{"id":31607,"date":"2017-05-19T11:14:38","date_gmt":"2017-05-19T10:14:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31607"},"modified":"2017-05-19T11:14:38","modified_gmt":"2017-05-19T10:14:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-peso-delle-ombre-di-marco-patrito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31607","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il peso delle ombre&#8221; di Marco Patrito"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\">Stava seduto su una sedia vecchia e cigolante. Si assomigliavano dopotutto: entrambi scricchiolavano al minimo movimento e davano l\u2019impressione di stare ancora in piedi solo per la sapienza dell\u2019artigiano loro creatore pi\u00f9 che per una volont\u00e0 verace. La mano abbandonata sul tavolo, le gambe divaricate, gli occhi spenti e persi sulla superficie dell\u2019acqua che iniziava a dare i primi segni di movimento. Un sommesso bollore si stava infiltrando nel silenzio della cucina e funzion\u00f2 da sveglia pi\u00f9 di quanto non avesse fatto una decina di minuti prima il trillo ferroso dell\u2019orologio solitario sul com\u00f2 della camera da letto. Si riscosse e prese a frugare nelle tasche della vestaglia di tweed in cerca del porta pipa in pelle nera. E dire che gliel\u2019aveva comprato sua moglie 34 anni prima. Non un graffio, n\u00e9 il minimo indizio di usura si potevano individuare sulla superficie, morbida come il primo giorno in cui l\u2019aveva liberata dalla carta regalo verde. Apr\u00ec la cerniera e sparse sulla tovaglia la busta del tabacco, la pipa in radica d\u2019edera Savinelli, il cura pipe, gli scovolini e i fiammiferi.<\/p>\n<p class=\"western\">&#8211; Mi raccomando, utilizzi un accendino a beccuccio, altrimenti inficia la qualit\u00e0 del tabacco e di conseguenza della fumata- aveva detto quello sbarbatello figlio della Pina che aveva preso a lavorare nella tabaccheria di famiglia da qualche mese. Lo aveva squadrato con tutto il disprezzo che era stato in grado di trovare dentro di s\u00e9 in quel momento. Se lo avesse saputo in anticipo, avrebbe incominciato a incubarlo sulla strada per il paese, ma preso cos\u00ec alla sprovvista quasi si era dovuto accontentare dell\u2019occhiataccia appena sfornata. Il ragazzo comunque pareva colpito, tanto da riporre la propria conoscenza del mondo della pipa, maturata grazie ad alcuni tutorial recuperati su Youtube, nel cassetto della vergogna. Abbass\u00f2 lo sguardo verso l\u2019espositore di gomme da masticare, trovandolo attraente come mai prima d\u2019allora. Con gli occhi ancora infilzati sul suo viso imberbe, cav\u00f2 fuori di tasca le banconote con cui pag\u00f2 i fiammiferi e alcuni pacchetti di tabacco English Mixture, attese il resto, lo sistem\u00f2 in una cerniera interna del giubbotto e usc\u00ec, rispondendo con un grugnito e un\u2019arricciata di labbra al saluto che gli aveva rivolto la Pina.<\/p>\n<p class=\"western\">Il bollore si era fatto insistente ora e fu costretto a mettersi in piedi per spegnere la fiamma del gas. Punt\u00f2 le mani sulle cosce, prese un bel respiro e si stacc\u00f2 dal sedile in paglia contando sulla poca forza che le gambe gli avevano conservato per occasioni speciali come quella. Riprese fiato una volta in posizione eretta, guardando la tempesta di molecole di acqua e idrogeno impazzite confinata dentro le pareti antiaderenti del piccolo pentolino. La fiamma ebbe un ultimo guizzo, poi ubbidendo al volere della manopola plac\u00f2 la sua opera, tornando al sicuro all\u2019interno del bruciatore. Afferr\u00f2 il manico e vers\u00f2 l\u2019acqua nella tazza smaltata in cui aveva adagiato una bustina di th\u00e8 nero. Il vapore che saliva si imprezios\u00ec del caratteristico aroma di terra umida e spezie e non pot\u00e8 fare a meno di chiudere gli occhi e respirare. Respirare,assaporare e affogare.<\/p>\n<p class=\"western\">Apr\u00ec gli occhi che era nel letto. Il lenzuolo ancora tiepido accanto alla mano persa fra i flutti di coperte gli sugger\u00ec che non era passato molto tempo da quando Margherita doveva essersi alzata. L\u2019altra tastava alla cieca sul comodino riconoscendo il suo piccolo universo quotidiano: qualche libro, l\u2019orologio da polso, la pipa. La luce filtrava dalle persiane poste alla finestra sul lato destro del letto, ed entrava stemperata dalle lunghe tende blu che lei aveva confezionato con gli scarti di tessuto trovati ad un banco del mercato settimanale. Riusciva ad immaginarla raggiante, sorridente, incontenibile, mentre contrattava con il commerciante ambulante per accaparrarsi quella carcassa di fili, inutile per chiunque tranne per chi, per vocazione, doni seconde occasioni. E poi di corsa a casa, con le borse piene di verdura e pane e frutta e vestiti leggeri e stracci pronti a rinascere. Quando era tornato da lavoro, quella sera, lei lo aveva preso per mano e lo aveva trascinato in camera da letto per mostrargli la sua opera. Davanti alla finestra era appeso un mosaico di blu, squarci di cielo notturno e spruzzi di ogni mare. \u201c Il nostro oceano\u201d gli aveva detto ridendo. E lui non aveva resistito ad amarla un pezzetto di pi\u00f9. Era ancora a letto, aveva spalancato gli occhi, fagocitando tutto lo spazio della stanza in un solo sguardo e in pochi passi. Colpi di tosse venivano dal bagno, malsani, ambasciatori che portavano le pene peggiori, quelle che si possono solamente osservare. Lei era abbracciata al gabinetto, vomitava sangue. \u201c Ti porto in ospedale.\u201d<\/p>\n<p class=\"western\">Il th\u00e8 era reso amaro dalle domande che ogni mattina gli tenevano compagnie nelle prime ore, quando ancora era buio, fino all\u2019arrivo dell\u2019alba. Faceva aderire con attenzione le labbra al bordo della tazza, alzandola con gesti misurati e prudenti per sorbire il liquido senza correre il rischio di scottarsi. Quando beveva aspirava leggermente, producendo un lieve rumore che riempiva la cucina.<\/p>\n<p class=\"western\">\u201c Quante volte ti ho detto che \u00e8 da maleducati, signorino, bere facendo questo fracasso ?\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\">In piedi davanti al frigo c\u2019era forse sua madre che lo guardava torva, rimproverandolo come quando era piccolo? Mani sui fianchi generosi, grembiule d\u2019ordinanza al collo, pronto a ripararla da tutti i mali che provenivano dalle pentole sui fuoco, il suo giornaliero campo di battaglia. Il cipiglio che aveva modellato il suo viso, si sciolse in un sorriso. Venne incontro a lui e fece per accarezzarlo. Ma ovviamente non era lei, non era davanti al frigo. Aveva smesso di sgridarlo per quella cosa da almeno 70 anni, e per ogni altra da 23.<\/p>\n<p class=\"western\">Faceva freddo eccome quella mattina. Dalla tapparella alzata della porta finestra sul balcone vedeva l\u2019insegna della farmacia Caprari. I led gli parlavano. Dicevano che erano le 4:47. Pausa. Che era il 23\/02. Pausa. Che c\u2019erano -12 gradi centigradi. Pausa. E poi ricominciavano il loro monologo ipnotico, diverso minuto dopo minuto, grado dopo grado, giorno dopo giorno. Mancavano 63 minuti all\u2019accensione del riscaldamento. Aveva ancora tempo per espiare le proprie colpe.<\/p>\n<p class=\"western\">La superficie della pipa non era liscia. Passando i polpastrelli sul fornello sentiva le piccole insenature, i crepacci, i fiordi che la sabbiatura aveva lasciato asportando le parti pi\u00f9 tenere della radica. La possedeva da cos\u00ec tanto tempo che aveva ricostruito nella sua mente una mappa precisa al nanometro di quel mondo di legno, una cartina grazie alla quale riusciva a non perdersi nel gorgo dei pensieri. Stretta fra le dita della mano destra, si apprest\u00f2 a caricarla come aveva imparato da suo padre. 3 prese di tabacco English Mixture, corroborato dall\u2019apporto di Cimette Toscani: la prima andava schiacciata con la mano di un bambino. La seconda con la mano di una donna. La terza con quella di un uomo. Si port\u00f2 la pipa alle labbra e l\u00ec la tenne strette mentre armeggiava per accenderla.<\/p>\n<p class=\"western\">Il fiammifero inton\u00f2 la sua sinfonia di graffi lungo il dorso della scatola, e da quel suono proruppe la fiamma. Inser\u00ec la chioma infuocata nel focolaio e appicc\u00f2 l\u2019incendio. Una prima boccata, poi una seconda. L\u2019orchestra dei fiammiferi inton\u00f2 il bis e procedette alla seconda accensione. Terza boccata ed infine una quarta. Le note di cuoio ed erbe si sprigionarono in bocca, l\u2019aria si colm\u00f2 di quell\u2019aroma quasi tangibile. Si perse infine fra le nebbie del tabacco.<\/p>\n<p class=\"western\">\u201c E\u2019 normale tossire la prima volta. Hai buttato gi\u00f9 non \u00e8 vero?\u201d. Il volto del padre iniziava a delinearsi come un faro attraverso il banco di fumo. Sorrideva sornione, con i denti stretti intorno al bocchino in ebanite. Intanto lui consumava l\u2019accesso di tosse, il sangue che procedeva verso la testa, pulsando dietro agli occhi. Sentiva il gusto del tabacco riempirgli le fauci, improvvisamente seccate, plagiate da quella boccata. Il babbo aveva tentato di iniziarlo a quel piacere maschile, una tradizione che gli uomini della famiglia si trasmettevano da generazioni. Quei volti scaltri, plasmati nel marmo dell\u2019obbedienza militaresca che dovevano al capofamiglia, avevano celato una saggezza discreta ma granitica, una conoscenza quasi sconfinata del mondo della pipa. Gli montava la bile per la rabbia e lo schifo che gli aveva causato, e lui stava l\u00ec, placidamente stravaccato sul divano del salotto buono. Odio quella merda erano le parole che aveva pensato, e che forse aveva detto, a giudicare dal crollo di quella facciata sicura che era stata il volto di suo padre fino ad un\u2019istante prima.<\/p>\n<p class=\"western\">Ravviv\u00f2 le braci con il curapipe. Tirava bene perch\u00e9 aveva reso le miscela meno umida con l\u2019aggiunta delle cimette. Risultava anche pi\u00f9 decisa al gusto, pi\u00f9 amara, meno amabile. Un\u2019aroma strutturato, sofisticato, difficile da capire, impossibile da apprezzare. Eppure ogni mattina, alla tazza di th\u00e8 seguiva una fumata di ricordi penosi.<\/p>\n<p class=\"western\">Non amava alzare l\u2019interruttore a quell\u2019ora. Preferiva la penombra, le chiazze di luce che creavano le luci sottocappa che correvano lungo i mobili pieni di utensili inutili e spazio. Quell\u2019illuminazione precaria bagnava timidamente i contorni degli oggetti sparsi per la stanza e appesi alle pareti e fra questi indovinava il rettangolo inclinato di un portafoto accanto alla televisione. Si pass\u00f2 una mano fra i capelli grigi, unti, radi. Non sentiva pi\u00f9 la necessit\u00e0 di curare la propria igiene. Anche la rasatura, pensiero fisso dopo ogni risveglio fino a qualche anno prima, ora non era pi\u00f9 un\u2019urgenza, anzi. Si carezz\u00f2 le guance ispide, che facevano resistenza a quel tocc\u00f2 amorevole, a quel gesto automatico. Decisamente non era in grado di tenere gli occhi lontani da quella foto. Risaliva a 15 anni prima. I capelli erano brizzolati, ma puliti e in ordine. La linea del fisico suggeriva un corpo allenato, che ancora non aveva intenzione di arrendersi agli anni trascorsi. Le guance nude, rese lucide dal dopobarba erano tirate a lato, il sipario di un sorriso che sfoggiava con naturalezza. Indossava un abito di sartoria blu oltremare e nel taschino della giacca faceva bella mostra di s\u00e9 la pipa. Al fianco aveva Margherita. In posizione speculare c\u2019erano un altro padre e un\u2019altra madre. E al centro una coppia nel giorno pi\u00f9 felice della loro vita. Sua figlia splendeva, anzi no, attirava tutta la luce presente e la riverberava amplificandola. Accanto a lei un giovanotto talmente innamorato da dimenticarsi dell\u2019obbiettivo, insensibile al \u201c cheese\u201d \u00a0usato come esca dal fotografo: aveva occhi solo per lei.<\/p>\n<p class=\"western\">Dopodich\u00e8 il buio.<\/p>\n<p class=\"western\">Certo, c\u2019erano stati il pranzo, i regali, le risate, i canti, il ballo stretto al pezzo pi\u00f9 bello della sua vita che da quel giorno sarebbe diventato la met\u00e0 mancante di quella di un altro uomo. Ma poi il buio. Il silenzio soprattutto.<\/p>\n<p class=\"western\">Tir\u00f2 fuori da un cassetto il cellulare che aveva l\u2019abitudine di usare unicamente a quell\u2019ora. Lo schermo reclinabile insisteva nel dire che erano le 5:53. Gli erano concessi ancora 7 minuti. Compose il numero della segreteria telefonica, l\u2019unico presente alla voce \u201c chiamate in uscita\u201d. La voce registrata lasci\u00f2 saggiamente spazio ad una frazione di vuoto sonoro, riempito poi dal pianto di sua figlia, dalla rabbia di sua figlia, dalle minacce di sua figlia. E poi il silenzio, appunto, di sua figlia. 5:59. Mancava poco, troppo poco. Non si sentiva in pace con s\u00e9 stesso, ma in ogni caso cominci\u00f2 a pulire a la pipa dalle ceneri, la polvere di ci\u00f2 che era stato, il ricordo di ci\u00f2 che gli aveva dato piacere, che aveva amato. La ripose nell\u2019astuccio. La zip arriv\u00f2 a fine corsa nell\u2019attimo in cui i termosifoni armonizzavano i loro gorgheggi gutturali.<\/p>\n<p class=\"western\">Mancavano ancora un paio di ore al momento in cui la luce sarebbe giunta mutilata sul suo viso attraverso le stecche delle imposte. Allora quel miele luminoso avrebbe scavato nelle sue rughe, nelle pieghe degli abiti, fra i piccoli dossi che le vene in rilievo sul dorso delle mani creavano. E tutto avrebbe avuto una consistenza cos\u00ec terribile e definita da far male. Nella notte il peso delle colpe sfumava fino a diventare una pagliuzza secca, un\u2019aroma sgradevole, un gusto riprovevole, da poter star racchiuso in una busta di tabacco, nella garza da infusione del th\u00e8, dietro le saracinesche dei ricordi. Ma il calore e la luce non permettevano compromessi. Il giorno stava arrivando e come ogni giorno sarebbe stato colto impreparato da quella metamorfosi impietosa in attesa di un nuovo tramonto e altre boccate liberatorie di buio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31607\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31607\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stava seduto su una sedia vecchia e cigolante. 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