{"id":31722,"date":"2017-05-21T09:48:05","date_gmt":"2017-05-21T08:48:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31722"},"modified":"2017-05-24T11:12:05","modified_gmt":"2017-05-24T10:12:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-un-senso-di-raffaella-la-villa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31722","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Un senso&#8221; di Raffaella La Villa"},"content":{"rendered":"<p>Andrea aveva smesso di sperare, alla fine.<\/p>\n<p>Un\u2019indifferenza appiccicosa ricopriva ogni cosa, nei giorni che scorrevano identici, dietro alle sette porte di ferro del Carcere di Massima Sicurezza di Novara.<\/p>\n<p>Tre ergastoli.<\/p>\n<p>Non era stato facile capire appieno il significato di quella condanna che gli aveva fatto perdere\u00a0 prima la volont\u00e0, poi i sogni e perfino la speranza animale in un possibile cambiamento. Funzionava solo la macchina del corpo, con le sue testarde, indispensabili reazioni chimiche.<\/p>\n<p>Nei primi tempi, aveva ricevuto qualche visita. La moglie Lisa con suo figlio Francesco, sua madre; ma il tempo aveva consumato ogni legame.<\/p>\n<p>La madre era morta e la moglie era troppo viva per non sfuggire a quel veleno.<\/p>\n<p>Il figlio sembrava averlo dimenticato. Era adulto, ormai. Aveva cambiato cognome e citt\u00e0. Andrea ne aveva sofferto, ma, negli anni, i sentimenti avevano perso il loro sapore, anche quel senso di colpa acido e bruciante. Pensava ancora a Francesco, ma sempre pi\u00f9 raramente. I suoi lineamenti delicati di bambino e i grandi occhi chiari erano sempre pi\u00f9 confusi nel ricordo. Come ogni altro dettaglio della sua prima vita, del resto. Tutto scivolava lentamente in una palude che sapeva di\u00a0 marcio.<\/p>\n<p>Farla finita?<\/p>\n<p>No, gli importava troppo poco di s\u00e9.<\/p>\n<p>Non gli importava pi\u00f9 niente di niente, a dire il vero, tanto meno del processo a cui era stato convocato come testimone, in quella giornata afosa di luglio.<\/p>\n<p>Il furgone della Polizia era un forno. Puzzava di gomma e deodorante a buon mercato. Alla sua destra c\u2019era un pivello con gli occhiali, alla sua sinistra un agente di mezza et\u00e0, obeso, che sudava come un animale. Si sorprese a osservare il percorso delle gocce di sudore lungo le guance lisce fino al doppio mento. Ogni tanto si tamponava con un enorme fazzoletto di stoffa azzurra.<\/p>\n<p>\u201cGiornata calda, eh\u201d \u2013\u00a0 disse voltandosi verso di lui. Il labbro superiore era cosparso di fitte goccioline. I denti erano appuntiti.<\/p>\n<p>Nella sua vita precedente avrebbe provato il desiderio di ucciderlo.<\/p>\n<p>Adesso, non gliene importava nulla.<\/p>\n<p>Fuori dal finestrino alto, il suo sguardo assente non vedeva il ritmico indietreggiare della cima degli alberi. Era rivolto verso l\u2019interno.<\/p>\n<p>Decise che non avrebbe testimoniato al processo, non avrebbe detto proprio niente. Sarebbe stato come collaborare al funzionamento della macchina che lo aveva ridotto in cenere. Cerc\u00f2 di rilassarsi, la mente fissa sul rumore irregolare delle ruote sulla strada. Sembrava una strada di campagna.<\/p>\n<p>All\u2019improvviso, lo schianto.<\/p>\n<p>Il veicolo sterz\u00f2 senza speranza. La benna di una ruspa strapp\u00f2 via una fiancata, come il coperchio di una scatola di sardine, trascinando il poliziotto seduto alla destra di Andrea in un fosso profondo. Il \u00a0furgone sband\u00f2 a sinistra invadendo l\u2019altra corsia. Il TIR che sopraggiungeva non ebbe alcun margine di frenata. In pochi secondi il vano del guidatore fin\u00ec sotto le ruote enormi. L\u2019autista del furgone non ebbe nemmeno il tempo di urlare.<\/p>\n<p>Un silenzio da fine del mondo.<\/p>\n<p>Il paesaggio tratteneva il fiato.<\/p>\n<p>Andrea no.<\/p>\n<p>Era vivo.<\/p>\n<p>Di fianco a lui, a sinistra, il poliziotto obeso era ridotto ad un ammasso di carne perforato da lamiere e vetri rotti. Percep\u00ec il suo lamento, disumano, come il guaire di un cane. Gli sembr\u00f2 di vedersi dall\u2019esterno, mentre frugava in quel corpo ferito alla ricerca delle chiavi delle manette.<\/p>\n<p>Le trov\u00f2 quasi subito. Si liber\u00f2. Usc\u00ec dal furgone. O meglio, si trascin\u00f2 fuori. La strada, gli alberi, gli giravano intorno. Cadde in ginocchio e tutto si ferm\u00f2.<\/p>\n<p>Anche nel veicolo, non si muoveva pi\u00f9 niente. Il groviglio di carne e lamiera aveva smesso di lamentarsi. Alz\u00f2 lo sguardo verso il TIR: il guidatore era riverso sul volante. Si volt\u00f2. La ruspa che li aveva investiti, non si vedeva pi\u00f9, \u00a0nascosta da una curva.<\/p>\n<p>Andrea si alz\u00f2. Mosse qualche passo incredulo, poi sent\u00ec la dolorosa ferita che credeva guarita. Si era riaperta, per \u00a0torturarlo.<\/p>\n<p>La speranza.<\/p>\n<p>Le gambe scattarono, mosse dall\u2019adrenalina in circolo. Con la coda dell\u2019occhio vide apparire dalla curva una sagoma scura con un cappello sfondato. La polizia sarebbe stata presto sulle sue tracce.<\/p>\n<p>Corse senza direzione e senza controllo, per ore. Attravers\u00f2 senza fiato campi e boschi, poi, oltre una bassa collina, scorse l\u2019ansa di un fiume di cui non ricordava il nome. La luce del pomeriggio lo faceva scintillare come una biscia addormentata al sole. Si pass\u00f2 la lingua sulle labbra ruvide. La sete era insopportabile. Nascosto dietro un albero, esamin\u00f2 la riva che si estendeva ampia, tra chiazze di terriccio chiaro e ciottoli levigati. Era impossibile arrivare all\u2019acqua senza esporsi alla vista.<\/p>\n<p>L\u2019istinto animale, gli disse di aspettare fino al calar del sole.<\/p>\n<p>Disobbed\u00ec.<\/p>\n<p>Decise di rischiare.<\/p>\n<p>E poi, non si vedeva anima viva.<\/p>\n<p>Strisci\u00f2 fino alla spiaggia. I ciottoli bruciavano contro i suoi avambracci pallidi. Sent\u00ec l\u2019odore di uovo bollito del fango. Arriv\u00f2 all\u2019acqua e bevve, avidamente. Il calore era ancora violento. Una nuvola di moscerini lo avvolse. Li scacci\u00f2, bagnandosi i capelli. Il morso della speranza era sempre pi\u00f9 profondo, lo sentiva affondare nei muscoli delle gambe, afferrargli la schiena lungo la spina dorsale.<\/p>\n<p>Cominciava a crederci.<\/p>\n<p>Di avere una possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Si diresse verso il limitare del bosco, per riprendere la fuga. I passi, adesso, erano elastici come molle, le mascelle contratte e lo sguardo fisso, come quello di un pazzo.<\/p>\n<p>Poteva farcela.<\/p>\n<p>Improvviso, un suono acuto, lontano, ruppe il silenzio, come un ricordo. Poi si avvicin\u00f2 e si precis\u00f2. Un corpo scivolava, trascinato dalla corrente, evidentemente incapace di contrastarla. A tratti spariva sott\u2019acqua, poi riemergeva agitando gli spruzzi come un cane che nuota.<\/p>\n<p>Era un bambino.<\/p>\n<p>Incroci\u00f2 lo sguardo di Andrea e url\u00f2 pi\u00f9 forte. Andrea intravide per un attimo due occhi fuori dalle orbite. Azzurri come i suoi. Distolse lo sguardo.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 un problema mio!\u201d\u00a0 &#8211;\u00a0 disse ad alta voce.<\/p>\n<p>Pens\u00f2 che di problemi ne aveva ben altri.<\/p>\n<p>Si disse che quel bambino poteva crepare.<\/p>\n<p>Strinse le mani, mugol\u00f2 a labbra strette, poi, si volt\u00f2 con uno scatto, si confuse con le chiazze d\u2019ombra del fogliame e riprese a correre. La benedetta indifferenza, per\u00f2, sembrava sparita. Un impulso incomprensibile emerse dal profondo. Lo pervadeva, come un calore nei muscoli. Un senso di urgenza. Decise di ignorarlo. Si allontan\u00f2 nel bosco. Il lamento del bambino si affievol\u00ec e si spense.<\/p>\n<p>Fu allora che tutto and\u00f2 fuori controllo.<\/p>\n<p>Le sue gambe si mossero come spinte da volont\u00e0 propria, invertirono la direzione e Andrea si ritrov\u00f2 a correre indietro, verso la riva. La superficie del fiume era immobile, pigramente attraversata da ondulazioni cremose. Eppure, Andrea percepiva la forza sommersa della corrente nell\u2019abbraccio dell\u2019acqua sui sassi. Si precipit\u00f2 a valle, inciampando sui ciottoli roventi.<\/p>\n<p>In controluce, intravide l\u2019ombra di una testa emergere per pochi secondi. Si tuff\u00f2 e nuot\u00f2 con tutte le sue forze. L\u2019acqua, sotto la superficie, era un pulviscolo incolore di detriti. Non vedeva nessuna sagoma umana. Sal\u00ec a respirare. Si guard\u00f2 intorno.<\/p>\n<p>Il bambino non riemergeva pi\u00f9.<\/p>\n<p>I polmoni di Andrea adesso bruciavano, sul punto di scoppiare, ma continu\u00f2 a cercare. Il suo corpo si ricordava di quanto era stato sicuro e forte, in un\u2019altra vita. Si tuff\u00f2 ancora, con un\u2019eleganza antica.<\/p>\n<p>Finalmente lo vide.<\/p>\n<p>Ondeggiava come un\u2019alga, incastrato in un groviglio di radici e rocce. Gli occhi aperti avevano la trasparenza di quelli di un pesce. Andrea lo afferr\u00f2 con un braccio e lo liber\u00f2. Adesso sentiva la forza della corrente, tesa verso il fondo. Il suo corpo aveva ritrovato la sua vera et\u00e0.<\/p>\n<p>Ma quanti anni aveva, poi? Non era cos\u00ec importante, alla fine. Il tempo aveva smesso, ormai, di essere una linea retta per diventare una spirale chiusa su se stessa.<\/p>\n<p>Raggiunse la riva. I vestiti bagnati pesavano quintali. Il bambino fra le braccia, invece, sembrava un guscio vuoto. Le palpebre erano chiuse, adesso.<\/p>\n<p>Non respirava.<\/p>\n<p>Andrea lo coric\u00f2 a pancia in gi\u00f9 per fargli espellere l\u2019acqua. Lo massaggi\u00f2. La pelle era fredda e viscida.<\/p>\n<p>\u201cFrancesco! Dai, dai!\u201d<\/p>\n<p>Lo gir\u00f2 e continu\u00f2 a chiamarlo tra una respirazione bocca a bocca e l\u2019altra.<\/p>\n<p>Poi, ci fu una specie di rantolo.<\/p>\n<p>Il bambino sussult\u00f2, vomit\u00f2 acqua e riprese a respirare, con un fischio sordo.<\/p>\n<p>\u201cFrancesco\u201d &#8211; disse ancora una volta, ma piano.<\/p>\n<p>Il bambino apr\u00ec gli occhi. Azzurri e vaghi.<\/p>\n<p>Andrea rise di sollievo, lasciandosi cadere all\u2019indietro.<\/p>\n<p>Fu allora che percep\u00ec il dolore affilato, che si irradiava. Eppure, non riusciva a smettere di sorridere. Nell\u2019aureola di luce dorata, la sagoma del bambino che si alzava ondulava come un\u2019ombra confusa. Non lo sent\u00ec chinarsi su di lui. Chiamare.<\/p>\n<p>Percepiva solo un brivido freddo percorrere ogni fibra.<\/p>\n<p>Poi tutto si\u00a0 dissolse in un silenzio buio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31722\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31722\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea aveva smesso di sperare, alla fine. 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