{"id":32071,"date":"2017-05-29T22:31:06","date_gmt":"2017-05-29T21:31:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32071"},"modified":"2017-05-29T22:31:06","modified_gmt":"2017-05-29T21:31:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-dal-congo-a-campomarino-storia-di-un-migrante-di-vincenzo-melino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32071","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Dal Congo &#8230;.. a Campomarino (Storia di un migrante)&#8221; di Vincenzo Melino"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 una splendida giornata di fine aprile. Nell\u2019aria profumi di viole e di glicine, di biancheria stesa ad asciugare e di pane caldo appena uscito dal forno.<br \/>\nJua Rafiki ha trovato, da pochi giorni, un lavoro stagionale nei campi, a ridosso di Termoli. Tra le zolle da coltivare, cumuli di amarezze e di ricordi cristallizzati. Rumore di torrenti, sole scherzoso tra rade nuvole e pietre che danzano nei sentieri di campagna. Canto di grilli nei cespugli e chiome d\u2019alberi che mormorano parole sconnesse. Nugoli di speranze scivolano come valanghe in precipizio e franano sulla ragione. Impulsi d\u2019uggia e d\u2019affetto nel rimbombo di voci remote. E i pensieri si rincorrono rapidi come fulmini, come in un uragano di dolore. Voci lontane, soffici ombre, cicatrici svolazzanti, avvolte nel buio dell\u2019esistenza. L\u2019erba secca, sospinta da una debole brezza, s\u2019impiglia nei capelli di Jua e gli graffia il viso. E la solitudine taglia i sentimenti con una falce lunatica. Il tempo, come tornio, lima sussurri d\u2019indifferenza, tra i contorni lievi di sagome infedeli, in un sisma d\u2019afflizioni. Occhi luminosi e dolci penetrano nel fondo della coscienza, come in un delirio di rassegnazione. E il panico sarcastico della vita oltrepassa i confini dell\u2019individualit\u00e0.<br \/>\nIl cuore del ragazzo, per\u00f2, straripa di felicit\u00e0 perch\u00e9 finalmente pu\u00f2 mandare qualche soldo alla famiglia che vive in Africa. Per recarsi al lavoro, si sposta, con la sua bicicletta, lungo la strada statale n.16, la vecchia \u201cAdriatica\u201d. Il tratto Campomarino \u2013 Termoli \u00e8 una lingua d\u2019asfalto che corre parallela al mare, il quale dista poche centinaia di metri.<br \/>\nSul bordo sinistro dell\u2019arteria una lunga siepe di fiori bianchi, poi ginestre e ulivi. Vigneti e campi di grano emergono tra fronde di querce e di eucalipti, in un fondale d\u2019insolita bruma. Il perimetro dei colli \u00e8 remoto, anzi remotissimo, immerso in una debole nuvolaglia. Poco distante s\u2019intravedono un mandorleto, dei tratti sassosi e una forra colma d\u2019erba, configurati in una mutabile striscia di verde. I primi fiori primaverili, numericamente pochi, sono dispersi lungo il ciglio della statale, in tenuissime tinte. Tra il cielo di un fulgido azzurro e la terra intrisa d\u2019acqua, l\u2019etere \u00e8 pervaso dalla fragranza dei tigli e dei frutti selvatici.<br \/>\nJua \u00e8 un ragazzo congolese che ha compiuto diciotto anni lo scorso mese di marzo. Il suo arrivo in Italia avviene a fine gennaio, dopo aver attraversato il Mediterraneo su un barcone, come tanti migranti africani. Da circa due mesi alloggia in una struttura d\u2019accoglienza situata in Molise, a Campomarino.<br \/>\nIn Europa il ragazzo cerca il sole e giorni migliori. In Europa cerca amicizie sincere e approdi sicuri. In Europa cerca un lavoro.<br \/>\nJua Rafiki, in lingua bantu &#8211; lo swahili \u2013 significa \u201csole amico\u201d. E il sole, questo adolescente, lo porta dentro e fuori di s\u00e9. L\u2019Europa per Jua rappresenta il sole e i raggi di questo astro, a suo avviso, si estrinsecano in amicizia, fraternit\u00e0, misericordia e solidariet\u00e0. Nel frattempo fruga nei cassonetti dell\u2019immondizia. Rovista negli occhi e nei cuori degli uomini. Scandaglia le anime degli italiani, setaccia le coscienze dei molisani.<br \/>\nLa sua felicit\u00e0 trova albergo in un gesto di cordialit\u00e0, in un sorriso, in un cenno di comunanza. La sua felicit\u00e0 trova casa nella straordinariet\u00e0 dei comportamenti umili, nella normalit\u00e0 degli atteggiamenti semplici, nei sogni impossibili e \u2026.. in una bicicletta. La felicit\u00e0 \u00e8 il viaggio \u2026.. in un barcone. E la felicit\u00e0 traspare dalla quotidianit\u00e0 della sua esistenza, dal respiro calmo delle narici, dalla luce speciale dei suoi occhi.<\/p>\n<p>La storia di Jua Rafiki inizia da lontano, dal mare, anzi, da oltre il mare. E\u2019 ancora vivo nella sua mente il viaggio della speranza che l\u2019ha portato in Italia.<br \/>\nJua \u00e8 orfano di padre e il primo di cinque figli. Il ragazzo fugge dalla guerra e lascia l\u2019Africa, i fratelli, la madre, gli amici. Abbandona a malincuore la sua terra, il sangue del suo sangue. Va via dal proprio paese, un villaggio di quattro capanne, nei pressi di Kutu, sulle rive del fiume Congo.<br \/>\nJua lascia l\u2019Africa per fame, una fame che lo spinge verso l\u2019Europa. La fame \u00e8 la peggior malattia che pu\u00f2 capitare all\u2019uomo. Nel tempo della fame la vita diventa un oltraggio e crollano le leggi, una dopo l\u2019altra, con quiete mortale. L\u2019affamato vede gli altri come mostri, che gli succhiano il sangue, che lo divorano in silenzio, soldo dopo soldo, fatica dopo fatica e parola dopo parola. La terra diventa pane delizioso, pane mangiatore, che non pu\u00f2 comprendere chi ha la pancia piena. E il sangue si trasforma in lacrime \u2026.. lacrime di fame. Chi vuol mangiare avendo da mangiare, o anche dei soldi, non ha alcun problema, ma chi vuole mangiare e non ha niente da mangiare sente, nello stesso momento, aumentare la sua fame, la quale diventa una fame psicologica, un buco nero nello stomaco, nella mente e negli occhi.<\/p>\n<p>\u201cLentamente muore chi diventa schiavo dell\u2019abitudine \u2026<br \/>\n\u2026 lentamente muore chi non viaggia \u2026<br \/>\n\u2026 lentamente muore chi non rischia la certezza per l\u2019incertezza\u201d.<\/p>\n<p>Questi versi di Martha Medeiros martellano il cervello di Jua. Viaggiare in Europa per ogni africano rappresenta un sogno. Cos\u00ec il giovane sceglie di rischiare tutto \u2026.. per niente. D\u2019accordo con i familiari prende quasi tutti i risparmi e li utilizza per il viaggio d\u2019oltremare. Rischia tutto e viaggia, portando nello zaino la propria identit\u00e0, le sagome dei parenti e degli amici, le tradizioni culturali e i panorami africani, la propria fame e quella della famiglia. E va verso una meta sconosciuta, verso un destino cieco, sperando di arrivare in Europa, il traguardo di tutti gli affamati.<br \/>\nIl fratellino di cinque anni chiede alla madre: \u201cmamma, ma dove va mio fratello?\u201d. \u201cVa in Europa, per mandarci il pane\u201d risponde la madre.<br \/>\n\u201cMa cos\u2019\u00e8 questa Eulopa, \u00e8 un forno di pane?\u201d osserva genuinamente il fratellino.<br \/>\n\u201cS\u00ec, figliolo, \u00e8 un forno!\u201d ribatte la mamma.<br \/>\nGli occhi della madre sono bagnati di tristezza. Quelli di Jua, invece, brillano di disperazione. Non \u00e8 difficile capirsi. Non c\u2019\u00e8 bisogno di sgozzare parole sull\u2019altare maestoso della realt\u00e0, mai accettata ma vissuta. Non c\u2019\u00e8 bisogno di accarezzare la coscienza di un destino morto, o forse mai nato. La madre guarda il piccolo zaino e il suo minuscolo corpo. Avrebbe desiderato infilargli in tasca qualche soldo in pi\u00f9, ma \u2026.. i pensieri si dissolvono nella sua testa e spariscono nei vicoli del nulla. Il ragazzo sente e vede la sua disperazione. Simula un sorriso, ma con le madri non si riesce a fingere. Dice soltanto: \u201cappena arriver\u00f2 in Europa, lavorer\u00f2 e vi mander\u00f2 dei soldi\u201d.<\/p>\n<p>Jua d\u00e0 quasi tutti i risparmi familiari al trafficante che promette di portarlo in Europa. Attraversa tanti confini di diversi paesi, e ogni volta si chiede: \u201cma chi li ha messi questi confini tra le nazioni se la terra \u00e8 stata sempre un unico pezzo?\u201d<br \/>\nIl giovane attraversa il mare Mediterraneo tra le cui onde dondola il barcone e con esso dondola pure il suo destino. La barcaccia porta il triplo di quello che pu\u00f2 contenere e sembra perdersi nell\u2019immenso mare, come se non avesse una meta. L\u2019arrivo non \u00e8 garantito, si pu\u00f2 morire annegati senza che la notizia giunga a qualcuno. Chiss\u00e0 quante persone ha inghiottito il Mediterraneo. Sembra una fossa comune, senza tombe n\u00e9 epitaffi, quasi come un mondo isolato, senza confini n\u00e9 mappe. Un mondo perduto, affollato di anime perdute.<br \/>\nIl mare arrabbiato, con onde enormi, fa paura. La notte buia, inzuppata di lacrime e d\u2019acqua salata, crea scompiglio. Il bagliore dei lampi spaventa l\u2019anima e inchioda i battiti del cuore. Intorno al barcone si sente il fragore delle onde impazzite e il rimbombo cupo dei tuoni, mentre il libeccio sferza i marosi.<br \/>\nLa chiatta sgangherata sale sulla cresta di una spuma minacciosa, col motore che arranca e le eliche che battono a vuoto, poi scende scivolando su quella infinita distesa d\u2019acqua. Il legno scricchiola sotto la violenza della tempesta, oberato dal peso di oltre duecento persone, che paiono topi in attesa d\u2019affogare. Una carretta del mare stracarica di migranti che scappano dalla guerra e dalla fame. Sembra che la furia dei flutti voglia squarciare l\u2019imbarcazione e gettare il suo carico umano nell\u2019acqua scura, come cose inutili, oggetti senza valore.<br \/>\nI migranti non si possono muovere, schiacciati gli uni contro gli altri, uomini, donne, bambini, anche qualche neonato, in una confusa mescolanza di lingue e di etnie. Un continente povero e martoriato in viaggio verso la speranza, una miriade di uomini neri in marcia verso l\u2019illusione del sogno europeo.<br \/>\n\u201cTieni gli occhi chiusi, se hai paura, non guardare\u201d, dice qualcuno a Jua. \u201cNon potr\u00e0 durare in eterno questo incubo, tra poco sar\u00e0 l\u2019alba e vedremo la costa italiana.\u201d<br \/>\n\u201cTu non lo sai se stiamo per arrivare, dici cos\u00ec solo per farmi stare tranquillo\u201d ribatte l\u2019adolescente, quasi piangendo.<br \/>\nAlcuni cominciano a pregare e, in quella minacciosa oscurit\u00e0, si libra sommessa una nenia religiosa. Forse nell\u2019alto dei cieli il Dio della giustizia e della verit\u00e0, il Dio dei popoli e delle nazioni, comunque si chiami, udr\u00e0 le invocazioni provenienti da quel guscio sbattuto dalla furia dei flutti.<br \/>\nAll\u2019improvviso qualcuno grida: \u201cIl porto, il porto, siamo salvi!\u201d<br \/>\nFinalmente Jua sorride e i suoi denti bianchissimi brillano nei primi bagliori dell\u2019alba.<br \/>\nQuell\u2019umanit\u00e0 sofferente che ha nel sangue il sapore della paura e la percezione nitida della speranza, quel popolo di diseredati, con la pelle sudata e gli occhi dilatati, ora vede davanti a s\u00e9 la libert\u00e0 e il miglioramento economico, come in un crocicchio di avvenimenti possibili e stemperati.<br \/>\nMolti cercano di alzarsi in piedi e radunano le loro povere cose. La barcaccia vacilla.<br \/>\n\u201cMa che fate? Fermi, maledizione, altrimenti ci rovesciamo!\u201d urlano in tanti.<br \/>\nProprio in quel momento un\u2019ondata maligna s\u2019abbatte sul barcone che finisce la corsa contro le rocce della scogliera. La falla nel legno si apre come uno squarcio in un corpo stremato dall\u2019impari combattimento e l\u2019acqua si precipita all\u2019interno, mentre il legname si spacca in cento pezzi. Si sentono strilli e pianti e una nuova onda colpisce ancora la carcassa. Un uomo grida ai due scafisti, minacciandoli con i pugni chiusi: \u201cAdesso che ci succeder\u00e0? Ci avete portato contro le rocce, per\u00f2 i nostri soldi li avete voluti!\u201d<br \/>\n\u201cPensiamo a salvarci la pelle ora, amico!\u201d dice qualcun altro.<br \/>\n\u201cAiuto, aiutateci, non sappiamo nuotare!\u201d si sente gridare, e centinaia di braccia si agitano convulse all\u2019interno di quello che \u00e8 rimasto della stiva. C\u2019\u00e8 chi spinge, chi minaccia, chi calpesta altri corpi per guadagnare l\u2019uscita.<br \/>\nLe case e le luci di Pozzallo sono l\u00ec, a pochi metri da loro. I bambini piangono, ce ne sono di molto piccoli e i loro padri li prendono in braccio per proteggerli e tranquillizzarli. In tanti si lanciano in mare, aggrappandosi a tutto ci\u00f2 che galleggia: corde, salvagenti, pezzi di legno.<br \/>\nAllora accade una cosa straordinaria. Cittadini, poliziotti, carabinieri, volontari, vedendo il dramma compiersi sotto i propri occhi, si buttano in acqua per andare a salvare i reduci di quel naufragio. Ad oriente s\u2019affaccia luminosa l\u2019aurora, mentre mani bianche stringono mani nere. Le mani tirano a riva, strappando la vita alla morte. Le mani nelle mani, le reti di mani alla pesca di uomini. Le mani formano una catena che nessuno pu\u00f2 spezzare. Le mani afferrano gli uomini, prendono in braccio i bambini, sorreggono le donne, le sospingono dove l\u2019acqua \u00e8 pi\u00f9 bassa. Le mani abbracciano, carezzano, danno pacche sulle spalle a coloro che toccano terra, ormai salvi.<br \/>\nA poco a poco tutta quella moltitudine ritorna sulla terra, dopo aver vissuto tante tribolazioni alla merc\u00e8 dell\u2019acqua. Sul molo ci sono bianchi e neri, soccorritori e naufraghi, che si abbracciano per la gioia, che ridono, passandosi le coperte per proteggersi dal freddo. Si legge negli occhi di ognuno la paura appena passata. Tutta quella gente sulla riva, bagnata, spossata, ma viva, strappata alle bizze del mare, sta a testimoniare che i naufraghi ce l\u2019hanno fatta a salvarsi la vita, e che gli italiani ce l\u2019hanno fatta a salvarsi la faccia.<br \/>\nLa commozione di Jua \u00e8 talmente forte che si scioglie in un pianto di gioia. Piange per il disastro della sua vita, per l\u2019incertezza del domani, perch\u00e9 le poche ancore di salvezza in cui credeva, in quel complicato marasma di incomprensibili novit\u00e0, gli sembrano ancora lontanissime. Dalle gialle e polverose strade del Congo, attraverso le acque azzurre del Mediterraneo, alle verdi colline italiane, quanti colori hanno visto i suoi occhi.<br \/>\nL\u2019asfalto scorre rapido sotto le ruote della bicicletta. E Jua Rafiki sfoga la propria gioia cantando. La sua voce si perde nell\u2019aria primaverile e in un refolo di vento. La strada \u00e8 fiancheggiata su un lato da un lungo muretto a secco, ricco di cespugli di rosmarino. Il rosso dei papaveri dilaga tra le vigne e delimita gli appezzamenti di frumento dai maggesi. Pi\u00f9 avanti prati rutilanti, sterpaglie, perastri, selve di acacie, frassini e castagni, mentre giovani spighe di avena si piegano blandamente sotto le carezze stanche dello scirocco. Poi una forra piena di ciclamini, cardi polverosi, pruni selvatici, sambuchi in vegetazione e odori di fieno tagliato da poco.<br \/>\nNonostante le avversit\u00e0 della vita questo giovane africano \u00e8 felice, felice di esistere. Nonostante la sua anima sia sottomessa all\u2019infausto destino quotidiano, al sogno inutile, alla speranza senza fondamento, Jua \u00e8 felice. Nonostante la sua anima appaia estranea alle solennit\u00e0 del mondo, indifferente al divino, quasi sprezzante rispetto alle umane passioni, l\u2019adolescente congolese \u00e8 felice, felice di essere vivo. E attraverso gli occhi imbeve la propria spiritualit\u00e0 di colori: un raggio di sole, un prato di papaveri, un sorso di quiete, come in una repentina catarsi.<\/p>\n<p>La bicicletta \u00e8 il suo piacevole tormento. Tramite la bicicletta tocca terra, senza mai mettere gi\u00f9 i piedi. La bicicletta \u00e8 una miniera di esperienze, di gesti possibili, di cortesie, di situazioni imprevedibili; e genera contatti umani, incontri fugaci. Aerea, leggera, quasi trasparente, \u00e8 avventura, pellegrinaggio, parola che acquista peso e senso nell\u2019andare.<br \/>\nLa bicicletta fornisce nuova linfa alla salute del ragazzo e al suo buonumore. E le pedalate leggere si riverberano nella propagazione delle chimere e nel misticismo sentimentale. Pedalando in bicicletta Jua scopre le verdi colline e i campi di orzo. E si sente in simbiosi con i luoghi che attraversa. Assapora il profumo degli eucalipti e dei rododendri. Vive le trepidazioni delle brughiere e dei boschi di betulle. E il suo pensiero s\u2019immerge nell\u2019immensit\u00e0 delle sensazioni, nell\u2019incanto delle emozioni, nel mistero degli affetti. Il suo cuore allontana le velate malinconie e le tenebrose solitudini. E si avvicina alla felicit\u00e0, fin quasi ad abbracciarla. La cattura nella luce del sole, nei verdi boccioli e nel profumo delle ginestre. La coglie in uno sguardo d\u2019empatia, in un atteggiamento spontaneo, in un atto disinteressato.<br \/>\nLa bicicletta taglia l\u2019aria, infonde il buonumore, lava lo stress, e fa partire i pensieri, come una legge fisica, facendoli sgocciolare uno a uno. Ha una propriet\u00e0 inutile ma sublime e genera complicate ombre di ogni lunghezza, sculture effimere di luce, dipinti che ipnotizzano come entit\u00e0 amiche. La bicicletta \u00e8 incanto al mattino e magia nella sera.<br \/>\nUn\u2019impalpabile bruma vagola nell\u2019aria, attutendo profili e rumori. Jua pedala in lieve salita e avverte gli effetti che mutano, s\u2019esaltano, s\u2019inteneriscono. Sembra una recita di colori. Il rumore dei pneumatici sulla strada ha un suono grasso, saporito, gradevole, come di mani affusolate che accarezzano il velluto. Dove l\u2019asfalto \u00e8 pi\u00f9 ruvido il giovane avverte le vibrazioni acute dei raggi e della catena, come nello sfrigolio di unghie lunghe di donna, impegnate a grattare la calza nera.<br \/>\nNel cielo azzurro e nell\u2019aria mite del mattino il fruscio delle gomme s\u2019accorda con le gambe che si scaldano, con il respiro che immette vento fresco nei polmoni, con lo sguardo che esplora il paesaggio. I pensieri innocenti del ragazzo vagano nel sole germogliante del mattino, scavalcando alberi e colline. E lo portano in luoghi lontani, tra il disincanto di flebili emozioni e di evasive elegie.<\/p>\n<p>La catena scende sull\u2019ingranaggio pi\u00f9 piccolo, con un colpo di pollice, e la velocit\u00e0 aumenta. E l\u2019asfalto corre pi\u00f9 rapido sotto le ruote.<br \/>\nDi colpo un urlo rauco e un confuso crepuscolo invade il cervello, come in un recondito gorgo dell\u2019inquietudine. La frenata brusca del camion graffia l\u2019asfalto e lo dipinge di nero\u2026.. e di sangue. La frenata non evita l\u2019impatto violento, mortale. Il lamento del cuore di Jua, dolce e indistinto, come l\u2019ultima eco di una sinfonia si diffonde nell\u2019aria vuota. Gocce di freddo sudore scendono sul viso scuro, immerso nell\u2019esalazione di un vapore metallico. Le membra contratte, il corpo cosparso di macchie e le braccia esauste che scivolano sul ciglio della strada, come fili tesi, come corde di una chitarra in procinto di spezzarsi. Mento abbassato sul petto, palpebre spalancate, come in un caleidoscopio ingrigito. Nelle orbite oculari un\u2019espressione di serenit\u00e0. Una grossa lacrima solca il viso del giovane e si perde in un\u2019increspatura cangiante. Tutto si dissolve, confusamente, nel silenzio e negli attimi che passano lenti, nel vento soffice che muove i rari cirri nel cielo, nei sentori umidi che salgono dall\u2019anima e nei fiori vermigli dell\u2019ipocondria, tra il nitore soffuso di pareti monastiche e vaghi nugoli d\u2019incenso fumante. Testa china e occhi senza pi\u00f9 speranze. Nell\u2019aria odore di lacrime salmastre e singhiozzi bloccati in gola. Una malinconia incupita percuote l\u2019orizzonte e rimbomba tra i selciati e nei torrenti.<\/p>\n<p>\u201cGiovane migrante africano muore sul colpo, travolto da un camion.\u201d<br \/>\n\u201cInutile l\u2019arrivo dell\u2019ambulanza del 118.\u201d<br \/>\n\u201cNessuno \u00e8 riuscito a rintracciare i parenti di Jua Rafiki.\u201d<br \/>\n\u201cIl suo corpo riposa nel cimitero di Campomarino.\u201d<\/p>\n<p>Questi i titoli di alcuni quotidiani regionali nei giorni successivi alla tragedia.<br \/>\nOra Jua \u00e8 partito per una destinazione molto lontana, distante nel tempo. E\u2019 un viaggio greve e misericordioso che lo porter\u00e0 in paesaggi nordici irrorati dalla luce iridescente dell\u2019alba, verso baite avvolte nei tenui colori autunnali e nelle brume vespertine. La sua mente adesso tratteggia diafani diademi rivestiti di fiori e di diamanti, simili a malinconie impietrite in notti senza luna. Il suo cuore, invece, dipinge nubi vaganti su darsene sublimi, tra effimere clandestinit\u00e0 e vele nivee, nella solitudine di un mare sconfinato. E vola in alto, pi\u00f9 in alto delle cime degli alberi, pi\u00f9 in alto delle montagne ancora coperte di neve, pi\u00f9 in alto dei nembi chiari che veleggiano lenti nel cielo pulito del mattino. Mentre la sua anima, imprigionata nei meandri degli arcobaleni primaverili, presta orecchio alle arpe sui laghi, ai canti dei cigni morenti, al vento soffice che sbuffa nelle valli romite, agli Angeli che librano le candide ali nell\u2019aria cristallina e alla voce dell\u2019Eterno che parla, tenebrosa, nelle brughiere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32071\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32071\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 una splendida giornata di fine aprile. Nell\u2019aria profumi di viole e di glicine, di biancheria stesa ad asciugare e di pane caldo appena uscito dal forno. Jua Rafiki ha trovato, da pochi giorni, un lavoro stagionale nei campi, a ridosso di Termoli. Tra le zolle da coltivare, cumuli di amarezze e di ricordi cristallizzati. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32071\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32071\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13269,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-32071","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32071"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13269"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32071"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32071\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32427,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32071\/revisions\/32427"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32071"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32071"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32071"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}