{"id":32048,"date":"2017-05-29T21:51:59","date_gmt":"2017-05-29T20:51:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32048"},"modified":"2017-05-29T21:51:59","modified_gmt":"2017-05-29T20:51:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-lospite-di-se-stessa-di-giada-tommei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32048","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;L&#8217;ospite di se stessa&#8221; di Giada Tommei"},"content":{"rendered":"<p>I maestosi palazzi della citt\u00e0 trasudavano, quella mattina, le gocce dell\u2019acquazzone imperversato la notte precedente. Frida, appena alzata, si avvicin\u00f2 furtivamente alla finestra. Aveva sempre un certo timore ad aprire le tende: era come se pensasse che i passanti fossero fermi col naso all&#8217;ins\u00f9, aspettando famelicamente di scorgere un qualche particolare della sua vita privata. Dopo un iniziale attimo di esitazione, constatando che la folla di dita puntate non era che l\u2019ennesima maniacale fantasia gettava fuori dal minuto corpo tutto il fiato trattenuto. \u00a0Pochi minuti seguenti, l\u2019acqua gelida del pregiato lavandino lavava accuratamente dal suo viso la paura mattutina; \u00a0la sua voce, ancora leggermente rauca mentre si augurava il buongiorno davanti lo specchio, si sperdeva come un urlo silenzioso tra le pareti di un desolato canyon. Era sempre l\u2019unica ed imperterrita ospite di se stessa. Frida era bella e ancor di pi\u00f9 lo era in passato, prima di quei frequenti ricorsi alla chirurgia plastica. Non vi erano in lei rughe n\u00e9 imperfezioni: era una delicata natura morta di botulino nata dalla mano del miglior pittore. Frida era la donna pi\u00f9 misteriosa della citt\u00e0:\u00a0 non si era mai fatta vedere insieme a nessuno, aggirandosi per le strade solo se strettamente necessario uscendo dalla metropolitana con la testa rivolta verso il pavimento.\u00a0 I suoi capelli , lunghi, lisci e neri come l\u2019ebano, incorniciavano un paio di labbra gonfie e volutamente pallide che la facevano sembrare una di quelle fatiscenti residenze signorili dagli infissi troppo moderni. Dopo vari e capricciosi rimpolpamenti, la sua bocca era diventata cos\u00ec grande da aver irrimediabilmente compromesso anche gli zigomi , i quali a loro volta spingevano sui lati esterni degli occhi rendendoli piccoli e sottili come un orientale ingrassato in fretta.\u00a0 Il seno, fiero e rotondo, sfruttava cos\u00ec sapientemente le leggi della chimica da sfidare ancora la forza di gravit\u00e0 nonostante i 59 anni.\u00a0 Frida era il classico esempio di come, a volte, la bellezza diventa cos\u00ec ingorda da trasformarsi nel suo esatto contrario. La sua figura costituiva un controsenso a dir poco affascinante: spendere tutto quel denaro in vistosi rifacimenti per poi passare il tempo a nascondersi.\u00a0 Si diceva in giro che un tempo fu buona ma che poi un giorno, improvvisamente, cominci\u00f2 ad ergere grosse mura intorno al suo minuto corpo.\u00a0 Non a caso, la maniacale attenzione all&#8217;aspetto fisico era un vero e proprio scudo verso l\u2019esterno:\u00a0 grazie alla sua maschera di perfezione riusciva infatti a catalizzare l\u2019attenzione solo sulla superficie, proteggendo cos\u00ec il suo fragile, triste e spaventato mondo interno. Per molti anni il gioco si rivel\u00f2 vincente : Frida divenne un\u2019ambita, sognata e desiderata sfinge meravigliosa. Tutti volevano sapere della sua vita: entrarci dentro, annusarne\u00a0 l\u2019essenza, scoprine i segreti. Eppure, la donna non ricambiava sorrisi, non sosteneva sguardi e non aveva nessun interesse nei confronti di qualsiasi altro essere umano: era la specialista della glacialit\u00e0, una laureata ad honorem di indifferenza. Ma erano proprio queste caratteristiche ad aumentare quella densa, insanabile e succulenta aurea di fascino. La sua bellezza, seppur sepolta sotto strati di volontaria sala operatoria, era davvero palpabile. <em>Eccola, \u00e8 passata anche oggi<\/em>, bisbigliavano sorpresi i commercianti della zona: come se ogni giorno si aspettassero di vederla morire, come se il suo essere schiva non le desse il diritto di rimanere in vita.\u00a0 Eppure, Frida era dolcezza, sensibilit\u00e0 e amore:\u00a0 sotto i suoi pallidi zigomi vi era il residuo degli affetti andati e dentro le sue polpose labbra riposavano tutti i baci non dati che mai si dimentic\u00f2. Frida era diversa, ma non per questo voleva morire: non ci aveva mai pensato. Se solo non avesse avuto cos\u00ec paura di esser ferita, se solo si fosse fidata anche solo una volta di quella vita che ogni giorno l\u2019attendeva, tra il cielo azzurro oltre la torre. Il portone della sua abitazione veniva serrato con cura ogni sera, alle 19.00 in punto. Mano a mano che le voci della citt\u00e0 si abbassavano, tirava un sospiro di sollievo e dall&#8217;alto del suo appartamento si rifugiava in \u00a0libri, scritti e film creandosi una realt\u00e0 tutta sua. Nessuno veniva disturbato, nel mondo segreto di Frida: solo i fantasmi del passato le cui mani non avevano avuto il coraggio di afferrare. Ogni sera, prima di andare a letto, Frida prendeva un grande respiro e, incoraggiata dalla lieve musica classica che irradiava la stanza come un miagolio stanco,\u00a0 apriva le braccia.\u00a0 Il suo corpo, esile ma solido con i piedi nudi ben attaccati al parquet, sembrava un cristo benevolo che accetta di buon grado la sua croce: le sue braccia si allargavano pi\u00f9 che potevano,\u00a0 mentre un mezzo sorriso trionfava finalmente agli angoli della sua carnosa bocca. Chiudendo gli occhi, Frida immaginava davanti a se la figura di qualcuno con cui avrebbe voluto parlare, ridere, mangiare, correre, viaggiare, scherzare o fare l\u2019amore;\u00a0 visualizzava tutti quegli individui che avrebbe voluto come amici, amiche, compagni o figlie ma dai quali mai si era lasciata avvicinare. La testa di Frida era un cimitero di personaggi ancora vivi che sognava di notte ma allontanava di giorno: una nave fantasma, un paese abbandonato che vive solo nella fantasia di chi lo pensa. \u00a0La sua testa si piegava leggermente, come se la bellezza che vi risuonava dentro in quei momenti fosse cos\u00ec pesante da costringere il collo ad una piega naturale; con le palpebre ancora chiuse e le spalle aperte come la gabbianella che impara a volare, Frida iniziava il lento stringere delle braccia verso se stessa. Con le palpebre serrate e i palmi aperti verso l\u2019infinito appena sopra i suoi fianchi, iniziava una dolce e soave danza. L\u2019aria che accarezzava era colma di speranza, vitalit\u00e0, desiderio: era sudata come un amante dopo un\u2019ora d\u2019amore, frizzante come lo stomaco di chi si prepara ad una serata di vino dopo una brutta giornata.\u00a0 Con Bach in sottofondo, gli arti superiori iniziavano lentamente a roteare su se stessi mentre le falangi allargavano spontaneamente lo spazio tra loro piegandosi un poco verso l\u2019interno delle mani. \u00a0Al muoversi dei polsi corrispondeva un melodioso inclinarsi degli avambracci. I gomiti si allargavano verso l\u2019esterno, per rendere ancor pi\u00f9 ampio lo spazio di accoglienza; mano a mano che le braccia le si avvicinavano al petto sentiva una tremenda emozione al basso addome, che risuonava come un tamburo aborigeno dal pube alla bocca dello stomaco per poi fluire rumorosamente fuori dalle narici. Era una morsa di bellezza, paura, tristezza, allegria, depressione, vitalit\u00e0, sregolatezza, amore, perversioni, affetto, bugie, ferite, sensualit\u00e0 e gioia. L\u2019aria veniva stretta, avvicinata, riscaldata ed inglobata per poi tornare all&#8217;universo carica di tutto ci\u00f2 che componeva Frida. Nel suo ventre crescevano i figli mai nati, nel suo petto poggiavano tutte quelle teste che mai aveva avuto il coraggio di carezzare e tra le cornee riflettevano tutti quei visi ai quali avrebbe voluto urlare: \u201cva bene!\u201d. Era un rituale sacro, un segreto profondo, un momento di imprescindibile tenerezza dove la solitudine si faceva meno amara:\u00a0 alcuni minuti di rinnovate promesse che sarebbero puntualmente svanite una volta spento il vecchio giradischi.\u00a0 E cos\u00ec, fuori da quel profondo abbraccio, non le rimaneva che quello gelido e marmoreo del vecchio, imponente e robusto Anfiteatro. Finch\u00e9 lo avesse voluto, finch\u00e9 non sarebbe cambiata. \u00a0Finch\u00e9, un giorno, non avrebbero smesso di bisbigliare <em>Eccola, \u00e8 passata anche oggi<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32048\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32048\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I maestosi palazzi della citt\u00e0 trasudavano, quella mattina, le gocce dell\u2019acquazzone imperversato la notte precedente. 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