{"id":31576,"date":"2017-05-18T18:01:06","date_gmt":"2017-05-18T17:01:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31576"},"modified":"2017-05-18T18:01:06","modified_gmt":"2017-05-18T17:01:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-cane-di-luigi-nalli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31576","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Cane&#8221; di Luigi Nalli"},"content":{"rendered":"<p>Si muoveva tra le strade rotte di un paese qualunque, avvolto dal fetore di stantio della sua pelle. Vagava senza meta, minacciato da un inverno qualsiasi, e gioiva, maledettamente libero. Non possedeva nulla, tranne un cappotto di renna, dalle cui maniche aveva ricavato tessuto per guanti, gomitiere e ginocchiere. Quel giorno indossava anche il cilindro che si era fatto prestare da Tito, un suo collega. I raggi del sole filtravano dal grosso buco in cima al cappello. La sua chioma ribelle, color fumo di Londra, cominciava a scaldarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lungo il cammino si smarriva ripetutamente negli altri, li osservava, e li apprezzava anche se sembravano seri o erano imbronciati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abEhil\u00e0, cane! Vieni qui a bere nella tua ciotola!\u00bb gli url\u00f2 un teppistello indicando il secchio in cui scolava una grondaia. Ma non attir\u00f2 la sua attenzione. Il barbone fissava l\u2019orizzonte davanti a s\u00e9 e sorrideva, mentre immaginava le onde di un oceano sconosciuto, riproducendo fedelmente il loro ciclico fragore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando torn\u00f2 alla realt\u00e0 si ritrov\u00f2 in coda alla mensa dei poveri. Tito lo not\u00f2 tra la folla e gli si fece vicino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abEhi, Diogene! Ma che ci fai con il mio cappello?\u00bb chiese all\u2019amico. Diogene rispose con un\u2019espressione di beatitudine. Stava pensando a quando era piccolo, e con i suoi cuginetti, numerosi come un gregge di pecore, si metteva in fila per assaggiare le torte che la nonna e le zie preparavano ogni domenica. Gli occhi azzurri di Tito gli avevano rammentato lo sguardo del cugino Tobia, e la coppola del tipo davanti a lui era identica a quella di Alessandro. Cos\u00ec appena raggiunse la grassona con la pentola piena di zuppa esclam\u00f2:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abCiao nonna!\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abNonna a chi? Sciagurato di un cane! Prendi la minestra e levati!\u00bb. Diogene fiss\u00f2 il piatto. La sua mente torn\u00f2 alle ramanzine del suo genitore durante i pasti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abNon puoi fare sempre quello che vuoi! Non sei una bestia! Vivi in una famiglia civile e rispettabile. Mio padre ha cresciuto quattro figli, possibile che io non riesca ad educarne uno? Sarebbe stato pi\u00f9 facile addomesticare un cane randagio\u00bb. Ora nella sua testa, seduto a tavola al posto del padre, c\u2019era un bulldog rabbioso che ringhiava senza motivo. Rise di gusto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abMi vuoi dare o no il mio cilindro?\u00bb gli url\u00f2 nelle orecchie Tito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abPrenditelo pure. Comunque me l\u2019hai prestato tu ieri sera. Eri ubriaco, come al solito\u00bb, rispose Diogene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abTi ho detto molte volte di non approfittare del mio stato\u00bb, replic\u00f2 l\u2019amico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abNon me lo sono mica venduto!\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abBuon per te cane!\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abDai, vieni. Ho rimediato una scatola di cartone in cui ci si sta in due\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abNon vorrai mica metter su famiglia, vero?\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abCon te? Sei proprio matto!\u00bb. Ridacchiando si infilarono in uno scatolone sgangherato. Assaporarono lentamente le loro minestre e ogni tanto sospiravano o bofonchiavano qualcosa, tranquilli, rilassati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fecero appena in tempo a gustare l\u2019ultimo boccone, che un tizio nerboruto gli si avvicin\u00f2 con un\u2019espressione allucinata, a met\u00e0 tra la stupidit\u00e0 e la spavalderia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abEhi, cane!\u00bb esord\u00ec fissando il vuoto con i suoi occhi strabici. Non ebbe risposta. \u00abS\u00ec, dico a te! Ti ho visto deglutire. Hai paura, vero?\u00bb domand\u00f2 lo spaccone minaccioso indicando Tito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abVeramente cane \u00e8 lui\u00bb, ribatt\u00e9 Tito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abAhn\u00bb. L\u2019uomo, irritato dalla gaffe, cerc\u00f2 con lo sguardo i ragazzi della sua banda. Uno di loro lo raggiunse e gli sussurr\u00f2 qualcosa all\u2019orecchio. Il capo annu\u00ec, poi si rivolse a cane. \u00abDai cane, lavora per noi, spaccia un po\u2019 di roba! Tu sei come me, sei un tipo sveglio. Che vuoi in cambio? Dei vestiti pi\u00f9 caldi? Una donna?\u00bb. Diogene rest\u00f2 impassibile, Tito protese il busto verso di lui. \u00abChiedi del cognac\u00bb, url\u00f2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abAllora cane?\u00bb insistette il malvivente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abSu, spostati, mi fai ombra\u00bb, rispose il barbone sbadigliando. Il brutto ceffo, colto il disinteresse, si allontan\u00f2 seguito dai suoi scagnozzi. I due amici, ancora avvolti nel cartone, continuarono a parlare del pi\u00f9 e del meno come se nulla fosse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abTito, tu ricordi tua madre?\u00bb domand\u00f2 Diogene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abCerto! Mia madre era bellissima\u00bb, afferm\u00f2 l\u2019altro tutto convinto, osservando qualcosa oltre i palazzi di fronte al parco. Poi gir\u00f2 il quesito al compare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abTu ricordi la tua?\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abNo. Per\u00f2 quando ero piccolo nel mio giardino c\u2019era una margherita meravigliosa, cresceva a vista d\u2019occhio e divent\u00f2 enorme. Decisi di andarmene appena smise di crescere\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abChiss\u00e0 se sar\u00e0 ancora l\u00ec. Non ci sei pi\u00f9 tornato?\u00bb chiese Tito incuriosito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abNo\u00bb, disse Diogene rompendo la sua apnea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abPotrebbe essere l\u00e0 che ti aspetta\u00bb, lo rassicur\u00f2 l\u2019amico, poi, dopo una pausa di riflessione riprese, \u00abpotrebbe anche essere morta\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abNon ha importanza\u00bb, replic\u00f2 Diogene. Tito rest\u00f2 zitto per lo stupore. \u00abQuando chiudo gli occhi quella margherita \u00e8 con me, nel mio cuore, grande quanto l\u2019avevo lasciata. Da allora nemmeno io sono cambiato, sono rimasto sempre lo stesso, fedele a me, proprio come un cane senza padrone\u00bb.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31576\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31576\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si muoveva tra le strade rotte di un paese qualunque, avvolto dal fetore di stantio della sua pelle. 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