{"id":31948,"date":"2017-05-26T18:15:10","date_gmt":"2017-05-26T17:15:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31948"},"modified":"2017-05-26T18:15:10","modified_gmt":"2017-05-26T17:15:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-ballo-di-matteo-pastorino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31948","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il ballo&#8221; di Matteo Pastorino"},"content":{"rendered":"<p>Ero passato innumerevoli volte davanti a quella vecchia villa. Non sapevo da quanto tempo fosse abbandonata, ma dovevano esser parecchi decenni, poich\u00e9 gi\u00e0 mio nonno diceva di averla vista in quelle condizioni quando era giovane. L\u2019aspetto era infatti davvero spettrale: le facciate erano stinte e scrostate in pi\u00f9 punti, ed i vecchi cornicioni erano caduti sotto al peso degli anni di declino. Le finestre non avevano quasi pi\u00f9 pannelli n\u00e9 vetri, ed anche le persiane erano tutte scomparse. Fissava con quelle finestre spalancate, simili ad orbite vuote, la campagna circostante incolta e selvaggia, che un tempo era forse stata un ridente giardino in cui lo scorrer della vita doveva sembrare una splendida armonia. Nonostante la terribile decadenza che ormai la dominava, mostrava ancora una certa fierezza nei bianchi marmi delle balaustre e nei ferri battuti delle sale al pian terreno, rivendicando, seppur velatamente, come un\u2019ombra del passato, una quel certa nobilt\u00e0.<\/p>\n<p>Il sentiero che prendevo per tornare a casa dal paese vi passava proprio accanto, dimodoch\u00e9 l\u2019avevo vista quasi tutti i giorni della settimana per anni, appena poco distante da me. Non avevo mai condiviso l\u2019opinione generale degli altri valligiani che la consideravano solo un inutile rudere, n\u00e9 il timore che in alcuni sembrava suscitare. Fino a che non ero cresciuto mi era stato tassativamente proibito anche solo avvicinarmene, e forse questo con una certa ragione, poich\u00e9 era, nonostante il romantico modo in cui io la vedessi, una costruzione passibile ormai di crolli. Avevo cercato di indagare per scoprire qualcosa della sua storia, ma non ne avevo mai ricavato nessuna informazione davvero sicura. Sembrava che dall\u2019ultima volta che era stata abitata fosse straordinariamente trascorso tanto tempo che di quegli anni persino la memoria si era irrimediabilmente perduta. L\u2019unica cosa su cui tutti concordavano era che fosse stata abitata da una famiglia nobiliare di un certo lignaggio. Ma questa informazione si poteva anche facilmente immaginarla: non serviva averne alcuna certezza per non dubitarne. Solo una famiglia di grande importanza poteva averla fatta costruire ed averla abitata. Mi ci ero avvicinato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte. Avevo sempre nutrito il desiderio di potervi entrare per poter osservare di persona le sale che mille e mille volte avevo gi\u00e0 visto con gli occhi della mente, ma gli usci sprangati e le inferiate delle finestre a pian terreno mi avevan sempre fermato.<\/p>\n<p>Un giorno di maggio, quando si era fatto sentire il primo caldo e le giornate si eran allungate, mentre tornavo a casa come al solito, decisi di perlustrarne il perimetro, come gi\u00e0 avevo fatto centinaia di volte. Era difficile notare una differenza da una volta all\u2019altra. Sembrava che tutta la struttura fosse all\u2019interno di una bolla di immobilit\u00e0, e ci\u00f2 che cambiava era solo il comparire di ulteriori danni causati dal tempo. Quella sera tuttavia, mentre incespicavo nell\u2019erba alta che la cingeva, notai di lontano che una delle porte pi\u00f9 piccole del pian terreno, presumibilmente una di quelle di servizio, che sempre avevo visto ben serrata, era aperta. Incuriosito oltre ogni limite mi avvicinai, aggirando una grossa macchia di rovi che mi impediva il passaggio diretto. Immaginai che qualcuno la avesse forzata per entrare a dare un\u2019occhiata proprio come sempre avevo desiderato far io senza mai passare ai fatti e, nell\u2019andarsene, l\u2019avesse lasciata aperta. Tuttavia, quando vi arrivai presso, notai subito che n\u00e9 il legno n\u00e9 la serratura sembravano esser stati forzati. Sembrava quasi fosse stata aperta semplicemente usando la chiave. Stupito, ma non per questo intimorito, mi feci vincere dalla curiosit\u00e0 immediatamente, e varcai quella soglia oscura. Siccome era ormai quasi il crepuscolo, la morente luce del giorno rischiarava appena il corridoio in cui mi trovai. Lo attraversai tutto e entrai in una grande sala che doveva esser stata una specie di vestibolo atto ad introdurre nei saloni pi\u00f9 importanti del pian terreno. Il pavimento era coperto da uno strato di polvere e di detriti che non si pu\u00f2 descrivere. Le pareti erano rivestite da pannelli in legno, alla moda rustica inglese, tutti scrostati e venati dal tempo. Non vi erano pi\u00f9 mobili, ma solo vecchi resti praticamente in decomposizione, tanto dovevan esser antichi. Stavo ammirando un grande scalone con la balaustra riccamente ornata da alcune statue quando un bagliore che non avevo notato prima attrasse la mia attenzione. Mi voltai di scatto e avvertii in quel momento una sorta di fruscio, appena percettibile ma reale, che mi fece supporre non fossi solo. Mi irrigidii, vagamente spaventato. Le emozioni mi si soprapponevano l\u2019una all\u2019altra, in un miscuglio che mi permise solo di restare fermo dove mi trovavo senza sapere che fare. Infine, ripresomi da quell\u2019improvviso stordimento, decisi di avvicinarmi. Il bagliore era flebile e proveniva da una porta socchiusa che si trovava direttamente innanzi allo scalone. Mentre mi avviavo lentamente alla sua volta, con circospezione e passo felpato, ebbi l\u2019irreale sensazione di avvertire il suono di un clavicembalo che si perdeva negli ambienti dall\u2019alto soffitto in cui mi trovavo.<\/p>\n<p>La porta da cui filtrava guardinga la lama di luce che aveva attratto la mia attenzione era appena socchiusa. Era una porta di un certo pregio, intarsiata e riccamente lavorata, a due battenti. Immaginai, viste le sue fattezze, dovesse introdurre in una sala di una certa importanza. Arrivatovi accanto tesi l\u2019orecchio al silenzio e cercai di cogliere anche il minimo segno della presenza di qualcun altro nella struttura, ma non sentii pi\u00f9 nulla. Mi feci coraggio e mi spostai sul lato che permetteva di sbirciare nello spiraglio, per poter dare un\u2019occhiata e cercare di comprendere quale fosse la fonte di quella luminescenza. I raggi che irradiava erano incerti, in movimento, cos\u00ec immaginai si trattasse di una fiamma. Molto lentamente, con grande circospezione, aprii maggiormente il battente, scrutando l\u2019interno della sala. Ma non avevo ancora terminato quell\u2019operazione che, con mia grandissima sorpresa, qualcuno la spalanc\u00f2 completamente facendomi sbiancare dalla paura. Lo stupore per quello che vidi fu tuttavia tale da farmi dimenticare qualunque altra sensazione appena un istante dopo. Una giovane donna mi sorrise, invitandomi con un cenno della mano ad entrare assieme a lei. I miei occhi allibiti si posarono su di una magnifica sala, il cui aspetto era maestoso e solenne. La decadenza che regnava tutt\u2019intorno sembrava non aver toccato un solo centimetro di quel meraviglioso pavimento, non aver intaccato un solo pannello dei rivestimenti lignei che ornavano le pareti. I lampadari scintillavano di lucidi cristalli alla fiamma di numerosissime candele, quasi fossero stati lucidati appena il giorno prima; le tende alle grandi finestre, fornite di ampie mantovane che terminavano in bordi di eleganti merletti, parevano fresche di bucato, cos\u00ec come le tovaglie che coprivano i numerosi tavolini addossati, a regolare distanza l\u2019uno dall\u2019altro, alle pareti. L\u2019incredulit\u00e0 che m\u2019invase fu tale che mi imped\u00ec, per un paio di secondi, di rendermi conto della grande folla che gremiva la stanza. Un vivace brusio passava d\u2019angolo in angolo, perdendosi negli affreschi della volta. La musica di una piccola orchestra, il cui strumento principale era il clavicembalo, suonava a ridosso della parete opposta rispetto all\u2019entrata. Erano tutti uomini e donne piuttosto giovani, ben vestiti, con eleganza e signorilit\u00e0. I loro abiti erano tuttavia di antica foggia, di sete, broccati e velluti di sgargianti colori. La maggior parte degli uomini indossava anche una parrucca di crine bianco. Non riuscii a dire nulla e mi domandai fra me e me, dopo un momento in cui faticai a cogliere qualcosa di sensato persino nei miei pensieri, se non mi fossi in realt\u00e0 addormentato sotto ad un albero appena fuori le balconate della villa e non stessi sognando tutto quello che mi sembrava di vedere. Tuttavia il tatto della morbida mano della fanciulla che mi stava scortando fra la folla ed alcune coppie danzanti mi sembrava troppo reale perch\u00e9 fosse solo immaginazione, cos\u00ec come la musica che allegra correva da una parete all\u2019altra. Arrivati al centro della grande sala, la giovane si ferm\u00f2 e si volse verso di me, sorridendomi. Era bruna ed aveva gli occhi scuri, la pelle bianchissima, le guance appena rosate e cosparse di alcune lentiggini. Non mi disse nulla ma mi trascin\u00f2 nella danza come se fosse stata la cosa pi\u00f9 naturale del mondo. Stavo per sussurrarle qualche parola di scusa, siccome non sapevo ballare, ma, con sempre mio maggiore stupore, mi resi conto che i miei piedi si muovevano disinvoltamente, quasi come se agissero da soli e non per mio comando. Fu allora che ebbi la certezza si trattasse di un sogno. Come poteva esser altrimenti? Ballammo assieme diverse danze, al centro della folla, e mi parve d\u2019essere in una vecchia illustrazione di un romanzo del diciottesimo secolo. Ad un tratto, nell\u2019istante in cui la musica cess\u00f2 mentre i musicisti sceglievano la successiva, lei mi riprese per mano ed energicamente mi condusse verso una delle grandi portafinestre che si affacciavano sul giardino della villa. Mi fece uscire fuori, su un\u2019ampia terrazza che immetteva direttamente nella corte antistante. L\u2019aria della sera era fresca e serena. L\u2019emozione che provavo era ormai tanto sconvolgente, seppur piacevole, che nemmeno mi resi conto che l\u2019intricata boscaglia che sempre avevo visto attorno alla villa aveva ceduto in quel momento il posto ad un elegante giardino. Non mi disse ancora nulla, ma fu ugualmente come se avessimo parlato a lungo assieme. Mi si fece prossima ed avvicin\u00f2 le sue belle labbra alle mie, e mi diede un leggero bacio. Fu allora che il sogno o l\u2019incanto che fosse si ruppe, e quanto posso ricordare di quell\u2019esperienza termina qui. Nel momento in cui ripresi pieno possesso delle mie facolt\u00e0 mentali, mi riscoprii prossimo alla porta a cui mi ero avvicinato poco prima, credendo d\u2019avervi scorto una lama di luce fuoriuscire dalla fessura socchiusa. Ma non vi era pi\u00f9 alcun lume. L\u2019ambiente era freddo e buio proprio come avrebbe dovuto essere nel suo eterno stato di abbandono. Ebbi l\u2019irreale percezione di esser stato immobile davanti a quell\u2019uscio scrostato e semiaperto per diversi minuti, come in una sorta di trance, ma non seppi comprendere se si trattasse solo di una sensazione o meno, anche perch\u00e9 non avevo orologio con me. Mi guardai attorno e tesi l\u2019orecchio. Regnava il pi\u00f9 completo silenzio. Spinsi il vecchio battente della porta che si apr\u00ec cigolando sui vecchi e consunti cardini. Il grande salone che vi era dietro versava in un triste stato di estrema decadenza come tutto il resto. Eppure mi diede immediatamente l\u2019impressione di avere un che di familiare. Non vi ero mai entrato prima d\u2019allora, come del resto in tutta la villa, ma riconoscevo le sue proporzioni, gli ampi finestroni, seppur sprovvisti di tendaggi, ed i pannelli lignei rovinati che coprivano ancora in parte le pareti. Un brivido mi corse lungo la schiena, mentre mi domandavo incredulo cosa ci potesse esser di vero nella percezione che mi era sembrato disperimentare poco prima. Vagai per qualche minuto per quella grande sala, ammirandone le vestigia del passato che mi sembrava di riconoscere, come se, in un tempo lontano, le avessi gi\u00e0 viste in una circostanza del tutto differente. Seguendo un impulso di cui ben non comprendevo l\u2019origine, tirai gi\u00f9 un grosso telo che copriva un antico quadro che era ancora appeso alla parete.<\/p>\n<p>Non so dir con esattezza che cosa accadde quella sera. Certamente qualcosa accadde. Ed io ve ne fui partecipe, qualunque fosse la sua natura. Di questo non posso dubitare, come non posso ritenere sia solo un\u2019impressione quando nelle sere primaverili, passando accanto a quell\u2019antica costruzione, avverto un lontano suono di vecchi clavicembali. Ci\u00f2 che vidi levando il velo che copriva l\u2019antica tela in quella sala non mi lasci\u00f2 alcun dubbio. Poich\u00e9, fra gli spensierati volti di molti giovanotti che erano stati ritratti danzanti proprio in quello stesso salone, in un\u2019armonia pittorica di gran gusto, seppur con indosso un vestito ed una parrucca che mai avevo veduto prima, riconobbi anche il mio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31948\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31948\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero passato innumerevoli volte davanti a quella vecchia villa. 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