe mai voluta una donna cos\u00ec? Una donna deve essere fragile e lasciarti fare la tua parte di protettore. Devi poterle raccontare qualche bugia ogni tanto. Se si invertono i ruoli finisce che non sappiamo pi\u00f9 chi siamo.<br \/>\nSi erano conosciuti il primo settembre, a scuola, nuovi entrambi. L&#8217;edificio fatiscente, giallo sbiadito, vicino al lago, contrastava con le villette e gli hotel ben tenuti. Ricordava il caldo soffocante della sala professori, il suono dondolante delle barche ormeggiate e la voglia di scappare. Poi era entrata lei, abbronzata, sorridente, con la maglia bianca scollata, un leggero odore di crema solare. La stanza squallida, verde pallido, si era come illuminata. Sembrava una preda facile, di quelle che cedono alla terza poesia d&#8217;amore. Invece aveva resistito per un mese. Per farla capitolare aveva dovuto lasciare che si avvicinasse, che arrivasse molto in profondit\u00e0. Troppo.<br \/>\nQuelle domande, ma da dove le venivano? \u201cSei felice?\u201d Se uno si mettesse davvero a pensare se \u00e8 felice o no, non camperebbe pi\u00f9. Lei voleva vivere intensamente, ma vivere con lei era impossibile. Era come vivere vicino a s\u00e9 stessi. Troppa intimit\u00e0.<br \/>\nCos\u00ec l&#8217;aveva lasciata. Perch\u00e9 non era felice con lei, ovvio. L&#8217;aveva lasciata e si era sentito subito leggero. Come quando ci si sveglia da un brutto sogno. Finalmente poteva tornare sulla superficie delle cose, poteva essere mediamente infelice e frustrato, lamentarsi del traffico, del tempo, del freddo, delle tasse, del lavoro.<br \/>\nPoteva ricominciare a flertare con le ragazze che incontrava per caso, con la barista del locale all&#8217;angolo, ad esempio. Poteva guardare sui social le foto provocanti delle sue ex alunne senza sentirsi squallido o vagamente in colpa.<br \/>\nL&#8217;amore? Era un&#8217;illusa. Non dura l&#8217;amore, ammesso che ci sia. La vita va presa cos\u00ec com&#8217;\u00e8, senza senso: prima si accetta, meglio si sta.<br \/>\nPurtroppo a scuola doveva andarci per forza ed evitare la sala professori non bastava.<br \/>\nQuando la incontrava per caso, gli faceva un po&#8217; pena. Non che dimostrasse di star male, per carit\u00e0: orgogliosa com&#8217;era si sarebbe fatta bruciar viva prima di ammettere che soffriva. Ma nella sua indifferenza altezzosa si vedeva chiaramente che era ancora in suo potere. Sarebbe potuto tornare da lei in qualsiasi momento. Era una donna dopotutto. Indipendente, testarda, orgogliosa, ma pur sempre una donna e, con le parole giuste, con lo sguardo tenero che sapeva trovare, quale donna gli avrebbe resistito?<br \/>\nMa perch\u00e9 pensava queste cose poi? Mica voleva tornare con lei. Era pieno di donne il mondo.<br \/>\nEra stato onesto. Lei non poteva rimproverargli niente, stavolta si era comportato da vero gentiluomo. Non era certo colpa sua, se avevano due visioni diverse dell&#8217;amore.<br \/>\nDavvero, come si poteva mai stare con una donna cos\u00ec? Affascinante per carit\u00e0, bella a modo suo, intelligente. Simpatica. Quando era con lei il tempo volava. Sembrava sempre di scoprire qualcosa di nuovo. Ed era allegra. Aveva quella gioia del cuore che hanno i bambini. Forse questa gliela invidiava un po&#8217;, la gioia che nasce dal niente e che lui aveva perso. La snobbava per questo stupore infantile. Ma la invidiava. Non glielo aveva detto ovviamente, figurati!<br \/>\nE la mania di guardare il cielo poi, che palle! Ogni volta che c&#8217;era la luna piena, sempre la stessa storia: \u201candiamo a passeggiare al chiaro di luna\u201d. Sperava che fosse nuvoloso ad ogni plenilunio. Per non parlare della sua passione per il lavoro. Ci credeva davvero che si potessero cambiare le cose facendo una bella lezioncina a degli adolescenti annoiati. All&#8217;inizio aveva finto di ammirarla. Ma conosceva troppo bene il mondo, per farsi delle illusioni. Tuttavia una parte di lui si compiaceva che ci fosse qualcuno ancora capace di crederci. Ma questa era un&#8217;altra cosa che si guardava bene dal dirsi.<br \/>\n\u201cNon ti amo per quel che fai, ma per come sei\u201d gli aveva sussurrato una volta e lui non aveva ancora capito cosa volesse dire.<br \/>\nMentre i giorni passavano, la primavera avanzava. Lei continuava a sorridere e lui a sentirsi leggero. La incontr\u00f2 per caso in corridoio. \u201cCome stai?\u201d<br \/>\n\u201cBene\u201d. E gli fece male quella risposta, o forse fu il sorriso, perch\u00e9 sembrava vero.<br \/>\n\u201cTu mi manchi invece\u201d. Lei aveva continuato a sorridere e se ne era andata.<br \/>\nMa come gli era venuto in mente di dire una cosa del genere? Non gli mancava. L&#8217;aveva detto solo per vedere la sua reazione. Ma quel sorriso era finto, di sicuro.<br \/>\nSabato finalmente! Gli amici, le ragazze, la biondina sorridente dell&#8217;altra sera. Il suo fascino aveva colpito ancora, se la sarebbe portata a letto gi\u00e0 quella sera stessa. La stava spogliando con gli occhi per valutare se ne valeva la pena. Alla festa ci era andato con Federico, il suo amico di sempre. Poverino, era una frana con le donne, diventava sempre rosso come i suoi capelli appena si avvicinava ad una ragazza, cos\u00ec la regola era: rimorchiare due amiche. Delle due, la bionda era di certo la pi\u00f9 carina. Era vicina alla finestra aperta. Aveva fatto un passo verso di lei, per sentire il suo odore e l\u00ec l&#8217;aveva vista.<br \/>\nLa luna.<br \/>\nPiena.<br \/>\nSi era fermato come folgorato.<br \/>\nAll&#8217;improvviso, come un&#8217;onda. La nostalgia.<br \/>\nQuesto sentimento dimenticato. Sepolto.<br \/>\nQuella luce bianca, invadente, sfrontata nel cielo terso.<br \/>\nE poi i ricordi a valanga, come l&#8217;acqua che rompe una diga.<br \/>\nAppoggi\u00f2 la mano incerta sul davanzale, sent\u00ec il marmo freddo, cercava ossigeno.<br \/>\nDavanti agli occhi perplessi della bionda, la sua maschera stava andando in frantumi.<br \/>\nAveva bisogno di un approdo, immediato. Doveva salvarsi dal naufragio. Andare a casa.<br \/>\nAveva cercato Federico con gli occhi, un cenno. \u201cMal di testa\u201d. Lui c&#8217;era rimasto male ma non aveva detto niente. L&#8217;aveva lasciato l\u00ec ed era uscito. Come un naufrago dal mare.<br \/>\nMa la tempesta era appena cominciata.<br \/>\nCamminava rasente al muro per non vederla, sfuggiva la sua luce come un vampiro il sole.<br \/>\nCasa finalmente. L&#8217;ansia che saliva dallo stomaco, le mani che tremavano mentre cercava la chiave, la voce di lei che gli risuonava in testa:\u201cNon siamo pi\u00f9 abituati al buio, vedi, non riesci neanche a trovare la porta di casa senza la luce volgare delle scale. Provaci no? Prova a sfidare la vista\u201d. Doveva far tacere quella voce! \u201cVedi com&#8217;\u00e8 tutto pi\u00f9 magico cos\u00ec? No, non accendere, vedi? La luce della luna ci accarezza\u201d. E poi la sua risata, contagiosa e complice, mentre si avvicinava come un gatto sinuoso. Gli girava intorno sfiorandolo e sfuggendo al suono di una musica che non c&#8217;era, poi l&#8217;aveva attirato nella sua stanza, cos\u00ec nuova con quella luce indiscreta che filtrava dalla finestra aperta. Le lenzuola rosse, la sua pelle bianca al chiarore della luna: un quadro di Caravaggio. E poi la mente che si arrende, il corpo che prende il sopravvento, ma non come al solito. Fare l&#8217;amore era stato entrare nel quadro: un&#8217;opera d&#8217;arte. E sottile la paura, dietro l&#8217;estasi. Lo smarrimento di essere andato troppo oltre, troppo vicino. Cos\u00ec poi aveva acceso la luce e tutto era tornato familiare, ordinario, un po&#8217; volgare e rassicurante. Ma lei no, teneva ancora gli occhi chiusi. Testarda. Cos\u00ec si opponeva alla realt\u00e0.<br \/>\nPerch\u00e9 tutti questi ricordi adesso, incontrollati, prepotenti?<br \/>\nAppena entrato in casa aveva acceso tutte le luci. Il soggiorno bianco e ordinato lo tranquillizz\u00f2. Sapeva bene come combattere certe cose.<br \/>\nSi era avvicinato alla vetrina dei vini, aveva accarezzato la bottiglia come faceva col viso di una donna, un Amarone della Valpolicella, nero come la sua anima. Il liquido scuro nel calice di cristallo girava con garbo e il profumo del nettare divino gi\u00e0 gli rinfrancava lo spirito. Bevve due bicchieri colmi, gi\u00e0 sentiva che gli entrava dentro, sentiva la forza, l&#8217;energia pulsare. La vita. E come sempre aveva cominciato a scrivere, ispirato. Storie deliranti, tenebrose, oscure come l&#8217;anima degli uomini.<br \/>\nLa luce della luna ben nascosta dalle imposte serrate.<br \/>\nAveva scritto per ore, in uno stato di euforia folle, poi sfinito era crollato sul letto. Vestito.<br \/>\nAllora erano cominciati gli incubi. Un bambino lo chiamava e piangeva, inconsolato. Non aveva il coraggio di uscire dal nascondiglio, sotto al tavolo della cucina dei suoi genitori. Il ragazzino continuava a piangere e a chiamare. Alla fine si era fatto forza, gli era andato incontro cercando di tranquillizzarlo ma quando il bambino si era voltato aveva lanciato un grido: il bambino non aveva volto.<br \/>\nSi era svegliato di soprassalto in un bagno di sudore. Le luci erano ancora accese. Galleggiando tra sonno e veglia si era alzato per spegnerle. \u201cDai spegni quelle luci. Vieni qui e abbracciami\u201d.<br \/>\n\u201cIo non ti amo\u201d<br \/>\n\u201cLo so, vieni qui e stai zitto una buona volta\u201d<br \/>\nQuell&#8217;arroganza aveva qualcosa che lo incantava.<br \/>\n\u201cL&#8217;amore non esiste\u201d<br \/>\n\u201cCerto che no. Infatti tu non mi ami e io non ti amo.\u201d E quegli occhi, scuri come un pozzo profondo, ti dicevano il contrario. Lo sentivi sotto la pelle quell&#8217;amore, cos\u00ec sconvolgente perch\u00e9 senza ragione. Si faceva schifo. Era un egocentrico, egoista, presuntuoso e troppo intelligente per non saperlo. E anche lei lo sapeva. Aveva fatto di tutto per nasconderle il suo lato oscuro, ma lei l&#8217;aveva intuito con quel maledetto istinto femminile che sa trovare la strada anche in mezzo all&#8217;inferno. E quel che \u00e8 peggio: riusciva a guardarlo ancora cos\u00ec, mentre lui si detestava per quello che era.<br \/>\nNon ci si pu\u00f2 arrendere in questo modo. Non era ancora pronto per incontrarsi. Quanto ad incontrare lei, figuriamoci! All&#8217;inizio pensava ad una storia normale, sesso, cinema, cene, domeniche a far niente. Ma quando lei aveva cominciato a scendere in profondit\u00e0 si era ribellato. La gente dovrebbe chiederti il permesso, prima di leggerti dentro. All&#8217;inizio aveva pensato di poterla accontentare raccontando le cose pi\u00f9 semplici: l&#8217;infanzia spensierata, il tradimento dell&#8217;unica donna che aveva amato, la crisi dei suoi genitori. Ma a lei non bastava mai. Sembrava non avesse paura dell&#8217;abisso. E parlava di s\u00e9. Con tale abilit\u00e0 e trasparenza da lasciare sgomenti. Cio\u00e8, sono cose personali, intime. Sono fatti tuoi, perch\u00e9 devi raccontarli a me? Cos\u00ec aveva cominciato a mettere distanza. Prima aveva smesso di scriverle, poi aveva diradato le uscite. E quando si vedevano lei lo guardava negli occhi e non diceva nulla. Era ancora bello trovarsi e passeggiare insieme sul lungolago, ma quando tornava a casa ricominciava l&#8217;inquietudine. Le domande che lei faceva gli riecheggiavano nella mente per tutta la sera, non riusciva a liberarsene. Non era mai andato da uno strizzacervelli, ma era sicuro che la sensazione fosse la stessa. Solo che a lei nessuno glielo aveva chiesto.<br \/>\nQuegli occhi. Continuava a vederseli davanti. Quella dolcezza che tenta di scalfire la corazza che ti sei faticosamente costruito. Tutto il lavoro di anni che rischia di andare in frantumi. Ma chi te l&#8217;ha chiesto di capirmi? Non mi voglio capire, io, va bene? La mia vita mi va bene cos\u00ec. Non mi fider\u00f2 di nuovo. Non ho voglia di salire su un grattacielo e poi schiantarmi al suolo. Si chiama istinto di conservazione. Voglio una donna semplice. Che mi ami per quello che io voglio farle credere di essere. Voglio una donna comoda, che posso accusare di stupida gelosia o di morbosit\u00e0 quando non vuole che faccia quel che mi pare. Voglio essere libero di vedere altre donne senza che lei sospetti niente. Sono fatto cos\u00ec e non ho intenzione di cambiare.<br \/>\nSentiva di aver ragione. Ma proprio a lui doveva capitare una matta del genere? Se l&#8217;avesse saputo avrebbe girato alla larga. \u00c8 proprio vero, non puoi mai fidarti dell&#8217;apparenza.<br \/>\nE nonostante tutti i discorsi che faceva a voce alta, l&#8217;ansia cresceva, come un vortice. Gli sembrava di annaspare alla ricerca dell&#8217;aria. Oramai non riusciva pi\u00f9 a frenare il fiume di pensieri. E poi, ancora i ricordi. Il viaggio a Roma, il sole sulla pelle, la sua faccia ridicola la mattina presto quando era ancora addormentata e aveva la bocca mezza aperta. Il suo odore dolce e selvaggio. L&#8217;allegria che lo contagiava suo malgrado. I ricordi si alternavano ai dialoghi, in un delirio quasi visionario. Passato e presente fusi in uno spazio fuori dal tempo.<br \/>\nLott\u00f2 per ore contro.<br \/>\nAlla fine della notte sopravvisse solo uno dei due.<br \/>\nQuello che provava nostalgia.<br \/>\nToccandosi il viso si accorse che aveva pianto. Non ne aveva memoria.<br \/>\nAnd\u00f2 a spalancare le finestre. Il primo chiarore dell&#8217;alba ad est nel cielo terso. Aveva smesso di pensare e quasi si stup\u00ec di trovarsi in strada. Non sapeva dove stava andando fin quando non si ritrov\u00f2 sul cammino che avevano fatto tante volte insieme, abbracciati.<br \/>\nLa citt\u00e0 addormentata e complice sussurrava piano, sfavillante nell&#8217;oro dei primi raggi di sole. Quando arriv\u00f2 davanti a quella finestra la guard\u00f2 sorpreso, quasi curioso. Non avrebbe mai immaginato di fare quello che stava facendo. E poi suon\u00f2.<br \/>\nNessuna risposta.<br \/>\nL&#8217;altro dentro di lui esult\u00f2.<br \/>\nMa rimasero l\u00ec, a lottare e quindi immobili.<br \/>\nPoi un lieve rumore, un citofono che viene sollevato, la telecamera che si accende. Il rumore sordo di un portone che si apre.<br \/>\nImpieg\u00f2 un tempo infinito a salire le scale. Ogni gradino l&#8217;ammissione di una sconfitta. La porta era socchiusa. Entr\u00f2. Lei era l\u00ec, un&#8217;ombra nella penombra. Mezza addormentata, ancora incerta tra sogno e realt\u00e0. Non sapeva cosa dire. E non dissero nulla. Lo guard\u00f2. Con quel suo maledetto sguardo che ti fruga l&#8217;anima. Lo guard\u00f2 a lungo, seria, e lui stavolta non sfugg\u00ec lo sguardo. Il suo viso sembrava di marmo tant&#8217;era immobile nell&#8217;ombra. Dopo un&#8217;eternit\u00e0 lei sorrise, come uno squarcio d&#8217;azzurro tra le nubi d&#8217;un temporale. Si avvicin\u00f2 morbida, calda, sfiorandolo come un gatto. \u201cTi stavo sognando\u201d. Aveva pensato di dover spiegare, si accorse che non ce n&#8217;era bisogno. Lei lo attir\u00f2 a s\u00e9, dolcemente, e lui si lasci\u00f2 guidare. Non c&#8217;era fretta stavolta, n\u00e9 paura di sbagliare, di non essere all&#8217;altezza. Il suo odore. Si sentiva a casa. Accettava, per la prima volta, di farsi amare sapendo di non meritarselo. Forse proprio per questo, invece di concentrarsi su s\u00e9 stesso, per la prima volta si concentr\u00f2 su di lei. Non su quello che riceveva, ma su quello che dava.<br \/>\nFu come fare l&#8217;amore per la prima volta.<br \/>\nPrima di addormentarsi fece appena in tempo a notare che l&#8217;ansia era scomparsa. C&#8217;era qualcosa che si faceva strada dentro di lui, come la luce dell&#8217;alba. Una sensazione antica, che sapeva di aver provato, ma aveva dimenticato. Qualcosa che credeva perso per sempre. Un barlume. Quanto avrebbe voluto che lei glielo chiedesse! Perch\u00e9 adesso avrebbe potuto rispondere di s\u00ec, finalmente, senza sentirsi irritato. Ma lei non sembrava volesse fare domande. Prese la rincorsa dentro di s\u00e9 e disse tutto d&#8217;un fiato, come se avesse paura del suono stesso della sua voce: \u201csonofelice\u201d. Lei sorrise sorniona e si strinse pi\u00f9 forte a lui.<br \/>\n\u201cAnch&#8217;io.\u201d<br \/>\nEd era solo l&#8217;inizio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32418\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32418\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sapeva leggerti dentro. 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