{"id":3201,"date":"2010-04-09T16:53:30","date_gmt":"2010-04-09T15:53:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3201"},"modified":"2010-04-10T12:27:20","modified_gmt":"2010-04-10T11:27:20","slug":"andare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3201","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Andare&#8221; di Gianni Zanata"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"150%;\">Andare, star seduti, fare nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">C\u2019\u00e8 stato un periodo in cui io e Paolo ce ne stavamo seduti per ore su una panchina alla stazione dei treni. A fare nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo, andiamo, diceva Paolo. E rideva.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo dove?<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Su, dai, andiamo, mi diceva sempre Paolo. E rideva.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Ma dov\u2019\u00e8 che vuoi andare?, gli dicevo io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo, andiamo, mi diceva lui, non importa dove. E rideva.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo a fare che?, gli dicevo io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo. Non c\u2019\u00e8 bisogno di fare, mi diceva lui, ma di andare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">No, non \u00e8 cos\u00ec che si va, gli dicevo io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Ma lui niente. Andiamo, andiamo, ripeteva. E rideva.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Io lo guardavo. Andare dove? E scuotevo la testa. Ma dov\u2019\u00e8 che vuoi andare?, gli dicevo. Lo guardavo e scuotevo la testa.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Che poi, per Paolo, andare, voleva dire mille cose. Matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare voleva dir donne, voleva dir sesso, voleva dire musica, voleva dire canne, voleva dire svegliarsi tardi la mattina, far colazione all\u2019aperto, strizzar gli occhi e guardare in cielo, ch\u00e9 se c\u2019erano molte nuvole allora era meglio star sdraiati sul divano dentro casa, e magari dormire un altro po\u2019.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare voleva dire soprattutto sperare di non tornare mai pi\u00f9 da dove si era partiti. Voleva dire spedire una cartolina a tutti gli amici che invece erano rimasti: ciao, qui si sta bene, si scopa alla grande, peggio per voi che siete rimasti. Voleva dire agli amici ciao, vi voglio bene, pi\u00f9 di quanto non ve ne volessi quando ero l\u00ec con voi e non vedevo l\u2019ora di andare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare voleva dire comprarsi un paio di scarpe nuove. Perch\u00e9 non si pu\u00f2 andare da nessuna parte senza un paio di scarpe nuove. Sono belle le scarpe nuove, ma non subito, non quando te le infili la prima volta. Le scarpe nuove, la prima volta che te le infili, ti danno fastidio ai piedi, fanno proprio male, ti escono le bolle ai lati. Le scarpe sono belle quando sono nuove, ma non nuovissime. Le scarpe belle sono quelle che hai gi\u00e0 usato un po\u2019, quelle che c\u2019hai camminato qualche giorno, ed \u00e8 per questo motivo che gi\u00e0 ti sembrano pi\u00f9 tue, vissute, in sintonia con te stesso, non avulse, ammesso che un paio di scarpe nuove possano essere avulse.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Paolo voleva sempre andare. Matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">E non c\u2019era verso di fargli capire che puoi pure pensare di andare dove vuoi, ma se poi non ti muovi, non puoi mica andare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">I genitori di Paolo, per dire, non s\u2019erano mai spostati da casa, dal loro paese, dalla loro provincia, dalla loro regione. Siliqua, Cagliari, Sardegna. Non s\u2019erano mai spostati. Proprio mai. Mai un viaggio. Mai una vacanza. Mai una gita. O forse s\u00ec, qualche gita al mare l\u2019avevano fatta. S\u00ec, una gita al mare, cos\u00ec mi aveva detto Paolo una volta. Una gita al mare, per andare a vedere l\u2019isola di Carloforte. S\u00ec, ma mica c\u2019erano andati, poi, a Carloforte. Si erano fermati a Portoscuso. A guardare l\u2019isola da lontano. Erano rimasti sul molo, a guardare quell\u2019isola che pareva vicina, tanto che se allungavi una mano ti sembrava di poterla toccare. Erano arrivati sino a Portoscuso, avevano viaggiato su una vecchia fiat millecento grigia del sessantatre, per poi scoprire che l\u2019ultimo traghetto per Carloforte era gi\u00e0 partito. Quando si dice andare senza sapere che per andare bisogna saper andare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Il loro posto, il posto dei genitori di Paolo, era il cuore. Da quel posto l\u00ec non s\u2019erano mai mossi. I genitori di Paolo erano morti senza aver mai conosciuto nient\u2019altro che cuore, sudore e tormento. Erano morti insieme, pi\u00f9 o meno. Lui, il padre, piegato dalla fatica del lavoro nei campi, aveva ceduto qualche mese dopo aver tagliato il traguardo degli ottantadue. Lei, la madre, una donna che aveva messo al mondo nove figli, mica due, nove, s\u2019era spenta alle soglie degli ottanta, un anno dopo la morte del marito. Era stato un bel funerale, il funerale della madre di Paolo, nel pomeriggio di un sabato d\u2019aprile, con la luce gialla del sole che si diffondeva dai rosoni e disegnava strane figure sul pavimento della chiesa. Anche il funerale del padre di Paolo era stato un bel funerale, in un mattino di dicembre, sotto la pioggia fredda e il vento umido che soffiava dal mare. Il parroco, durante l\u2019omelia, aveva letto un passo del Vangelo, qualcosa sul viaggio lento e dolce che compiono le anime verso il cielo, verso il Paradiso. Un viaggio. Verso il cielo. E dire che non erano mai andati da nessuna parte, i genitori di Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo, andiamo, diceva Paolo. E rideva. Matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Ma andiamo a fare che?, gli chiedevo io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Che poi, per andare, bisogna aver coraggio. Bisogna far finta di volersi lasciare tutto alle spalle. Far finta, mica sul serio. Andare per cambiare. Per poi tornare, dopo aver cambiato le cose, dopo esser cambiati. Tornare, per poter dire, un giorno, agli amici, ecco, lo vedi che ce l\u2019ho fatta?<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Io Paolo l\u2019ho conosciuto che voleva sempre andare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Una volta se n\u2019era andato per davvero. Era scappato di casa. E non mi era mai capitato che un mio amico, un mio amico del cuore, se ne andasse via da casa, via dai genitori, a quindici anni. Era stata una sorpresa. Una di quelle cose che non ci sono parole per spiegare. Una di quelle cose che ti sorprendono, e basta. Specie se anche tu hai quindici anni e il tuo miglior amico se n\u2019\u00e8 andato senza nemmeno dirti ciao. Matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Paolo, Paolo, Paolo, s\u2019erano messi a urlare i suoi genitori. Erano corsi a casa mia, avevano parlato con mio padre e con mia madre. \u00c8 qui? \u00c8 qui da voi? Ma chi? Paolo! No! Paolo? Ah, ma stavolta non la passa liscia!<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Paolo aveva lasciato un biglietto sul tavolo in cucina. Me ne vado, non torno pi\u00f9, vi voglio bene, grazie, ma io devo andare. Aveva scritto proprio <em>io devo andare<\/em>. Ma dove te ne vai senza di me, avevo detto io. Non \u00e8 cos\u00ec che si abbandona un amico, avevo pensato io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Paolo, i genitori e i parenti lo avevano cercato dappertutto, in paese. E nei dintorni. E anche negli altri paesi della zona. I fratelli di Paolo erano dovuti andare dai carabinieri. E i carabinieri erano saltati di corsa su una camionetta e si erano messi a girare tra le stradine di campagna.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Io lo sapevo dove era andato Paolo. Ma non avevo detto niente. E pure se qualcuno me l\u2019avesse chiesto, non avrei detto niente. Perch\u00e9 Paolo era il mio migliore amico.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Paolo era andato al fiume, dove di solito andavamo a catturare rane e serpenti, e a tirar sassi a pelo d\u2019acqua. Dove c\u2019era un posto che sembrava una grotta, anche se non era una vera grotta. Ma a noi piaceva pensare che fosse una di quelle grotte dei fumetti, con i ragni e i pipistrelli, e le ossa di qualche cadavere sparpagliate tra i frammenti di canna e le foglie bagnate.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Paolo era andato al fiume. E l\u00ec lo avevo trovato. Seduto su una stuoia, sotto un salice bianco, Paolo mi aveva visto sbucare da dietro un cespuglio e s\u2019era messo a ridere. Matto d\u2019un Paolo. S\u2019era messo a ridere come solo lui sapeva, con le fossette sulle guance che lo facevano assomigliare a uno di quei ragazzini dei telefilm western, quei telefilm in bianco e nero che la tv trasmetteva al pomeriggio. Matto d\u2019un Paolo. S\u2019era messo a ridere e non la smetteva pi\u00f9. M\u2019ero avvicinato ed ero rimasto in piedi a guardarlo. E basta. Senza dire nulla. E dopo un po\u2019 che continuavo a guardarlo, senza parlare, e a chiedermi che cosa sarebbe successo se in quel momento fossero arrivati i carabinieri, e dopo un po\u2019 che continuavo a fissarlo, senza parlare, e a chiedermi che cosa sarebbe accaduto se proprio in quel frangente c\u2019avessero colto i nostri genitori, e dopo un bel po\u2019 che stavo sempre l\u00ec a guardarlo, in silenzio, e a chiedermi che cosa cazzo c\u2019avesse ancora da ridere in quel modo, insomma, alla fine, ma dopo un bel po\u2019, m\u2019ero seduto a fianco a lui e m\u2019ero messo a ridere pure io. Matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Dove volevi andare?, gli avevo chiesto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Non lo so, mi aveva risposto lui, volevo andare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">S\u00ec, ma dove?<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Non lo so. Andare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Che poi, per Paolo, andare voleva dire mille cose.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare voleva dire vivere come ti capita, dove ti capita, se ti capita.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Come quella volta che dovevamo andare in campeggio.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Io e Paolo c\u2019eravamo svegliati alle cinque, per partire alle sei. Zaino e sacco a pelo in spalla, un tocco di fumo in tasca e un giro lungo di blues nella testa, avevamo viaggiato in pullman sino alla periferia di Villasimius. E poi a piedi, sotto il sole, lungo la strada provinciale, nella speranza che il buon Dio degli Autostoppisti non c\u2019abbandonasse.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Un camionista di Nuoro che trasportava acqua, birra, frutta e verdura, c\u2019aveva caricato vicino a Punta Molentis. Il camionista si chiamava Beppe, aveva cinquant\u2019anni, rugoso il viso, gli occhi verdi. Ma dov\u2019\u00e8 che andate?, c\u2019aveva chiesto lui. Gi\u00e0, dov\u2019\u00e8 che andiamo, m\u2019ero chiesto io. Andiamo, andiamo, gli aveva risposto Paolo. S\u00ec, ma dov\u2019\u00e8 che andate?, gli aveva detto lui, Beppe, il camionista. Dove ci capita, andiamo dove ci capita, gli aveva detto Paolo. E Beppe prima lo aveva guardato, e poi s\u2019era fatto una risata sorda. Va bene, vi ci porto io, aveva detto Beppe. Allora Paolo aveva tirato fuori il fumo e aveva rollato una canna. Beppe aveva scosso la testa, aveva detto che lui non capiva che cosa ci fosse di cos\u00ec divertente in quella roba l\u00ec che ci fumavamo. E Paolo gli aveva passato la canna e gli aveva detto di fare due tiri. Beppe aveva detto no, no, no, quella roba l\u00ec proprio no. E Paolo aveva insistito un po\u2019, gli aveva detto che non era mica veleno, che era qualcosa che mica faceva cos\u00ec male, che era qualcosa che apriva la mente, che faceva vedere le cose da un altro punto di vista. Beppe s\u2019era aggrappato con tutta la forza delle sue mani al volante del camion, e aveva scosso nuovamente la testa, aveva detto che lui mica aveva bisogno di guardare le cose da un altro punto di vista, che gli bastava il suo, di punto di vista, per capire com\u2019era fatto il mondo e come giravano le cose, per capire che potevi pure aprire le menti degli uomini ma le cose avrebbero continuato a girare come sempre avevano girato. Era diventato serio, molto serio, Beppe. Avrei voluto dire qualcosa, avrei voluto che Paolo gli dicesse qualcosa. Non mi era venuto fuori il coraggio di rispondergli che forse le cose non facevano che girare nello stesso verso proprio perch\u00e9 il mondo era pieno di gente ottusa che non voleva cambiare, che stava bene se stava male, che stava male per non voler star bene, che guardava ma non vedeva. Avrei voluto dire qualcosa di serio anch\u2019io, avrei voluto che Paolo dicesse che mica noi eravamo degli stupidi, che non ci facevamo le canne solo per sballarci, che mica andavamo dove ci capitava perch\u00e9 non sapevamo dove andare. Noi lo sapevamo, dove bisognava andare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Che poi quel campeggio l\u00ec, dopo che Beppe c\u2019aveva portato su, sino a Orosei, e noi lo avevamo ringraziato di cuore, e lo avevamo abbracciato e salutato con strette di mano fortissime, e lui alla fine s\u2019era quasi commosso e c\u2019aveva regalato due bottiglie di birra a testa e un melone grande come un pallone, quel campeggio l\u00ec era l\u2019estate in cui Paolo era andato di testa per via di un acido che s\u2019era fatto una notte in tenda, una specie di pastiglia che c\u2019aveva dato un tipo che avevamo conosciuto in spiaggia, Paolo non se l\u2019era fatto ripetere due volte, aveva buttato gi\u00f9 quella specie di pastiglia, e per tutta la notte l\u2019avevo dovuto tenere a bada, s\u2019era messo a camminare per andare non so dove, s\u2019era messo a camminare a quattro zampe attorno alla tenda, aveva cominciato ad abbaiare, s\u2019era messo nudo, in piedi, steso, in piedi, seduto, nudo, in piedi, s\u2019era messo a correre, e io dietro, lui nudo, io dietro, lui nudo sull\u2019asfalto nero della strada, sotto la luna bianca, nudo, io davanti, lui sempre nudo, s\u2019era messo a strisciare su un lato, io dietro, lui pallido, sempre pi\u00f9 pallido, s\u2019era messo a correre, io dietro, era montato sul tettuccio di un\u2019auto in sosta, io sotto, a dirgli di scendere, lui nudo, sul tettuccio di un\u2019auto, poi s\u2019era messo a urlare e l\u2019avevo tirato gi\u00f9, ma lui s\u2019era messo nuovamente a correre, nudo, come un folle, io dietro, due folli, lui con le braccia protese ad acchiappare il nulla, nudo, di corsa, verso il precipizio, sul ciglio del belvedere, gli scogli sotto, e lui nudo, un passo avanti, il vuoto, Paolo, ragiona, gli dicevo, ragiona, Paolo, lui niente, folle e nudo, ragiona, gli dicevo, Paolo, ascoltami, gli dicevo, lui nulla, io volo, mi diceva, io posso volare, se voglio posso, se voglio posso, mi diceva, un passo avanti, il vuoto, gli scogli sotto, io posso, io volo, io posso, lui nudo, io volo, diceva, ragiona, dicevo, un passo avanti, gli scogli sotto, il vuoto, non voli, dicevo, io volo, diceva, non voli, dicevo, io posso, diceva, voleva volare, matto d\u2019un Paolo. Che alla fine aveva spalancato le braccia e con lo sguardo rivolto alla luna aveva detto <em>andiamo<\/em>. E poi s\u2019era come afflosciato e allora l\u2019avevo dovuto prendere per le spalle e trascinarlo via, prima che si buttasse di sotto per davvero, di sotto nel vuoto, sugli scogli. Matto d\u2019un Paolo. Che poi c\u2019erano voluti due giorni per farlo tornar sano. E lui mica si ricordava tutto quel che aveva combinato. Matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare, star seduti, fare nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">C\u2019\u00e8 stato un periodo in cui io e Paolo ce ne stavamo seduti per ore su una panchina alla stazione dei treni. Proprio a fare nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Prendiamo il treno e andiamo, diceva lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo, e poi?, dicevo io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo e basta. Senza fermarci mai, diceva lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Il primo viaggio in macchina con Paolo, sembravamo due emigrati, di quelli che si vedevano nei documentari alla televisione. Uno zio di Paolo, uno che aveva fatto i soldi grazie all\u2019espianto dei vigneti, ci aveva prestato una A112 monocolore con paraurti in metallo e fascia in gomma. Il cofano era piccolo, ma a noi sembrava grande quanto un magazzino. C\u2019aveva pure la radio, l\u2019A112 dello zio di Paolo. Una radio che suonava sul serio, con le audiocassette e tutto il resto. Una macchina che per\u00f2 ci volevano due pieni di super per fare duecento chilometri, se andava bene.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo, aveva detto Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo dove?, avevo detto io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo a vedere Bob Dylan, aveva detto lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Bob Dylan?, avevo detto io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">S\u00ec, Bob Dylan, aveva detto lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Ed eravamo andati sino a Porto Torres, e da l\u00ec c\u2019eravamo imbarcati su un traghetto per Genova. E da Genova eravamo andati ad Avignone, dove c\u2019era davvero Bob Dylan che suonava e cantava. E durante il concerto era successo qualcosa di strano, era mancata l\u2019energia elettrica, cos\u00ec, di botto, era saltato tutto, e s\u2019era scatenato un pandemonio. Tutti al buio, c\u2019era chi si muoveva, chi si spostava, e noi, che eravamo sdraiati per terra ed eravamo un bel po\u2019 distanti dal palco, vedevamo la gente in lontananza che faceva avanti e indietro, come una specie di risacca umana. Poi le luci s\u2019erano riaccese, e Bob Dylan aveva ripreso a suonare e a cantare, con quella sua voce che sembrava quella di un gatto impigliato in una rete metallica, Bob Dylan aveva cantato e suonato per pi\u00f9 di due ore. Ma gi\u00e0 a met\u00e0 io e Paolo c\u2019eravamo stancati di ascoltare le canzoni e di ballare, e allora avevamo cominciato a fare gli stupidi con queste due ragazze tedesche che stavano qualche metro avanti a noi. Erano carine, e quella pi\u00f9 carina aveva un paio di tette che mi era proprio venuta voglia di dirglielo, che aveva delle tette straordinarie. Erano carine, le due tedesche, e quella pi\u00f9 carina si chiamava Mila, l\u2019altra Jule, venivano da Stoccarda, e quella pi\u00f9 carina era davvero la ragazza pi\u00f9 carina che avessi mai incontrato, mentre l\u2019altra non \u00e8 che non fosse carina, ma rispetto a Mila scompariva. E Paolo s\u2019era messo a fare lo stupido come solo lui sapeva, matto d\u2019un Paolo. Che non sapeva nemmeno una parola di tedesco ma aveva cominciato a dire frasi senza senso, cos\u00ec, giusto per far ridere le ragazze, parole come krapfen, doberman, strudel, kaputt, fahrenheit, Muller, Rummenigge. E loro, le ragazze, piegate in due dalle risate, che se non le avessi viste con i miei occhi non c\u2019avrei mai creduto, matto d\u2019un Paolo. Che poi s\u2019era alzato e s\u2019era avvicinato alla pi\u00f9 carina, Mila, e l\u2019aveva presa per mano e insieme s\u2019erano messi a correre verso il palco, e l\u2019altra, Jule, che mi aveva guardato e s\u2019era alzata anche lei e anche lei m\u2019aveva preso per mano e c\u2019eravamo messi a correre pure noi verso il palco. Matto d\u2019un Paolo. Che poi dopo il concerto eravamo andati tutti e quattro a mangiare patate fritte e a bere birra, e dopo aver mangiato patate fritte e bevuto birra eravamo saliti sull\u2019A112 dello zio di Paolo, io alla guida, Jule a fianco, dietro Mila e Paolo, e dopo aver girato in lungo e in largo per le strade di Avignone c\u2019eravamo fermati vicino a dei giardini bellissimi e con dei prati verdi che erano verdi anche se era notte e i colori non \u00e8 che si distinguessero tanto bene. Matto d\u2019un Paolo. Che poi eravamo rimasti in silenzio per un po\u2019 ad ascoltare la radio e a guardare i giardini con i prati verdi, seduti dentro l\u2019A112 dello zio di Paolo, con Mila e Jule che ci guardavano e cercavano di ripetere i nostri nomi. Matto d\u2019un Paolo. Che a un certo punto avevo guardato nello specchietto retrovisore e avevo visto che lui e Mila si stavano baciando, e un po\u2019 c\u2019ero rimasto male, ch\u00e9 Mila era davvero la ragazza pi\u00f9 carina che avessi mai incontrato. E avrei voluto baciarla io, Mila, ch\u00e9 la sua bocca sembrava di pesca e di rugiada, ch\u00e9 le sue tette erano davvero uno schianto, Mila. Ma poi Jule mi aveva buttato le braccia al collo e s\u2019era messa a sbaciucchiarmi le orecchie, cos\u00ec m\u2019ero distratto, avevo chiuso gli occhi e avevo baciato Jule, anche se il mio desiderio sarebbe stato quello di baciare Mila, e la sua bocca di pesca e di rugiada.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andare, star seduti, fare nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">C\u2019\u00e8 stato un periodo in cui io e Paolo eravamo proprio stanchi di star seduti per ore su una panchina alla stazione dei treni. A fare nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Prendiamo il treno e andiamo, diceva lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo, e poi?, dicevo io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Andiamo e basta. Senza fermarci mai, diceva lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Guarda che questa \u00e8 un\u2019isola, gli dicevo io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">E allora?, mi diceva lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Allora puoi andare dove vuoi, fin che vuoi, ma poi ti devi fermare, c\u2019\u00e8 il mare, e ti devi fermare per forza, gli dicevo io.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Dovrebbero inventare i treni subacquei, mi diceva lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">I treni subacquei. Ne diceva di cazzate, Paolo. Matto d\u2019un Paolo, che voleva andare, andare. Con i treni subacquei. Ma ne diceva di cazzate, quel matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Poi un giorno Paolo non l\u2019ho visto pi\u00f9. Sparito. Svanito.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Niente andare, niente star seduti sulla panchina alla stazione, niente far nulla. Era sparito, Paolo. Non lo si trovava pi\u00f9. Da nessuna parte. Proprio come quando era scappato da casa e l\u2019avevo trovato gi\u00f9 al fiume. Sparito.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Da quel giorno l\u00ec, dal giorno della sua scomparsa, non ho fatto altro che cercarlo. Sono andato dappertutto. Sono andato in tutti i posti dove lui diceva di voler andare. Ho preso il treno, e poi mi sono fermato davanti al mare. Ho preso il treno subacqueo, e sono sceso a tutte le stazioni. Non ne ho saltata una. Ma di Paolo neanche l\u2019ombra. Niente di niente.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Matto d\u2019un Paolo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Ho continuato a cercare. A vagabondare per piazze e viali di citt\u00e0 mai viste prima, a scrutare nei vicoli e nelle strade, nei palazzi e nei cortili, a bere nei bar, a incontrare gente, a chiedere, a scrivere, a dire, a raccontare, a spiegare, a ricordare. Ho continuato a inseguire il suo profilo, a braccare la sua immagine, a rincorrere il suo spirito.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Ma Paolo non l\u2019ho pi\u00f9 trovato.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Ora che \u00e8 inverno e che il cielo \u00e8 scuro e non smette di piovere, ora che \u00e8 buio dentro e che vivo in una citt\u00e0 di confine, ora che non cerco pi\u00f9 una terra promessa e che non ci sono pi\u00f9 stelle a guidare il mio cammino, ora che la memoria \u00e8 un fiume senza argini e che gli anni son leggeri, ora s\u00ec, ora Paolo ho smesso di cercarlo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">E mi piace pensare che sia sempre stato in viaggio, quel matto d\u2019un Paolo, come un vero migrante, come un nomade senza destino, come una nuvola spronata dal maestrale.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">Paolo, con le labbra distese in un sorriso.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"150%;\">E nella testa un blues di frontiera.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3201\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3201\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andare, star seduti, fare nulla. C\u2019\u00e8 stato un periodo in cui io e Paolo ce ne stavamo seduti per ore su una panchina alla stazione dei treni. A fare nulla. Andiamo, andiamo, diceva Paolo. E rideva. Andiamo dove? Su, dai, andiamo, mi diceva sempre Paolo. E rideva. Ma dov\u2019\u00e8 che vuoi andare?, gli dicevo io. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3201\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3201\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":886,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-3201","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2010"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3201"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/886"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3201"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3201\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3201"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3201"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3201"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}