{"id":31493,"date":"2017-05-17T19:00:05","date_gmt":"2017-05-17T18:00:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31493"},"modified":"2017-05-17T19:00:05","modified_gmt":"2017-05-17T18:00:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-bucce-darancia-di-nicola-mele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31493","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Bucce d&#8217;arancia&#8221; di Nicola Mele"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Gli stringo la mano grinzosa carezzandola col pollice. E lo guardo: il volto scavato e deformato dalla maschera dell\u2019ossigeno, contratto nello sforzo di raccogliere gli ultimi soffi d\u2019aria. Nonno ha i capelli ancora folti e bianchi ma arruffati e con la piega buffa e innaturale segnata dal cuscino, inconsueta per lui sempre impeccabile e pettinato. Quante volte avrei voluto e potuto stringere quella mano senza farlo: liscio quella rugosit\u00e0 e sento la stessa consistenza delle bucce d\u2019arancia arrostite sulla stufa al kerosene, ruvide e indurite. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Quando ero un bambino, tutta la famiglia si riuniva a casa dei nonni, durante le feste ma anche i sabati e le domeniche qualunque. In inverno nonno puliva le arance e le disponeva sul tavolo a met\u00e0, cos\u00ec che tutti le potessimo assaggiare: aveva un modo particolare di sbucciarle, con le sue sapienti mani di chef, intagliando le bucce in figure strane e mai regolari. Poi le raccoglieva e le andava a distribuire in ordine sulla piastra della stufa: si arrostivano e lentamente l\u2019effluvio acre ma aromatico pervadeva tutta la casa. Noi bambini ci lamentavamo spesso perch\u00e9 l\u2019odore permeava anche le fette di pane che ponevamo sulla stufa ad abbrustolirsi prima di mangiarle, ma nessuno osava mai rimuoverle. Quell\u2019odore inconfondibile ci accompagnava durante tutto l\u2019inverno, era il segno che si stava tutti insieme, era il profumo della famiglia, della nostra famiglia unita. Ancora adesso, quelle bucce d\u2019arancia e quel profumo che riesco quasi a immaginare e riassaporare mi riempiono di ricordi e di sensazioni ormai perdute.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Nonno era un patriarca, vecchio stampo, o almeno cos\u00ec mi appariva: tutto doveva essere deciso da lui e nessuno osava mai contraddirlo. Stento a riconoscerlo in quell\u2019esile e dimessa figura, resa ancor pi\u00f9 fioca dal debole e tremolante neon della stanza di ospedale, che emana una tenerezza e una debolezza che non gli sono mai appartenute. Ne avevo conosciuto la vita attraverso i racconti dei figli che si ripetevano in quelle serate d\u2019inverno, in un susseguirsi di ricordi d\u2019infanzia ora comici ora risentiti. Uno, in particolare, ci faceva sempre ridere tanto e veniva riproposto pressoch\u00e9 a ogni vigilia di Natale.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Era una vigilia di Natale e come da tradizione, la famiglia di nonno con i suoi sei figli, avrebbe trascorso la serata dai parenti: prima di uscire di casa, nel pomeriggio, si compiva il rito della processione in casa con la finale nascita di Ges\u00f9 bambino. Tutti in fila dietro il capofamiglia, con una candela accesa in mano, cantavano \u201ctu scendi dalle stelle\u201d. Senonch\u00e9, quella sera, la candela di nonno si era piegata, assumendo una comica posizione stile torre di Pisa che non pot\u00e9 non suscitare le risa sommesse dei due figli pi\u00f9 grandi. Nonno, raccontano, non si lasci\u00f2 affatto trascinare dall\u2019ilarit\u00e0 anzi, pun\u00ec tale mancanza di rispetto mandando a letto i due bambini che, all\u2019et\u00e0 di nove e sette anni trascorsero l\u2019intera vigilia di Natale da soli a casa, senza cena e senza i pur piccoli regali che li aspettavano a casa dei nonni paterni.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Ancora oggi ne ridiamo ma \u00e8 difficile non sentirsi fastidiosamente colpiti dalla crudelt\u00e0 di quella punizione.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Bastava per\u00f2 una serata di quelle invernali trascorsa in famiglia attorno a una tavola imbandita e qualche bicchiere di buon vino rosso in pi\u00f9 e nonno si ammorbidiva trasformandosi in un romantico e avventuroso cantastorie capace di sorprenderti e farti sognare con i racconti della sua vita. Era un bravo affabulatore e le sue storie ci affascinavano, infarcite com\u2019erano di momenti epici ed eroici, come quelle dei ristoranti di mezza Europa ove aveva lavorato, venendo a contatto con personalit\u00e0 e celebrit\u00e0 di ogni tipo o come quella del suo ritorno a piedi dal confine italiano dopo la guerra in Russia.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Nonno fu uno dei tanti e giovani soldati italiani che partirono per la campagna di Russia, al canto di \u201cAspetta mia bambina il mio giorno, vado, vinco e torno\u201d; una volta per\u00f2 arrivati l\u00ec, i giorni diventarono mesi e anni. La tragicit\u00e0 di quella guerra l\u2019abbiamo sempre vissuta tramite i racconti di nonno che, quasi provvidenzialmente, fu ferito dallo scoppio di una granata e fu rimpatriato tra i feriti. Il ritorno alla sua casa, al sud, per\u00f2, non fu un viaggio di piacere. Per evitare i tedeschi che oramai avevano occupato buona parte della penisola, viaggiava di notte e si nascondeva di giorno. I suoi ricordi vividi fino ai giorni del freddo e delle battaglie in Russia, si affievolivano fino a quando si svegli\u00f2 in un casolare del centroitalia dove fu accudito e nutrito per un mese, prima di potersi rimettere in viaggio verso casa.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Il silenzio grave e austero dell\u2019ospedale concilia la mia mente che vaga avanti e indietro nel tempo pescando nella mia memoria. La volta in cui respirai per l\u2019ultima volta quel profumo era il pomeriggio di una domenica di met\u00e0 anni \u201970. Un pomeriggio diverso per\u00f2; andammo a casa dei miei nonni a piedi in un\u2019atmosfera quasi irreale di silenzio, dovuto al divieto alla circolazione delle automobili, resa ancora pi\u00f9 inusuale dall\u2019assenza di mio padre, che non era con noi. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Eravamo al solito tutti l\u00ec, in quella casa piccola ma che diventava spaziosa quando erano tutti insieme: i cuginetti intenti a giocare in cucina, gli adulti nell\u2019altra stanza, le bucce al loro posto sulla stufa, gli addobbi natalizi gi\u00e0 disposti, sempre uguali, cos\u00ec suggestivi nella loro immobilit\u00e0. D\u2019improvviso percepii qualcosa di diverso, qualcosa di stonato: le voci dall\u2019altra stanza erano diventate urla, i nostri schiamazzi, silenzi. Ascoltai toni di voce mai sentiti prima, accuse e rivendicazioni, pugni sbattuti sul tavolo e urli striduli. Guardavo i miei cugini che guardavano me, tutti immobili e ignari, ammutoliti. Poi mamma ci infil\u00f2 frettolosamente il cappotto e apr\u00ec la porta senza salutare, scendendo le scale con noi, io e mia sorella, dietro, che la inseguivamo. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Quella sera compresi poco: mi rimase l\u2019immagine di mia nonna con gli occhi rossi e soprattutto il volto livido di rabbia di mio nonno, i pugni serrati e lo sguardo incredulo. In seguito compresi e ricostruii anche quella serata; mia madre aveva annunciato alla sua famiglia, col candore e l\u2019impulsivit\u00e0 che la contraddistinguevano, la fine del suo matrimonio con mio padre. E aveva aggiunto che presto ci saremmo trasferiti in un\u2019altra citt\u00e0 dove lei aveva ottenuto un nuovo ruolo nella banca in cui lavorava, per seguire il suo nuovo compagno.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Non compresi mai appieno, negli anni seguenti, se mia madre fosse stata ingenua a pensare di poter comunicare un tale insieme di novit\u00e0 dirompenti durante una serena serata in famiglia o se invece covasse il desiderio di scompigliare la vita dei suoi parenti cos\u00ec come stava facendo con la nostra, per il puro gusto di stupire.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Ci trasferimmo e io mi abituai a stento alla nuova vita: mi mancava mio padre e mi mancavano quelle serate cui sempre ripensavo, e le telefonate sporadiche, per le feste e per le ricorrenze non erano che una formalit\u00e0. Mamma e nonno non si parlavano e quindi non ci incontravamo nemmeno durante le feste o le vacanze: l\u2019uno pi\u00f9 testardo dell\u2019altra, l\u2019orgoglio dell\u2019uno uguale all\u2019orgoglio dell\u2019altra. Non riuscivo a comprenderne le ragioni, n\u00e9 dell\u2019uno n\u00e9 dell\u2019altra.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Nove anni passarono cos\u00ec e non ero pi\u00f9 un bambino quando mamma si ammal\u00f2 e, nel giro di un mese, se ne and\u00f2. Fui proprio io a telefonare a nonno quando la portarono in ospedale ed ebbi la sensazione che non sarebbe pi\u00f9 tornata a casa: nonno arriv\u00f2, ma non in tempo per poterle parlare. In quei giorni convulsi, mentre mi lasciavo travolgere inerme e incredulo dagli eventi, sentivo di odiarli entrambi. Ci\u00f2 che mi avevano tolto, pensavo, adesso non me lo avrebbero potuto restituire.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Quella perdita improvvisa mi riport\u00f2 nella mia citt\u00e0 e il natale successivo volli essere a casa dei nonni, volevo riprendermi ci\u00f2 che mi era stato sottratto in tutti quegli anni. Quando entrai in quella casa la ritrovai pi\u00f9 piccola: i nonni e gli zii erano invecchiati, i cugini sconosciuti adolescenti . Mi giravo attorno con lo sguardo alla ricerca di qualche tangibile segno di riconoscimento che connotasse quello spazio, che riannodasse i fili della mia memoria e delle mie radici, senza trovarne. Una moderna stufa a gas senza piastra troneggiava nel corridoio, fredda e anonima, surrogato di quella che era stata il loro focolare, mentre un deodorante assorbi odori a stick svolgeva il ruolo che era stato delle bucce. Mi sentii privato per la seconda volta di quei punti di riferimento che mi erano stati tolti gi\u00e0 da bambino, rendendomi conto che tutto era cambiato, tutto era diverso.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Pur crescendo e trovando nuovi obiettivi e dimensioni diverse nella mia vita, continuavo a essere riattratto di volta in volta dalla casa dei miei nonni e soprattutto da quell\u2019idea di famiglia che essa rappresentava. Frequentando mio nonno potei conoscerlo meglio, potei apprezzare alcuni lati del suo carattere e detestarne altri anche se alcune volte mi sorprendevo a odiarlo per la sua severit\u00e0 che aveva rubato a tutti noi un qualcosa di prezioso, il tempo da trascorrere insieme alla propria famiglia e quindi, la famiglia stessa. Ma non ritrovai mai, nelle serate trascorse a casa loro, attorno a quel tavolo di marmo che conoscevo cos\u00ec bene, quelle atmosfere e quelle sensazioni che mi portavo dentro sin da bambino assieme al profumo d\u2019arancia: tutto mi pareva cambiato, tutto mi pareva diverso. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Un giorno, saranno cinque o sei anni fa credo, ero appena patentato, si fece accompagnare su in collina nella casetta di campagna che era stata di alcuni suoi zii, ormai disabitata e in rovina: passeggiammo nel giardino, guardando gli alberi. A un tratto mi pos\u00f2 la mano sulla spalla, inconsueto, capii che stava sforzandosi di dire qualcosa.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">\u201cVedi quegli alberi? Vedi la chioma, i rami, il tronco? L\u2019albero non \u00e8 solo quello\u201d. Una pausa. Camminammo ancora. \u201cEsiste un altro albero, un\u2019altra chioma, che noi non vediamo perch\u00e9 \u00e8 sotterranea, ma che \u00e8 direttamente legata a ci\u00f2 che noi vediamo fuori. Una parte ha bisogno di luce, quella sotterranea ha bisogno di acqua\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">\u201cE\u2019 come la nostra vita\u201d continu\u00f2. \u201cUna parte di noi \u00e8 quella che affiora, si muove, scambia, produce. L\u2019altra non si mostra, \u00e8 restia, per\u00f2 pompa il sangue che ci rende vivi\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Mi condusse all\u2019interno della casetta, che non avevo mai visto. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">\u201cE\u2019 qui che stava la mia famiglia durante la guerra. Per paura dei bombardamenti si rifugiarono tutti qui. Quando tornai dalla Russia venni qui, direttamente, sicuro di trovarli\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Si sedette e cominci\u00f2 a raccontare l\u2019epilogo della sua campagna di Russia, come non lo avevo mai sentito fare. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">\u201cQuando mi ritrovarono l\u00ec in quel casolare ero sfinito, avevo due, tre cappotti addosso e ai piedi solo degli stracci, perch\u00e9 ormai le scarpe erano completamente consumate. Mi trovarono febbricitante e con un inizio di infezione ai piedi. I primi dieci giorni, credo che dormii ininterrottamente. Mi nascosero in una stanza ricavata dietro una stalla: spesso c\u2019erano dei rastrellamenti dei tedeschi, ma per fortuna non mi trovarono mai. Una ragazza si prendeva cura di me, la figlia del proprietario di quella grande cascina e di tutte quelle terre. Avr\u00e0 avuto venti anni forse, si chiamava Angela. Era bellissima. Le devo la vita. Ci volle tanto tempo perch\u00e9 mi riprendessi e lei rimase l\u00ec, al mio fianco, paziente. Mi innamorai di lei. E quando mi sentii meglio, partii per venire qui. Non sapevo che fare, confuso per tutto quello che era successo e per quella ragazza che avevo conosciuto e che sentivo di amare. Anzi, ti dir\u00f2, non credo di aver mai amato una persona in maniera cos\u00ec totale, univoca, incondizionata\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">\u201cMa poi arrivai, ed entrai in questa casa. E li trovai tutti qui, come ad aspettarmi. Mia madre, le zie, le sorelle e i fratelli e tua nonna. L\u2019avevo lasciata che eravamo sposi da poco. Quando entrai erano tutti intorno al camino, con l\u2019odore di castagne e bucce d\u2019arancia che mi sommerse subito. Era passato tanto tempo, non li vedevo da tanto tempo, non avevo avuto notizie, tutto era diverso eppure mi sentii esattamente dove dovevo essere. Tua nonna aveva vicino una culletta dalla quale estrasse un fagottino e mi guard\u00f2. E\u2019 tua figlia mi disse, vieni. Si chiama Angela, mi disse. E io nello stesso momento in cui guardai quel visino e quegli occhi e le toccai le manine, capii che sarei rimasto l\u00ec, che il mio posto era quello. Quella era tua madre! Lei riusc\u00ec a tenermi al mio posto\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Rimase con lo sguardo nel vuoto, e rimasi in silenzio anche io. Volevo dargli la mano, ma non lo feci, mi limitai a stargli accanto. Volevo pensare.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Forse stava provando a farmi comprendere ci\u00f2 che mia madre aveva dentro, quando and\u00f2 via, e ci\u00f2 che lui aveva dentro, avendo fallito laddove mia madre, neonata, era riuscita: tenere vicine le persone che amiamo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Quello fu uno degli ultimi momenti di intimit\u00e0 con mio nonno, forse anche uno dei primi. Per uno strano scherzo del destino mi son trovato io qui, quando si \u00e8 aggravato, io gli stringo la mano, io ne ascolto gli ultimi respiri. Lo sento sempre pi\u00f9 affannato, straziato dalla fatica di respirare, chiamo l\u2019infermiere. Poi chiamo gli zii, sento che ci sta per salutare.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">Mai lo avevo visto cos\u00ec simile a mia madre. Hanno avuto la stessa parte nascosta dentro di loro, lo stesso fuoco e non lo avevano mai capito.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">In chiesa ci sono tutti. Li saluto uno a uno, con calore antico e con una nuova consapevolezza. Cerco di andare oltre ci\u00f2 che vedo adesso in loro, cerco di sentirne la parte nascosta, quella che, restia a mostrarsi, gli d\u00e0 per\u00f2 la vita: quella parte la sento ancora simile, sono le nostre radici e rimangono quelle, nonostante la vita, nonostante tutto.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 150%; font-family: 'Cambria','serif'; font-size: 14pt;\"><span style=\"color: #000000;\">E quando il sacerdote al termine del rito esequiale, incensa la salma del nonno, percepisco forte nell\u2019aria il profumo delle bucce d\u2019arancia.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31493\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31493\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli stringo la mano grinzosa carezzandola col pollice. E lo guardo: il volto scavato e deformato dalla maschera dell\u2019ossigeno, contratto nello sforzo di raccogliere gli ultimi soffi d\u2019aria. Nonno ha i capelli ancora folti e bianchi ma arruffati e con la piega buffa e innaturale segnata dal cuscino, inconsueta per lui sempre impeccabile e pettinato. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31493\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31493\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13068,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-31493","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31493"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13068"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31493"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31493\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31580,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31493\/revisions\/31580"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31493"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31493"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31493"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}