{"id":3162,"date":"2010-04-07T09:52:57","date_gmt":"2010-04-07T08:52:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3162"},"modified":"2010-04-07T09:52:57","modified_gmt":"2010-04-07T08:52:57","slug":"duecentonovantaduemila-e-1-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3162","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Duecentonovantaduemila e 1&#8221; di Stefano Maria Capocelli e Lucilla Nele"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">Mi avevano detto che sarebbe stato qui. In questo piccolo locale a ridosso della casa, dopo uno scampolo di giardino. Lui qui ci tiene le sue cose. Vecchi attrezzi da lavoro appesi ad una parete, la maggior parte corrugati dall\u2019uso e dall\u2019avvizzimento dell\u2019et\u00e0, una vecchia radio poggiata su una tavola di legno, poi ancora un baule pieno di ricordi, ma che non apre mai, e qualche scatola di latta che Dio solo sa perch\u00e9 conserva. Questo \u00e8 il suo vuoto. Uno di quei posti dove ad un uomo che ha passati i cinquanta tutto \u00e8 concesso, a cui non gli si pu\u00f2 certo venire ad esautorare le sue leggi per impiantarne al loro posto delle altre o venirgli a dire che questo o che quello. Questo \u00e8 il suo vuoto, e lui lo riempie con i suoi codici. E\u2019 qui che ci porta. Ed \u00e8 qui che svuota la sua depravazione, e lo facciamo. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">Non potevo aspirare ad un posto migliore, torbido e afoso, e in un momento cos\u00ec sorprendentemente complice da rendere la condizione perfetta. Lo seduco. Ed \u00e8 un gioco da ragazzi. Mi riesce facile perch\u00e9 lui crede di condurre, ma, alla fine, sar\u00f2 io a portarlo dove voglio, e, di questo, ne sono sicura. Non serv\u00ec a molto alla moglie cacciarlo di casa in passato, giacch\u00e9 l\u2019uomo, mentre giurava promesse e patti alla consorte, nascondeva, con la mano destra, sudicia, il suo crimine appena consumato intanto che, con la sinistra, gi\u00e0 faceva uno scongiuro con fare infantile. Sono convinta che pensa ora di imbrogliarmi in un gioco simile, ma, bench\u00e9 io bruci piacevolmente all\u2019idea di essere usata da lui, a differenza della moglie, non agisco per il suo bene, io auspico la sua morte e, se sar\u00f2 fortunata, sagger\u00f2 il piacere di esserne l\u2019artefice. Quando mi sveste i suoi occhi si accendono dalla frenesia. Mi annusa come fossi un effluvio di essenze aromatiche, ma nei suoi occhi\u00a0giallastri leggo contemporaneamente un gesto di esitazione ed un impercettibile tremore negli occhi, quasi fossero per lui presagi di quello che gli capiter\u00e0. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">Fa per guardarsi intorno, come per cercare lo sguardo integrale della moglie, sensale d\u2019ogni pi\u00f9 sconcia lascivia, ma i suoi occhi cadono sui suoi arnesi, sul quel baule serrato e quelle inutile lattine che gli ricordano che qui tutto gli \u00e8 concesso. Cos\u00ec, in un attimo, si bagna le labbra, mi bacia, e divampiamo rapidamente in un fuoco di passione. Fuori i minuti. Sei circa. Cinque e cinquantanove, cinque e cinquantotto..Mi consuma, attimo dopo attimo, confessandomi tutto il suo piacere, mentre io, infida, celatamente gli inietto il mio veleno. E, pi\u00f9 le sue labbra si accostano a me, pi\u00f9 il suo volto si copre di una maschera vellutata e colorata di ardesia, una maschera di morte. Le sue dita di sabbia, arancioni, mi ghermiscono con forza. Mani ruvide, di quelle che hanno lavorato duro tutta una vita. Mani avide, di quelle che non lasciano andare la presa, anche nel pericolo, pur di soddisfare i propri bisogni. Gode di me con ingordigia. Un desiderio smodato. Mi stringe con soddisfazione ed io gli mostro ogni volta il mio sorriso luccicante, beffardo, ironico e soddisfatto. Non c\u2019\u00e8 niente di meglio che uccidere la propria vittima con calma, mentre la compiaci, illudendola di farle del bene col tuo sapore, dando sfogo al suo piacere. La uccidi lentamente, con la tua sapidit\u00e0 mortale. In realt\u00e0 si ammazza da sola, almeno, per quanto ne so io, non c\u2019\u00e8 giudice, oggi, che mi condannerebbe. Cinque minuti. Quattro e cinquantanove, quattro e cinquantotto..E il suo organismo non tarda a reagire. Forse troppo presto. Un colpo di tosse, un altro ancora pi\u00f9 prepotente. Poi un altro, violento quanto una bastonata alle gambe, tanto da fargli perdere l\u2019equilibrio. Ed io cado a terra con lui. Ora siamo distanti l\u2019una dall\u2019altro. Me ne resto qui a fissarlo e a guardarlo morire. Tre minuti e trentaquattro..Ecco gli esseri umani. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">Macchine perfette dai congegni ingolfati, che nessuno di quegli arnesi attaccati alla parete potr\u00e0 mai riparare. La macchina ora arranca, sputa sangue, i suoi meccanismi si sono ossidati, logorati, a testimonianza di tutta la sua imperfezione e della presunzione della sua natura difettosa. Una macchina volta all\u2019autodistruzione anzich\u00e9 alla propria evoluzione. E ancora tosse, e ancora sangue. Nell\u2019aria lastre di ardesia galleggiano e si riflettono a terra su di un lago avoriato, striato di vermiglio. Tre minuti e dieci, tre minuti e nove..Un urlo, quello della moglie, spacca con un colpo le lastre di ardesia nell\u2019aria. Io punto lei, lei punta me. Entrambe sappiamo cosa sta succedendo e l\u2019odio, che batte nei pochi metri che ci separano, sembra quasi lasciare al dimenticatoio il poveretto riverso a rantolare dolorante sul pavimento. Poi, come previsto, comincia tutto un piangere e strillare, un rimproverarsi e un rimproverare. L\u2019uomo si lascia strattonare, poi stringere, rincuorare, poi ancora ammonire. E\u2019 inerte, non risponde. Continua solo a tossire. I suoi occhi sono vuoti, come vuoto \u00e8 tutto ci\u00f2 che ci circonda. Vuoto come lo sono i ricordi in quel baule, come quei barattoli di latta. Un vuoto color ardesia. E vuoti e di ardesia, i suoi occhi fissano me, lacerata. Lei. Lei, invece, pare ignorarmi adesso, pensa solo a lamentarsi. E la tensione aumenta. Poi, uno scatto. Viene verso di me. Si muove decisa, adirata, ma non la temo. Io sono un\u2019assassina. E\u2019 vicina, sempre pi\u00f9 vicina. E il suo passo arriva quasi a sfiorarmi il capo. Ma poi, mi evita. Tira dritto fino ad afferrare il vecchio telefono del capannone. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">Sono gemiti impercettibili quelli che intanto provengono dal fondo della gola della vittima ed io, da brava carnefice, me ne compiaccio. La moglie intanto chiede aiuto, chiama soccorsi, implora medici. Digita impazzita decine di numeri sulla tastiera dell\u2019apparecchio, mentre alle sue spalle i colpi di tosse dell\u2019uomo si fanno sempre pi\u00f9 flebili e il suo respiro, esausto e pesante, diventa ogni secondo sempre pi\u00f9 irregolare. Lancinanti dolori al petto gli costringono il viso in una smorfia di rabbia. Rabbia di chi non \u00e8 abbastanza forte per sopportare. Rabbia di chi sta morendo, e sta morendo per me. Sta morendo per me e per tutte le altre. E delle altre, oggi, io sono la testimone. Le altre. Venti al giorno, per trenta giorni, per dodici mesi, per quarant\u2019anni. Quarant\u2019anni e un giorno. Duecentonovantaduemila e 1. Questa sono io. Una tra le tante, s\u00ec, indistinguibile, certo, contano anche le altre, anzi. Eppure io sono unica. Unica, perch\u00e9 l\u2019ultima. Un minuto, cinquantanove, cinquantotto..Ecco quello che mi resta. Giusto il tempo di vedere arrivare l\u2019ambulanza. Qualcuno gi\u00e0 si prende cura della moglie, disperata per la sconfitta che ingiustamente sente anche sua. Io mi sto spegnendo, ormai di me non restano che le ultime scintille, gli ultimi fuochi d\u2019artificio a celebrare questo successo. Il fumo comincia a farsi pi\u00f9 rado e l\u2019ardesia nell\u2019aria sembra trasformarsi in avorio. E mi sembra di sentirla, la vittima, sulla barella, agonizzante e senza voce, rivelare il nome del suo assassino. O forse ad esprimere il suo ultimo desiderio. Un infermiere, con aria indifferente, gli si avvicina per sentire cosa vuole. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">Cinque secondi, quattro. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">Le parole gli scoppiano da una bolla di sangue:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">\u201cl-ul-t-ima-si-ga-re-tt-a\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 10pt;\"><span style=\"12pt;\">Tempo scaduto.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3162\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3162\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi avevano detto che sarebbe stato qui. 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