{"id":32010,"date":"2017-05-24T18:43:10","date_gmt":"2017-05-24T17:43:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32010"},"modified":"2017-05-24T18:43:10","modified_gmt":"2017-05-24T17:43:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-politica-e-magia-di-loreta-cerasi-e-mario-mandrelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=32010","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Politica e magia&#8221; di Loreta Cerasi e Mario Mandrelli"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il braciere di bronzo riscaldava appena la stanza della <em>Regia<\/em> che trasudava freddo e umidit\u00e0 dai blocchi di tufo delle pareti. Tanaquil, l\u2019etrusca, moglie del re di Roma Lucio Tarquinio, protese le mani diafane verso i carboni ardenti, articolandole a lungo; poi le distese, le avvicin\u00f2 al fuoco e not\u00f2 divertita il trasparire rossastro del sangue e delle ossa sottili. Come sempre le accadeva quando fissava la fiamma, anche quella sera la regina sent\u00ec la mente scindersi: una parte analizzava ogni particolare trasmessole dagli occhi e dagli altri sensi, un&#8217;altra contemplava la vampa, liberandosi d&#8217;ogni pensiero. Lentamente accoglieva in s\u00e9 le fiammelle bluastre che danzavano sui carboni, le seguiva nei loro guizzi, se ne nutriva e le interrogava attendendo una risposta: cercava un segno, un monito, un indizio che le consentisse di esplorare il futuro.<\/p>\n<p>Sospirando, pens\u00f2 che la sua mente non era pi\u00f9 ricettiva come un tempo e non riusciva ad accantonare, a rimuovere l\u2019immagine che le trasmettevano gli occhi per librarsi negli spazi senza tempo della divinazione. Ora vedeva solo tendini, ossa e un po\u2019 di pelle percorsa dal sangue. &#8220;Mani di vecchia&#8221;, si disse.<\/p>\n<p>Quando era giovane, per quanto fosse fulgida la fiamma, le sue mani non avevano quella trasparenza. Adesso, l\u2019incombente senilit\u00e0 rendeva la sua pelle pi\u00f9 diafana, assottigliandola, e di pari passo acuiva la sua sensitivit\u00e0 &#8211; quella pi\u00f9 misteriosa, nella quale tante volte erano risuonati gli echi di visioni sciamaniche &#8211; rendendola pi\u00f9 lucida, pi\u00f9 facilmente permeabile agli eventi futuri e pronta a interpretare le miserie e le vanit\u00e0 del presente. Peccato che le occorresse pi\u00f9 tempo per astrarsi dalle forme concrete della realt\u00e0 circostante! Continu\u00f2 a fissare il fuoco e accarezz\u00f2 distrattamente una delle tre sfingi di bronzo che stringevano negli artigli il piatto del braciere corinzio.<\/p>\n<p>Tanaquil non amava quella casa, ma il braciere le era caro. Dono di nozze del suocero, il nobile greco Demarato, le ricordava la bella residenza di Tarquinia, dove era entrata da sposa e vissuta col marito Arunte prima di stabilirsi a Roma, in quel triste edificio pi\u00f9 volte incendiato e ricostruito che i Romani chiamavano pomposamente <em>Domus Regia<\/em>.<\/p>\n<p>Uno schiamazzo improvviso interruppe i suoi pensieri; Tanaquil s&#8217;irrigid\u00ec. Il voc\u00eco della folla all\u2019esterno la richiam\u00f2 alla realt\u00e0; distinse ripetute acclamazioni al <em>Rex <\/em>e al <em>Magister<\/em>, ed ebbe subito la certezza, dal tenore concitato delle voci, che anche quella giornata si era conclusa con un nulla di fatto.<\/p>\n<p>La disputa che opponeva da pi\u00f9 giorni il Re, suo marito, al Senato di quella strana citt\u00e0, le comportava il fastidio di trattenersi temporaneamente negli angusti locali della <em>Regia,<\/em> adibiti a residenza privata del sovrano. Lei sentiva il dovere di sostenere il marito nelle vicende politiche, ma ora temeva che, non risolvendosi la diatriba, rischiasse di rimanere a lungo in quella casa inospitale, privandosi degli agi della sua residenza personale sul Gianicolo.<\/p>\n<p>Tanaquil si era fatta costruire la sua dimora &#8216;alla greca&#8217;, con il gran <em>megaron<\/em> nel punto esatto in cui, tanti anni prima, aveva convinto a entrare in Roma il suo sposo Arunte, che i Romani chiamavano ora Lucio Tarquinio, il quinto re di Roma.<\/p>\n<p>I ricordi le affollarono la mente, ma scroll\u00f2 le spalle e tese l\u2019orecchio al rumore dei passi che rimbombavano nell\u2019adiacente salone trapezoidale. Ne dedusse, dal vigore e dalla velocit\u00e0, che di ritorno non era il Re, ma il giovane <em>Magister<\/em>. Un sorriso le illumin\u00f2 il volto ancora bello.<\/p>\n<p>La porta si apr\u00ec di colpo &#8211; ah! quel giovane non aveva mai imparato che si deve bussare prima di entrare in un ambiente privato! &#8211; e Tanaquil volse le spalle al braciere tendendo le braccia accoglienti verso Servio Tullio.<\/p>\n<p>Come sempre, sent\u00ec il cuore riempirsi di affetto e d&#8217;orgoglio solo al vederlo: il giovane, figlio del Re e di una schiava, era suo, pi\u00f9 suo che della madre, quell&#8217;odiata Ocrisia che lo aveva generato fra le doglie. Appena nato il bimbo, mentre faceva avvelenare la puerpera ancora affranta dal parto, Tanaquil ne aveva plasmato il destino, chiamando il sovrano e tutta la corte ad ammirarlo mentre dormiva nella culla, accanto al focolare sacro della <em>Regia<\/em>. La regina aveva fatto in modo che intorno alla testa dell\u2019infante si sprigionasse una corona di fiamme, e aveva fermato gli astanti atterriti che le volevano spegnere. Con voce terribile aveva ingiunto di attendere che il neonato si svegliasse e, quando il bimbo aveva aperto gli occhi, le fiamme &#8211; realt\u00e0 o suggestione che fossero &#8211; si erano spente di colpo. Allora Tanaquil, assumendo la veste profetica che le era propria, aveva predetto il &#8216;Regno&#8217; per quell&#8217;infante. Cos\u00ec, per mezzo del vaticinio, si era impossessata del frutto vivente del tradimento coniugale, aveva punito il consorte, anteponendo a quelli legittimi il figlio di una schiava e, infine &#8211; particolare irrilevante &#8211; aveva rimosso qualunque sospetto che ad avvelenare l\u2019amante del re fosse stata lei, la regina offesa, che invece ne adottava e ne esaltava il figlio.<\/p>\n<p>Medea non avrebbe saputo fare di meglio!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMadre!&#8221;, esclam\u00f2 affettuosamente il giovane Tullio, omettendo ogni altro saluto. &#8220;Ancora una giornata persa in Senato. Non si \u00e8 concluso nulla! Tarquinio non riesce a far approvare la sua proposta di raddoppiare il numero delle Centurie\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;avevo capito dal tumulto della folla. Raccontami\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Il re ha fatto leva, ancora una volta, sulla necessit\u00e0 di duplicare il totale dei cavalieri per far fronte ai Sabini, pronti ad attraversare l\u2019Aniene; ma i Senatori gli hanno risposto con decisione che il numero delle Centurie \u00e8 stato fissato da Romolo stesso, per ispirazione degli Dei. Se il primo re ha stabilito che devono essere tre, tre devono restare\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Per\u00f2, si pu\u00f2 cambiare la Costituzione\u2026&#8221; sugger\u00ec Tanaquil.<\/p>\n<p>&#8220;S\u00ec, \u00e8 vero, ma non si pu\u00f2 farlo su quel punto senza prendere gli auspici\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE ti meravigli?&#8221;, Tanaquil reag\u00ec con voce dura. &#8220;Voi due, tuo padre in testa, avete voluto tenere la seduta di fronte a tutto il popolo, all\u2019aperto, sui gradini del Comizio\u2026 Pretendevi forse che i Senatori o Tarquinio, in queste condizioni, sbandierassero a tutti la verit\u00e0?&#8221; La voce della regina era salita di tono. &#8220;Avere tre nuove Centurie significa per il sovrano poter disporre di tre C<em>omizi Centuriati <\/em>in pi\u00f9, vale a dire &#8211; parliamoci chiaro &#8211; che il re pu\u00f2 collocare nei nuovi Comizi alcune centinaia di quei cittadini arricchiti dai commerci (e dalle rapine ai danni dei popoli vicini), insediandoli nella classe dei &#8216;suoi&#8217; clienti\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Lo so, madre, sono quelli che si fanno chiamare pomposamente \u201ccavalieri\u201d solo perch\u00e9 armano un cavallo in caso di guerra\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Appunto. E nemmeno potevate rimarcare di fronte alla folla che il Senato difende gli interessi dei grandi proprietari terrieri e sostiene quella sostanziale diarchia &#8211; <em>Senatus e Rex <\/em>&#8211; con cui si regge questa citt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Tu hai ragione. Ma la guerra? Perch\u00e9 neppure quest&#8217;argomento fa presa sui Senatori?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Perch\u00e9 hanno capito che l\u2019andamento della guerra in corso con i Sabini \u00e8 solo un pretesto per modificare la Costituzione a favore del Re. E questo non sar\u00e0 mai approvato!\u201d Tanaquil rise beffarda senza attendere risposta.<\/p>\n<p>Tullio ebbe anch\u2019egli un sorriso nervoso che gli scav\u00f2 rughe sottili sul giovane volto.<\/p>\n<p>\u201cLo so, lo so&#8221;, sbuff\u00f2. &#8220;So tutto. Resta che queste discussioni sono interminabili e snervanti; la riunione \u00e8 finita soltanto perch\u00e9 il giorno moriva e dopo il tramonto non \u00e8 pi\u00f9 lecito deliberare. Tutti hanno parlato cos\u00ec a lungo che ancora non ho capito se \u00e8 stato il Senato o il Re a procrastinare la seduta fino al calar del sole, in modo che non si giungesse a una conclusione. Ma ora la plebe \u00e8 sovreccitata e domani si ricomincer\u00e0 daccapo in un\u2019atmosfera densa di tensione\u201d.<\/p>\n<p>\u201cFiglio mio, n\u00e9 il Re n\u00e9 il Senato volevano giungere alla deliberazione. Il Re avrebbe perso e poi sarebbe entrato in conflitto con i cavalieri e con la plebe cui ha fatto troppe promesse. Il Senato non vuole correre il rischio di sommosse e, soprattutto, non vuole inimicarsi il Re, perch\u00e9 si aspetta larghe concessioni di terre di l\u00e0 dall&#8217;Aniene, quando questa guerra sar\u00e0 finita. In politica \u00e8 sempre cos\u00ec: finch\u00e9 non si trova un compromesso, si tirano le cose per le lunghe\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCapisco&#8230; ma, ormai, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per compromessi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 dici questo? Cos\u2019\u00e8 accaduto?\u201d<\/p>\n<p>\u201cProprio al termine della seduta, dopo che il Senato aveva approvato una mozione con la quale si stabiliva il carattere religioso di questa modifica alla Costituzione, il vecchio Atto Navio\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cAncora lui! Andiamo bene\u2026 Ma, continua, figlio mio\u201d.<\/p>\n<p>Tullio guard\u00f2 perplesso la matrigna, si sedette davanti al fuoco e prosegu\u00ec nel racconto.<\/p>\n<p>\u201cAtto Navio, dicevo, a quel punto ha lasciato il suo seggio, si \u00e8 buttato con un gesto teatrale la toga sulla testa, \u00e8 salito sul podio del <em>Comitium<\/em> ed ha aperto le braccia, volgendo gli occhi in alto e invocando gli Dei. Poi ha delimitato la parte destra e quella sinistra del cielo e ha preso gli auspici\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Da quale segno?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Da un volo di cornacchie che, effettivamente, hanno attraversato la parte sinistra, sono tornate indietro, e hanno volato a lungo in tondo con alte strida. Il responso \u00e8 stato questo: &lt;&lt;Gli Dei non vogliono che la costituzione di Romolo sia modificata e, quindi, le Centurie devono restare soltanto tre.&gt;&gt;&#8221;<\/p>\n<p>\u201cIneccepibile e scaltro!&#8221;, disse Tanaquil fra s\u00e9 e s\u00e9; poi prosegu\u00ec ad alta voce: &#8220;Il vecchio Navio \u00e8 sempre all\u2019altezza della sua fama\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLo conosci cos\u00ec bene?&#8221;, domand\u00f2 stupito Tullio.<\/p>\n<p>\u201cOh! Se lo conosco! Quando ero giovane e mi divertivo a profetizzare scrutando l&#8217;acqua della sorgente calda di Saturnia, Navio veniva a curarsi i reumatismi in quella fonte, e l\u00ec ci siamo scambiati diversi <em>segreti<\/em>. Un giorno arriv\u00f2 tuo padre: aveva uno squarcio infertogli da un cinghiale alla coscia destra, proprio vicino all\u2019inguine. Non conosceva le propriet\u00e0 cicatrizzanti di quell&#8217;acqua miracolosa: fui io a pulirgli la ferita, a cucirgliela, a cospargerla di ragnatele macerate in un decotto d&#8217;alghe sorgive, a farlo guarire e&#8230; a farlo innamorare\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Non sapevo questa storia&#8221;, disse Tullio interessato. &#8220;Chi era mio padre, allora?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Si chiamava Arunte e pretendeva di farsi chiamare Lucumone &#8211; i Romani lo hanno storpiato in \u2018Lucio\u2019 -, ma i nobili Etruschi, quasi tutti miei parenti, lo disprezzavano per la sua paternit\u00e0 greca. Lui aveva bisogno di una presenza forte al suo fianco: una moglie aristocratica ed etrusca\u201d. Tanaquil sorrise al figlio. &#8220;Quando calava la sera, io e Navio parlavamo a lungo di politica e fu lui stesso a dirmi delle immense ricchezze e della pari ambizione di Arunte. Alla morte di tuo nonno Demarato, tuo padre s\u2019impossess\u00f2 dell\u2019intero patrimonio familiare, adducendo il pretesto che il suo unico fratello era nato postumo. Il bello fu che riusc\u00ec a convincere il giovane erede che era giusto cos\u00ec!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Fin da allora era un abile politico&#8221;, comment\u00f2 Tullio con fierezza.<\/p>\n<p>&#8220;Era ricchissimo, ambizioso e impudente. Sia come sia, fummo noi due, io e Navio, a persuaderlo che i nobili etruschi non lo avrebbero mai accolto fra loro, e fu Atto che gli descrisse questa citt\u00e0 di confine, come un posto dove si poteva emergere e affermarsi. Roma era governata dal re Anco della <em>gens <\/em>Marcia; era vecchio, bisognoso di denaro, e tuo padre aveva pi\u00f9 <em>pecunia <\/em>di quanta potesse spendere\u2026 In breve, fu lui, l&#8217;Augure, a denominarlo Lucio Tarquinio e a benedire le nostre nozze spezzando una torta di farro\u201d..<\/p>\n<p>&#8220;Questa non la sapevo! E poi?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Atto ci condusse a Roma e persuase Anco Marzio che Tarquinio avrebbe portato ricchezza e commerci nella citt\u00e0. Il resto della storia la conosci. Si pu\u00f2 dire &#8211; ma nessuno dei due lo ammetter\u00e0 mai &#8211; che Tarquinio deve il regno ad Atto Navio. Tu stesso gli devi qualcosa, se \u00e8 vero che proprio lui indusse i figli di Anco Marcio &#8211; quei due incapaci! &#8211; a rinunciare al trono, convincendoli che la vita campestre \u00e8 migliore del regno!&#8221;<\/p>\n<p>\u201cCapisco\u201d, disse Tullio e guard\u00f2 la madre con rispetto. Quella donna straordinaria non solo vaticinava il futuro e compiva magie, ma era anche padrona del passato e dei suoi segreti.<\/p>\n<p>\u201cDunque&#8221;, prosegu\u00ec Tullio dopo un attimo di silenzio, abbandonandosi sulla panca. &#8220;Ti stavo dicendo che Atto Navio ha preso gli auspici con quel bel risultato. Nel frattempo, il sole \u00e8 calato, e la plebe ha preso a rumoreggiare accusando apertamente l&#8217;Augure e tutto il Senato di aver fatto ricorso a un volgare trucco\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;So bene che la plebe, per quanto superstiziosa, non si fida troppo dei veggenti&#8221;, sorrise divertita Tanaquil.<\/p>\n<p>Tullio, slacciandosi i calzari e allungando le gambe verso il tripode, prosegu\u00ec: &#8220;Lo stesso Re, per non esser da meno, ha cominciato a deridere Navio e a contestarne l\u2019interpretazione\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Ha fatto male&#8221;, lo interruppe la madre. &#8220;Non si oltraggiano gli \u00e0uguri davanti alla plebe!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Hai ragione. Tarquinio, per\u00f2, \u00e8 da scusare perch\u00e9 era esausto. Quando il sole \u00e8 scomparso, la seduta \u00e8 stata sospesa, ma non sono mancate risse e insulti ai Senatori. Il <em>Rex<\/em> \u00e8 stato riaccompagnato alla <em>Regia <\/em>da una folla di cavalieri che lo incitano a un colpo di stato contro il Senato: come puoi sentire, li sta ancora arringando. Vedi bene che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da fare. Se Tarquinio accetta il responso di Navio, non pu\u00f2 contestarlo seriamente senza ledere la fiducia negli auspici, sar\u00e0 costretto a ritirare la sua proposta di raddoppio delle Centurie. In questo modo deluder\u00e0 i cavalieri e sar\u00e0 abbandonato dai plebei. A quel punto, il vero ed unico re di Roma sar\u00e0 il Senato. Se, invece, il Re si metter\u00e0 alla testa di plebe e cavalieri, sar\u00e0 costretto ad attaccare il Senato e a iniziare una guerra civile. Non vedo altre soluzioni possibili\u201d.<\/p>\n<p>Tullio ritir\u00f2 le gambe arrossate dal fuoco, appoggi\u00f2 i gomiti sulle ginocchia, il volto sui pugni chiusi e scosse il capo guardando scoraggiato per terra.<\/p>\n<p>Tanaquil gli si avvicin\u00f2 e, accarezzandogli i folti capelli neri (perch\u00e9 mai non aveva ereditato dal padre quel colore biondo-oro che distingueva Tarquinio fra tutti?), gli sorrise con affetto.<\/p>\n<p>\u201cGli Dei amano scherzare con gli umani, ma non predispongono mai le cose s\u00ec che vi sia un\u2019unica soluzione. Sono gli uomini ad essere ciechi; essi non si accorgono che rimangono sempre aperte almeno due strade e si precipitano nella via pi\u00f9 facile perch\u00e9 vedono solo quella. Da ci\u00f2 nascono le guerre e tante altre disgrazie. Ma la politica \u00e8 un\u2019altra cosa: \u00e8 l\u2019arte di riconoscere, anche nelle situazioni estreme, la seconda via, escogitando il modo pi\u00f9 abile di percorrerla\u201d.<\/p>\n<p>La porta si apr\u00ec violentemente. Tarquinio entr\u00f2 gettando in un angolo il cerchio d\u2019oro con cui s&#8217;incoronava nelle sedute pubbliche, mand\u00f2 al diavolo con voce aspra i due littori che lo avevano seguito fin l\u00ec e aguzz\u00f2 gli occhi nella penombra: distinse, stagliate contro il debole riflesso del tripode corinzio, le figure del figlio e della moglie.<\/p>\n<p>\u201cAh! Siete qui! Datemi del vino, che ho la bocca secca a forza di rimbeccare i Senatori e arringare i plebei &#8211; maledetti loro! &#8211; che mi vogliono insegnare il mestiere di re! Avrei fatto meglio, sulle orme del vecchio Anco Marcio, a mettermi d\u2019accordo con il Senato e a limitarmi a fare da portavoce alla volont\u00e0 di quell\u2019augusto consesso, anzich\u00e9 intestardirmi a governare io questa stramaledetta citt\u00e0. Una citt\u00e0 dove tutti comandano in virt\u00f9 di leggi date dagli Dei stessi, sia pure per interposta persona!\u201d<\/p>\n<p>\u201cTarquinio, non recitare la commedia con me e con tuo figlio\u201d.<\/p>\n<p>La voce serena, quasi ridente di Tanaquil, calm\u00f2 come per incanto l\u2019apprensione del marito. La donna prosegu\u00ec: &#8220;Se hai perso una battaglia in Senato, la colpa \u00e8 tua, perch\u00e9 &#8216;tu&#8217; hai voluto che la seduta fosse pubblica. Se invece di deliberare nel Comizio, alla presenza di tutta la citt\u00e0, aveste decretato nel chiuso della Curia, le cose sarebbero andate in maniera diversa e, di certo, meno teatrale\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCome sempre hai ragione tu, Tanaquil! Ma io pensavo che il Senato si sarebbe arreso di fronte alla potenziale minaccia della folla: per questo ho voluto correre il rischio della seduta pubblica. Per\u00f2, non \u00e8 finita..\u201d.<\/p>\n<p>\u201cHai ragione; non \u00e8 finita. In realt\u00e0 stasera nessuno ha vinto e la partita \u00e8 ancora da giocare. Bisogna solo trovare il modo di truccare un po\u2019 i dadi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cBen detto Tanaquil! Abbiamo tempo fino a domani, per farlo\u201d, esclam\u00f2 il re guardando ammirato sua moglie.<\/p>\n<p>Il viso di Tanaquil esprimeva tutta la concentrazione della sua mente. Nella penombra rischiarata dalle braci ardenti, parve a Tarquinio di rivedere l&#8217;aristocratica fanciulla dai lunghi capelli neri, dal viso roseo e luminoso, che lo aveva stregato trent&#8217;anni prima; la giovane donna sapiente, edotta nei segreti della scienza divinatoria, che lo aveva posto sul trono. La guard\u00f2 con occhi nuovi: eppure era sempre lei, la sua sagace moglie, prudente e scaltra, oculata e abilissima nel trovare ogni soluzione.<\/p>\n<p>\u201cAttento, Tarquinio! Non essere precipitoso. Dimmi con esattezza che cosa vuoi&#8221;. La donna aveva alzato il tono della voce, vedendolo distratto.<\/p>\n<p>\u201cIo voglio umiliare il Senato definitivamente e non m&#8217;importa come! E voglio anche la testa di quel maledetto Atto Navio\u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201cDel tuo amico Atto Navio, vuoi dire?&#8221; Tanaquil pronunci\u00f2 quelle parole con voce quieta, guardando fisso negli occhi il consorte. &#8220;Devo ricordarti che\u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIo non dimentico nulla e, stasera pi\u00f9 che mai, rammento bene quando ho conosciuto Atto, quasi trent&#8217;anni fa alle fonti di Saturnia; gi\u00e0 allora, era \u201cil vecchio Atto Navio\u201c, sebbene contasse s\u00ec e no quaranta primavere. Per sua ventura aveva la barba e i capelli precocemente imbiancati, li portava lunghi e incolti, e se ne approfittava sfacciatamente. Allora era un semplice Senatore ma &#8211; fuori Roma, s\u2019intende &#8211; andava in giro con il bastone ricurvo degli \u00e0uguri. E ricordo anche come ti spiava: un po\u2019 per bramosia &#8211; credevi che non me ne accorgessi? &#8211; e molto per imparare da te l\u2019aruspicina e le altre facolt\u00e0 profetiche che possiedi\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Lascia stare Atto, per un momento, e ascoltami. Se tu sfidi il Senato, accadr\u00e0 che i coloni, i fittavoli dei Senatori e una parte della plebe prenderanno le armi; il <em>Magister Equitum,<\/em> vale a dire tuo figlio, avr\u00e0 un bel daffare per convincere i suoi cavalieri a massacrare dei concittadini&#8230; Sappi, inoltre, che la guerra civile cadr\u00e0 come un dono del cielo in mezzo ai Sabini, che chiederanno l\u2019aiuto degli Etruschi di Veio, e lo otterranno. A quel punto, tu dovrai combattere su due fronti: contro Roma e contro i nemici esterni contemporaneamente. Chiedi a tuo figlio che cosa ne pensa?\u201d<\/p>\n<p>Tullio assent\u00ec col capo e allarg\u00f2 le mani in un gesto d&#8217;impotenza, rispondendo alla muta domanda del padre che aveva rivolto lo sguardo verso di lui.<\/p>\n<p>\u201cE allora? Qual \u00e8 la tua proposta, Tanaquil? Che cosa devo fare domani? Arrendermi al Senato?\u201c<\/p>\n<p>\u201cQuesto mai!&#8221; La Regina raddrizz\u00f2 le spalle, lev\u00f2 alto il capo guardando nel fitto delle tenebre che nascondevano il soffitto della stanza. Rimase immobile, d\u2019un tratto divenuta pi\u00f9 alta e imponente, ieratica figura avvolta in veli neri che i due uomini contemplarono affascinati e sgomenti: troppe volte avevano visto Tanaquil in atto di scrutare l\u2019avvenire.<\/p>\n<p>Dopo un lungo silenzio, senza muovere il capo, Tanaquil parl\u00f2 ancora:<\/p>\n<p>\u201cIl Senato non potr\u00e0 <strong>mai<\/strong> modificare la legge di Romolo e concedere il raddoppio del numero di Centurie: questo \u00e8 un fatto; per\u00f2, pu\u00f2 consentire che siano portati a milleduecento, i seicento membri delle attuali tre. Cos\u00ec potrai avere il doppio dei cavalieri per combattere i Sabini e farai contenti i tuoi sostenitori, collocandone molte centinaia nelle tre Centurie originarie. Quando avrai vinto la guerra con i Sabini, potrai pretendere &#8211; e il Senato non potr\u00e0 rifiutare &#8211; il diritto d&#8217;istituire, tu personalmente, cento Senatori, ulteriore premio per i tuoi partigiani. Questo si pu\u00f2 fare\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;E cosa dovr\u00f2 dare in contropartita?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;In cambio, non permetterai che il popolo derida gli Auguri e gli Dei, e lascerai ai Senatori lo strumento degli auspici. Sappiamo bene che \u00e8 uno strumento politico, ma \u00e8 meglio confermare questo potere al Senato anzich\u00e9 consentire che il popolo, dopo aver calpestato la religione dei Padri, cominci a pensare che anche la tua sovranit\u00e0 non \u00e8 sacra come si vuole. A che ti servir\u00e0 quel gran tempio che sogni di erigere sull\u2019Arce, a sacrale sigillo della corona, se il popolo comincia a dubitare della santit\u00e0 dei simboli e dei riti?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Tanaquil, come posso riconoscere l\u2019autorit\u00e0 del Senato e la santit\u00e0 degli auspici senza umiliarmi davanti ai Senatori?&#8221;, chiese Tarquinio rabbuiato.<\/p>\n<p>&#8220;Questo, ancora non lo so. Consulter\u00f2 Atto Navio, per questo\u201d.<\/p>\n<p>Il re sobbalz\u00f2: &#8220;Come puoi pensare che Atto, proprio lui, sia disposto ad aiutarmi, dopo avermi appena sconfitto con i suoi maledetti segni premonitori? Bella gratitudine! Non si ricorda che deve a me se fu nominato Augure ufficiale di Roma: <strong>io<\/strong> convinsi Anco Marzio delle sue qualit\u00e0\u2026 e guarda oggi cosa mi ha combinato?!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Sbagli, Tarquinio&#8221;. La voce di Tanaquil era calma e decisa. &#8220;Non \u00e8 forse stato Atto a tirare in lungo il suo auspicio fino a che, tramontando il sole, fosse impossibile per legge deliberare?\u00a0 E dunque, non \u00e8 stato proprio Atto che, almeno per oggi, ti ha risparmiato la sconfitta?&#8221;<\/p>\n<p>Tarquinio tacque pensieroso e scrut\u00f2 il volto della moglie; anche lei lo guard\u00f2: vide gli occhi increspati da minutissime rughe, il viso gonfio e due pieghe profonde ai lati della bocca. Il marito era stanco; se voleva aiutarlo, doveva agire rapidamente.<\/p>\n<p>\u201cSono sfinito&#8221;, brontol\u00f2 il re mentre si slacciava il mantello di porpora e lo lasciava cadere sul pavimento. &#8220;Datemi il mio vino. Io vado a letto. So gi\u00e0 che tu, Tanaquil, non dormirai. Ma tu&#8221;, e si volse al figlio Tullio, &#8220;va al Campo Marzio e tieni pronti cavalieri e fanti. Manda le guardie etrusche sull\u2019Arce e ordina che si trincerino negli scavi dei lavori in corso alle fondamenta del mio tempio di Giove. Buonanotte, Tanaquil. Pensaci tu. Buona fortuna!\u201d<\/p>\n<p>La moglie sorrise: aveva sempre apprezzato in lui la straordinaria duttilit\u00e0 dell&#8217;intelligenza e la capacit\u00e0 di attendere e favorire le circostanze per approfittarne al momento giusto. Ora, si rimetteva a lei! S\u00ec, Tarquinio era un vero opportunista: se non fosse stato tale, non sarebbe divenuto il re di Roma!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tanaquil non perse tempo: si butt\u00f2 addosso una <em>trabea<\/em> di lana nera e, avvolta dal pesante mantello col cappuccio allacciato da una <em>fibula<\/em> d\u2019oro, un velo scuro sul volto, usc\u00ec da una porta secondaria, senza attraversare la gran sala della <em>Regia <\/em>dove sostavano di guardia i littori.<\/p>\n<p>La notte era molto fredda, ma lei cammin\u00f2 col passo spedito di una donna giovane: era sottile e snella. S&#8217;inoltr\u00f2 rapidamente attraverso i vicoli bui che portavano al Colle Palatino: solo lei poteva percorrere di notte, sola e senza scorta, il selciato sconnesso della Via Sacra, passare davanti alle sinistre <em>Aedes <\/em>dei Lari e aggirarsi fra i cantieri e la zona dell\u2019antica Porta Mugonia, dove si affollavano le nuove botteghe e le abitazioni attestanti la speculazione urbanistica sotto i Tarquini. Nessuno avrebbe osato avvicinarla, tale era la sua fama di maga e il timore che incuteva: era Tanaquil, l\u2019Etrusca.<\/p>\n<p>Giunta alla casa dell\u2019augure Atto Navio, le bast\u00f2 uno sguardo perch\u00e9 lo schiavo alla porta si facesse da parte, irruppe nell&#8217;interno, attravers\u00f2 l\u2019atrio e, guidata da una luce che filtrava sotto una porta, entr\u00f2 in una stanzetta ingombra di cesti traboccanti di papiri. Dietro un tavolo, al chiarore di due lucerne, un vecchio stava faticosamente scrivendo su una pelle di pecora mal conciata: copiava da tavolette e cocci iscritti l\u2019elenco dei prodigi riscontrati durante l\u2019ultimo mese nel territorio controllato da Roma: &lt;&lt;&#8230;<em>un vitello a due teste \u00e8 nato nel campo di<\/em> <em>Plautino &#8211; una pietra \u00e8 caduta dal cielo nella piazza di Alba<\/em> &#8211; <em>una donna ha partorito due bambini uniti per la schiena a Gabi<\/em>&#8230;&gt;&gt;<\/p>\n<p>Il vecchio non sollev\u00f2 lo sguardo e Tanaquil sedette senza complimenti su una scranna, apostrofandolo cordialmente:<\/p>\n<p>\u201cBuonasera, Atto!&#8221; Poi, liberando il capo dal velo e sistemando la chioma ancora nera e folta, prosegu\u00ec: &#8220;Andiamo, non far la commedia con me! So come sai guardare, tenendo il capo abbassato, attraverso quei cespugli bianchi che ti nascondono gli occhi. Hai visto benissimo quando sono entrata e sai anche perch\u00e9 sono qui\u201d.<\/p>\n<p>Atto alz\u00f2 gli occhi e annu\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cTi manda Tarquinio?&#8221;, le chiese quietamente.<\/p>\n<p>\u201cNessuno pu\u00f2 \u2018mandare\u2019 Tanaquil; tu lo sai bene\u201d. La voce della donna vibr\u00f2 di sdegno appena contenuto, mentre un lampo di collera le balenava negli occhi intensi.<\/p>\n<p>\u201cTu vieni per Tarquinio, soltanto per Tarquinio, e vuoi parlare con me che, oggi, rappresento Roma e gli Dei\u201d, ripet\u00e9 il vecchio ergendo il busto e raddrizzandosi sulla sedia.<\/p>\n<p>\u201cLa tua Roma e i tuoi Dei!&#8221; replic\u00f2 Tanaquil con ironia. &#8220;I tuoi Dei hanno il nome dei campi che Tarquinio ha donato a te e agli altri Senatori, e che ha moltiplicato dopo ogni guerra. Sei ricco, Navio, e quei campi non li lavori tu, n\u00e9 i tuoi colleghi, ma gli schiavi che Tarquinio vi ha regalato dopo ogni vittoria. Atto, facciamola finita con queste scempiaggini. Tu, oggi, prolungando le consultazioni degli uccelli, hai impedito nel modo pi\u00f9 opportuno che il Senato deliberasse contro Tarquinio. Nello stesso tempo, per\u00f2, hai battuto il Re, stabilendo che gli Dei non volevano la riforma delle Centurie. Perch\u00e9 hai vietato al Senato di andare sino in fondo?\u201c<\/p>\n<p>\u201cSono vecchio, Tanaquil\u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSmettila! Dicevi di esser vecchio gi\u00e0 trent&#8217;anni fa, quando ti spacciavi per \u00e0ugure e venivi da me a imparare i trucchi della magia etrusca\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 vero&#8221;, rispose Atto sospirando, &#8220;ma adesso sono vecchio sul serio. Questo significa che, oltre ad avere a cuore i miei campi e quelli degli illustri colleghi Senatori, mi preoccupo anche sinceramente per questa citt\u00e0 e per il suo avvenire. Tarquinio non pu\u00f2 rompere l\u2019equilibrio costituzionale fra <em>Rex,<\/em> Comizi e Senato; per questo gli auspici gli hanno dato torto. Ma il Senato non pu\u00f2 isolare il Re dalle classi dei cavalieri e dalla plebe, vale a dire dal nerbo dell\u2019esercito, correndo il rischio di una rivolta popolare o permettendo a qualche mestatore d&#8217;insediarsi al posto di Tarquinio. Per questo ho impedito che si deliberasse oggi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 cos\u00ec, dunque! L&#8217;avevo intuito\u201d, annu\u00ec Tanaquil, &#8220;ed \u00e8 per questo che sono qui. Tarquinio non pu\u00f2 accettare il responso degli auspici, n\u00e9 l\u2019umiliazione di una delibera senatoria; ma non vuole nemmeno iniziare una guerra civile. In fondo lui \u00e8 il Re&#8230; e il Senato \u00e8 come un re&#8230; e questo sistema duplice fino ad oggi ha funzionato&#8230; ma guai a rompere l\u2019equilibrio su cui si regge!\u201d<\/p>\n<p>\u201cBene, bene, ora riconosco la mia Tanaquil. Noi due, in fondo, abbiamo posto la corona sul capo di Tarquinio e, bisogna ammetterlo, \u00e8 stata una buona scelta, per Roma. Adesso occorre trovare il modo per aggiustare le cose, in modo che lui salvi la faccia e tutto resti come prima\u201d.<\/p>\n<p>\u201cBravo Atto&#8221;, disse Tanaquil abbandonandosi comodamente sulla sedia. &#8220;Ora ti riconosco anch&#8217;io. Possiamo parlare\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPi\u00f9 che parlare, dobbiamo inventare\u201d, sospir\u00f2 Atto. &#8220;La situazione \u00e8 difficile. Somiglia a quella\u2026 ricordi?\u00a0 Ti rammenti di quando Tarquinio, accampato sul Gianicolo, aveva deciso di tornare indietro, fra gli Etruschi, e tu risolvesti tutto con quel trucco dell\u2019aquila. Fosti molto brava, in quell&#8217;occasione\u2026&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Perch\u00e9 desideravo che andasse a Roma: non c&#8217;era un avvenire per lui, a Tarquinia. Da noi, i Greci non sono ben visti, perci\u00f2 lo persuasi con uno di quei raggiri divinatori in cui sono maestra\u201d, rise Tanaquil. &#8220;Ancora mi ricordo lo stupore del seguito e dello stesso Tarquinio, combattuto fra il desiderio baldanzoso di proseguire verso Roma e quello di ritornare nella civile Etruria. Quando l\u2019aquila gli sfil\u00f2 dal capo il berretto a cono e vol\u00f2 sopra Roma con un ampio giro, lui era ancora esitante e non riusciva a decidersi sul partito da prendere. Ma quando l&#8217;uccello riapparve e apr\u00ec gli artigli, lasciando cadere il pileo sulla sua testa bionda, parve a tutti un presagio. E fu cos\u00ec che il ricco avventuriero greco e il suo seguito, si convinsero a proseguire l\u2019impresa verso Roma, come sembrava indicare quello straordinario volo dell\u2019aquila\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Mi sono sempre domandato se il tuo consorte &#8211; che ben conosceva le tue capacit\u00e0 di addestrare e dirigere gli uccelli &#8211; non avesse dissimulato con i suoi seguaci, e se tutte le incertezze mostrate in quei giorni d\u2019autunno al campo del Gianicolo, non fossero state messe in atto proprio per indurti a qualche trucco dal sapore miracoloso che convincesse il recalcitrante seguito\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Dici bene, Atto; fu uno stratagemma, ma funzion\u00f2\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;A proposito, io ti avevo gi\u00e0 visto fare un gioco del genere con un corvo presso le fonti di Saturnia, ma come hai fatto a convincere un\u2019aquila?\u201c<\/p>\n<p>\u201cAndiamo, Atto! Ma quale aquila?! Voi eravate tutti intenti a seguire con lo sguardo il berretto di Tarquinio che volava e, quando vi ho detto: &lt;&lt;Guardate l\u2019aquila!&gt;&gt; con l\u2019aria pi\u00f9 ispirata che sapevo assumere, vi siete girati tutti a osservare me. In realt\u00e0 era solo un vecchio e grosso falco ben addestrato, che avevo portato con me e liberato di nascosto\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNaturalmente, un falco! Perch\u00e9 non ci ho pensato subito?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Perch\u00e9 anche tu, come il seguito di Tarquinio, volevi credere che fosse un\u2019aquila. Tutti associamo a quell&#8217;animale l\u2019idea di regno, e tutti avevamo in mente che a Roma ci aspettava una corona. E&#8217; strano, per\u00f2, che tu non te ne sia accorto!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Io ero intento a spiare l\u2019espressione del volto dei compagni di tuo marito, e come essa mutava di fronte a quel miracolo. E lui, lui che aveva promesso il ritorno, fu obbligato dagli amici a proseguire; anzi, i suoi seguaci furono sicuri di averlo costretto loro a entrare in Roma\u2026&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;E\u2019 questo il punto, vero?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;S\u00ec, Tanaquil. Bisogna, ancora una volta, che siano proprio i partigiani di Tarquinio a chiedergli di ritirare quella proposta di duplicazione delle Centurie che \u00e8 stata fatta per le loro pressioni! Guai se fosse il Re ad assumersi la responsabilit\u00e0 del ritiro!&#8221;<\/p>\n<p>\u201cGli anni non ti hanno indebolito il cervello, caro Atto!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Se solo avessi la tua et\u00e0, mia bella regina, sarei ancora un leone\u2026 e un serpente\u2026&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Ora, amico mio, ti chiedo solo di essere saggio: secondo te, il Senato, pu\u00f2 diventare l&#8217;arbitro assoluto della questione? O non dovr\u00e0 concedere, almeno, che si raddoppi il numero dei cavalieri delle tre Centurie esistenti? Fra l\u2019altro, il doppio dei cavalieri \u00e8 necessario per vincere la guerra contro i Sabini\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Servono anche a conservare a Tarquinio il favore di quella classe che, lasciata a se stessa, si leverebbe contro il Senato\u201d, aggiunse Atto, meditabondo. &#8220;L\u2019importante&#8221;, prosegu\u00ec deciso, &#8220;\u00e8 che i poteri del Re e del Senato rimangano bilanciati come sono ora\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Come fare?&#8221;, domand\u00f2 Tanaquil, un po&#8217; nervosa. &#8220;Domani il Senato si riunisce di nuovo nel Comizio, in pubblica seduta, e, per quanto si possa portarla alle lunghe, alla fine si dovr\u00e0 deliberare contro la proposta del Re\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Oppure dovrebbe ritirarla Tarquinio stesso per impedirne la votazione; ma non pu\u00f2 farlo senza alienarsi i suoi sostenitori. Occorre un espediente, una mossa astuta, una trovata come quella dell&#8217;aquila sul Gianicolo\u2026 Dovranno essere i suoi seguaci a implorarlo di recedere\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cAllora\u201d, riprese Tanaquil, passandosi un dito sottile sulle labbra. &#8220;Allora&#8230; Atto, ricordi quel giorno che venisti alle fonti di Saturnia e mi trovasti che interrogavo le acque nel momento in cui divengono limpide e color smeraldo, nelle prime ore del pomeriggio? Fu tre giorni prima dell\u2019arrivo di Tarquinio, devi ricordartene&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>Atto socchiuse gli occhi e parl\u00f2 lentamente:<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, certo che ricordo; non ho mai dimenticato! Tu eri immersa, immobile, in una pozza d&#8217;acqua sulfurea. Vedevo il fondo di ghiaia bruna da cui salivano colonne di bollicine. Indossavi una veste di lino bianco che ti si era incollata al corpo, modellandolo; io rimasi per molto tempo a contemplare le tue cosce sode, i tuoi piccoli seni eretti&#8230; Ti detti anche la mano per farti uscire dalla pozza, quando decidesti che era giunto il momento di andartene: fu allora, che per un attimo ti strinsi a me e temetti che potessi accorgerti del mio incantato &#8211; ed eccitato &#8211; rapimento. Ma tu avevi il volto impassibile di sempre. Io, invece, non ho mai dimenticato il tuo giovane corpo bagnato e caldo accostato al mio, e codesto viso che ancora conservi bello, nonostante gli anni. E\u2019 un tuo speciale sortilegio?\u201d<\/p>\n<p>\u201cAtto, Atto, non farmi dubitare della tua e della mia memoria. Stai forse cercando di sedurmi, a quest\u2019et\u00e0?!&#8221; Tanaquil non sembr\u00f2 sorpresa dalle parole di Atto ma, tesa com\u2019era a cercare un mezzo per restituire il potere al consorte, prefer\u00ec sorvolare sui ricordi personali.<\/p>\n<p>\u201cRicorda bene, Atto, che facemmo dopo?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Ci sedemmo l\u00ec accanto e, mentre tu ti asciugavi al sole, io ti mostrai alcuni vasi che avevo comprato strada facendo, a Vulci\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;E poi? Che altro portavi nella sacca, oltre alle anfore?\u201d<\/p>\n<p>\u201cAh, s\u00ec, ti feci vedere un nuovo trucco che, per la verit\u00e0, non avevo inventato io, ma un mercante cartaginese. Si trattava di una selce che, a maneggiarla, sembrava in tutto uguale a una qualunque pietra. Tu la soppesasti, rigirandola fra le mani, poi io te la tolsi, estrassi un rasoio di bronzo e la tagliai a met\u00e0 come fosse burro: un bel raggiro, che per\u00f2 non ho mai avuto occasione di usare. Del resto fu proprio a te che regalai la cote, il rasoio e un vasetto di una colla speciale. Che hai in mente Tanaquil?&#8221;<\/p>\n<p>\u201cVeder tagliare una pietra con una lama \u00e8 una cosa miracolosa agli occhi del popolo, e attesta in modo inequivocabile la volont\u00e0 degli Dei, non credi Atto?\u201d<\/p>\n<p>Atto Navio, Senatore romano e Augure ufficiale, socchiuse gli occhi fino a ridurli due fessure e fiss\u00f2 Tanaquil con uno sguardo fattosi improvvisamente serio e penetrante. La regina lo guardava in silenzio annuendo con il capo, quasi seguisse man mano la consapevolezza che si faceva strada nella mente del vecchio. Alla fine, lui cominci\u00f2 sommessamente a ridere e continu\u00f2 fino ad essere soffocato dai singhiozzi.<\/p>\n<p>\u201cTanaquil&#8230; Solo tu potevi pensare a una cosa del genere. Questa \u00e8 la soluzione del problema!\u201d<\/p>\n<p>La donna lo abbracci\u00f2 e lo strinse forte. Atto fece scivolare senza parere la sua mano lungo la schiena di lei; Tanaquil, con altrettanta indifferenza, l&#8217;allontan\u00f2 dal suo corpo, guard\u00f2 il vecchio con tenerezza e gli disse:<\/p>\n<p>\u201cSei sempre il mio vecchio Atto. Con te non occorrono molte parole. Ti lascio: credo che il resto della notte lo passer\u00f2 a parlare con Tarquinio\u201d.<\/p>\n<p>Si tir\u00f2 sul capo la <em>trabea<\/em>, afferr\u00f2 una lucerna dal tavolo dell&#8217;augure che la guardava ridendo e si avvi\u00f2 con passo svelto all\u2019uscita. Era quasi sulla soglia quando la voce dell&#8217;uomo la richiam\u00f2:<\/p>\n<p>\u201cA proposito, Tanaquil, sulla strada per Alba, ci sarebbe quel poderetto che confina con le mie terre\u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMe l\u2019aspettavo, e mi meravigliavo di non averti sentito chiedere nulla\u201d. Tanaquil si volse sogghignando. &#8220;Ho perfino pensato che la vecchiaia ti avesse reso un po\u2019 svanito, mio povero Atto! D&#8217;accordo, il &#8216;poderetto&#8217;, come lo chiami tu &#8211; malgrado si tratti di oltre quattrocento iugeri di buona terra -, fa parte del demanio regale. Se tutto va bene, sar\u00e0 tuo. Altrimenti&#8221;, aggiunse con voce improvvisamente minacciosa, &#8220;bada a te, Atto Navio, e non contare sul mio affetto!\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sorgeva un&#8217;alba gelida. Tanaquil, stringendosi al corpo il mantello, si affrett\u00f2 nel timore d\u2019incontrare i primi schiavi che andavano al lavoro. In breve e senza essere notata rientr\u00f2 nella <em>Regia <\/em>attraverso la stessa porta da cui era uscita: per quella notte gli agi del Gianicolo andavano dimenticati, ed anche il sonno.<\/p>\n<p>Per prima cosa svegli\u00f2 un giovane servo e lo mand\u00f2 di corsa alla sua casa sul colle spiegandogli bene che, in fondo a una vecchia cassa, nel <em>Tablinium,<\/em> avrebbe trovato un canestro di giunchi contenente un involucro ben impacchettato.<\/p>\n<p>&#8220;Prendi la cesta e il pacco, e portameli qui senza riprender fiato!&#8221;<\/p>\n<p>Poi and\u00f2 da Tarquinio che dormiva in una delle stanzette del primo piano; avvicin\u00f2 la lucerna a quel volto inquieto, dalla bellezza altera e insolente che tante volte aveva contemplato nel sonno, si chin\u00f2 su di lui, sent\u00ec il richiamo dei suoi capelli biondi, appena brizzolati, ma trattenne l&#8217;impulso d&#8217;infilarci le dita. Lo scosse per una spalla, invece, senza tanti complimenti.<\/p>\n<p>\u201cCoraggio, Lucumone! Svegliati! Dobbiamo parlare\u201d.<\/p>\n<p>\u201cTanaquil!&#8221; Era una caratteristica di Tarquinio svegliarsi immediatamente lucido, come se non si fosse mai addormentato. &#8220;Dopo tanti anni, svegliarmi nelle tue braccia \u00e8&#8230;\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 certo come essere svegliato da una delle tue servette sabine\u201d, lo interruppe con asprezza Tanaquil.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, ma nessuna di loro ha i tuoi occhi\u201d, disse Tarquinio con voce fattasi improvvisamente grave. &#8220;Sono sempre cos\u00ec grandi, pieni d&#8217;ombre, con quei riflessi verdi che vi danzano in fondo e mi parlano&#8230; mi parlano&#8230; ma io non capisco le parole che mi dicono. E&#8217; sempre stato cos\u00ec, fin dal primo giorno. Quando mi guardi, gli occhi ti diventano talmente enormi che mi pare di precipitarvi dentro. Nessuna donna \u00e8 capace di darmi questo\u201d.<\/p>\n<p>Il volto di Tanaquil si era fatto di pietra e gli occhi splendevano immensi nell\u2019ombra. Afferr\u00f2 con entrambe le mani il volto del marito e: \u201cTaci! E ascoltami, ora\u201d, gli disse, senza mostrare emozione. &#8220;Saranno i tuoi stessi fautori, sar\u00e0 quella plebe che ama il <em>Magister <\/em>tuo figlio e odia il Senato, a scongiurarti di recedere dalla tua proposta di duplicare le Centurie. Tu lo farai e il Senato ti ringrazier\u00e0 tangibilmente. So io come fare\u2026\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il giorno dopo, sulle gradinate e sulle spalliere del <em>Comitium<\/em>, di fianco alla Curia, si accalcavano i cittadini di Roma. La folla rumoreggiava, esasperata dagli interminabili discorsi dei Senatori togati che occupavano lo spazio centrale del Comizio, simile a una <em>scaena <\/em>teatrale. Lungo le scale si aggiravano venditori di lupini, fichi secchi e prugne farcite, mentre vecchie sdentate dallo sguardo avido, abbrustolivano castagne, scrollando sui bracieri le padelle bucherellate di terracotta. All&#8217;avvicinarsi di un compratore attirato dal profumo delle caldarroste, le donne univano a coppa le mani ormai coriacee per il gran calore e le riempivano di bruciate che deponevano svelte in un lembo della tunica dell\u2019acquirente, ghermendo leste un informe pezzettino di bronzo che portava il disegno di un ramo secco. Era un\u2019invenzione del <em>Magister<\/em> per pagare pi\u00f9 agevolmente i soldati: i Romani la trovavano molto pratica.<\/p>\n<p>Il sole, gi\u00e0 alto nel cielo, traeva riflessi dagli elmi dei mercenari etruschi che Servio Tullio aveva disposto a barriera tra la folla e il Senato. I <em>Patres <\/em>si domandavano nervosamente se quello schieramento fosse una difesa o una minaccia. Tarquinio, circondato dai littori, la testa cinta dal cerchio d\u2019oro, scuro in volto e accigliato, troneggiava da uno scanno ornato di aquile dorate.<\/p>\n<p>Atto Navio prese la parola per riaffermare che gli auspici negavano la possibilit\u00e0 di accogliere la proposta fatta dal Re di raddoppiare le Centurie. Ululati di derisione, fischi e suoni osceni si levarono dalla folla alle dichiarazioni dell\u2019\u00e0ugure. Il fornaio Aulo Plautino giunse trafelato con la tunica bianca di farina tesa sul gran ventre debordante dalla cintura. L&#8217;uomo fu all\u2019altezza della sua fama.<\/p>\n<p>\u201cAtto Navio&#8221;, url\u00f2 rivolto al vecchio. &#8220;Se ne sei ancora capace, fa drizzare il tuo uccello come hai fatto volare il <em>ficus ruminalis <\/em>e prendi gli auspici da quello!&#8221;<\/p>\n<p>Un mare di risate e sberleffi accompagn\u00f2 la battuta oscena. I Romani andavano famosi per le loro pittoresche assemblee: nessuna piazza etrusca o greca avrebbe tollerato uno spettacolo del genere!<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 Tarquinio e arring\u00f2 la folla con ampi gesti e grandi sorrisi, dopo aver ottenuto un relativo silenzio. Con voce alta e penetrante, scandendo le parole e scoprendo i denti in un sorriso beffardo, si rivolse all&#8217;Augure:<\/p>\n<p>\u201cAtto Navio, Senatore e Augure ufficiale di Roma, poich\u00e9 dici di sapere, interpretando il volo degli uccelli in cielo, cosa si pu\u00f2 e cosa non si pu\u00f2 fare, allora dimmi questo: \u00e8 possibile fare quello che sto pensando in questo momento?&#8221;<\/p>\n<p>I Senatori percepirono quelle parole come una minaccia; fecero capannello &#8211; le toghe agitate e sbattute sul capo &#8211; tentando invano di farsi ascoltare mentre a turno proponevano mozioni d\u2019ordine ed eccezioni procedurali. La plebe, esasperata sino alla frenesia, lev\u00f2 rinnovate acclamazioni a Tarquinio e ingiurie contro il Senato.<\/p>\n<p>Quando il tumulto fu al culmine e cominciarono a piovere sui Senatori manciate di fichi secchi e bucce di lupini, Atto Navio si alz\u00f2 di nuovo in piedi, avvolto nella bianca tunica, e si mostr\u00f2 al popolo appoggiandosi al bastone ricurvo, simbolo della sua sacralit\u00e0. Attese immobile che si facesse silenzio, mentre il vento gli agitava la candida massa dei capelli e della barba.<\/p>\n<p>Lentamente il mormorio si spense, perch\u00e9 il senso di religiosit\u00e0 emanante dalla figura del vecchio sortiva l&#8217;effetto previsto. Allora Atto si tir\u00f2 un lembo della toga sul capo e rispose gravemente a Tarquinio:<\/p>\n<p>&#8220;Prender\u00f2 subito gli auspici, o Re\u201d.<\/p>\n<p>I Senatori, che la sapevano lunga in fatto di vaticini, si guardarono perplessi domandandosi se Atto non fosse improvvisamente impazzito, e se non fosse tempo di nominare un nuovo \u00e0ugure; temettero persino che il vecchio potesse inopinatamente favorire il re nella sua richiesta di nuove centurie.<\/p>\n<p>Ma Atto divise i quadranti del cielo con i consueti gesti, lev\u00f2 le mani in alto e si mise a osservare attento il volo degli uccelli. Infine abbass\u00f2 le braccia e, rivolto a Tarquinio, disse:<\/p>\n<p>&#8220;Mio Re, gli Dei assicurano che \u00e8 possibile fare la cosa cui stai pensando\u201d.<\/p>\n<p>Tarquinio agit\u00f2 le mani per calmare il rumorio della folla e sogghignando si pieg\u00f2 verso un lato del trono, sollev\u00f2 un canestro coperto da un telo di porpora, strapp\u00f2 via il panno e, mostrando il contenuto del cesto alla folla, grid\u00f2 a gran voce:<\/p>\n<p>&#8220;Ors\u00f9, vecchio, taglia con questo rasoio codesta pietra!&#8221;<\/p>\n<p>La moltitudine esplose in grandi applausi scagliando insulti e bucce di castagne contro i Senatori; tuttavia, la fissit\u00e0 delle facce vocianti, ora tutte rivolte verso l\u2019Augure, smentiva la violenza delle grida e trasmetteva un senso di superstiziosa attesa e di timori antichi.<\/p>\n<p>Atto Navio, impassibile, si avvicin\u00f2 lentamente al trono di Tarquinio mentre il rumoreggiare dell&#8217;assembramento si spegneva in un ultimo brusio. Sal\u00ec sul piedistallo ponendosi bene in mostra alla stessa altezza del re, e, nell\u2019improvvisa quiete, rotta soltanto da lontane voci che il vento portava dall&#8217;ormeggio sul Tevere, prese la cote con la sinistra e il rasoio con la destra, li sollev\u00f2 entrambi verso il cielo e rimase fermo in quella posizione. Assapor\u00f2 l\u2019innaturale silenzio che ora avvolgeva lo spazio gremito del Comizio, guard\u00f2 solennemente la folla, poi volse gli occhi a Tarquinio e quindi ai Senatori, tutti immobili come statue; stese davanti a s\u00e9 le mani mostrando nella sinistra aperta la selce, che pos\u00f2 davanti a s\u00e9 ben in vista su un ceppo di marmo, poi, lentamente, abbass\u00f2 la lama impugnata con la destra e spezz\u00f2 la pietra in due con colpo secco. Lasci\u00f2 quindi cadere il rasoio e raccolse, mostrandole a Tarquinio, alla gente assiepata e ai Senatori stupefatti, le due met\u00e0 tagliate di netto.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 d\u2019uno in seguito giur\u00f2 di aver visto Terrore e Paura comparire sulle gradinate del <em>Comitium<\/em>; altri affermarono che dalla pietra sgorgavano fiotti luminosi.<\/p>\n<p>Tarquinio scese verso l\u2019Augure con volto solenne e, tendendo le mani, afferr\u00f2 le due parti della cote, le osserv\u00f2 a lungo con attenzione e quindi le sollev\u00f2 in alto, girando lentamente su se stesso, perch\u00e9 tutti potessero vederle.<\/p>\n<p>Si alzarono a parlare Cneo Sisenna, per i cavalieri, e Sulpicio Niger, per la plebe; l\u2019uno tremante e l\u2019altro scuro in volto pronunciarono le stesse parole:<\/p>\n<p>\u201cGli Dei non vogliono! Rinuncia, o Re!\u201c<\/p>\n<p>Un mormorio d&#8217;approvazione, prima sommesso, poi rimbombante come un tuono, si lev\u00f2 dalla folla. Aulo Plautino non rinunci\u00f2 a far sentire la sua voce possente:<\/p>\n<p>&#8220;O re, non attirare l\u2019ira degli Dei sulla Citt\u00e0! Rinuncia!\u201d<\/p>\n<p>Tarquinio simul\u00f2 una virile accettazione delle pressanti richieste fatte dai suoi sostenitori e ritir\u00f2 la proposta di duplicare le Centurie. Fu portato in trionfo alla <em>Regia <\/em>da una moltitudine di seguaci acclamanti alla sua saggezza.<\/p>\n<p>La notte stessa, uscito di soppiatto, galopp\u00f2 fino al Gianicolo e \u2013 non accadeva da anni &#8211; chiese a Tanaquil di ospitarlo nel suo letto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La Storia<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cUna statua di Atto col capo velato rimase a lungo nel luogo dove avvenne il fatto, nel Comizio, (luogo di riunioni delle assemblee popolari, nella parte nordoccidentale del Foro), sulle gradinate a sinistra della Curia; raccontano che un tempo anche la pietra si conservava nello stesso luogo, come testimonianza ai posteri di quel miracolo. Comunque dopo di allora in cos\u00ec grande onore furono tenuti gli auspici e il collegio sacerdotale degli \u00e0uguri, che nulla si faceva in pace e in guerra se non dopo aver preso gli auspici, ed erano sospesi i Comizi popolari, la chiamata degli eserciti e le decisioni pi\u00f9 importanti, se gli auspici non erano favorevoli\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da: <strong>Tito Livio<\/strong>, \u201cLa Prima Deca\u201d, collana &#8220;I classici latini&#8221; diretta da Augusto Rostagni, Torino, 1953.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (Traduzione di Luciano Perelli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32010\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32010\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il braciere di bronzo riscaldava appena la stanza della Regia che trasudava freddo e umidit\u00e0 dai blocchi di tufo delle pareti. Tanaquil, l\u2019etrusca, moglie del re di Roma Lucio Tarquinio, protese le mani diafane verso i carboni ardenti, articolandole a lungo; poi le distese, le avvicin\u00f2 al fuoco e not\u00f2 divertita il trasparire [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_32010\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"32010\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13118,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-32010","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32010"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13118"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32010"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32010\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32011,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32010\/revisions\/32011"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32010"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32010"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32010"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}