{"id":31822,"date":"2017-05-22T16:34:07","date_gmt":"2017-05-22T15:34:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31822"},"modified":"2017-05-24T21:30:42","modified_gmt":"2017-05-24T20:30:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-vera-storia-di-micius-maus-di-nicoletta-manetti-sezione-racconti-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31822","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La vera storia di Micius Maus&#8221; di Nicoletta Manetti (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"<p>Il giorno\u00a0in cui\u00a0Micius Maus nacque, infuriava un violento temporale e quando un fulmine cadde sul pozzo dietro la fattoria, tutti scapparono, mamma compresa: i gatti si infilarono nelle grate delle cantine, i topi nelle tane, le galline ammutolirono nel pollaio e i cani abbaiavano sotto la tettoia dell\u2019aia. Perci\u00f2 il cucciolo non seppe chi fosse la sua mamma, sparita come un lampo tra i lampi.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, quando un bel sole giallo come un tuorlo d\u2019uovo torn\u00f2 ad asciugare la campagna, una processione di gatte, galline e oche sfil\u00f2 davanti al piccino dagli occhietti ancora chiusi. Ognuna giurava di essere lei la mamma.<\/p>\n<p>\u00abMa non vedete come mi somiglia?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMacch\u00e8, \u00e8 il mio cucciolo che avevo perso!\u00bb<\/p>\n<p>Chi diceva che era un topo, chi sbraitava che era un cane. Una papera disse che di un pennuto si trattava e, quindi, sarebbe stata comunque lei la pi\u00f9 adatta.<\/p>\n<p>Insomma, nel dubbio, lo adottarono tutti, col nome, pensa che ti ripensa, di Micius Maus.<\/p>\n<p>Per un po\u2019 il piccolo fu felice, coccolato da tutti. Crescendo, per\u00f2, cominci\u00f2 a chiedersi chi fosse davvero. Dopo la pioggia si specchiava nelle pozzanghere e si osservava: era un micius? O era un maus? E se invece fosse stato un baus? I baffi c\u2019erano, li sentiva vibrare e gli facevano pure il solletico. Le orecchie anche, perch\u00e9 ci sentiva e bene. La lingua, il naso, la coda, nulla lo aiutava a capire se fosse un gatto, un cane o un topo.<\/p>\n<p>Le cose si complicarono quando cominci\u00f2 a crescere. Non era pi\u00f9 un piccolo da proteggere e arrivava sempre un cucciolo nuovo, un figlio vero, da accudire. Perci\u00f2 Micius Maus fu sempre pi\u00f9 solo.<\/p>\n<p>Peggio ancora fu il momento in cui, dal chiedersi chi fosse, cominci\u00f2 a chiedersi chi \u2018non\u2019 fosse.<\/p>\n<p>Non vi dico come ci rimase quando, dopo tanto pensarci, si fece coraggio e avvicin\u00f2 una micina dagli occhi bicolori, uno di miele e uno di moscondoro: \u00abMa che fai? Non sei nemmeno un micius!\u00bb gli url\u00f2 lei. Il poveretto, pieno di vergogna, non si fece vedere in giro per giorni e giorni.<\/p>\n<p>O quando si avventur\u00f2 a guardare da vicino la barboncina nella villa dei padroni: \u00abCosa mi spii? Vattene, non sei nemmeno un baus!\u00bb gli ringhi\u00f2. Quella volta rimase anche parecchio impaurito, cos\u00ec non varc\u00f2 pi\u00f9 il cancello aperto sul viale di cipressi.<\/p>\n<p>Anche quando si invagh\u00ec di una topolina dalle orecchie rosa, dovette tornarsene, lesto e a coda bassa, da dove era venuto. Lei gli piant\u00f2 in faccia due occhietti neri come pallini da caccia: \u00abMa sei scemo? Coi pretendenti che ho, dovrei guardare te? E non sei neppure un maus!\u00bb<\/p>\n<p>La notte rimaneva sveglio vicino al pagliaio a contare le stelle. I grilli cantavano: loro erano felici, pensava. Durante una di quelle nottate insonni decise di andarsene.<\/p>\n<p>Part\u00ec una mattina. Non aveva detto niente a nessuno, tanto non aveva amici e anche le mamme che per un po\u2019 gli avevano voluto bene avevano smesso da tempo di litigare per lui.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si incammin\u00f2 e si volt\u00f2 a guardare la fattoria: \u00abNon ho niente da rimpiangere e nessuno mi rimpianger\u00e0\u00bb. Poi si avvi\u00f2 col passo deciso e il cuore gonfio di speranza.<\/p>\n<p>Dopo due ore era gi\u00e0 stanco, ma i tetti e il campanile erano ancora piccini laggi\u00f9 in basso. Stava riprendendo fiato sul ciglio della strada, quando una macchina gli inchiod\u00f2 davanti.<\/p>\n<p>\u00abFermati babbo, ti prego!\u00bb una bimba si sporgeva dal finestrino verso di lui \u00abCom\u2019\u00e8 carino! Fammi scendere!\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMa figurati! Sembra anche malato\u2026 guarda com\u2019\u00e8 spelacchiato!\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMagari \u00e8 abbandonato, prendiamolo!\u00bb la vocina era dolcissima.<\/p>\n<p>\u00abNon dire sciocchezze Maud!\u00bb l\u2019auto ripart\u00ec e alz\u00f2 un polverone che Micius Maus inghiott\u00ec insieme a quelle parole dure come pietre: era malato? \u2018spelacchiato\u2019 aveva detto, era grave? Ma pens\u00f2 anche al sorriso di Maud che l\u2019avrebbe voluto prendere e aveva detto \u2018carino\u2019. Ma \u2018carino\u2019 andava bene con \u2018spelacchiato\u2019? Chi aveva ragione? Era carino o spelacchiato? E insomma, era un maus, un baus, un micius o cosa?<\/p>\n<p>Si rimise in cammino e per fortuna ora la strada era in discesa. Cominciava a sentire fame, sicuramente in paese avrebbe trovato qualcosa da mangiare.<\/p>\n<p>Le case cominciarono a farsi pi\u00f9 fitte, coi giardini curati e le tendine alle finestre. I cani gli abbaiavano dietro le staccionate, ma lui tirava dritto, la fame era pi\u00f9 forte di tutto.<\/p>\n<p>All&#8217;improvviso comparvero collane di salsicce, polli spennati e bistecche succulente: prov\u00f2 a leccare quel ben di Dio ma sbatt\u00e9 contro un vetro e un omone vestito di bianco alz\u00f2 un coltellaccio:\u00ab E questa bestiaccia da dove viene? Fuori di qui!\u00bb<\/p>\n<p>Si ritrov\u00f2 di nuovo in strada, con l\u2019acquolina in bocca che gli faceva male alla gola e allo stomaco. Sent\u00ec tremare le zampe e credette di accasciarsi per sempre. Che vita era stata la sua, a cercare di capire chi fosse e finita cos\u00ec, solo e spelacchiato, col solo ricordo dolce del sorriso di Maud che aveva detto \u2018carino\u2019!<\/p>\n<p>Ma un odore lo distrasse da questi tristi pensieri, lo segu\u00ec e si trov\u00f2 davanti due grossi bidoni. In terra c\u2019erano lische di pesce, qualche osso e bucce di mela. Mangi\u00f2, poi si stese in un cono di sole che lo avvolse in un abbraccio tiepido.<\/p>\n<p>Al risveglio non ricordava niente, si guard\u00f2 intorno: ah gi\u00e0, il viaggio, il sorriso di Maud, le salsicce e poi i bidoni che gli avevano restituito un po\u2019 di fiducia. Per la prima volta si sent\u00ec bene: nessuno della fattoria sarebbe riuscito a arrivare fin l\u00ec e a non perdersi d\u2019animo. E che dormita aveva fatto! Si stese sulla schiena, offrendo la pancia al sole. Chiss\u00e0 dov\u2019era Maud e se stava pensando a lui.<\/p>\n<p>Non aveva mai visto un paese, ma in quel posto c\u2019era un\u2019aria strana. I volti alla fattoria erano diversi. Qui le donne erano tutte nere e sussurravano uscendo dalla chiesa; per il resto c\u2019era silenzio, nessuno parlava. Erano infelici, ecco cos\u2019era, ammutoliti oppure arrabbiati, come il macellaio che l\u2019aveva rincorso.<\/p>\n<p>Sent\u00ec rumore di acqua corrente e si diresse da quella parte, fino al ciglio del fiume. Sulla superficie scivolava una famiglia di papere: \u00abChe hai da guardare?\u00bb mamma papera subito si accorse di lui .<\/p>\n<p>\u00abNiente\u2026\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCome niente? Ci guardi! Via, ragazzi, andiamo, questo \u00e8 un tipo strano!\u00bb<\/p>\n<p>Micius Maus non si era mai sentito cos\u00ec solo.<\/p>\n<p>Scese la notte, ma le luci nelle case rimasero sempre accese: si vedevano ombre nere muoversi dietro le finestre e si sentivano bisbigli di preghiere. Cerc\u00f2 di dormire, accoccolato vicino ai bidoni, ma si svegliava di soprassalto e subito lo assalivano i pensieri, di quale sarebbe stata la sua sorte e dove, visto che non c\u2019era nessun posto per lui.<\/p>\n<p>All\u2019alba decise di andarsene e si incammin\u00f2 oltre il ponte, verso il bosco. Appena imboccata la strada tra gli abeti, sent\u00ec un lamento: un uccello notturno ritardatario? Un gallo che dava la sveglia? Riprese il cammino ma sent\u00ec di nuovo quel mugolare. Incuriosito, si addentr\u00f2 tra i tronchi scuri che chiudevano il cielo lass\u00f9 in alto: ma ora udiva solo i suoi passi scricchiolare sul tappeto di foglie.<\/p>\n<p>Stava per tornare indietro quando un altro lamento lo blocc\u00f2. Proveniva da un masso ricoperto di muschio: forse un animale ferito, bisognoso di aiuto e solo come lui? Infil\u00f2 il naso nella spaccatura sotto la pietra. Il rumore si ripet\u00e9 e veniva proprio da l\u00ec sotto. Micius Maus si mise a guaire: \u00abC\u2019\u00e8 qualcuno?\u00bb<\/p>\n<p>Gli sembr\u00f2 di sentire una vocina come quella con cui Maud aveva detto \u2018che carino!\u2019. Maud?!? L\u00ec sotto? Era in pericolo? Micius cominci\u00f2 ad abbaiare, miagolare, squittire, sbraitare.<\/p>\n<p>\u00abAiutooo!\u00bb sent\u00ec. Allora c\u2019era qualcuno davvero!<\/p>\n<p>\u00abAiuto! Aiuto!\u00bb ululava, latrava, singhiozzava Micius Maus.<\/p>\n<p>Ma nessuno sentiva, nessuno arrivava. L\u2019idea che laggi\u00f9 ci potesse essere Maud lo faceva impazzire. Che poteva fare? Intorno solo felci pi\u00f9 alte di lui e lunghe ombre verdi e nere.<\/p>\n<p>\u00abBau! Miao! Aiutooo!\u00bb. Niente. Il silenzio \u00a0era pi\u00f9 forte della sua eco.<\/p>\n<p>Sent\u00ec un rumore sulla strada, si precipit\u00f2 e vide un uomo in motorino. Si avvent\u00f2 contro i pantaloni che sventolavano, li agguant\u00f2 con i denti, ma quello scalciava per liberarsi: \u00abChe fai bestiaccia?\u00bb Ma Micius non moll\u00f2 finch\u00e9 quello non perse l\u2019equilibrio e dovette fermarsi. Micius Maus lo tir\u00f2 ancora coi denti attaccati ai calzoni, verso gli alberi. L\u2019uomo riusc\u00ec a prendere un bastone in terra ma, quando fece per colpire, Micius agguant\u00f2 il ramo tra i denti, continuando a tirare. Poi si stacc\u00f2: latrava verso gli alberi, poi verso l\u2019uomo, gli alberi e l\u2019uomo.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 una macchina e dal finestrino si affacci\u00f2 un ragazzo: \u00abChe succede Karl?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abQuesta bestia prima mi assale, poi mi tira come una furia\u2026\u00bb<\/p>\n<p>\u00abVai lascia stare, vieni via!\u00bb<\/p>\n<p>Micius Maus si mise a ululare impazzito, corse \u00a0incontro all\u2019auto ferma, poi torn\u00f2 verso il bosco.<\/p>\n<p>\u00abMa che versi fa?\u00bb. Si sent\u00ec un lamento provenire dal folto della foresta.<\/p>\n<p>\u00abHai sentito?\u00bb<\/p>\n<p>Ora Micius Maus era immobile, puntava nel buio tra i tronchi. I due uomini, improvvisamente accesi dalla stessa idea, spiccarono una corsa tra gli abeti: Micius, davanti a loro, gli fece strada fino alla roccia e alla fessura.<\/p>\n<p>\u00abOddio Karl! Oddio!!!\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I bambini erano spariti ormai da venti giorni: tre maschi e una bambina, erano andati una domenica mattina al campo sportivo e non avevano fatto pi\u00f9 ritorno. Il paese da allora si era fermato: solo di loro si parlava, si aspettava, si cercava, si pregava, giorno e notte, notte e giorno. Erano state setacciate le fattorie, il fiume, i pozzi, le cisterne. La polizia aveva fermato un balordo appena uscito dal manicomio della citt\u00e0 vicina. Lui aveva confessato, s\u00ec li aveva rapiti lui i bambini, come il pifferaio magico. Era in cella di sicurezza, ma molti non avevano creduto che quel disgraziato fosse un mostro.<\/p>\n<p>Quel giorno il paese usc\u00ec dal silenzio come da un incantesimo: sembrava un vecchio carillon rimesso in moto. Tutto risuonava, le campane della cattedrale, le voci nella piazza, nei negozi dei vicoli, di finestra in finestra: \u00abHanno ritrovato i bambini! Hanno ritrovato i bambini!\u00bb<\/p>\n<p>I ragazzi erano malconci, denutriti, attoniti, ma vivi. Protetti dagli abbracci dei genitori, raccontavano quel gioco, quel nascondiglio scivoloso, diventato d\u2019un tratto un precipizio buio e freddo.<\/p>\n<p>Micius Maus venne ricevuto dal Sindaco, acclamato eroe cittadino e le sue foto con la medaglia al collo non solo furono pubblicate sui giornali, ma incorniciate ed esposte nel Comune, nella scuola, nel bar e nella farmacia. E l\u00ec si trovano ancora.<\/p>\n<p>Per il resto della sua lunga vita ebbe, a pranzo e cena, polpette di prima scelta e salsicce, anche perch\u00e9 fu adottato proprio dal macellaio, che non seppe mai darsi pace di averlo scacciato il giorno benedetto che era arrivato.<\/p>\n<p>E se vi capita di passare da quel paese, troverete una statua in mezzo alla piazza, la statua di Micius Maus e una targa con scritto: \u201cNon seppe mai chi fosse: se fosse un cane, un gatto, un topo o un pennuto. Ma aveva un cuore grande e qui ha riportato la felicit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Se ci pensate, cos\u2019altro conta?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31822\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31822\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giorno\u00a0in cui\u00a0Micius Maus nacque, infuriava un violento temporale e quando un fulmine cadde sul pozzo dietro la fattoria, tutti scapparono, mamma compresa: i gatti si infilarono nelle grate delle cantine, i topi nelle tane, le galline ammutolirono nel pollaio e i cani abbaiavano sotto la tettoia dell\u2019aia. 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