{"id":31684,"date":"2017-05-22T18:21:14","date_gmt":"2017-05-22T17:21:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31684"},"modified":"2017-05-22T18:22:25","modified_gmt":"2017-05-22T17:22:25","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-vaso-delleroe-di-lino-addis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31684","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il vaso dell&#8217;eroe&#8221; di Lino Addis"},"content":{"rendered":"<p>Angelo lo aveva capito improvvisamente un giorno, guardando una puntata del suo telefilm preferito. Naturalmente era consapevole che le imprese del super eroe mostrate nella \u201cfiction\u201d erano appunto finzione, invenzione, fantasia, ma era troppo bello per non pensare che non ci fosse qualcosa di vero. \u201cI balordi devono capire gi\u00e0 dal tuo sguardo che TU li sconfiggerai perch\u00e9 TU sei dalla parte giusta\u201d. Angelo ci stava rimuginando. Aveva 75 anni, era vedovo, pensionato, solo, un po\u2019 sordo e con un po\u2019 troppa artrite.<\/p>\n<p>Nulla di diverso da milioni di altri vecchi esseri umani come lui. Coraggioso? Non particolarmente. Per\u00f2 onesto, quello si. Generoso, anche. Soprattutto quando vedeva un giovane buttato ad un angolo della strada, bianco, nero o celeste che fosse, chiedere l\u2019elemosina o tentare di vendere le solite cianfrusaglie, gli si stringeva il cuore e cercava di fare sempre qualcosa in pi\u00f9 di allungare qualche spicciolo. Spesso lasciava del cibo, magari un panino e una bottiglietta d\u2019acqua. Piccole cose.<\/p>\n<p>La zona dove abitava era una vera schifezza. Il palazzo di edilizia popolare di piazza dei Fornelli, nel quale occupava un appartamentino al settimo piano, faceva parte del quartiere soprannominato ironicamente \u201cLego\u201d, a causa della forma giocosa delle varie costruzioni che un immaginifico architetto gli aveva dato e che si alternavano pedissequamente: un lego triangolare, uno rettangolare, uno quadrato e cos\u00ec via. Angelo non aveva pi\u00f9 un auto da anni e inoltre il suo garage era stato abusivamente occupato, o forse sarebbe pi\u00f9 corretto dire, prepotentemente occupato, da un balordo che abitava anche lui nel palazzo e che insieme ad una banda di suoi pari, aveva \u201crequisito\u201d le rimesse di buona parte degli inquilini, specie se anziani, per stivarci refurtiva, droga, armi e tutto quello che gli passava per la testa, senza ovviamente che nessuno protestasse.<\/p>\n<p>Nei giardinetti adiacenti ai palazzi giocavano bambini e ragazzini di varie et\u00e0 che cominciavano molto presto a capire cos\u2019era la legge della giungla. Angelo, quando rientrava dalle sue solitarie passeggiate o dal market con le buste della spesa, spesso assisteva a veri e propri piccoli drammi: bulletti adolescenti che angariavano bambini pi\u00f9 piccoli ai quali portavano via merende, spiccioli e giochi vari. Piccoli delinquenti che alzavano le mani per niente e spesso il risultato delle varie zuffe, erano bernoccoli e occhi neri. Angelo per\u00f2 non rinunciava mai a intervenire: \u201cEhi! Smettetela! Non vi vergognate?! Prendervela cos\u00ec con i pi\u00f9 piccoli!&#8230; \u201cVaffanculo nonno!\u201d era il commento pi\u00f9 frequente di quei ragazzacci gi\u00e0 persi, seguito da sghignazzate e parolacce irripetibili e, pi\u00f9 di qualche volta, anche dal lancio di oggetti di varia natura che lo costringevano a rapide ritirate nell\u2019androne del palazzo, con il cuore in gola.<\/p>\n<p>Un giorno, \u201cquel\u201d giorno, ad Angelo nel tornare a casa dopo una passeggiatina prima di cena, cadde di mano il mazzo con tutte le chiavi che precipit\u00f2 attraverso una grata, nel buio tunnel dei garage, nel quale non metteva pi\u00f9 piede da tempo immemorabile. \u201cAccidenti!\u201d pens\u00f2.\u201d E adesso chi ci va laggi\u00f9?!\u201d Angelo si pass\u00f2 la lingua sulle labbra improvvisamente aride. Poi si decise e guardandosi attorno, si avvi\u00f2 verso la tromba delle scale che portavano nel sottosuolo. Schiacci\u00f2 il pulsante di accensione della luce che non si accese e si rassegn\u00f2 a scendere saggiando con prudenza gli scalini con le ciabattaccie di plastica che utilizzava per le sue brevi passeggiate. Giunto nel tunnel, dove anche l\u00ec non c\u2019era un solo neon funzionante, si accontent\u00f2 della poca luce del pomeriggio inoltrato che penetrava laggi\u00f9, per vedere dove mettere i piedi. Angelo vide subito il mazzo per terra e lo raccolse. Poi torn\u00f2 sui suoi passi e fu allora che sent\u00ec un gemito.<\/p>\n<p>Una sciabolata gelida gli percorse la schiena facendogli affrettare il passo ma poi, giunto alle scale, tir\u00f2 dritto. Pens\u00f2 al suo eroe. \u201cBisogna essere decisi!\u201d. E subito dopo pens\u00f2 \u201cma dove cavolo stai andando!\u201d Poi il gemito fu ancora pi\u00f9 forte. Arriv\u00f2 alla svolta nel tunnel successivo dal quale proveniva un lieve chiarore. Si sporse appena e vide. Due loschi spaventapasseri vestiti di nero tenevano schiacciato al muro reggendolo per le braccia un disgraziato con le mani legate dietro alla schiena e la bocca completamente coperta con del nastro adesivo grigio, mentre il balordo principale del palazzo affondava a pi\u00f9 riprese un coltello nella sua pancia, rigirandolo con crudele lentezza e il poveraccio rantolava ormai moribondo. Angelo sent\u00ec un formicolio caldo salirgli nel petto e per un istante la vista gli si annebbi\u00f2. Poi improvvisamente si gir\u00f2, si lev\u00f2 le ciabatte e cominci\u00f2 a camminare badando a non fare il bench\u00e9 minimo rumore, con i calzini bianchi che via via diventavano sempre pi\u00f9 neri per la sporcizia che c\u2019era sul pavimento. Sal\u00ec le scale in apnea e superato il portone, aperto con una tale tremarella da non riuscire quasi a centrare la toppa, prese l\u2019ascensore e raggiunse l\u2019appartamento chiudendosi dentro.<\/p>\n<p>Quindi, afferrato il telefono si lasci\u00f2 cadere su una sdrucita poltrona del salotto. \u201c112\u201d? Raccont\u00f2 d\u2019un fiato tutto quello che aveva visto per filo e per segno e il militare dall\u2019altra parte del filo gli raccomand\u00f2 pi\u00f9 volte di non uscire dal suo appartamento ed aspettare l\u2019intervento dei suoi colleghi. Si sentiva eccitato. Ebbe un\u2019intuizione. E se scappano prima che arrivino i carabinieri? And\u00f2 sul terrazzino della cucina. Da quando era morta Clara, la moglie, non si era pi\u00f9 occupato di fiori. Non gli interessavano pi\u00f9. A testimoniare l\u2019amore per le piante della moglie, era rimasto un colossale vaso di coccio con la terra ancora dentro e due stecchi avvizziti che forse una volta erano stati una pianta. Si affacci\u00f2 e nel cortiletto sottostante vide l\u2019auto dell\u2019assassino fare manovra. Angelo fece lo sguardo cattivo. Abbranc\u00f2 il vaso e ansimando per lo sforzo lo appoggi\u00f2 prima sul parapetto e poi lo lasci\u00f2 andare. Venticinque metri di volo. Il vaso centr\u00f2 il parabrezza dell\u2019Alfa Romeo 159 di Pasquale Colomba, detto \u201cBuone feste\u201d, con un effetto da bomba d\u2019aereo. Pezzi di vaso e zolle di terra secca si proiettarono come schegge impazzite nell\u2019abitacolo dell\u2019auto investendo in pieno il balordo e i suoi due complici.<\/p>\n<p>Furono trovati cos\u00ec, tramortiti, dopo qualche minuto dai carabinieri che erano intervenuti in forze. Nell\u2019abitacolo fu trovato anche il coltello sporco di sangue che era servito per terminare l\u2019infelice esistenza di un piccolo balordo trovato morto nel tunnel dei garage, in una pozza di sangue, che si era messo in mezzo ai traffici di chi era pi\u00f9 feroce di lui. Il giorno dopo, Angelo era in una casa famiglia dove l\u2019avevano provvisoriamente collocato per tutelarne l\u2019incolumit\u00e0. Verso sera chiese di vedere la televisione. C\u2019era il suo telefilm preferito. Lo guard\u00f2 per\u00f2 con occhi diversi. Aveva un sorriso stampato sulla faccia che non accennava a spegnersi e guardava compiaciuto le immagini del suo eroe sentendosi per\u00f2 come dire, collega, si collega. Ma vero per\u00f2.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31684\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31684\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Angelo lo aveva capito improvvisamente un giorno, guardando una puntata del suo telefilm preferito. 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