{"id":32234,"date":"2017-06-01T17:29:59","date_gmt":"2017-06-01T16:29:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32234"},"modified":"2017-06-01T17:29:59","modified_gmt":"2017-06-01T16:29:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-viaggio-di-maria-gabriella-mariani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32234","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il viaggio&#8221; di Maria Gabriella Mariani"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong>\u201cOgni opera \u00e8 un viaggio, un viaggio da condividere con chiunque prenda posto con te su un treno immaginario. Molti di loro scenderanno prima di te, altri insieme a te; la pi\u00f9 gran parte continuer\u00e0 il suo viaggio senza di te\u2026\u201d Questo l\u2019<em>incipit<\/em> del professor Todeo, prima di illustrare la sua opera ad un pubblico insolitamente numeroso. Ma le tappe di quel particolare viaggio che si accingeva ad illustrare le conosceva solo lui: il suo linguaggio era rivolto a pochi iniziati, fini conoscitori di una lingua la cui grammatica \u00e8 l\u2019armonia, e la sintassi \u00e8 l\u2019estetica. Il professor Todeo era un compositore, con una gran voglia di comunicare, ma con la consapevolezza che al massimo poteva rappresentare ci\u00f2 che scriveva e che pensava in quella sua testa grigia, il viso illuminato da occhi sognanti, il sorriso sempre discreto. Finita la sua <em>lectio<\/em> se ne tornava a casa in treno, quello s\u00ec reale, lungo e noioso. Fuori dal finestrino una visuale monotona, quasi surreale, stringata, sotto un grigiore uniforme dilatato dalla velocit\u00e0. Alla stazione di Bologna sal\u00ec un tale, con l\u2019auricolare alle orecchie, sguardo perso nel vuoto. Manco si accorse della presenza di Todeo e ovviamente non salut\u00f2. Il professore, dal canto suo, lo squadrava invece con interesse, tanto che ad un certo punto il giovane ne intercett\u00f2 lo sguardo e lo apostrof\u00f2 inarcando le sopracciglia scure.<\/p>\n<p>\u201cOh, mi scusi!\u201d Todeo si affrett\u00f2 a rispondere ad una domanda che di fatto non gli era stata rivolta. \u201cE\u2019 che ero solo qui dentro e ora mi sono perso, cos\u00ec, su qualcosa di umano.\u201d<\/p>\n<p>Il giovane sorrise divertito: \u201cCos\u2019\u00e8, un poeta?\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuasi. Scrivo musica.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMusica!\u201d Accompagn\u00f2 l\u2019esclamazione con un\u2019inflessione del collo verso l\u2019alto a cui corrispose un moto contrario delle palpebre.<\/p>\n<p>\u201cE lei?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo faccio l\u2019infermiere.\u201d<\/p>\n<p>\u201cOh, ma che meraviglia!\u201d<\/p>\n<p>\u201cDavvero?\u201d Si volt\u00f2 verso il suo interlocutore, fintamente compiaciuto.<\/p>\n<p>\u201cMa certo. Ho sempre sognato di fare qualcosa di utile nella vita, sa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cE perch\u00e9 non l\u2019ha fatto?\u201d<\/p>\n<p>\u201cEh!&#8230; Perch\u00e9 alla fine ho pensato che l\u2019unica cosa che potessi fare fosse quello che so fare. Ma me ne dispiace.\u201d<\/p>\n<p>\u201cStrano modo di ragionare il suo, comunque. E poi per quel che mi riguarda io ho scelto di fare questo mestiere perch\u00e9 c\u2019erano possibilit\u00e0 di lavoro. E cos\u00ec ho fatto la triennale e ora mi ritrovo sbattuto in questa landa, lontano da casa.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE non ha possibilit\u00e0 di tornare?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMah\u2026 Per ora sto qua e mi devo considerare perfino fortunato.\u201d<\/p>\n<p>La conversazione sembrava finita l\u00ec. Il professore riprese il suo muto colloquio col finestrino.<\/p>\n<p>\u201cChe genere di musica?\u201d A sorpresa, dopo un tempo che sembrava infinito.<\/p>\n<p>Todeo stacc\u00f2 immediatamente i suoi occhi estatici dal vetro: \u201cMusica classica. Ho scritto da poco una composizione per archi e l\u2019ho presentata ieri sera. Sembra qualcosa di astratto, ma in effetti non lo \u00e8\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo non conosco il genere. E sono anche stonato.\u201d Tagli\u00f2 corto il giovane.<\/p>\n<p>\u201cMa non ci siamo nemmeno presentati. Io mi chiamo Ernesto Todeo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo sono Aldo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDunque lei sta tornando a casa dal lavoro?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec. Sono un pendolare. Quaranta minuti, tra andata e ritorno. Con l\u2019abbonamento spendo 20 euro al mese. Poi c\u2019\u00e8 la mensa, o i buoni da spendere per la spesa, ma non ho famiglia e quindi preferisco la mensa.\u201d<\/p>\n<p>\u201cVive con qualcuno?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHo avuto una, ma \u00e8 finita: mancanza di prospettive, secondo lei.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, intendevo in casa.\u201d<\/p>\n<p>Aldo lo guard\u00f2 con aria di sufficienza. \u201cVeramente il fitto me lo posso permettere.\u201d<\/p>\n<p>\u201cProspettive?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCio\u00e8?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHa qualche progetto per il futuro?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSenta alla mia et\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 tanto che ho un presente. Quelli della sua generazione ce l\u2019hanno levato; figuriamoci poi il futuro!\u201d Nemmeno gli rivolgeva pi\u00f9 lo sguardo.<\/p>\n<p>\u201cBeh, forse sta esagerando, o comunque generalizzando.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDavvero? Noi non abbiamo una vita, anche quando lavoriamo ci serve solo per sopravvivere; non abbiamo pensione, non abbiamo carriera. Io volevo stare a casa mia, al mio paese e me ne sono dovuto andare. Ora guadagno, faccio i miei turni, sto in mezzo a gente che sta male, che muore, che si lamenta. E\u2019 un inferno. Quando ero a casa mia vedevo la natura e mi sembrava che quel posto fosse il mio futuro. Lei \u00e8 fortunato a vivere nel suo mondo: nessuno glielo inquina.\u201d<\/p>\n<p>Il professor Todeo distolse il suo sguardo dal suo interlocutore, ma nemmeno lo rivolse verso il finestrino. Gli occhi si perdevano in quello spazio angusto davanti a s\u00e9, sospesi nel vuoto, o in una dimensione tutta sua. Pass\u00f2 un tempo infinito. Aldo aveva rinfilato gli auricolari, Todeo sempre con il solito sorriso discreto e lo sguardo fermo davanti a s\u00e9.<\/p>\n<p>\u201cTra un po\u2019 devo scendere.\u201d<\/p>\n<p>\u201cBene. Buon ritorno a casa, allora!\u201d<\/p>\n<p>\u201cWow!\u201d<\/p>\n<p>A Modena salirono in molti. Un gruppetto si diresse nella carrozza del professor Todeo: due ragazze si disposero verso il sedile attiguo al suo; smanettavano freneticamente sui loro telefonini. Dopo pi\u00f9 di mezz\u2019ora Todeo si rese conto che si conoscevano, forse erano anche amiche.<\/p>\n<p>\u201cMi d\u00e0 una mano col bagaglio?\u201d<\/p>\n<p>\u201cOh, ma certo!\u201d Todeo si alz\u00f2 immediatamente e sistem\u00f2 il bagaglio della signora. Lei gli si sedette di fronte, sorriso schietto, la faccia aperta, un raggio di sole in quell\u2019inverno freddo.<\/p>\n<p>\u201cLo sa che una volta, tanti anni fa, mi rubarono la valigia di notte?\u201d Esord\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cDavvero? In treno?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec. E la mattina mentre\u2026 insomma, quando andai in bagno vidi i miei maglioni nel cestello sotto il lavandino.\u201d Rise divertita. \u201cAll\u2019inizio pensai che ero ancora in dormiveglia. Poi capii che quella l\u00ec era roba mia. Insomma: mi avevano preso tutto e avevano lasciato quello che non serviva nel bagno. All\u2019epoca usavano le bombolette. Oggi ci sono altri problemi. Le stazioni sono pericolose, gente a terra, una puzza, un vero letamaio! E poi, da quel che si sente\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cViaggia spesso, signora?\u201d<\/p>\n<p>\u201cOh, ma non ci siamo presentati: io mi chiamo Elvira.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMolto piacere, io sono Ernesto.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE\u2026 insomma: ho una figlia a Modena. Sposata, con bambini.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 una bella esperienza!\u201d<\/p>\n<p>\u201cCaro signore, si sposano, se ne vanno, ma sempre hanno bisogno di noi. E noi in pi\u00f9 ci dobbiamo spostare, dobbiamo lasciare tutto e correre. Ora da questo, ora da quello! Ma come si fa, diversamente?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIntendevo quella di essere nonna.\u201d<\/p>\n<p>\u201cAh! Due diavoletti. Il secondo proprio non ci voleva.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCapisco.\u201d<\/p>\n<p>Elvira rimase interdetta, con la sua espressione solare che non le tramontava mai dal viso. \u201cE lei?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo non sono sposato.\u201d Anche Todeo, fedele al suo sorriso discreto. \u201cE dunque non sono nonno.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE s\u00ec. Viaggia spesso?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, per lavoro.\u201d<\/p>\n<p>\u201cBeato lei! Che lavoro fa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSono musicista.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE s\u00ec che vive nella musica. Sa, quando ero ragazza avevo una bella voce, timbro metallico mi dissero, e cantai al precetto pasquale la serenata di\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cSchubert?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec! Sapesse com\u2019ero emozionata. Ma la maestra mi guard\u00f2 negli occhi e mi sembr\u00f2 che mi dirigesse. Fu proprio bello. Tanto tempo fa!\u201d<\/p>\n<p>\u201cE poi?\u201d<\/p>\n<p>Lo sguardo sognante di Elvira ebbe una brusca inversione di marcia. \u201cPoi cosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, intendo, cosa fece?\u201d<\/p>\n<p>\u201cAh. Beh, poi mi sono sposata.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon canta pi\u00f9?\u201d<\/p>\n<p>\u201cEccome! Quando tento di addormentare quei marmocchi. Ma quelli me la fanno, sa? Si sono imparati tutte le parole delle mie canzoni e cos\u00ec loro avanti ed io indietro.\u201d Si ricompose nella sua espressione enfatica.<\/p>\n<p>Rimasero in silenzio per un po\u2019, le due ragazze di fianco si erano addormentate da un pezzo, mentre i loro cellulari continuavano ad emettere suoni indistinti, di tanto in tanto.<\/p>\n<p>\u201cSempre con quegli arnesi infernali in mano.\u201d Esord\u00ec Elvira, seguendo con lo sguardo quello di Todeo. \u201cMa \u00e8 vero che fanno male?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec dicono, signora. Ma la nostra generazione \u00e8 al sicuro. E poi noi ne facciamo un uso, come dire, moderato.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, lo chiedevo perch\u00e9 il pi\u00f9 grande me ne ha chiesto uno per Natale e non so se \u00e8 il caso\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cSua figlia cosa ne pensa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cI genitori di oggi, mio caro, sono diversi da quelli di una volta. Non vogliono problemi. Ballano al ritmo dei figli e loro a quello dei genitori. E tutti quanti si salvano come possono. Dicono che cos\u00ec bisogna fare, che c\u2019\u00e8 il rischio del bullismo, dei suicidi, ora c\u2019\u00e8 quest\u2019altra moda dei russi\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuale moda?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon ne sa niente?\u201d Si raddrizz\u00f2 impettita sul suo sedile accomodandosi la maglia: \u201cPare che attraverso i cellulari ci sono persone che condizionano i ragazzi. Pensi che alcuni sono arrivati a tagliuzzarsi le braccia, e forse alcuni si sono anche suicidati. Come una specie di comando a distanza!!!\u201d<\/p>\n<p>\u201cIncredibile!\u201d<\/p>\n<p>\u201cEppure \u00e8 cos\u00ec. Lei \u00e8 fortunato a non avere di questi problemi. E chi pu\u00f2 dare un consiglio in questi casi? Oggi \u00e8 difficile fare i genitori, mi creda.\u201d<\/p>\n<p>\u201cOh, ne convengo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cAi nostri tempi i nostri genitori credevano in certi valori: nel merito, nel sacrificio, nella coscienza. Di tutto questo non posso nemmeno parlarne con i miei figli, che mi dicono <em>taci, vecchia ruga\u2026<\/em>\u201d<\/p>\n<p>\u201cMagari non della coscienza, ma almeno della consapevolezza\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa, scusi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo: parlavo tra me.\u201d<\/p>\n<p>Elvira dopo poco prese dalla borsa un cartoccio. Prima di addentare il suo panino furtivamente se lo scost\u00f2 leggermente dalla bocca. Ernesto le sorrise ed alz\u00f2 lievemente la mano in segno di diniego. Dopo aver finito si sistem\u00f2 alla meglio e si addorment\u00f2 con quel suo sguardo radioso anche sotto le palpebre. Quasi tutti in quello scompartimento si erano taciuti. Il tipo accanto ad una delle ragazze, tutto preso dal suo tablet, continuava ad intrattenere una conversazione intermittente, ininterrotta. Ovviamente Todeo non mostrava di voltarsi dalla sua parte per non essere indiscreto, ma riusciva a vederne l\u2019immagine riflessa attraverso il finestrino. <em>Sar\u00e0 un uomo d\u2019affari<\/em>, pens\u00f2 tra s\u00e9, senza riuscire a capire un\u2019acca di quel fiume di parole, come un canto sommesso, senza accompagnamento.<\/p>\n<p>Ad un tratto il treno ebbe un sobbalzo. Ernesto si accorse che il suo uomo d\u2019affari non c\u2019era pi\u00f9; forse aveva cambiato scompartimento. Elvira continuava a dormire, stanca, beata, e le ragazze si raggomitolarono imbronciate. Gli sembr\u00f2 di conoscerli tutti, di essere parte delle loro vite e quasi custode del loro sonno. Aveva freddo, ma non si mosse per prendere il cappotto, per paura di svegliare Elvira. Quella quiete notturna lo ristorava; di fuori un\u2019oscurit\u00e0 accattivante. Gli sembrava che quella carrozza si dirigesse lungo una dimensione a lui solo nota. Quel poco che sapeva, o che percepiva delle loro vite, gli bastava, magari per trarne qualche spunto in una delle sue astratte composizioni.<\/p>\n<p>La mattina seguente, il treno arriv\u00f2 a Lecce. Ognuno di quei passeggeri aveva un suo da fare. Ad Ernesto sembr\u00f2 di non riconoscerli pi\u00f9. Si accomiat\u00f2 con Elvira, uno sguardo alle ragazze che voleva sembrare un saluto, ma che loro non colsero e quasi se ne sentirono importunate.<\/p>\n<p>Mentre si dirigeva verso gli autobus vide il <em>letamaio<\/em> come lo definiva Elvira, con la sua gente a terra, in piedi, a crocchi; lingue straniere, per lui astratte, eppure tra loro cos\u00ec ben comprensibili.<\/p>\n<p>\u201cDammi qualcosa.\u201d<\/p>\n<p>Ernesto non aveva spiccioli; si frug\u00f2 nelle tasche; niente. La ragazza indic\u00f2 con lo sguardo la ventiquattrore che aveva in mano.<\/p>\n<p>\u201cNon c\u2019\u00e8 niente, mia cara.\u201d Sembrava non credergli. \u201cC\u2019\u00e8 solo la mia musica. Mi dispiace!\u201d<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32234\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32234\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u201cOgni opera \u00e8 un viaggio, un viaggio da condividere con chiunque prenda posto con te su un treno immaginario. 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