{"id":32371,"date":"2017-06-01T17:16:42","date_gmt":"2017-06-01T16:16:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32371"},"modified":"2017-06-01T17:16:42","modified_gmt":"2017-06-01T16:16:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-around-alone-di-iaia-de-marco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32371","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Around Alone&#8221; di Iaia De Marco"},"content":{"rendered":"<h1><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quell\u2019attimo sembr\u00f2 che anche il frinire dei grilli e il rumore della risacca fossero rimasti sospesi come il respiro degli uomini e delle donne accalcati tutt\u2019intorno allo stretto corridoio di terra che i loro stessi corpi delimitavano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La lama divideva in due l\u2019aria in cui volava, precisa come un finale ben scritto. Marc era l\u00ec, proprio sulla sua punta, il cuore e le orecchie dolorosamente tesi al momento in cui lo schiocco netto di ciascuno dei cinque coltelli che si conficca nel pannello di legno avrebbe liberato tutti dalla paura amica che li teneva raccolti l\u00ec quella sera. Ma nessuno sent\u00ec quello che aveva sperato. Prima ancora che il primo urlo si levasse, Marc correva sulla stessa traiettoria dell\u2019arma, velocissimo per riportare indietro il tempo prima che si accorgesse di essere gi\u00e0 passato. La carne bianca di Jannine aveva nascosto la lama e disperso il suo suono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Les Stes Maries de la Mer \u00e8 una spiaggia della Camargue dove incrociano gli zingari di tutta Europa, portano l\u00ec i loro cammini da terre lontane, dai climi pi\u00f9 diversi, dai pi\u00f9 simili sentimenti di diffidenza, intolleranza, odio. Ma quando arrivano qui, in questa palude, nomade anch\u2019essa tra terra e mare al ritmo delle maree, ritrovano riti comuni e identit\u00e0 cos\u00ec forti che per esistere non hanno bisogno di un nome n\u00e9 di confini sulla carta geografica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Marc non \u00e8 uno di loro, ma li conosce da quando era un ragazzino. Le sue parole erano rimaste quasi tutte nelle antiche aule del liceo, dentro quaderni graffiati da una calligrafia mancina e insofferente. Sulla spiaggia non glie ne servivano molte e, poi, in quale lingua?\u00a0 La sera, intorno ai fuochi del campo, sulle note tumultuose di violini balcanici, faceva nodi per raccontare la sua storia di figlio di marinaio; la sveltezza delle sue dita incantava quelle donne e quegli uomini abituati a far conto e a fidarsi solo dei piedi e delle mani. Lui impar\u00f2 da loro l\u2019amore per i coltelli fino a diventare, in poche stagioni, tra i migliori lanciatori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il fiocco svent\u00f2 con un rumore secco, uno schiocco, il boma sussult\u00f2 minacciando di passare sulle altre mure col suo fendente da karateca. Marc, che aveva dato il cambio al suo pilota automatico, orz\u00f2 la barra del timone per accostare la prua al vento e ridare respiro e stabilit\u00e0 alle vele. Erano giorni che navigava al lasco, e cos\u2019altro avrebbe potuto fare con un vento di 40 nodi, ma era un\u2019andatura impegnativa, che non ammetteva distrazioni. In questo la competizione con il pilota automatico era persa in partenza. Marc, invece, anche nel tormento dei 40 ruggenti, sfilava via un pensiero, un ricordo che riusciva a fargli pi\u00f9 male dell\u2019ansia d\u2019acqua e di vento che ora lo stava pervadendo. Il mare che gli aveva assorbito gli occhi e il tempo di tre traversate oceaniche non erano bastati a dimenticare il pallore definitivo del viso di Jannine e a spegnere l\u2019eco di quel rumore sbagliato. L\u2019aveva amata come uno zingaro, con lame e passione. Avevano celebrato il loro amore davanti ai testimoni di cento trib\u00f9 in ogni festa a Les Stes Maries de la Mer, offrendosi l\u2019un l\u2019altra la propria paura, qualcosa di pi\u00f9 assoluto dell\u2019amore, davanti a tutti, senza pudore. Loro due e i coltelli con cui lui le inchioda intorno al corpo i propri sentimenti, su quel pannello di legno dove tutti possono vederli e crederli veri. Jannine non mor\u00ec per quel lancio sbavato, ma non era il tipo di donna che potesse sopportare trascuratezze dal suo uomo; n\u00e9 Marc avrebbe potuto reggere il biasimo per la sua provata inadeguatezza. Si era spinto troppo oltre in un mondo che non era il suo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La radio gli rovesci\u00f2 addosso il may day di Isabelle, squadernando il suo album di ricordi. Marc riconobbe l\u2019urlo del vento e l\u2019oceano che ingrossava sotto di lui le sue forme spaventose. La pioggia gli annegava gli occhi. Inser\u00ec il pilota automatico, scese sottocoperta e si attacc\u00f2 alla radio. La trasmissione era disturbata, la burrasca era entrata anche nell\u2019apparecchio. Intermittente, come una vera disperazione, continuava ad arrivargli il may day da Isabelle. Finalmente lei lo sent\u00ec, gli rispose. Marc le chiese la sua posizione. Era davanti a lui, a settanta miglia, ma a sud. La barca capovolta e disalberata, lei chiusa nella cabina a tenuta stagna che parlava alla radio, azionando i comandi capovolti e, probabilmente, pregando il dio dei marinai e dei velisti incoscienti e solitari. Per tentare il salvataggio di Isabelle rischiava di dover navigare di bolina. La bolina \u00e8 un\u2019andatura aspirata, nella quale il vento viene stretto in un angolo acuto fino a 35\u00b0 tra la sua direzione e la prua della barca. Al vento teso, come alla gran parte di noi, non piace essere costretto in un angolo cos\u00ec limitato e allora si vendica, soffiando turbolenze e sbandando la barca fino a spingere in acqua i candelieri. Il vento al 40\u00b0 di latitudine Sud, poi, \u00e8 particolarmente permaloso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per i vecchi naviganti la bolina era una iattura: due volte il percorso, tre volte il tempo, quattro la rogna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Raggiungere Isabelle equivaleva a lasciarsi risucchiare dal vento, forse per sempre. Comunque, per un periodo troppo lungo. Nemmeno gli aerei di soccorso potevano alzarsi in volo con quelle condizioni meteorologiche. Matta e senza dignit\u00e0. Gi\u00e0 l\u2019anno prima la sua barca aveva scuffiato e lei si era salvata solo per l\u2019intervento degli elicotteri d\u2019appoggio alla regata. Tutto il mondo aveva potuto misurare la sua inadeguatezza eppure, lei, sorridente sotto i riccioli biondi e arruffati, nella sua migliore espressione da naufraga scampata, lo aveva salutato tutto, il mondo, con una gioia senza ombre \u2013 neanche il rimpianto per l\u2019imbarcazione perduta \u2013 e quella incongrua intonazione di trionfo sempre avvertibile nella voce dei superstiti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per un numero infinitamente pi\u00f9 basso di occhi giudicanti, Marc aveva abbandonato la donna e la terra che amava, e cercato l\u2019espiazione nel suo mare solitario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ricord\u00f2 una frase di Costeau, Il mare non \u00e8 mai stato amico dell\u2019uomo, tutt\u2019al pi\u00f9 complice delle sue inquietudini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non avrebbe invertito la rotta per salvare Isabelle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lei aveva spinto la sua cos\u00ec a sud rispetto a quella pi\u00f9 sicura per calcolo esatto, sarebbe stata di certo pi\u00f9 veloce, gi\u00e0 in confidenza con la vittoria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fottiti, Isabelle. Buon vento!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stapp\u00f2 una bottiglia di Bordeaux e bevve alla salute del suo pilota automatico. Finch\u00e9 non fu vuota. Quindi torn\u00f2 alla spiaggia di Les Stes Maries e s\u2019addorment\u00f2 sul seno di Jannine, una mano fra le sue cosce calde.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando si risvegli\u00f2 fu sorpreso dal silenzio che galleggiava nella cabina; la burrasca doveva essere passata, lasciando qualche modesto residuo nella sua testa. Accese la radio senza trovarvi la disperazione della sera precedente. Riemerse in coperta e controll\u00f2 se vi fossero danni. Il vento era meno teso, aument\u00f2 la superficie del fiocco fino al genoa, regol\u00f2 la randa. Si distese sul ponte per verificare che la curvatura della vela gonfia fosse quella corretta. Per un istante i suoi occhi incrociarono un\u2019incongruenza, poco pi\u00f9 che un graffio sull\u2019albero, prossimo alla testa, e cos\u00ec incerto da poter essere un riverbero di luce. Dalla cabina di nuovo la voce di Isabelle e dopo il suo \u201ccambio\u201d quella di Giovanni che stava per aggiungere alla sua fama il salvataggio di lei. Per lui significava una deviazione di 135 miglia a sud. Per Marc un vantaggio decisivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per le dodici ore successive si concentr\u00f2 sulla navigazione, drenando dal suo cervello ricordi e rimpianti. Verific\u00f2 con il GPS il progredire della sua posizione con frequenza maniacale, sfin\u00ec scotte e drizze per correggere continuamente la regolazione delle vele in un delirio di perfezionismo. A sera, spart\u00ec col pilota automatico la soddisfazione per il buon lavoro fatto e l\u2019ultima occhiata a un cielo tutt\u2019altro che amichevole. Faceva molto freddo. Ripar\u00f2 in cabina per qualche ora di sonno prima della probabile tempesta. Si svegli\u00f2 all\u2019alba per il beccheggio insopportabile. La radio ratific\u00f2 l\u2019avvenuto salvataggio. Isabelle era a bordo della barca di Giovanni e Marc, da solo, pi\u00f9 vicino al traguardo della terza tappa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si gratt\u00f2 via dalle orecchie il fastidio per l\u2019entusiasmo scatenato dall\u2019impresa di Giovanni che sentiva, dalla radio e al telefono, e per quello che immaginava nel resto del mondo, improvvisamente lontanissimo dalle ancora distanti coste meridionali dell\u2019Argentina. Dentro sent\u00ec, invece, una rabbia vicina, quasi un rancore, che scaric\u00f2 protestando con gli organizzatori: Giovanni va squalificato, questa \u00e8 una traversata oceanica in solitario e, loro, a bordo sono in due.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma non pot\u00e9 farla troppo lunga. Ricacci\u00f2 in gola la collera perch\u00e9 il vento stava rinforzando e il mare si faceva sempre pi\u00f9 duro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ridusse le vele e prese il timone per sostituire alla matematica tecnologica del pilota automatico la sua sensibilit\u00e0 di uomo e marinaio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come sempre si confort\u00f2 dicendosi che si trattava solo di resistere per qualche ora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Improvvisamente il riverbero dimenticato sull\u2019albero si trasform\u00f2 in una lesione con un suono troppo modesto perch\u00e9 Marc potesse udirlo sopra l\u2019urlo del vento. Nel momento in cui not\u00f2 che la randa si ripiegava appena su se stessa come colpita da un dolore profondo, alz\u00f2 gli occhi in tempo per vedere la cima staccarsi di netto e, subito dopo, abbattersi l\u2019intero albero fracassando una parte di coperta da cui cominci\u00f2 a imbarcare acqua. Marc attiv\u00f2 il sistema automatico di soccorso. Rifiut\u00f2 l\u2019offerta d\u2019aiuto di Giovanni. Ripar\u00f2 alla meglio la falla e arm\u00f2 un piccolo albero di emergenza e cos\u00ec fece rotta verso le isole Falkland e, per il tempo che occorse a ripristinare le normali condizioni della sua barca, si abbandon\u00f2 ai ricordi, sempre uguali su una spiaggia tanto diversa da quella di Les Santes Maries de la Mer.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--StartFragment--> <!--EndFragment--><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32371\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32371\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; In quell\u2019attimo sembr\u00f2 che anche il frinire dei grilli e il rumore della risacca fossero rimasti sospesi come il respiro degli uomini e delle donne accalcati tutt\u2019intorno allo stretto corridoio di terra che i loro stessi corpi delimitavano. &nbsp; La lama divideva in due l\u2019aria in cui volava, precisa come un finale ben scritto. 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