{"id":31530,"date":"2017-05-18T17:34:14","date_gmt":"2017-05-18T16:34:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31530"},"modified":"2017-05-18T17:34:14","modified_gmt":"2017-05-18T16:34:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-lelia-di-anna-dattolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31530","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Lelia&#8221; di Anna Dattolo"},"content":{"rendered":"<p>Lelia \u00e8 stanca, avanza un po\u2019 sugli scogli umidi. Apre un pacchetto di Marlboro per accedersene una, ma si tocca il pancione e lancia la sigaretta. E\u2019 stanca, non ne pu\u00f2 pi\u00f9. \u00c8 sola con un fagiolino nella pancia. La sua famiglia non la vuole, se n\u2019\u00e8 andata di casa, lavora in un negozio di vecchi souvenir, quelli polverosi gi\u00e0 quando li compri come ricordo, con il nome del posto inciso su una ceramica scadente. Lo fa per mantenersi, come pu\u00f2. Non studia pi\u00f9. Non studia dalla sera in cui si \u00e8 portata a letto un altro per dimenticarsi di Gennaro. Ed \u00e8 cos\u00ec che succedono i macelli. Quando non rispettiamo l\u2019ordine delle cose, quando non rispettiamo noi stessi.<\/p>\n<p>Ha gli occhiali da sole alla John Lennon, i capelli sopra le spalle color cioccolato con i riflessi rossastri e il \u201cculo grande\u201d dice lei. Le tintinnano i braccialetti quando muove le braccia, prima le muoveva sempre quando fumava, quando brandiva la sigaretta in aria mentre ballava in discoteca quelle musiche assordanti.<\/p>\n<p>Adesso non esce pi\u00f9, va soltanto in quell&#8217;angusto tugurio con Eleonora: le ha dato un lavoro, ma la disprezza. \u00c8 un disonore essere incinta alla sua et\u00e0. Diciotto anni, appena diciotto. In paese tutti parlano di lei. Eppure Lelia, con un esserino dentro il suo corpo, si sente una donna. Molto pi\u00f9 di quando Gennaro la chiamava \u201cla sua donna\u201d regalandole peluche, molto pi\u00f9 di quando le aveva regalato un anello di diamanti a soli sedici anni.<\/p>\n<p>A tratti odia quel bambino, le ha rovinato la vita, lo dicono tutti. Spera solo di poterlo usare come oggetto, spera che le sar\u00e0 utile quando busser\u00e0 alla porta di casa cercando una riconciliazione e metter\u00e0 sotto gli occhi severi dei suoi genitori il frutto del suo errore. Ma in fondo, possiamo nascere per sbaglio? Possiamo essere non voluti, non cercati? Possiamo far parte del cerchio della vita crescendo in una pancia che ci odia? Glielo dir\u00e0 un giorno che non si ricorda la faccia del padre? Che era buio ed era ubriaca? Che \u00e8 stata un\u2019incosciente, che era piccola, adolescente?<\/p>\n<p>Sua madre non le parla. Con il padre ha perso le speranze, per lui tutto \u00e8 stato troppo, fin dall\u2019inizio. Dal fidanzamento con un ragazzo pi\u00f9 grande di dodici anni, fino allo sfacelo della sua bambina.<\/p>\n<p>La madre \u00e8 sempre una madre, le dispiace, le manca, piange in camera sua mentre il marito lavora, stringe la catenina tra le mani nodose e prega la protettrice delle gravidanze. Piange in cucina mentre fa la pasta fatta in casa. Pensa a Lelia. A volte le porta qualche piatto caldo, ma non la vuole vedere, lascia tutto ad Eleonora. Il marito non le fa vedere sua figlia, lei obbedisce. Si sottomette. Lelia lo sa che sua madre \u00e8 una sottomessa. Ha tanta forza di sopportazione, ma non abbastanza per la ribellione, per prendere una decisione propria. Lelia \u00e8 cresciuta osservando sua madre, una buona donna, un girasole che rotea la testa seguendo le volont\u00e0 del marito.<\/p>\n<p>Lelia aveva deciso che non sarebbe stata come lei, lei sarebbe stata un gladiolo dai setosi petali di spada. Avrebbe avuto un uomo cortese, gentile. Avrebbe avuto i suoi spazi, le sue cose, la sua libert\u00e0. Avrebbe avuto una personalit\u00e0, un suo nome e un suo cognome, non sarebbe stata soltanto \u201cla moglie di qualcuno\u201d.<\/p>\n<p>Allunga le gambe sullo scoglio sottostante. L\u2019aria \u00e8 mite, i ricordi viaggiano sul mare piatto, luccicano sotto l\u2019ultimo sole della giornata. Le prime uscite, il bacio, la prima volta dopo meno di tre settimane, le sere. Lei a quindici anni usciva con persone di trenta. La chiamavano la loro \u201cpiccola\u201d. Una sera l\u2019avevano fatta bere, le avevano fatto conoscere l\u2019alcool quasi fosse un rito d\u2019iniziazione. Quella sera aveva dormito da Gennaro, aveva solo quindici anni. Lui le aveva sfilato la maglietta e slacciato i pantaloni. Lelia non voleva, aveva esitato solo un attimo, un breve momento, incerta, pi\u00f9 no che s\u00ec, era ancora piccola, voleva rimanere cos\u00ec, desiderava aspettare, ma le mani di lui avevano premuto pi\u00f9 forte. Si era divincolata per un secondo, ma chiss\u00e0 com&#8217;era ribellarsi ad un uomo quando era giusto farlo, non lo aveva mai visto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec dovette cedere, quella sera e poi ancora altre sere. Tante altre sere.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 troppo grande per te, non durer\u00e0\u201d, \u201cDevi fare le cose adatte alla tua et\u00e0\u201d. Ecco cosa dicevano le amiche di Lelia. Le vedeva truccarsi, andare a ballare. Andava anche lei, ogni tanto. Ma poi doveva andare a dormire da Gennaro. Lui aveva bisogno di lei. Lei diceva ok. Si sentiva importante. Non capiva, ancora non capiva.<\/p>\n<p>Anche lei voleva i vestitini corti. Un giorno se n\u2019era comprato uno, verde smeraldo. Si sentiva bene, era un bel colore, s\u2019 immaginava ballare con quel vestito, si era chiesta per la prima volta se gli altri la guardassero. Aveva comprato un rossetto rosso, si era messa in posa e aveva inviato una foto a Gennaro. Era con le sue amiche, ridevano come ridono le sedicenni. Avevano i tacchi e la voglia di divertirsi; parlavano di farsi qualcuno, ma Lelia no, quello no. Lei era fedele e amava Gennaro. Lo amava da impazzire. Anche lui impazziva per lei. Dieci minuti dopo la foto si era presentato sotto casa di Esmeralda, una delle amiche, e aveva portato via Lelia in macchina. Nessuna spiegazione: solo uno schiaffo e la parola \u201csgualdrina\u201d. Da l\u00ec Lelia aveva imparato che una ragazza fidanzata certi vestiti non poteva comprarli. Lo aveva spiegato alle sue amiche come una matrona piena di esperienza, come una donna colta a chi non sa nulla, come una maestra ai bambini.<\/p>\n<p>Era tutto giusto, tutto a posto. Si era detta che lei semplicemente era pi\u00f9 avanti delle sue amiche, un passo avanti a loro, forse anche due o tre.<\/p>\n<p>Lelia se lo ricorda come se fosse ieri, il vero sfacelo, il giorno in cui aveva cominciato a capire.<\/p>\n<p>Una seria Lelia ha bevuto un po\u2019 troppo, la sua amica le ha regalato le sue consumazioni, ha i jeans e le All Star, poco trucco e occhiali, cos\u00ec come ha deciso per lei Gennaro. Si diverte ugualmente, balla, adora la musica. Ride con le sue amiche, si lascia andare, si dimentica di tante cose, di chi sia, di Gennaro, dei vestiti che non le fa comprare. Fa caldo, caldissimo, si toglie la maglietta intrisa di alcool e sudore. Ha gli occhiali appannati, \u00e8 sulla cresta dell\u2019adolescenza con le amiche della vita. Le luci sono forti, colorate, psichedeliche, \u00e8 un tunnel divertente, eccitante, non pensa pi\u00f9 a niente. E\u2019 incredibile. \u00c8 tutto fuori norma, libero. Le brucia lo stomaco per via dei superalcolici, ma non se ne cura. Per un volta ha deciso di essere Lelia, di essere sedicenne. Ha preso una decisione sua.<\/p>\n<p>Il prezzo da pagare \u00e8 alto.<\/p>\n<p>Una collezione di schiaffi. Gennaro le mette sotto gli occhi la foto che le hanno scattato: in reggiseno, sudata e sorridente. \u201cAveva peccato\u201d. Sorride, nel ricordare quel tunnel felice. Gennaro si carica di una collera furibonda, il peggio viaggia nei pensieri di Lelia, ma un attimo dopo lo subisce. Lelia non pensa mai, neanche per un secondo, di avere peccato. Accetta le mani forti di Gennaro sulla sua pelle, accetta i lividi, accetta di cadere a terra per il dolore, accetta il vaso cinese creparsi contro la sua schiena per la caduta, accetta una scheggia di vetro conficcarsi nel polpaccio, accetta che la scheggia vada pi\u00f9 a fondo perch\u00e9 le arriva un calcio proprio l\u00ec. Accetta tutto. Si sta ribellando in silenzio perch\u00e9 non accetta niente, subisce senza sottomettersi. Lo lascia senza parlare. Lo lascia nella sua insensata rabbia, nella sua ossessione, nella sua violenza che pensa di guarire con un peluche rosa. Non si sente met\u00e0 faccia, sente il sangue coagularsi in superficie. Vede soltanto un individuo con le vene gonfie, che urla e scaglia oggetti contro le pareti, ma ogni suono \u00e8 ovattato per Lelia. Un orrido lombrico in collera, grumi di fango attorno a quel corpo viscido e rosaceo, un animale senza pelo, un magro rimasuglio di essere disumano. Si agita, si divincola, animale senza capo n\u00e9 coda, vive sotto i piedi del mondo, si nutre della morte. Chi \u00e8 lui? E\u2019 lui quello perfetto? E\u2019 forse lui il suo uomo? E\u2019 lui che ama e che la ama da impazzire? L\u2019immagine della loro unione, quella perfetta che aveva in mente, si spezza con un suono forte, i pezzi scivolano in terra mentre tutto si sgretola. Lei \u00e8 solo una misera parte di quel puzzle ambiguo, cos\u00ec sofferente e leggera da non affondare, viene sbattuta contro gli scogli aspri in bal\u00eca di una corrente di violenza. Allo scadere dell\u2019ira Lelia rimane a terra in quattro mura che non riconosce.<\/p>\n<p>Il bimbo calcia, Lelia sorride. Lo accarezza di nuovo. E\u2019 il suo riscatto, la sua nuova vita, quella da assaporare, non da bruciare. Ha una grande possibilit\u00e0, una seconda esistenza che la aspetta. Scoppia di amore, solo che a volte lo confonde con l\u2019odio. Ha solo diciotto anni, sono gli ormoni. Ha sbalzi d\u2019umore.<\/p>\n<p>Con il sole all&#8217;altezza del suo sguardo si sente potente, invasa dalla sua luce arancione: sa che se lo fissa la acceca, la natura \u00e8 pi\u00f9 forte di lei. Ma la natura \u00e8 perfetta, le rafforzer\u00e0 l\u2019amore, le raddrizzer\u00e0 la testa, far\u00e0 uscire quel bambino dal suo corpo, lo poser\u00e0 sul mondo, sotto il cielo, le dar\u00e0 la forza di spingere la carrozzina, la aiuter\u00e0 a dargli da mangiare, le far\u00e0 venire il latte. Lelia \u00e8 contenta, contentissima.<\/p>\n<p>Un giorno torner\u00e0 l\u00ec, con suo figlio, a dirgli che non ha un padre, ma che basta essere amati in questa vita, non importa da chi e da quanti. Suo figlio dir\u00e0 ok. Poi gli dir\u00e0 che \u00e8 frutto di un\u2019unione fugace e ormonale, una sera e via, che non \u00e8 neanche il frutto di qualcuno che pensava di amare. Suo figlio sorrider\u00e0 lo stesso con gli esili dentini da latte. Gli accarezzer\u00e0 la testa, gli metter\u00e0 il cappellino bianco con la visiera, andranno a mangiare il fritto misto sul lungomare, gli far\u00e0 bere la coca-cola. Quando il cielo sar\u00e0 blu gli comprer\u00e0 un palloncino ad elio e cammineranno sull&#8217;asfalto caldo e poroso. Il mare continuer\u00e0 a luccicare di fianco alle famiglie in vacanza nei loro vestiti leggeri e i sandali pieni di sabbia. Lei guarder\u00e0 suo figlio e nell&#8217;immensit\u00e0 di questa vita gli dir\u00e0 di amarlo con tutta la sua anima.<\/p>\n<p>Lelia si alza, sale sulla strada e con una mano sul pancione comincia a camminare, si fermer\u00e0 solo quando su quel marciapiede di marmo saranno in due.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31530\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31530\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lelia \u00e8 stanca, avanza un po\u2019 sugli scogli umidi. 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