{"id":31964,"date":"2017-05-24T10:26:26","date_gmt":"2017-05-24T09:26:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31964"},"modified":"2017-05-28T22:03:03","modified_gmt":"2017-05-28T21:03:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-qualche-no-ben-assestato-di-emanuela-bianchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31964","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 \u201cQualche no ben assestato\u201d di Emanuela Bianchi"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quando ero molto piccola, dovevo avere\u00a0<span class=\"st\">s\u00ec<\/span> e no cinque o sei anni al massimo, sospettavo, o meglio, ero fortemente convinta, che i miei genitori sapessero, ma non volessero dirmi, di avere una figlia, la loro ultima figlia, ovvero me stessa, diversa dalle altre. Eravamo quattro sorelle e io, che ero la\u00a0pi\u00f9 piccola, non somigliavo a nessuno. La diversit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> che temevo, p<span class=\"st\">er\u00f2<\/span>, non consisteva nella distanza fisica con la mia famiglia. Il mio essere\u00a0pi\u00f9 robusta delle mie sorelle e l\u2019avere occhi, naso e denti piccoli laddove entrambi i miei genitori avevano tratti pronunciati e, volendo essere onesti, anche grossolani, mi turbava poco dal punto di vista meramente estetico. Tuttavia ero certa che quei tratti suggerissero un segreto che i miei genitori volevano nascondere a tutti, tacendolo a me per prima e persino a loro stessi: io ero una bambina speciale. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Speciale all\u2019epoca non era affatto un complimento e, in virt\u00f9 di quello che credevo significasse per me allora, non poteva in ogni caso essere altrimenti. Qualche tempo prima avevo conosciuto un lontano cugino, figlio di chiss<span class=\"st\">\u00e0<\/span> quale zia di mia madre, spedito a respirare l\u2019aria di mare da noi, che al mare vivevamo tutto l\u2019anno e non per questo ci sentivamo\u00a0pi\u00f9 sani. Questo cugino di mia madre, Saverio mi pare si chiamasse, era un ragazzo basso e piuttosto in carne, ultimo di undici figli, dal viso inusuale e con palesi impedimenti linguistici. Quando all\u2019inizio dell\u2019estate mi fu presentato come l\u2019ospite che avrebbe occupato la mia stanza per qualche settimana, ricordo che risi per l\u2019imbarazzo di non capirlo, ma non feci in tempo a cercare soccorso in mia madre che lei mi allung<span class=\"st\">\u00f2<\/span> uno schiaffo in piena guancia. Dopo, in disparte, mi disse che Saverio era speciale e che come tale dovevo trattarlo. Le risposi che Saverio non era speciale, ma strano, diverso, e lei mi dette un altro schiaffo. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quell\u2019estate imparai il significato dell\u2019aggettivo speciale e tutta l\u2019ambiguit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> che esso comportava. Mettendo insieme i miei ricordi di allora e quello che ho imparato una volta adulta, posso adesso immaginare che Saverio avesse la sindrome di Down, ma da bambina sapevo solamente quello che riuscivo a carpire dalle conversazioni tra mia madre e mio padre. Dai loro discorsi, sempre sussurrati alle spalle di noi figlie, mi era sembrato in qualche modo di intuire che Saverio avesse un ritardo mentale difficile da quantificare, perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> si trattava di una caratteristica variabile di quel tipo di disabilit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> che gli era toccata in sorte. Quella variabilit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> era anche il motivo maggiore di disaccordo tra i miei genitori, perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> su essa basavano il loro modo di trattare Saverio e la scelta su cosa vietargli. Ovviamente la mia era una comprensione della faccenda molto epidermica che non si esprimeva consapevolmente nei termini con i quali da adulta ho poi chiarito la questione. Sentivo che Saverio era in qualche modo diverso da noi sorelle, non in quanto unico maschio oltre mio padre, il quale comunque era a casa solamente di sera, ma in quanto inusuale di per s<span class=\"st\">\u00e9<\/span>. Oddio, avrei detto inusuale se avessi saputo mettere in parole il mio stupore per le cose inaspettate che Saverio faceva, ma da bambina credo pensassi a lui come divertente e basta. Mi piaceva abbastanza giocare con lui, mi sembra. Tuttavia la questione dei privilegi che gli venivano concessi mi lasciava interdetta. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">All\u2019epoca, che io ricordi, non si sapeva come fosse meglio comportarsi. Si tendeva, credo, a lasciar correre molti aspetti dell\u2019educazione, con l\u2019idea di fondo che un inserimento nella societ<span class=\"st\">\u00e0<\/span> non fosse previsto per persone come Saverio, destinate alla cura autoreferenziale e autogestita della famiglia. O forse eravamo noi a non sapere cosa fare, un noi ampio che includeva non solo i miei genitori e le mie sorelle ma anche i nostri vicini e i genitori stessi di Saverio, che lo avevano lasciato al mare con serena noncuranza della nostra impreparazione, grande tanto quanto la loro, probabilmente. Oggi, forse in virt\u00f9 del lavoro che mi sono costruita, in questo teatro cos<span class=\"st\">\u00ec<\/span> pieno di adolescenti e nei laboratori che propongo ogni anno per favorire l\u2019integrazione della disabilit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> nelle scuole, o forse soltanto perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> i tempi sono cambiati, i falsi miti della sana vita contadina sono morti insieme al fascismo e il boom economico ci ha inurbati portandoci ad avere figli sempre pi\u00f9 tardi, oggi saprei cosa consigliare ai miei genitori. Saprei dir loro, credo con un margine di incertezza piuttosto piccolo, questo s<span class=\"st\">\u00ec<\/span>, questo no, questo forse, questo a volte, questo dipende. Ma ai tempi penso che nessuno fosse sicuro sul come comportarsi. Se fosse impreparazione o disattenzione, disinteresse, non so dirlo. So che a Saverio, almeno in casa nostra, erano concesse cose che a nessuna di noi figlie erano mai state consentite: poteva rubare il pane dalla dispensa, alzarsi da tavola a met<span class=\"st\">\u00e0<\/span> dei pasti, rifiutarsi di apparecchiare o rifare il suo letto, poteva rispondere a mia madre che no, lui non voleva fare quello che lei suggeriva, ma altro, molto spesso giocare, e poteva persino portare in casa i gattini del cortile che avevano pi\u00f9 pulci di peli sul corpo. I miei genitori si trovarono a fare i conti con domande che, prima del soggiorno di Saverio, mai avrebbero pensato di porsi. Una su tutte credo tormentasse entrambi: poteva Saverio baciare le loro figlie? Mio padre, da patriarca geloso quale\u00a0<span class=\"st\">\u00e8<\/span> sempre stato, prodotto di un\u2019epoca in cui le distanze rappresentavano una forma di rispetto e amore verso il prossimo, avrebbe voluto che le proprie figlie rimanessero innocenti, non solo illibate, ma persino mai sfiorate da mano maschile, fino al giorno del loro matrimonio, tanto che neppure la sua propria mano osava carezzarci, se non la testa, la sera, per la buonanotte. Eppure di fronte all\u2019esuberanza di Saverio, davanti a quel suo modo sfrontato ed eccessivo di abbracciarci, mio padre si bloccava, impietrito, nella paura di imporre limiti che ad un altro ragazzo non avrebbe mai permesso di oltrepassare. Avevo sentito mia madre lamentarsi di questo e mio padre chiederle in risposta quali fossero i divieti che lei proponeva per Saverio, quanto pensasse che lui potesse comprenderli e, soprattutto, come farli rispettare. E mia madre, con quel certo cocciuto buonismo che ha portato avanti tutta la vita nutrendolo di grande fervore religioso, capitolava. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Fu in questo clima che pian piano, dalle scarse informazioni che avevo raccolto e dal ripetuto passaggio davanti allo specchio dell\u2019ingresso, si inizi<span class=\"st\">\u00f2<\/span> a formare in me l\u2019idea di essere come Saverio. Ricordo che iniziai a tenere i capelli davanti la faccia per nascondere agli altri, ancora secondo me inconsapevoli della mia condizione, i dettagli del viso che sentivo come rivelatori di una somiglianza sospetta, unica caratteristica, a dire il vero, sulla quale era basata la mia convinzione di essere come Saverio. Non so perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> mi vedessi cos<span class=\"st\">\u00ec<\/span> simile a lui nei tratti. A posteriori, guardando le vecchie foto negli album ingialliti della libreria, non posso che pensare di aver avuto una percezione di me stessa alquanto discutibile. Eppure mi sentivo come lui. Come lui ma in modo meno grave. Immaginavo una pagina di quaderno colorata con il pastello rosso in sfumature che, grazie alla pressione della mano, viravano dal rosa chiaro al rosso intenso: ecco, io e Saverio eravamo due intensit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> diverse dello stesso colore. Lentamente, quell\u2019estate, si insinu<span class=\"st\">\u00f2<\/span> in me il dubbio che i miei genitori sapessero del mio essere speciale come Saverio. Sapevano, ma tacevano, per proteggermi dall\u2019affetto incerto ed eccessivo che le persone mostravano verso mio cugino. In quelle sere estive, calde e afose, quando il buio mi faceva sentire sola in una stanza che per le abitudini moderne sarebbe considerata piuttosto affollata, ripercorrevo i gesti dei miei genitori nei miei confronti, cercando di capire se ci<span class=\"st\">\u00f2<\/span> che mi era concesso fosse pi\u00f9 o meno di quello che veniva permesso agli altri. Le mie sorelle, prima pietra di paragone, erano piuttosto grandi rispetto a me e per questo mi era sempre sembrato naturale ricevere maggiori attenzioni e, con esse, maggiori libert<span class=\"st\">\u00e0<\/span>. Quando Saverio entr<span class=\"st\">\u00f2<\/span> nella mia vita, per<span class=\"st\">\u00f2<\/span>, iniziai a chiedermi se invece non mi sfuggisse la piena comprensione delle cose. Iniziai allora ad osare di pi\u00f9, tirando la corda della mia educazione, sfidando le piccole regole che mi erano state date e osservando le reazioni che provocavo, spesso traendone come conclusione che, s<span class=\"st\">\u00ec<\/span>, vi era un certo lassismo nei miei confronti, un lassismo che imputerei ora a quel clima spensierato tipico dell\u2019estate ma che mi sembrava allora conferma di ogni mio dubbio. Dal momento che, per quanto sciocca io possa essere stata, non ero in fondo del tutto cieca, notavo che per Saverio c\u2019era un occhio di riguardo maggiore che per me, ma questo era tuttavia perfettamente coerente con la mia idea che io e lui fossimo gradazioni diverse dello stesso fenomeno, per le quali mia madre e mio padre avevano evidentemente concordato linee guida differenti. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un sera pi\u00f9 tormentata delle altre, quando ormai ero convinta di sapere cosa i miei genitori mi nascondessero, credendo che fosse inutile continuare una farsa che non giovava a nessuno, men che mai a me stessa, dissi a mia madre <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>mamma, dimmelo, ti prometto che non lo dico a nessuno, se tu non lo vuoi <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">e lei rispose <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>cosa, tesoro?<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> con quello che sul momento mi sembr<span class=\"st\">\u00f2<\/span> un timore trattenuto, ma che nelle ore successive interpretai poi come sincero stupore. Non ero impreparata a quella reazione. Conoscevo mia madre, il suo testardo modo di essere buona, amorevole fino alla nausea, la vittima sacrificale di casa. Sapevo che avrebbe mentito a chiunque, forse persino al prete in confessione, pur di risparmiare sofferenze che poteva caricare sulle proprie spalle. La conoscevo e, quella notte di fine estate, avevo tutta l\u2019intenzione di scardinare la sua granitica protezione, farla a brandelli e liberarmi del peso che il sospetto mi premeva sul petto. Non avevo paura di essere come Saverio. Temevo, piuttosto, di non avere la percezione giusta delle cose, di essere tagliata fuori, impotente, da una fetta di mondo. E di quella fetta volevo che mi venisse detta l\u2019entit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> esatta,\u00a0perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> se la avessi saputa, nessuno avrebbe mai potuto ferirmi, mi sarei salvaguardata da sola, senza che i miei genitori mi isolassero come isolavano Saverio, pascendolo di soddisfazioni come si nutre un canarino in gabbia. Io, da parte mia, a Saverio avevo detto che non volevo essere baciata e che non poteva toccare le bambole sul mio letto senza il mio permesso e lui mi aveva capita al volo. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ovviamente<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, direi ora alla me stessa di allora. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ovviamente<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> Saverio non era affatto stupido e comprendeva benissimo il valore di qualche no ben assestato. Il suo problema era, riguardandolo con gli occhi di oggi, che nessuno si premurava di dargli alcun riferimento. Io di riferimenti non capivo nulla al tempo, ma sapevo cosa non desideravo. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Niente baci <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">avevo chiarito quando mi fui saturata della espansivit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> di mio cugino. E, misurato il successo di quella mia richiesta, qualche tempo dopo avevo introdotto la regola sulle bambole. I miei genitori non si erano accorti di nulla e, credo che, anche avessero visto, anche avessero notato come io avevo imposto delle cose, cose pi\u00f9 che ragionevoli, a mio cugino, si sarebbero domandati se non fossi stata troppo dura, arrivando forse a rispondersi persino di <span class=\"st\">s\u00ec<\/span>. Ed era proprio quella bont<span class=\"st\">\u00e0<\/span> non necessaria che io temevo. O almeno volevo che, se proprio ero destinata a ricevere quel trattamento, fosse chiaro a tutti che lo accettavo scientemente, sapendo di essere considerata speciale. Per questo, quella sera in cui presi il coraggio a piene mani, proseguii il dialogo con mia madre dicendole <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>mamma, dimmelo se sono speciale, per me va bene esserlo, non preoccuparti.<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Lo dissi con un filo di voce ma lei mi ud<span class=\"st\">\u00ec<\/span> lo stesso e rest<span class=\"st\">\u00f2<\/span> immobile per qualche secondo. Dei secondi lunghissimi in cui potei sentire la pressione dell\u2019aria dentro le orecchie e lo scricchiolare dei miei capelli. Poi fece una cosa che non faceva spesso: scoppi<span class=\"st\">\u00f2<\/span> in una risata squillante, grassa, irrefrenabile, dalla quale mi sentii quasi schiaffeggiata. Rise, io penso, perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span> la sua bambina le aveva sussurrato, vergognandosene, il dubbio, che lei interpretava probabilmente come anelito, di essere una persona atipica. Rideva, come sorrido io ora nel ripensarlo, del fatto che non solamente la sua piccola si sentisse una persona fuori dal comune, ma che si dimostrasse persino pronta, dall\u2019alto dell\u2019esperienza dei suoi pochi anni di vita, ad assumersi il peso di tanta supposta peculiarit<span class=\"st\">\u00e0<\/span>. Non la sfior<span class=\"st\">\u00f2<\/span> nemmeno l\u2019idea che pensassi a Saverio, che le chiedessi chi ero rispetto a lui. E io non insistetti oltre. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quando mi lasci<span class=\"st\">\u00f2<\/span> sola nel mio letto, dopo molte parole alle quali non avevo prestato alcun orecchio e che difatti ho totalmente dimenticato, rimasi con gli occhi sbarrati a ripercorrere ancora e ancora i gesti dell\u2019estate che avevo alle spalle. Ripensai agli sguardi di mia madre, sempre benevoli nei miei confronti, ma, di fatto, a voler guardare bene, meglio di come avevo fatto sino a quel momento, sempre benevoli verso tutti quanti, pronti ad un anticipato perdono, ad una ottusa condiscendenza, improntati a quei principi della Bibbia che mi aveva fatto imparare ancor prima di portarmi a iniziare il percorso della comunione. Ripensai alla flessione della sua voce nel chiedermi <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>cosa, tesoro?<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, sorpresa pi\u00f9 che tesa, mi dissi, concedendomi di essermi sbagliata. Risentii sulla pelle l\u2019eco della sua risata aperta e poi della ilarit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> pi\u00f9 sommessa quando, oltre la porta, nella cucina ancora attiva e illuminata, raccont<span class=\"st\">\u00f2<\/span> a mio padre quello che le avevo domandato, o almeno ci<span class=\"st\">\u00f2<\/span> che lei pensava io le avessi chiesto. Fu ascoltando mio padre risponderle <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>quella bambina&#8230; una ne fa e cento ne pensa<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> che infine mi convinsi: i miei genitori non lo sapevano. Per un qualche motivo a me ignoto, i miei non erano al corrente della situazione, e, anzi, neppure li sfiorava l\u2019idea della condizione nella quale ero ormai certa di trovarmi. Si trattava dunque di un segreto, un personalissimo inconfessabile segreto, che, mi promisi, avrei custodito come un piccolo tesoro. Perch<span class=\"st\">\u00e9<\/span>, mi dissi quella notte, si trattava a tutti gli effetti di un tesoro: una sfumatura rarissima di una realt<span class=\"st\">\u00e0<\/span> gi<span class=\"st\">\u00e0<\/span> rara, una sfumatura talmente impercettibile che persino i miei genitori, che pure mi conoscevano da sempre, non erano riusciti a intuire. E fino a che ne avessi avuto consapevolezza e controllo, fino a che avessi potuto spingermi ai limiti della mia capacit<span class=\"st\">\u00e0<\/span> di comprensione e l<span class=\"st\">\u00ec<\/span>, sul bordo indefinito del mio intelletto, avessi potuto misurare la distanza con quello che gli altri, eventualmente, sembravano capire in pi\u00f9 rispetto a me, allora avrei potuto gestire facilmente il mio status. E nessuno mi avrebbe amata troppo per pura bont<span class=\"st\">\u00e0<\/span> d\u2019animo, nessuno mi avrebbe voluto bene per i motivi sbagliati. Mi avrebbero criticata per ogni errore e mi avrebbero lodata solo se lo avessi meritato, cos<span class=\"st\">\u00ec<\/span> come faccio sempre ora, nel mio lavoro, indipendentemente da chi ho davanti. In quell\u2019estate epifanica, per<span class=\"st\">\u00f2<\/span>, Saverio mi aveva mostrato che l\u2019essere speciali comportava dei privilegi pesanti, che avrei evitato solo se fossi riuscita a non far trapelare quanto io e mio cugino ci somigliassimo. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Non ricordo per quanto tempo io mi sia impegnata a nascondere la persona che credevo di essere. Ad un certo punto della mia infanzia devo aver semplicemente dimenticato Saverio, quell\u2019estate e il mio segreto. Eppure continuai a lungo a sentirmi inadeguata, pascendomi di nuove certezze create da me medesima e rivelate soltanto a me stessa, e in tutta onest<span class=\"st\">\u00e0<\/span> credo di non aver mai smesso. <\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31964\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31964\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ero molto piccola, dovevo avere\u00a0s\u00ec e no cinque o sei anni al massimo, sospettavo, o meglio, ero fortemente convinta, che i miei genitori sapessero, ma non volessero dirmi, di avere una figlia, la loro ultima figlia, ovvero me stessa, diversa dalle altre. Eravamo quattro sorelle e io, che ero la\u00a0pi\u00f9 piccola, non somigliavo a [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31964\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31964\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":10357,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-31964","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31964"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/10357"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31964"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31964\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32309,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31964\/revisions\/32309"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31964"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31964"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31964"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}