{"id":31596,"date":"2017-05-17T23:33:16","date_gmt":"2017-05-17T22:33:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31596"},"modified":"2017-05-18T22:35:27","modified_gmt":"2017-05-18T21:35:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-serranda-di-paolo-carburi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31596","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La serranda&#8221; di Paolo Carburi"},"content":{"rendered":"<p>Mia madre oggi ha fatto i nidi di rondine e io sono a correre nel parco dietro casa come un ebete, con l\u2019idea che questo potr\u00e0 farmi sentire meno in colpa quando a casa mi affogher\u00f2 nella besciamella.<\/p>\n<p>Il parco \u201cSan Teodosio\u201d pullula di gente professionista del sudore, donne e uomini convinti che dietro lo sport e lo sforzo fisico ci sia il segreto della bellezza e del successo sentimentale. Io, invece, sembro uscito dagli anni \u201980: mio padre ha insistito che mettessi dei polsini che le poste gli regalarono 30 anni fa in occasione di un Natale, evidentemente, assai triste. Cosa io abbia fatto di male per meritarmi tutto questo ancora non lo so.<\/p>\n<p>Sto per terminare finalmente i miei 25 minuti di corsa che mi apriranno le porte al vero motivo di questa mia discesa in campo ossia le 30 uova confezionate a nidi di rondine alle 7 del mattino da mia madre. Sono passati 22 minuti quando si materializzano, sul mio percorso, dieci panchine vuote che mi fanno convincere che s\u00ec, pu\u00f2 bastare. Per cui mi seggo e con la mia tipica gobba da topo da museo mi riposo guardando il mondo che fatica intorno a me.<\/p>\n<p>Mentre contemplo il nulla, il mio occhio pigro decide di notare una cosa che, quello buono, non aveva notato: una ragazza bella, alta e coi capelli rossi. Se ne sta in disparte, appoggiata su una spalla ad una pianta col cellulare in mano. In un attimo l\u2019illuminazione, non ho dubbi: \u00e8 la tipa che \u00e8 venuta al museo domenica scorsa. L\u2019avevo tenuta d\u2019occhio per tutta la visita, le avevo dedicato tutte le mie attenzioni e lei, sul finale, mi aveva sorriso dicendomi che era stata benissimo e che io ero veramente bravo a raccontare quelle cose sulla storia. Un\u2019infatuazione immediata.<\/p>\n<p>E adesso s\u2019innesta all&#8217;istante una diatriba tra il cuore che chiede d\u2019incontrarla e le gambe che parlano direttamente al centro di comando, il cervello: \u201cMa che, fai davvero?\u201d.<\/p>\n<p>Non passano pi\u00f9 di due secondi che, incurante del mio stato poco virile, decido di alzarmi e di andarle incontro. Ci voglio parlare. Mi avvicino di soppiatto (in realt\u00e0 con una grazia da elefante), quando lei decide di muoversi con passo spedito, quasi di fretta. La cosa mi spiazza e mentre accelero il passo anch\u2019io, lei imbuca l\u2019uscita dal parco. La seguo con distanza di sicurezza.<\/p>\n<p>In un attimo siamo nel corso principale. Cammina spedita e sicura senza girarsi mai ed io, che tra un mese mi sposo, con i polsini anni \u201980 di mio padre e un vestiario riconducibile a quello fantozziano del \u201cBatti Lei\u201d, la inseguo, senza un motivo, come un qualsiasi quindicenne in calore.<\/p>\n<p>Dovrei farmi schifo da solo per il mio vestiario bagnato e puzzolente e invece non bastano neanche le occhiate di ribrezzo che mi lancia la Torino bene, a passeggio e in sfilata lungo il corso principale, a farmi sentire a disagio. Improvvisamente lei si ferma davanti una vetrina. Io, poco pi\u00f9 in l\u00e0, la guardo da lontano appoggiato a un lampione. \u00c8 un negozio per l\u2019infanzia. Di colpo mi passano tutti i fumi e mi vedo per quel che sono: un anguilla unta e sudaticcia coi polsini gialli e blu delle poste. Sembro riprendere consapevolezza del mondo e del mio io quando scorgo la smorfia di fronte alla vetrina e il cuore riprendere a battere e a non farmi ragionare. Ne sono certo: nemmeno a lei piacciono i bambini.<\/p>\n<p>Intanto lei riprende a camminare sprigionando tutta la sua sensualit\u00e0 rimasta fino a quel momento in disparte. I capelli rossi e mossi le cadono sulle spalle e ondeggiano mentre le forme, non troppo prorompenti, si adattano al vestito nero, lungo, che le scende fino alle caviglie bianche. Lo stesso bianco del collo esile ed elegante che intravedo quando con un gesto repentino si sposta i capelli per sistemarsi l\u2019orecchino.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec, nel tempo di un istante, nel tempo di un attimo, quando pensi che tutto sia speciale e fiabesco, che il mondo ti crolla addosso. Ho l\u2019occhio alto, proiettato verso lei, perso in quella che credevo fosse una visione d\u2019altri pianeti, quando mi si palesa un maxi escremento di cane sul cammino. Non lo percepisco come tale ma \u00e8 un vero bivio. Avete presente quel film, SlidingDoors? Ecco il mio bivio era andare a destra o a sinistra di quella cosa che sembrava pi\u00f9 un prodotto di un cavallo. Saltarla, nel mio stato, nemmeno a pensarci: sarebbe stato pi\u00f9 facile affrontare un salto in lungo alle Olimpiadi. Scelgo di andare a destra, passando, cos\u00ec, pi\u00f9 all\u2019interno del marciapiede; sono a due passi da lei, le sto per toccare la spalla quando ci ripenso un attimo ancora: ma che penser\u00e0 mai del mio stato pietoso? Sono sudato e con i panni di un giocatore di tennis di un sessantenne. Finalmente mi faccio forza e decido di allungare la mano e di chiamarla ma a quel punto \u00e8 Dio che decide di fermarmi e di punirmi sotto le vesti di un bambino di 10 anni.<\/p>\n<p>\u201cSignore\u2026Signore!\u201d<\/p>\n<p>\u201cDici a me?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi aiuti ad alzare la serranda che devo prendere la bicicletta?\u201d<\/p>\n<p>Il mondo intorno a me si ferma, le persone aspettano la mia risposta e come mai pendono dalle mie labbra, non tira pi\u00f9 vento, gli uccellini non cantano pi\u00f9, le macchine sono sparite, il tempo \u00e8 sospeso e lei? Io penso a lei, a lei che se ne va.<\/p>\n<p>\u201cMa certo\u2026\u201d<\/p>\n<p>Non puoi dire di no a un bambino cicciottello di 10 anni, non puoi dirlo perch\u00e9 tu sei grande adulto e alzare una saracinesca cosa potr\u00e0 mai essere. Mi avvicino mentre il mondo mi guarda e io penso a quei capelli. Non posso nemmeno girarmi per vedere se sia ancora l\u00ec a guardarmi o se sia fuggita incurante di quel teatrino.<\/p>\n<p>Il pubblico, nel frattempo, \u00e8 attento ai movimenti; hanno tutti il fiato sospeso mentre metto le mani sull\u2019inferriata. Sembro Yuri Chechi agli anelli. Sono pronto per fare forza e anche se vorrei un po\u2019 di gesso, penso che sar\u00e0 un attimo, la serranda si alzer\u00e0 e io potr\u00f2 rincorrerla. Primo strappo plateale e la serranda non si muove.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 dura veramente eh\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cMio babbo la alza con una mano\u2026\u201d<\/p>\n<p>E allora perch\u00e9 NON LO FAI FARE A TUO PADRE EH? \u00c8 quello che vorrei vomitargli addosso ma non posso. Vorrei solo girarmi e andare via, andare dietro a quell\u2019orecchino di perla che scende sul quel collo esile ed elegante.<\/p>\n<p>Un secondo strappo non porta a nulla. Qualcuno sghignazza. Una goccia di sudore mi scende dalla fronte. Terzo strappo e niente. Alle mie spalle un respiro pesante si avvicina.<\/p>\n<p>\u201cLevati!\u201d<\/p>\n<p>Un omone di due metri si fa spazio tra la gente e con praticamente un dito alza la serranda arrugginita. Io, ingobbito, rimango con gli occhi aperti e spalancati e tutto quello che ero stato fino a quel momento e che mi ero scordato di essere mi si palesa: un mollusco nudo e sudato in mezzo a un ambiente ostile. La vita riprende, il tempo riparte e io non ho nemmeno il coraggio di voltarmi, di vedere se quel vestito lungo e nero sia ancora l\u00ec, l\u00ec ad aspettarmi.<\/p>\n<p>Comincia a piovere (ovviamente) e un ombrello di colpo si materializza sulla mia testa. Un bacio sulla guancia.<\/p>\n<p>\u201cMa sti nidi di rondine non li vogliamo andare a mangiare?\u201d<\/p>\n<p>Alzo lo sguardo e la ragazza dai capelli rossi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 mentre c\u2019\u00e8 lei che mi salva, che nonostante tutto \u00e8 sempre l\u00ec, che ha una parola giusta anche oggi\u2026<\/p>\n<p>\u201c\u2026che io poi ti amo sempre di pi\u00f9 quando sei cos\u00ec imbranato.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa hai visto tutto?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCerto che s\u00ec\u2026Il momento migliore \u00e8 stato quando il bambino ha detto che suo padre lo alzava con una mano. Questa supera quella volta in cui ci siamo conosciuti.\u201d<\/p>\n<p>Adoro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31596\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31596\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia madre oggi ha fatto i nidi di rondine e io sono a correre nel parco dietro casa come un ebete, con l\u2019idea che questo potr\u00e0 farmi sentire meno in colpa quando a casa mi affogher\u00f2 nella besciamella. 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