{"id":32237,"date":"2017-05-31T17:08:36","date_gmt":"2017-05-31T16:08:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32237"},"modified":"2017-05-31T17:08:36","modified_gmt":"2017-05-31T16:08:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-una-vigilia-di-natale-di-valentina-demuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32237","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Una vigilia di Natale &#8221; di  Valentina Demuro"},"content":{"rendered":"<p>Il cielo gi\u00e0 nero delle sette di sera si adorna di calde luci che decorano festosamente le strade. Fili delicati e sospesi creano motivi morbidi che ridisegnano la citt\u00e0 quasi deserta, immersa in una statica bellezza. \u00c8 vivificata, solo a tratti, dal passaggio di qualche automobile ritardataria, dal vociare lontano delle case o dal sommesso incocciare di piatti, un vago tintinnare di brindisi. Con proverbiale effetto incantevole, d\u2019improvviso, comincia a fioccare un timido nevischio, come zucchero lieve.<\/p>\n<p>Vuota, silenziosa e sontuosa, Bologna assume un aspetto da fiaba.<\/p>\n<p>Da un vicolo stretto e acciottolato riecheggia il graduale avvicendarsi di passi concitati. Temendo il ghiacciarsi delle strade e l\u2019ipotesi di una conseguente rovinosa caduta, Carla affretta i passi del ritorno per raggiungere i marciapiedi porticati e assicurarsi, almeno, un percorso asciutto.<br \/>\nPuntuale, come lo scorso anno (e quello prima ancora), il telefono inizia a vibrare nel fondo della tasca del suo cappotto, intonando una suoneria.<\/p>\n<p>&#8211; Pronto?<\/p>\n<p>&#8211; Pronto? Carla? Ciao tesoro!<\/p>\n<p>&#8211; Ciao mamma, tutto bene? Siete gi\u00e0 a casa della zia?<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec, s\u00ec, siamo appena arrivati. Come al solito tuo padre ha fatto storie per far presto, ha messo fretta a tutti ed \u00e8 finita che siamo entrati in macchina correndo e fuggendo. A met\u00e0 strada ci siamo accorti di aver dimenticato il vino e la Stella di Natale. Cos\u00ec siamo dovuti tornare indietro. Sempre cos\u00ec con quell\u2019uomo! Per fortuna, alla fine, non abbiamo tardato troppo. Sai che vuol dire? Vuol dire che non eravamo in ritardo nemmeno all\u2019inizio! E che tuo padre dice solo chiacchiere. Bah. Sempre con il nervoso addosso.<\/p>\n<p>&#8211; Dai mamma, lo sai che \u00e8 fatto cos\u00ec, lascialo dire e stai tranquilla. Poi tra poco \u00e8 Natale, fai un fioretto e porta pazienza.<\/p>\n<p>&#8211; Aaah\u2026 e che pazienza. Va bene, dai. Hai ragione. Tu invece dove sei? Sei tornata a casa?<\/p>\n<p>&#8211; No mamma, ho lasciato da poco l\u2019ufficio e sto tornando ora. Abbiamo avuto un bel daffare con i documenti. Il prossimo anno si preannuncia impegnativo. Mi sa che lavorer\u00f2 anche a Capodanno.<\/p>\n<p>&#8211; Mi pare veramente esagerato! Ma che persone sono?<\/p>\n<p>&#8211; Che vuoi farci, mamma. Alla fine \u00e8 un bel lavoro, dai. Non mi pesa stare in ufficio. Sicuramente faremo festa in sala riunioni tutti insieme, vedrai. Uscir\u00e0 una bottiglia di spumante all&#8217;improvviso.<\/p>\n<p>&#8211; Va be\u2019, ma non mangerai niente?<\/p>\n<p>&#8211; Ma ti pare, mamma? Per come \u00e8 fatta Agnese, troveremo di sicuro una teglia di qualcosa nel frigo bar.<\/p>\n<p>&#8211; Bah, sar\u00e0. Per me non \u00e8 normale. E stasera invece? Che mangi? Chi ha preparato? Aspetta, non mi ricordo dove devi andare\u2026<\/p>\n<p>&#8211; Rimaniamo a casa, mamma. Io e Erica abbiamo preparato qualcosa ieri sera. Avr\u00e0 sicuramente iniziato a scaldare tutto. Poi considera che anche gli invitati porteranno qualcosa.<\/p>\n<p>&#8211; Ah ok. Mangia eh, che tu ti dimentichi e non mangi mai niente. Lavori soltanto! Poi mi mandi le foto?<\/p>\n<p>&#8211; Mamma, ti prego. Ho trentadue anni, lavoro e vivo da sola, secondo te posso dimenticarmi di mangiare? So badare a me stessa.<\/p>\n<p>&#8211; Lo so, lo so. Sei in gamba. Per\u00f2 mi preoccupo lo stesso. Mi dai un bacino?<\/p>\n<p>Bacio. Bacio ricambiato. Sorrisi silenziosi da entrambe le parti.<\/p>\n<p>&#8211; Sei contenta ora?<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec.<\/p>\n<p>&#8211; Dai, dimmi chi c\u2019\u00e8 stasera a casa della zia.<\/p>\n<p>&#8211; Mah, noi soliti. Zia Chiara e Paolo, Pina, zia Mara. Credo venga anche Licia con la sua amica.<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 un\u2019amica mamma. Stanno insieme da mesi. \u00c8 la sua fidanzata.<\/p>\n<p>&#8211; Eh s\u00ec, lo so. Ma si pu\u00f2 dire fidanzata anche se sono \u00a0due ragazze?<\/p>\n<p>&#8211; Ahahahahah! Certo che si pu\u00f2 dire!<\/p>\n<p>&#8211; Va be\u2019 ma io che ne so! Comunque, devono aprire un negozio insieme, lo sai? Di vestiti, mi sa. Licia deve disegnare i modelli. Speriamo bene. E se si sposano devi venire al matrimonio per\u00f2. Non puoi saltarlo come hai fatto con Andrea e Maria. Lei \u00e8 al sesto mese ora e tu non li ha visti per niente. Non mi importa niente del lavoro e del tuo capo. Se vuoi ci parlo io.<\/p>\n<p>&#8211; E che cosa dovresti dirgli?<\/p>\n<p>&#8211; Che deve starsi a casa con la famiglia pure lui, qualche volta. Eh! Che \u00e8 importante e che ti vogliamo bene. E vogliamo che tu stia con noi. Non ci vediamo da due anni\u2026<\/p>\n<p>Il dialogo si ferma, per un attimo, in un momento di commozione.<\/p>\n<p>&#8211; Mamma, lo so. Per\u00f2 ne vale la pena. Pensa a quanti ragazzi non possono lavorare o non riescono a mantenersi. I primi anni sono i pi\u00f9 duri in un\u2019azienda, te l\u2019ho detto. Non posso prendermi ferie, devo dare il massimo. Cos\u00ec, pi\u00f9 in l\u00e0, potr\u00f2 prendermi pi\u00f9 libert\u00e0 e venire <em>gi\u00f9 <\/em>qualche volta. Abbiamo gi\u00e0 fatto questo discorso.<\/p>\n<p>&#8211; Ah\u2026 che pazienza. Per me non \u00e8 giusto.<\/p>\n<p>&#8211; Forse non lo \u00e8. Ma per ora \u00e8 cos\u00ec che deve andare.<\/p>\n<p>&#8211; E va bene\u2026 Almeno ti sei realizzata, dopo tutti quegli anni di studio. Cerca di non stare sola per\u00f2.<\/p>\n<p>&#8211; Non sono mai sola, lo sai. E stasera faccio una festa insieme ad Antonio e ai miei amici nella mia bella casettina. Mica me la passo male.<\/p>\n<p>&#8211; Sar\u00e0\u2026 nessuno torna a casa, eh? Ma tu vedi un po\u2019. Il lavoro non era cos\u00ec prima. Senti, Antonio come sta? Salutamelo e digli che prima o poi ci dobbiamo conoscere.<\/p>\n<p>&#8211; Sta bene mamma. Te lo saluto stasera ma te lo presenter\u00f2 quando sar\u00e0 il momento. Non vogliamo correre.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Mad\u00f2<\/em> come siete complicati.<\/p>\n<p>&#8211; Be&#8217; mamma, io ti lascio adesso. Ci sentiamo \u00a0con calma per gli auguri. Mi raccomando, di\u2019 a pap\u00e0 di non bere tanto.<\/p>\n<p>&#8211; Glielo dico sempre ma non mi ascolta mai!<\/p>\n<p>&#8211; Tu provaci lo stesso. Un bacione, mamma. Divertitevi.<\/p>\n<p>&#8211; Un bacione anche a te, da parte di tutti.<\/p>\n<p>&#8211; Ricambia. Ciao Mamma.<\/p>\n<p>&#8211; Hei, Carla?<\/p>\n<p>&#8211; Dimmi, mamma.<\/p>\n<p>&#8211; Ti voglio bene.<\/p>\n<p>&#8211; Anche io ti voglio tanto bene.<\/p>\n<p>Sorrisi da entrambe le parti. Una stretta al cuore, in eco, da un cuore all&#8217;altro.<\/p>\n<p>&#8211; Ciao, amore.<\/p>\n<p>&#8211; Ciao.<\/p>\n<p>Carla rinfila il telefono in tasca stringendolo forte senza lasciarlo. La stretta \u00e8 un artiglio, forte quanto quello che comprime il petto, indurito e gonfio di aria per evitare di far uscire, insieme al fiato, un fiotto di lacrime calde, rimaste a stento scintillanti negli occhi.<\/p>\n<p>Affretta il passo. Ripercorre con la mente quelle che saranno le fasi della festa della sua famiglia, le stesse di sempre, da lei vissute nell&#8217;infanzia, nell&#8217;adolescenza nella primissima et\u00e0 adulta. Fino a quando ha smesso di <em>scendere <\/em>dai suoi per le feste.<\/p>\n<p>Affretta il passo. Immagina la mamma e la timidezza graziosa del suo sorridere un po\u2019 impacciato davanti agli altri, nonostante siano gli stessi amici e parenti di una vita. Immagina gli occhi del padre che la guarda e si innamora sempre della sua tenerezza innocente, della bambina dolce che \u00e8 sempre stata, nonostante la forza, nonostante i dolori.<\/p>\n<p>Sa che su suo padre sorrider\u00e0 e si sentir\u00e0 grato e che sul volto ci saranno nuove rughe e una barba pi\u00f9 bianca.<\/p>\n<p>Sa che il fratello e la sua compagna porteranno i dolci e che la sorella ne ruber\u00e0 qualcuno prima del tempo, dividendolo con la cugina, ridendo di nascosto.<\/p>\n<p>Affretta il passo. Loro, gli zii, i cugini, tutti si siederanno al tavolo ed inizieranno a giocare a carte. Come seguendo un rito sacro, racconteranno gli stessi fatti, faranno gli stessi gesti, diranno le stesse battute. Rideranno lo stesso, felici di essere nuovamente insieme e riconoscendosi tra loro.<\/p>\n<p>Ricorderanno i nonni che non ci sono pi\u00f9 ma che hanno lasciato loro la tradizione, la cura e l\u2019amore.<\/p>\n<p>E pensa a se stessa che, invece, ha infranto questo rituale.<\/p>\n<p>Ma ormai \u00e8 a casa e si prepara ad esserne accolta.<\/p>\n<p>Nell\u2019atrio del palazzo riecheggiano voci di festa. Infila la chiave nella toppa, spinge la porta.<\/p>\n<p>Non saprebbe dire precisamente quando il meccanismo si sia innescato. Il desiderio di eccellere, per\u00f2, \u00e8 stato covato per anni divenendo, alla soglia del trentatreesimo anno di vita, ormai indomabile.<\/p>\n<p>Pensa a come sia sempre cos\u00ec difficile prendere la strada del ritorno nonostante lo si agogni continuamente, sfiorando, in alcuni momenti, la disperazione.<\/p>\n<p>\u201c<em>Si \u00e8 soli nel mondo e soli si combatte<\/em>\u201d aveva detto qualcuno, forse un amico.\u00a0 Ritornare alle cure della famiglia, all&#8217;abbraccio della terra calda e del mare pacificatore dei pensieri pi\u00f9 torvi, sarebbe stata la scelta giusta. Ma \u00a0inconciliabile con quel male interiore che identifica i lottatori solitari.<\/p>\n<p>Sarebbe riduttivo ricondurre tutto al concetto all\u2019orgoglio. No. Questo male, questo angoscioso sentimento, va scandagliato nel profondo. Ha una natura complessa.<\/p>\n<p>Si tratta di equilibrio.<\/p>\n<p>Sapere di essere riusciti a bilanciare il proprio sforzo e il risultato di esso. Se non avendo una risposta uguale e contraria in positivo, almeno, il germoglio della risposta. Una piccola sottile radice che genera la speranza di un futuro albero. La consapevolezza di aver veicolato le proprie energie verso la giusta meta.<\/p>\n<p>Ma si tratta anche di appartenenza.<\/p>\n<p>Sapere di lottare per qualcosa a cui si appartiene. Scovare la propria natura in quel nugolo assurdo di intrecci emozionali, pensieri e inclinazioni di cui \u00e8 composto l\u2019essere umano e ritrovarla all\u2019esterno, avvicinandosi, in concreto, alla forma che la materia richiede. Avere la sensazione di esercitare il giusto ruolo nella vita. Ma, prima di ogni altra cosa, sapere di appartenersi.<\/p>\n<p>Per questo motivo, si tratta anche di identit\u00e0.<\/p>\n<p>Aver modo di essere chi si \u00e8, sapersi completi per darsi un nome e in esso riconoscersi.<\/p>\n<p>\u201cSono Carla\u201d, pensa mentre spinge la porta verso l\u2019interno dell\u2019appartamento. Entra.<\/p>\n<p>\u201cSono Carla\u201d dice ad alta voce, facendosi coraggio, una volta ancora.<\/p>\n<p>Polly, la gattina della coinquilina, le si avvicina festosa e si struscia contro le gambe, in saluto.<\/p>\n<p>Lievi fusa riempiono il corridoio. Carla poggia la borsa sul pavimento, appende il cappotto all&#8217;attaccapanni e va in bagno. Polly la segue felice.<\/p>\n<p>Accende la luce e girandosi verso il lavandino incontra la propria immagine allo specchio. Un\u2019altra Carla con i capelli spettinati dal vento, il viso stanco e con indosso il grembiule sporco del \u201c<em>Vegan Caf\u00e8<\/em>\u201d la guarda dritta negli occhi. Apre la bocca e sentenzia: \u201c<em>Tu non sei nessuno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Per Carla ogni vigilia di Natale, da tre anni a questa parte, comincia allo stesso modo: con un lungo pianto aggrappata al lavandino.<\/p>\n<p>I lottatori solitari si fanno coraggio da soli, cercano di splendere e nascondere le proprie ombre senza raccontarle a nessuno. Ma pi\u00f9 intenso \u00e8 il fuoco, pi\u00f9 l\u2019ombra alle spalle \u00e8 nitida, dinamica e vorace. Come potrebbe mai tornare a casa con un tale insuccesso gravante sulle spalle? Cosa dovrebbe raccontare ai propri genitori? La scelta di preservarli dal dispiacere inventando una bolla di confortevole falsit\u00e0 era stata una strada obbligata.<\/p>\n<p>\u201c<em>Il lavoro nobilita l\u2019uomo<\/em>\u201d, \u201c<em>sei brava perch\u00e9 ti impegni lo stesso<\/em>\u201d. Ed \u00e8 cos\u00ec, per carit\u00e0. Le sarebbe impossibile andare avanti pensando il contrario. Ma \u00e8 anche vero che non pu\u00f2 fare a meno di piangere la propria misera realt\u00e0 intellettuale e di affondare ogni sera nelle coperte del letto, tra cocci di sogni, ceneri di speranze, ricordi di fatiche e umiliazioni.<\/p>\n<p>Non riuscire ad essere ci\u00f2 che dentro si \u00e8, \u00e8 la pi\u00f9 tragica condanna per l\u2019anima.<\/p>\n<p><em>Sei un\u2019idiota<\/em> \u2013 inizia il dialogo con lo specchio \u2013 <em>un\u2019inutile idiota!<\/em> <em>Hai perso solo tempo!<\/em> Ma dovevo tentare, come avrei potuto vivere senza fare un tentativo? <em>S\u00ec mai hai fallito, troppe volte. Non c\u2019\u00e8 un posto per te.<\/em> Non c\u2019\u00e8 un posto per me, \u00e8 vero. Che cosa devo fare? <em>Non puoi fare nulla, ti devi arrendere e accettare il fallimento. <\/em>Non mi hanno mai scelta, non ho passato il concorso. Che fallimento. <em>Persino quella stupida che conoscevi ha trovato un lavoro migliore del tuo, quella che non sapeva la differenza tra 1 e un \u00bd<\/em>\u00a0 . A quella \u00e8 bastato sbattere le ciglia finte e darla per una raccomandazione. <em>\u00c8 vero<\/em>. \u00c8 vero. <em>Forse avresti dovuto comprare delle ciglia finte e prometterla anche tu.<\/em> Non ce la farei mai. <em>Avresti potuto tentare<\/em>. Non ce la farei mai!!! <em>Avresti dovuto tentare!<\/em> <em>Quel professore ci aveva provato, avresti dovuto tentare.<\/em> Non ce la farei mai\u2026 <em>Non ce la farai mai a spuntarla in questo mondo<\/em>. Non \u00e8 giusto, lo so che sono brava<em>. Lo so. Ma saresti dovuta nascere con un altro carattere, con altri parenti, con altre stelle. Smettila di lottare e accetta la tua miserabile condizione di mediocrit\u00e0. <\/em>Dovrei, \u00e8 vero, ma sarebbe una delusione per tutti. <em>Accettalo, sei solo orgogliosa.<\/em> Come faccio a rinunciare per sempre a quella che sono? <em>Ci\u00f2 che sei, non serve a nessuno.<\/em> <em>Accettalo.<\/em> Dio, aiutami! <em>Accettalo e vivi serena<\/em>. Non potr\u00f2 mai tornare a casa. <em>Non potrai mai.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Nella piccola casa non si sente un fiato. Carla inizia il suo personale rituale: fa un lunga doccia calda, cercando di rilassarsi e di calmare il pianto una volta per tutte, lavando via dal viso anche il sale delle lacrime; cena con un panino, d\u00e0 da mangiare a Polly, lava le posate; si infila nel letto con la gatta e inizia a leggere un libro aspettando la mezzanotte.<\/p>\n<p>Non vuole che qualcosa, in qualche modo, le ricordi, anche per un solo istante, che giorno sia. Ha bisogno di anestetizzare la realt\u00e0, di non lasciarsi andare alla mortificazione e di cullarsi in una realt\u00e0 mistificata, almeno fino all\u2019ultima prova, quella della mezzanotte.<\/p>\n<p>In prossimit\u00e0 delle 24.00, afferra il telefono e scrive un messaggio di auguri per qualche amico e rimane in attesa. Il display si illumina e appare la scritta \u201c<em>Mamma<\/em>\u201d. Cerca di trattenersi, ma nemmeno quest\u2019anno riesce a bloccare il pianto che scoppia subito in singhiozzi. Inevitabilmente, rifiuta questa seconda chiamata di sua madre e le scrive \u00ab<em>non chiamare, c\u2019\u00e8 troppa confusione<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Pochi secondi dopo arriva la risposta \u00ab<em>Va bene, ci sentiamo domani allora. Auguri da parte di tutti! Ti vogliamo bene<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><em>\u00abAnche io, mamma. Auguri anche a te e agli altri\u00bb \u2013 <\/em>ci pensa un po\u2019<em> \u2013 \u00abMagari l\u2019anno prossimo riesco a venire<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Scrive, anche quest\u2019anno, con una speranza dura a morirle in cuore, nonostante tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Valentina Demuro<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32237\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32237\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cielo gi\u00e0 nero delle sette di sera si adorna di calde luci che decorano festosamente le strade. Fili delicati e sospesi creano motivi morbidi che ridisegnano la citt\u00e0 quasi deserta, immersa in una statica bellezza. \u00c8 vivificata, solo a tratti, dal passaggio di qualche automobile ritardataria, dal vociare lontano delle case o dal sommesso [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32237\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32237\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13313,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-32237","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32237"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13313"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32237"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32237\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32641,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32237\/revisions\/32641"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32237"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32237"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32237"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}