{"id":32415,"date":"2017-06-01T17:19:41","date_gmt":"2017-06-01T16:19:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32415"},"modified":"2017-06-01T17:19:41","modified_gmt":"2017-06-01T16:19:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-emma-di-paolo-sterlicchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32415","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Emma&#8221; di Paolo Sterlicchi"},"content":{"rendered":"<p>Fragrante e rapida come schizzi di cielo, la pioggia, quel pomeriggio, danzava sul selciato: meduse rovesciate, ombrelli d\u2019acqua, fiocchi, chicchi di aria e di terra ticchettavano insieme, tamburellavano su porte e finestre, graffiavano vetri, scrivevano muri. Virgole e alfabeti indecifrabili gorgheggiavano sui parabrezza delle auto e volti appena abbozzati si stampavano sui finestrini.<\/p>\n<p>Teresa accarezzava la finestra. Lentamente ne sfiorava il vetro; con le dita tracciava linee, schemi che sembravano predefiniti e consapevoli. Destra, sinistra e poi gi\u00f9: pareva affondare in uno di quei granelli d\u2019acqua che riempivano quella domenica pomeriggio in via D\u2019Azeglio. E poi di nuovo con movimenti circolari ricamava il vetro fino a sfiorare quel biglietto, l\u00ec ai bordi dell\u2019infisso, quel post-it giallo che appiccicava i suoi occhi alla finestra e che le solleticava le mani e l\u2019anima. Con il grembiule a fiori rigato di sugo, le dita spesse e frustate dal tempo, l\u2019aria trasognata e insieme ferma, Teresa accarezzava il suo passato. Ad un tocco ancora del foglietto, sorrise e sussurr\u00f2: Emma.<\/p>\n<p>Una galleria ordinata e misteriosa di quelle tessere come di mosaico le ritornava alla mente.<\/p>\n<p>Era un lontano pomeriggio di agosto. Emma era arrivata a casa sua. Uno scricciolo, occhi infossati, zigomi pronunciati; un volto scritto da piercing e quel chiodo nero che la nascondeva al mondo. Teresa ormai sessantenne aveva detto di s\u00ec: a casa sua c\u2019era posto. I figli adolescenti, un appartamento non grande ma accogliente. Il telefono aveva squillato giorni prima: era il tribunale. \u00ab\u2026 \u00e8 un caso complesso, non sappiamo a chi affidarlo. Lei forse\u2026\u00bb. \u00a0Voce gentile ma incerta.<\/p>\n<p>Teresa non aveva avuto dubbi: Emma arriv\u00f2. Di pomeriggio. Le sue parole erano scarne come il volto. Monosillabi. Unghia nere, scarpe nere, lingua sforacchiata, ciglia solcate da piccole sporgenze \u2026 di ferro.<\/p>\n<p>\u201cNon mangio\u201d. Primo post-it attaccato in bella vista sul frigo. \u201cEsco\u201d. Secondo post-it.<\/p>\n<p>La casa era diventata una trama misteriosa di frasi spezzate. Una caccia al tesoro in cui la perla era per ora un fiore chiuso e dalla scorza spessa. Tra silenzi e combinazioni di lettere trascorsero i primi giorni.<\/p>\n<p>Teresa stava vivendo mille vite in una, mille volti in una sola espressione. Emma spargeva per la casa disordine, inquietudine, caos. Scarpe da ginnastica sul letto, trucchi in cucina, compiti e libri nel bagno. Emma la provocava. Ma la sera, quando tutti erano a letto, Teresa sentiva l\u2019odore di Emma che riempiva lo spazio. Quei capelli ritti come aculei come per proteggersi da tutto, quegli occhi intensi e soffici pronti sempre a piangere, ma incapaci di farlo, quel volto di donna precoce rinchiusa nei tratti di una bambina, le vibravano dentro.<\/p>\n<p>\u201cCena con la classe\u201d. Un altro segnale di vita stampato sulla porta. Che risate quella sera.<\/p>\n<p>I compagni di classe, Emma frequentava la terza media, avevano organizzato per quel sabato una festa. Emma era emozionatissima. Nero, smalto, ombretto, bagno, spruzzi, schizzi: caos. L\u2019intera famiglia era un\u2019abluzione di emozioni. Vite a bagnomaria, sarebbe stato il titolo adatto a quella serata, in cui ogni personaggio comunicava con il mondo circostante, con uno solo dei cinque sensi.<\/p>\n<p>Clacson, grida isteriche. Sara, la figlia pi\u00f9 grande, era attesa dal fidanzato. Ragli del motore. Una punto tutta da collaudare, fuori la aspettava. Gassss. Nuvolette di fumo dal finestrino. Sigaretta light. Ultima occhiata al capello. Denti puliti. Il check-up del perfetto boy friend si consumava fuori dal portone di casa. Sara intanto gridava: \u00abborsetta! Chi l\u2019ha presa. Strega!\u00bb, rivolta a Lucia, la piccola di casa, che gelosa marcia, nascondeva ogni cosa pur di ritardare l\u2019uscita della sorella.<\/p>\n<p>Sciabordate di profumo dall&#8217;altra stanza: Emma sembrava un giardino.<\/p>\n<p>Marco poi. Il maschio di mezzo, tredici anni, sguardo enigmatico coperto da occhiali da sole anche di sera, tecnologia bene in vista, capelli scolpiti alla \u201cbronzi di Riace\u201d. Tutti gli occhi delle compagne di classe erano per lui. Mancava il quarto senso: Tommaso, il padre, marito, martire. Avvinghiato alla poltrona, turandosi naso e orecchie, serrava la lingua fino a volerla ingoiare. Pugni chiusi, telecomando stretto che, come un ossesso, tastava per spingere l\u2019audio ad estremi inauditi. A Teresa non restava che triturarsi le unghie, deglutendo con calma la serata.<\/p>\n<p>Bum. La porta si chiuse in un boato: Sara.<\/p>\n<p>Wow: la seconda mandata. Marco si fece risucchiare dall&#8217;uscita per risparmiarsi il solito \u00abTorna presto\u00bb sussurrato dall&#8217;intera famiglia con un grido all&#8217;unisono.<\/p>\n<p>Splash. Anche Emma svan\u00ec. Ci mise un po\u2019 di pi\u00f9 ad uscire quel suo dolciastro seguito, di essenze.<\/p>\n<p>Torn\u00f2 la quiete.<\/p>\n<p>Emma aveva iniziato a sciogliersi. Era un lungo enigma, un periodo complesso pieno di subordinate che aveva iniziato a mettere un po\u2019 di punteggiatura tra le parole. Scivolavano dalla sua borsetta alcune foto, lettere, sbuffi di passato. Aveva attraversato il dolore, accarezzato la solitudine. Aveva fatto da madre alla madre e da moglie al padre. Anni di vuoto che riaffioravano a tratti, a singhiozzi. Emma ascoltava e Tommaso la accarezzava.<\/p>\n<p>\u201cSei. Ho preso Sei in Italiano. Fichissimo\u201d, sul solito riquadro di carta che campeggiava al centro del tavolo. Quel pomeriggio fu di nuovo una festa. Per una come lei la scuola era stata un lusso impossibile da concedersi: occuparsi della famiglia, digerire lo schifo. No, non c\u2019era spazio per cose da bambini. Predicati verbali e crisi internazionali, compiti da fare e temi da pensare: no, dispiace dirlo, non aveva tempo. Quel giorno, dopo tanto faticare era arrivato il primo sei. Un compito dignitoso, aveva dichiarato il professore. Emma si sentiva sempre pi\u00f9 a casa: era una donna che stava imparando a essere bambina.<\/p>\n<p>Intanto, per\u00f2 cresceva e i piercing cadevano, lasciando spazio alle sopracciglia. I capelli avevano reclinato la loro angolazione verticale per dare luce ad un folto caschetto all&#8217;egiziana. Smalti curati, piccole civetterie da signorina maggiorenne incuriosita dalle novit\u00e0 della vita facevano timidamente capolino.<\/p>\n<p>E poi arriv\u00f2 quel laconico \u201cVi devo parlare\u201d, appiccicato alla lavastoviglie. Teresa era preoccupata per quel tono tornato secco; Tommaso, come sempre un po\u2019 scanzonato, aveva osservato che mancavano post-it solo sulla sua fronte e tutti gli spazi sarebbero stati usati. Quella sera pioveva. Bagnata come un pulcino Emma si affacci\u00f2 sull&#8217;uscio di casa. Lentamente entr\u00f2 a passi dosati, con frenetica calma. Diluendo ogni singola parola con abbondanza di silenzi, la serata prosegu\u00ec fino a quel: \u00abIo e Alberto abbiamo deciso. Vado a stare da lui\u00bb. Virgola, due punti, punto a capo.<\/p>\n<p>A capo senza coda, senza senso. A capo senza testa. Quella decisione sembrava assurda.<\/p>\n<p>Alberto era entrato in punta di piedi nella vita di Emma. Con la maestria di un musicista sul pentagramma, aveva scritto note, pause, ma per ora poche battute, troppo poche, pensavano Teresa e Tommaso, per una vera sinfonia, per una storia d\u2019amore seria.<\/p>\n<p>Emma lasci\u00f2 Via d\u2019Azeglio tra le luci di un tramonto di luglio, sotto gli sguardi distratti delle rondini, gli occhi umidi di Sara e Marco e quelli della piccola Lucia.<\/p>\n<p>Tommaso la aspettava nella sua Panda farcita come un sandwich: materassi che spuntavano dal finestrino, vestiti che dondolavano ammassati nel sedile posteriore e scatole di scarpe che, grattacieli improvvisati, traballavano ad ogni accenno di gas. Teresa fingeva di spolverare casa: stava solo cercando di impolverarsi l\u2019anima, di indolenzirla, di riempirla di qualcosa pur di non far urlare il vuoto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec part\u00ec.<\/p>\n<p>L\u2019estate ritorn\u00f2 ancora e ancora, la neve salut\u00f2 via D\u2019Azeglio ed Emma era diventata una donna.<\/p>\n<p>Il portone di Via Ponte, dove Alberto aveva un piccolo appartamento, si era fregiato di un fiocco blu e di un fiocco rosa. Lo scricciolo impaurito era madre.<\/p>\n<p>La casa di Teresa e Tommaso risuonava ogni tanto di quelle voci; quelle frasi un tempo spezzate si erano composte in mille suoni, quei frammenti gialli, quei biglietti appiccicati erano diventati una frase di senso compiuto.<\/p>\n<p>Quel pomeriggio erano appena andati via tutti. Emma e Alberto, che erano venuti a trovarli l\u2019avevano lasciata con un bacio, Tommaso con Lucia li aveva poi accompagnati. Sara e Marco erano sparsi per la citt\u00e0 a farsi notare, a incorniciare sguardi, ingoiare sorrisi e ad afferrare il mondo che passava loro accanto.<\/p>\n<p>Teresa, alla finestra, guardava la pioggia, si sentiva pi\u00f9 che altro piover dentro. Quel post-it che stava accarezzando, la apriva e la chiudeva. Era un altro biglietto, un altro ancora. Forse quello che li riassumeva tutti. Recitava laconicamente come un tempo, ma profondamente come mai: \u201cGrazie\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32415\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32415\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fragrante e rapida come schizzi di cielo, la pioggia, quel pomeriggio, danzava sul selciato: meduse rovesciate, ombrelli d\u2019acqua, fiocchi, chicchi di aria e di terra ticchettavano insieme, tamburellavano su porte e finestre, graffiavano vetri, scrivevano muri. 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