{"id":32080,"date":"2017-05-29T22:46:34","date_gmt":"2017-05-29T21:46:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32080"},"modified":"2017-05-29T22:46:34","modified_gmt":"2017-05-29T21:46:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-classe-di-paola-dalla-valle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32080","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La classe&#8221; di Paola Dalla Valle"},"content":{"rendered":"<p>Era una classe strana quella che si sarebbe diplomata quell&#8217;anno, come strano era l\u2019anno scolastico: 1999\/2000!<br \/>\nSi era arrivati alla data fatidica, quella che avrebbe definitivamente sollevato dalle responsabilit\u00e0 i sette tromboni che le creature angeliche avrebbero dovuto mirabilmente suonare soltanto 999 anni prima, intonando il <em>Mille non pi\u00f9 mille<\/em>.<br \/>\nLe peggiori previsioni apocalittiche erano state ormai di gran lunga superate dalla generale preoccupazione per il <em>Millennium bug<\/em>,\u00a0baco di una specie ancora sconosciuta che avrebbe mandato in palla i computer di un mondo gi\u00e0 quasi dipendente da quella macchina troneggiante sopra tutte le scrivanie di chi se ne poteva permettere una.<br \/>\nEra l\u2019anno dei cambiamenti, quello in cui lei si sarebbe sposata di nuovo e in cui avrebbe smesso di fumare, per dare finalmente una svolta alla sua vita scombinata di quei suoi ultimi vent&#8217;anni.<br \/>\nInsegnava ormai da un bel po\u2019 e la sua gavetta l\u2019aveva fatta in una scuola privata, addirittura due per un certo periodo: quello che le davano le bastava a malapena per pagarsi il monolocale dove abitava. Allora, pi\u00f9 che un\u2019insegnante, si sentiva spesso una parcheggiatrice alla quale erano state affidate le scintillanti auto di lusso di riccastri che neppure la vedevano, dato\u00a0che l\u00ec i colloqui con i genitori non rientravano nella filosofia del <em>pago quindi esigo<\/em>.<br \/>\nNon \u00e8 che tutti i ragazzi fossero dei decerebrati; con qualcuno era anche possibile imbastire un discorso serio, ma la maggior parte di loro non aveva particolare confidenza con la connessione di causa\/effetto di alcune parole: <em>lavoro impegno<\/em> e <em>guadagno<\/em>. Se si fosse chiesto loro di comporre una frase, avrebbero forse scritto <em>Se lavoro, che cosa ci guadagno pi\u00f9 di quello che gi\u00e0 mi danno senza impegno?<\/em>, quindi sceglievano la contemplazione mistica dei banchi e il riscaldamento della sedia fino a quando non sarebbero andati tutti in trasferta a sostenere gli esami in qualche localit\u00e0 di villeggiatura dove si respirasse un\u2019aria di benevola comprensione e da dove sarebbero tornati con la loro bella indulgenza firmata a norma di legge. Qualcuno era anche una bella persona capitata l\u00ec per disperazione, ma i pi\u00f9 \u2026 braccia rubate alla nobile antica attivit\u00e0 primaria.<\/p>\n<p>Quella era stata comunque per lei una scuola di vita oltre che di lavoro: trovarsi il primo giorno, non ancora laureata, a dover dimostrare a un gruppo di ragazzi pi\u00f9 grandi di lei che non aveva affatto paura di loro e che si sarebbe fatta valere come insegnante, era stata un\u2019emozione indescrivibile, di quelle che ti fanno venir voglia di correre a sederti sopra la tazza del water, anche non di casa tua, percepita come il luogo pi\u00f9 rassicurante del mondo.<br \/>\nOra, per\u00f2, dopo anni di studio e lavoro, Claudia aveva finalmente vinto il concorso e si era guadagnata un bel posto alle Statali, e proprio nell&#8217;Istituto dove avrebbe sempre voluto insegnare perch\u00e9 serio e di alto livello.<br \/>\nOrmai erano gi\u00e0 otto anni che aveva avuto il trasferimento l\u00ec ed era anche riuscita ad avere le classi dove avrebbe potuto spiegare la sua amata Letteratura.<br \/>\nAveva dovuto fare i conti con il fatto che quella era una scuola scientifica e che la dannunziana <em>Pioggia nel pineto<\/em> produceva frequenti e immediate analogie con le piogge acide che cadevano dal cielo non proprio terso; spesso, poi, la <em>sinestesia<\/em> diventava un\u2019<em>anestesia<\/em> e il <em>climax<\/em> una questione di cicloni e anticicloni, ma lei era abbastanza elastica e allenata dagli anni precedenti per riuscire a inventare sempre dei modo nuovi di fare lezione e, stranamente, pianificando strategie adatte a tutte le possibili battaglie, otteneva spesso il risultato di far piacere le sue materie agli studenti.<br \/>\nI ragazzi erano attenti diligenti rispettosi interessati; a Claudia non sembrava neanche vero essere capitata l\u00ec dopo anni di trincea e si sentiva finalmente appagata. Lei, per\u00f2, preferiva le classi un po\u2019 agitate, quelle in cui si respiravano inquietudine curiosit\u00e0, anche scontento talvolta, perch\u00e9 erano quelle pi\u00f9 creative. Insomma, per lei sentire esclamare: \u201cProf, che figo per\u00f2 Dante!\u201d non era motivo di scandalo, ma orgoglio di una bellissima vittoria.<br \/>\nQuell\u2019anno, per\u00f2, la classe che avrebbe portato alla Maturit\u00e0 era proprio strana.<br \/>\nCome sempre, c\u2019erano i secchioni e gli sgobboni che avevano come unico obiettivo il massimo dei voti; c\u2019erano quelli che facevano tanta fatica e studiavano tanto per ottenere il minimo non capendo che quello era per loro il massimo; c\u2019erano poi i soliti naturalmente dotati che, magari per i troppi interessi extrascolastici, facevano l\u2019appena sufficiente per salvarsi tutti gli anni e, infine, quelli che proprio non capivano perch\u00e9 dovessero perdere tanto tempo a scuola ma alla scuola erano talmente affezionati che sceglievano di ripetere pi\u00f9 volte lo stesso anno, per consolidare le proprie conoscenze, dicevano per scherzarci su.<br \/>\nQuello che avevano in comune quei ragazzi era la simpatia, una simpatia cos\u00ec contagiosa che Claudia, ogni volta che entrava nella loro aula, doveva indossare la sua espressione pi\u00f9 professionale per non mettersi a ridere a priori.<br \/>\nMolti dei suoi colleghi di corso si lamentavano del gruppo dei maschi: sono rumorosi, hanno quei capelli cos\u00ec lunghi e spettinati, i pantaloni che puliscono il pavimento \u2026 e fanno cose assurde in classe \u2026<br \/>\nLe cose assurde &#8211; Claudia lo avrebbe scoperto qualche tempo dopo la fine dell\u2019anno scolastico &#8211; riguardavano \u00a0uno strano gioco dell\u2019oca di loro invenzione che gli studenti praticavano durante alcune lezioni di colleghi che avevano un carisma pari a quello di un ansiolitico.<br \/>\nChiedevano di uscire e poi dicevano no grazie, non mi serve pi\u00f9; si alzavano a buttare i rifiuti nel cestino camminando a passettini perch\u00e9 avevano i lacci della scarpa destra legati con quelli della sinistra; alzavano la mano per intervenire e, avuto dall\u2019insegnante il permesso di parlare, facevano un gesto di saluto o bofonchiavano parole inesistenti, inventate al momento: erano tutti pegni previsti dalla loro delirante attivit\u00e0 ludica.<br \/>\nSpesso, nell&#8217;aula, uno strano odore di cantina si mischiava a quello di ascella trascurata: erano il salame e la <em>sopressa<\/em> di casa che quelli dell\u2019ultima fila affettavano e divoravano a tutte le ore per offrire materia prima su cui lavorare al loro incontenibile metabolismo di adolescenti.<br \/>\nCon Claudia si trattenevano, riconoscendole lo sforzo di stimolare il loro interesse ma, non appena si accorsero che lei aveva smesso di fumare, iniziarono a farle regolarmente trovare una sigaretta dentro al registro di classe all&#8217;inizio delle lezioni e una sul parabrezza dell&#8217;<strong>R4<\/strong> rossa alla fine della mattinata. Poi, ridendo, le chiedevano di restituirle, ma lei rispondeva che le tratteneva perch\u00e9, non si sa mai, che non venissero tempi di magra o non si arrugginisse la sua ferrea volont\u00e0.<br \/>\nDopo venti giorni di quegli scambi, Claudia aveva ripreso a fumare!<\/p>\n<p>Tra quei ragazzi, ce n\u2019erano alcuni su cui sarebbe stato interessante intraprendere uno studio antropologico: le ragazze erano tutte abbastanza normali, studiose carine tanto bionde e logorroiche tra di loro, ma un po\u2019 defilate in classe; per i maschi il discorso si faceva pi\u00f9 complesso. Erano solo otto, eppure la sensazione era che fossero un esercito a battaglia conclusa e vinta: provati ma ancora carichi, stanchi di combattere ma ansiosi di scatenare i loro istinti primordiali in una rituale danza liberatoria.<br \/>\nC\u2019era Umberto che, quando non suonava il clarinetto, straparlava di filosofia senza mai averla studiata e intanto sorrideva con l\u2019espressione stralunata di chi la notte fa altro piuttosto che dormire; c\u2019era Antonio che passava dal sonno all&#8217;iperattivit\u00e0, riempiendo con la sua mole importante i due banchi vicino alla finestra in fondo a destra; vicino a lui, Vittorio era diventato lo spettro di se stesso dopo settimane di dieta liquida a causa della <em>malattia del bacio<\/em> che si erano passati quasi tutti quell&#8217;anno, baciando le stesse bottiglie d\u2019acqua la mattina a scuola, e Marco, il pluriripetente, si faceva sempre pi\u00f9 tronfio, avendo aggiunto alla quotidiana licenza di sparare battute a raffica tra un pisolino e l\u2019altro, quella di uccidere gli uccelletti per il tradizionale spiedo.<br \/>\nUn po\u2019 pi\u00f9 avanti, c\u2019erano gli altri quattro: uno pacifico e tranquillo che non si capiva per quale burla fosse finito l\u00ec, gli altri tre \u2026 beh, la natura, quando li aveva generati, doveva essere nella fase dello sperimentare in libert\u00e0 l\u2019assemblaggio dei cromosomi come fanno i bambini con i mattoncini del Lego: o ne esce un capolavoro o qualcosa a cui, dal momento che esiste, devi dare un nome.<br \/>\nI loro nomi, rigorosamente in ordine alfabetico, erano Alessandro Luca e Moreno.<br \/>\nAlessandro aveva una testa di capelli alla Shirley Temple e gli occhi azzurri come il cielo, ma sempre arrossati per l'&#8221;allergia&#8221;, la chiamava. Era altissimo magrissimo e infelicissimo, tanto che passava le ore nella stanzetta del <em>CIC<\/em> (una specie di sportello d\u2019ascolto per studenti in crisi), lui a parlare dei suoi problemi, Claudia a dirgli che ce la poteva fare.<br \/>\nLuca era quadrato in tutti i sensi, fisicamente e dentro la testa, dove le parole si mescolavano a caso e a caso venivano espresse, e non perch\u00e9 non avesse niente da dire; in quel suo cuore grande, di cose ce n\u2019erano in abbondanza, ma quel dono gli mancava e se ne scusava tutti i giorni.<br \/>\nMoreno non poteva certo considerarsi un Adone, ma aveva un fascino ancestrale che gli aveva fatto ottenere le attenzioni della pi\u00f9 carina della classe. Era sempre pronto a dibattere sui grandi temi di giustizia sociale e aveva una passione inesausta per <em>Novecento<\/em> di Bertolucci che, dopo la proiezione in Aula Magna finita in un coro di applausi, aveva visto circa un centinaio di volte; in quell&#8217;occasione, aveva solennemente dichiarato che suo figlio si sarebbe chiamato Olmo.<br \/>\nEcco, in questa classe che gi\u00e0 allora aveva bisogni speciali, lei cercava di inventarsi tecniche che, di l\u00ec a poco, qualche educatore imprenditore di se stesso avrebbe chiamato con nomi oscuri per travestire di complicatezza la semplicit\u00e0; quando spiegava, per\u00f2, non riusciva a non farsi prendere dall&#8217;enfasi e volava alto tra il suoi autori.<br \/>\nUn giorno, stava veleggiando tra le onde che si frangevano sulle rive del Purgatorio dantesco; nelle facce dei ragazzi leggeva curiosit\u00e0 e stupore: erano attenti concentrati e accompagnavano con un silenzio delicato l\u2019arrivo delle anime sulla spiaggia. Claudia aveva gi\u00e0 letto il canto e stava commentando il punto in cui gli spiriti arrivavano salmodiando all&#8217;unisono <em>In exitu Israel de Aegypto<\/em> &#8230;<br \/>\n\u201cE le anime, solidali come dev&#8217;essere nel purgatorio, intonavano tutte insieme \u2026\u201d<br \/>\n\u201c<em>Fin che la barca va, lasciala andare<\/em> \u2026\u201d si sent\u00ec canticchiare dalle retrovie.<br \/>\nIl cacciatore si era risvegliato dal torpore e il momento di grazia si era ormai trasformato in una risata colossale alla quale Claudia non riusc\u00ec a sottrarsi.<br \/>\nQuando la bidella entr\u00f2 attirata dal rumore, la trov\u00f2 che piangeva dal ridere seduta sopra la cattedra con, in mano, l\u2019opera del <em>divin poeta<\/em> annientato da una canzonetta.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32080\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32080\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una classe strana quella che si sarebbe diplomata quell&#8217;anno, come strano era l\u2019anno scolastico: 1999\/2000! 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