{"id":32122,"date":"2017-06-02T17:02:51","date_gmt":"2017-06-02T16:02:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32122"},"modified":"2017-06-02T17:02:51","modified_gmt":"2017-06-02T16:02:51","slug":"premio-racconti-per-corti-2017-ferdinando-di-michele-pipia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32122","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2017 &#8220;Ferdinando&#8221; di Michele Pipia"},"content":{"rendered":"<p>Ferdinando sal\u00ec le scale della locanda e chiese che gli venisse assegnata la camera pi\u00f9 economica che c\u2019era, si scus\u00f2 con l\u2019inserviente, ma non aveva messo in conto la fermata imprevista dovuta al maltempo e non aveva con s\u00e9 molto denaro, era quindi necessario per lui risparmiare il pi\u00f9 possibile per essere sicuro di poter pagare il conto.<\/p>\n<p>Gli venne assegnata la prima camera all\u2019inizio del corridoio, era piccola ed aveva un letto ad una piazza con una finestra che si affacciava sulla stalla da cui talvolta provenivano odori poco gradevoli. Ferdinando ringrazi\u00f2 dicendo che il viaggio gli aveva procurato nausea e quindi non sarebbe sceso a cenare, si augur\u00f2 di svegliarsi meglio ed in tal caso avrebbe fatto colazione. L\u2019inserviente augur\u00f2 la buona notte chiudendo dietro di s\u00e9 la porta della camera.<\/p>\n<p>Appena rimasto solo l\u2019uomo si tolse la giacca, poi le scarpe e per finire i pantaloni. Sciolse i nodi dello spago che teneva chiusa la valigia a causa dell\u2019inaffidabilit\u00e0 dei fermagli e prese una spazzola con la quale cerc\u00f2 di togliere dagli abiti la polvere del viaggio. Prese con una mano la giacca e con l\u2019altra cominci\u00f2 a spazzolare l\u2019esterno, quando tocc\u00f2 spazzolare l\u2019interno not\u00f2 l\u2019etichetta interna che riportava il nome del miglior sarto di Caltanissetta che diversi anni prima gli aveva confezionato anche tanti altri vestiti.<\/p>\n<p>Ferdinando era figlio di Don Francesco La Lumia, uno dei pi\u00f9 ricchi proprietari terrieri della citt\u00e0 che possedeva anche la solfatara di S. Caterina e uno splendido palazzo nobiliare portati in eredit\u00e0 dalla moglie Antonietta, figlia unica del compianto Barone di Mussomeli.<\/p>\n<p>Quando Ferdinando era giovane la sua vita era facile e spensierata, le sue amicizie erano tutte altolocate e conduceva la sua esistenza tra feste e passeggiate a cavallo, per non contare le bisbocce nei migliori ristoranti della citt\u00e0 insieme ai suoi compagni di bagordi.<\/p>\n<p>Un giorno imprecisato si svegli\u00f2 di soprassalto verso le nove del mattino nonostante egli avesse fatto molto tardi la sera prima; quando cominci\u00f2 a realizzare cosa stesse accadendo sent\u00ec sua madre che urlava in una stanza non lontana, si alz\u00f2 e and\u00f2 ad origliare. La madre era stata educata in maniera molto rigida e, a sua memoria, non era mai andata in escandescenza:<\/p>\n<p>\u00abFrancesco come hai potuto fare, come? L\u2019anno scorso hai perso tanti soldi al gioco da dover vendere i feudi di Donna Giacoma e di Cangialoso; pazienza, erano feudi piccoli e poco redditizi ma ora mi vieni a dire che ti sei giocato anche i feudi di Poira e di Balatazza che sono grandi e coltivati a vigna, tanto redditizi che gli introiti basterebbero a sfamare centinaia di famiglie di povera gente. Come faremo ora, come?.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAntonietta hai ragione, sono un depravato, mi ha preso il demone del gioco e pi\u00f9 perdevo pi\u00f9 alzavo la posta per cercare di rifarmi. Perdonami, sono un imbecille.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE la miniera di zolfo? Ti sei giocato anche quella? Dimmi la verit\u00e0 tanto faccio presto a conoscerla.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo, quella no, per\u00f2 dovr\u00f2 ipotecarla per far fronte ad altri debiti; ho fatto i conti, con la rendita della solfatara sono in grado di restituire le rate dell\u2019ipoteca e di farci condurre una vita dignitosa anche se dovremo fare dei risparmi sul tenore di vita.\u00bb<\/p>\n<p>A queste parole Antonietta fu presa da un moto d\u2019ira talmente grande da prendere un prezioso vaso di maiolica e scagliarlo per terra mandandolo in frantumi, usc\u00ec dalla camera maledicendo il giorno in cui il padre aveva concesso la sua mano a quel debosciato.<\/p>\n<p>Ferdinando ascolt\u00f2 in silenzio sempre pi\u00f9 preoccupato, aveva capito che la sua vita sarebbe cambiata forse per sempre, realizz\u00f2 che il padre aveva contratto debiti di gioco talmente grandi da prevedere un futuro difficile abituati com\u2019erano ai lussi pi\u00f9 sfrenati.<\/p>\n<p>Ritorn\u00f2 in camera sua a pensare alla festa che voleva organizzare poche settimane dopo e che sicuramente non avrebbe pi\u00f9 potuto tenere, ai suoi abiti di ottimo taglio che non avrebbe pi\u00f9 potuto far confezionare ed al suo splendido purosangue che ormai non era pi\u00f9 neanche suo visto che faceva parte integrale del feudo di Balatazza.<\/p>\n<p>Ma la cosa che pi\u00f9 gli pesava era che molto probabilmente, una volta sparsasi la voce in citt\u00e0, egli non avrebbe pi\u00f9 fatto parte del mondo dorato cui era appartenuto fino alle nove di quella mattina; le ragazze di buona famiglia non avrebbero pi\u00f9 accettato il suo corteggiamento e lui non avrebbe pi\u00f9 potuto mantenere i ritmi ed il tenore di vita dispendioso dei suoi vecchi amici che da quel giorno si sarebbero disinteressati a lui.<\/p>\n<p>Cos\u00ec accadde. Ferdinando si ritrov\u00f2 solo anche perch\u00e9 prima di quella mattina si era sempre comportato in maniera altezzosa e sprezzante con chi non apparteneva al suo alto livello sociale e non riusc\u00ec pi\u00f9 ad avere amici di nessun tipo; la vita per lui cominci\u00f2 a scorrere noiosa e decise di aiutare il padre nella gestione della solfatara che effettivamente rendeva quanto bastava per pagare la quota mensile dell\u2019ipoteca e, contemporaneamente, mantenere lo splendido palazzo barocco in cui abitavano.<\/p>\n<p>Don Francesco La Lumia non era solo un depravato quasi rovinato dal vizio del gioco d\u2019azzardo ma era anche sfortunato, pochi anni dopo il prezzo dello zolfo cominci\u00f2 a scendere sempre pi\u00f9 velocemente fino a perdere la met\u00e0 del suo valore iniziale, la rivoluzione industriale di quei primi anni del \u2018900 cominciava a mietere le sue vittime anche in Sicilia.<\/p>\n<p>I nuovi macchinari per l\u2019estrazione e la raffinazione del minerale erano ormai diffusi, essi garantivano una produzione pi\u00f9 alta e pi\u00f9 economica \u00a0causando un grande abbassamento del prezzo. La solfatara di Don Francesco era diventata scarsamente redditizia ma lui non aveva i capitali per acquistare le apparecchiature per ammodernare la miniera, cerc\u00f2 di reperirli proponendo un\u2019ipoteca sul palazzo ma ormai nessuna banca era disposta ad accordargli fiducia. Cominci\u00f2 a non pagare la vecchia ipoteca sperando in un miracolo ma il miracolo non avvenne e quando arriv\u00f2 il decreto ingiuntivo del Banco di Sicilia and\u00f2 nel suo studio e si spar\u00f2 un colpo di pistola. Don Francesco era anche un pusillanime assolutamente incapace di affrontare la dura realt\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>Antonietta cerc\u00f2 aiuto nei due fratelli minori del defunto marito ma essi erano ancora corrosi dal livore per essere stati quasi esclusi dall\u2019eredit\u00e0 paterna che favor\u00ec il figlio maggiore, come spesso si usava per non frammentare l\u2019eredit\u00e0. Ferdinando e la madre non si presentarono neanche di fronte al Tribunale dove si sarebbe dovuta tenere la causa intentata dalla Banca che dopo pochi mesi venne in possesso della miniera rivenduta lucrosamente dopo non molto tempo.<\/p>\n<p>Ormai non avevano alternative, non riuscivano pi\u00f9 a vivere a Caltanissetta dato che l\u2019ambiente che avevano frequentato fino ad allora non li accettava pi\u00f9 e le persone di ceto inferiore li respingevano a causa della boria che avevano mostrato quando erano ricchi.<\/p>\n<p>Antonietta decise di giocare l\u2019ultima carta a sua disposizione, scrisse a Giacomo, fratello minore del marito, che viveva a Palermo del suo lavoro di medico e che era rimasto affezionato; gli sottopose la loro situazione e manifest\u00f2 la sua intenzione di vendere il palazzo con quasi tutto l\u2019arredo per andare a vivere in quella grande citt\u00e0 nella speranza di rifarsi una vita. Lo preg\u00f2 quindi di cercargli un appartamento di media grandezza in modo da porre in atto il prima possibile questo suo desiderio.<\/p>\n<p>Giacomo rest\u00f2 impressionato dal dolore che emanava la lettera della cognata, proprio lei che era sempre stata arrogante ora manifestava sentimenti di umilt\u00e0. Diede seguito alla sua richiesta e dopo alcuni mesi Ferdinando e sua madre si trasferirono a Palermo con alcuni mobili e qualche suppellettile, giusto quanto bastava per arredare il nuovo appartamento, conservando il resto del denaro ottenuto dalla vendita del palazzo, il che avrebbe garantito loro una rendita dignitosa per molti anni e venire.<\/p>\n<p>Giacomo fece ancora di pi\u00f9, trov\u00f2 un impiego in banca al nipote e questo fece tirare un respiro di sollievo a sua madre; Ferdinando si applic\u00f2 con seriet\u00e0 al suo lavoro e cominci\u00f2 a fare amicizie tra i suoi colleghi e, col tempo, il giro di amicizie si allarg\u00f2. Non andava al ristorante ma si accontentava delle trattorie e quando veniva la bella stagione lui e i suoi amici si riunivano al bar vicino al Monte di Piet\u00e0 per passare la serata in allegria..<\/p>\n<p>Tutto questo dur\u00f2 finch\u00e9 un sabato sera alla fine di una festicciola a casa di un nuovo amico rimasero in pochi ed il padrone di casa propose di giocare a poker; Ferdinando era riluttante ad accettare ma non se la sent\u00ec di rifiutare ed accondiscese. Quella sera vinse ben trecento lire quasi dispiacendosi di averle tolte a degli amici, per cui in altre occasioni diede a loro la possibilit\u00e0 di rifarsi. Vinceva spesso e cominci\u00f2 a pensare di essere bravo e fortunato, prese a frequentare i circoli della citt\u00e0 dove sapeva che si giocava a carte, inizialmente solo per guardare finch\u00e9 non cominci\u00f2 a sedersi con degli sconosciuti ed il demone del gioco si impadron\u00ec di lui.<\/p>\n<p>Ma in quei circoli inizi\u00f2 a perdere e settimana dopo settimana i suoi debiti aumentavano, firmava dei \u201cpagher\u00f2\u201d sui quali gli altri giocatori facevano molto affidamento visto che Ferdinando aveva un lavoro in banca, ma col tempo i debiti si accumularono e, per non far sapere niente alla madre, prese ad effettuare dei prelievi in banca alterando la contabilit\u00e0, cosa che gli veniva facile dato che era lui a gestirla.<\/p>\n<p>Un giorno arriv\u00f2 un\u2019ispezione della Direzione Generale dove si erano accorti che c\u2019era qualcosa che non andava nei conti di quella filiale, tutti i documenti furono esaminati, controllati e raffrontati finch\u00e9 non scoprirono quale era il problema: Ferdinando si era appropriato di pi\u00f9 di ottantamila lire. Fu messo alle strette, il suo licenziamento era scontato ma gli venne anche detto che se non avesse coperto l\u2019ammanco l\u2019avrebbero denunciato alla magistratura; Ferdinando si sent\u00ec morire al pensiero di ci\u00f2 che gli avrebbe detto sua madre una volta messa necessariamente a conoscenza della situazione. L\u2019unico modo che aveva per restituire il denaro era quello di prenderlo da ci\u00f2 che era rimasto dalla vendita del palazzo di famiglia di Caltanissetta; and\u00f2 a raccontare tutto alla sua madre la quale inizialmente ascolt\u00f2 in silenzio con gli occhi sbarrati e poi svenne; nonostante Maria, la cameriera, le facesse odorare la bottiglia di aceto ella rinvenne dopo pi\u00f9 di mezz\u2019ora.<\/p>\n<p>Antonietta si riprese e cominci\u00f2 a guardare il soffitto anonimo della stanza in cui si trovava pensando agli affreschi del palazzo di famiglia perso per sempre anni prima, pens\u00f2 alle grandi feste a cui partecipava e le raffront\u00f2 con la vita quasi da reclusa che faceva da quando si erano trasferiti a Palermo; una sola gioia essa aveva, che suo figlio conducesse una vita serena e dignitosa lontano dai tavoli da gioco. Lo svanire di questo unico desiderio l\u2019aveva distrutta nell\u2019arco di pochi minuti, lo sguardo rimase vitreo e l\u2019espressione del suo volto denotava un dolore immenso, dolore che pochi mesi dopo la port\u00f2 a morire di crepacuore.<\/p>\n<p>Il debito con la banca fu pagato e Ferdinando venne licenziato in tronco, Palermo era una grande citt\u00e0 ma la notizia gir\u00f2 velocemente e non riusc\u00ec a trovare lavoro, i suoi amici gli volsero le spalle perch\u00e9 non volevano frequentare un uomo che agli occhi di tutti era considerato un ladro. Lo zio dovette intervenire nuovamente e gli trov\u00f2 lavoro come commesso in un negozio di mobili di propriet\u00e0 di un suo paziente che aveva curato anni prima salvandogli la vita, lo preg\u00f2 per\u00f2 di non fargli mai maneggiare la cassa.<\/p>\n<p>Ferdinando rest\u00f2 solo nell\u2019appartamento e decise di venderlo per comprarne uno ben pi\u00f9 piccolo. Le sue intenzioni iniziali erano buone ed inizialmente pens\u00f2 di conservare il denaro rimastogli dalla permuta per permettersi un\u2019esistenza un po\u2019 pi\u00f9 decente per diversi anni, mantenendo la speranza di rifarsi una nuova verginit\u00e0 morale. Ma dopo pochi mesi il sangue infetto che gli aveva trasmesso il padre ebbe la meglio sulla parte migliore di s\u00e9 e riprese a giocare dilapidando tutto in poche settimane. Ormai della vita ricca e sfarzosa di una volta gli restavano solamente i ricordi e gli abiti di ottimo taglio ormai consunti.<\/p>\n<p>Quella notte nella locanda Ferdinando non chiuse quasi occhio e spesso le lacrime gli rigarono il volto nel ricordare ci\u00f2 che avevano fatto lui e il padre. Al primo chiarore dell\u2019alba si alz\u00f2 e si vest\u00ec dopo essersi sciacquato il viso. Richiuse la valigia di cartone stando attento ad avvolgerla bene con lo spago, in essa c\u2019era tutto ci\u00f2 che gli restava oltre ai brutti ricordi. Prese il poco denaro che aveva in tasca e lo cont\u00f2 domandandosi se sarebbe stato sufficiente a pagare anche la colazione.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32122\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32122\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ferdinando sal\u00ec le scale della locanda e chiese che gli venisse assegnata la camera pi\u00f9 economica che c\u2019era, si scus\u00f2 con l\u2019inserviente, ma non aveva messo in conto la fermata imprevista dovuta al maltempo e non aveva con s\u00e9 molto denaro, era quindi necessario per lui risparmiare il pi\u00f9 possibile per essere sicuro di poter [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32122\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32122\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13274,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[399],"tags":[],"class_list":["post-32122","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-per-corti-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32122"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13274"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32122"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32122\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32957,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32122\/revisions\/32957"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}