{"id":31474,"date":"2017-05-17T17:52:21","date_gmt":"2017-05-17T16:52:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31474"},"modified":"2017-05-19T10:54:02","modified_gmt":"2017-05-19T09:54:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-un-angelo-caduto-dal-cielo-di-luca-pisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31474","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Un angelo caduto dal cielo&#8221; di Luca Pis\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --><\/p>\n<p>Marina non era mai stata una bella ragazza. Non era stata una bella neonata e poi nemmeno una bella bambina. Per lei il detto \u201cbrutta in culla bella in piazza\u201d non aveva mai avuto senso. La parola in cui meglio si riconosceva era \u201cinsignificante\u201d.<\/p>\n<p>Non le si riusciva a dare un&#8217;et\u00e0. Avrebbe potuto avere una trentina d&#8217;anni (considerata la carnagione compatta e soda del viso), ma allo stesso tempo anche quarantacinque o cinquant&#8217;anni, per come si muoveva, per il gusto nel vestire e per come esprimeva le sue idee.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non faceva di lei una persona misteriosa e intrigante, bens\u00ec tradiva la sciatteria nella quale viveva.<\/p>\n<p>Il suo punto forte era l&#8217;intelligenza e la propriet\u00e0 di linguaggio. Non la beccavi mai senza argomenti, sapeva sostenere qualsiasi tipo di conversazione e, se necessario, difendere le sue ragioni con veemenza e protervia. Ma tutto ci\u00f2 non era quasi mai necessario.<\/p>\n<p>L&#8217;indole accomodante e i modi gentili in qualche modo la affrancavano dal grigiore della sua esistenza e le poche persone che frequentava la apprezzavano per la seriet\u00e0 e l&#8217;affidabilit\u00e0 del suo carattere.<\/p>\n<p>Marina era abituata a stare da sola e aveva sviluppato un&#8217;attitudine a rendersi invisibile, cos\u00ec nessuno poteva farle domande a cui lei stessa non voleva pensare.<\/p>\n<p>I genitori no li aveva pi\u00f9 gi\u00e0 da anni. La bambina era arrivata quando loro ormai pensavano quasi alla pensione e la gravidanza era stata accolta con stupore e imbarazzo. La madre pensava che a quarantacinque anni fosse sconveniente farsi vedere in giro per il quartiere con il pancione, cos\u00ec aveva vissuto la maternit\u00e0 come una vergogna, camminando a testa bassa e nascondendo le rotondit\u00e0 in ampi scamiciati e pesanti pastrani. La nascita di Marina per\u00f2 aveva finalmente portato una ventata di allegria in casa e i genitori, una volta trovatisi con il beb\u00e8 tra le mani, avevano accettato l&#8217;idea che anche a loro la vita avesse riservato una porzione di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>La spensieratezza dur\u00f2 poco. Il pap\u00e0 mor\u00ec prematuramente di silicosi, lasciando la moglie completamente impreparata ad affrontare la vita con una bambina piccola da crescere.<\/p>\n<p>Luana, la mamma, non si lasci\u00f2 piegare dal destino, anzi reag\u00ec tirando fuori un carattere che fino ad allora nemmeno lei aveva saputo di avere. Durante il giorno faceva ogni genere di lavoretto nel vicinato e la sera fino a notte inoltrata rifiniva asole e sorgetti per la sartoria del centro.<\/p>\n<p>Tra sconfitte e delusioni, passarono gli anni e l&#8217;unica gioia della sua vita era vedere Marina che cresceva sana e intelligente. Sempre la pi\u00f9 brava a scuola, ubbidiente, rispettosa e con tanta voglia di rendersi indipendente.<\/p>\n<p>Con la pensioncina del marito riusc\u00ec a far laureare la figlia e quando la vide conquistare la cattedra in letteratura italiana presso il liceo della citt\u00e0 pens\u00f2 che finalmente fosse arrivato il momento di prendere fiato e godersi gli ultimi anni che le restavano da vivere. Forse il suo debole fisico, logorato dai duri anni di fatiche, non era stato capace di contenere tanta gioia e soddisfazione tutta in una volta, cos\u00ec cominci\u00f2 a soffrire di strani malori, che lei imputava alle forti emozioni per il lavoro della figlia e allo stile di vita che aveva sempre fatto. Marina inutilmente cercava di spingere la madre a farsi controllare da un medico, anzi Luana pi\u00f9 si sentiva spinta a prendersi cura di s\u00e9, pi\u00f9 si impuntava a fare di testa sua. Un infarto non le lasci\u00f2 scampo. Marina la trov\u00f2 riversa tra il bid\u00e8 e la vasca da bagno, nella sua vestaglia buona di flanella color malva, quella del corredo nuziale e con ancora in mano le parole crociate lasciate a met\u00e0. La scena che le si present\u00f2 davanti era cos\u00ec miserabile e triste che non riusc\u00ec neppure a piangere e gridare. Le sembr\u00f2 la giusta fine per sua madre e mentre pensava queste cose si odiava per il suo cinismo e si compativa per l&#8217;ingiustizia della propria esistenza.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 cos\u00ec una nuova fase nella vita di Marina. Per fortuna aveva potuto riscattare il contratto d&#8217;affitto del bilocale in cui era cresciuta e con il suo stipendio da insegnante riusciva mantenersi decentemente.<\/p>\n<p>Lo specchio non le restituiva l&#8217;immagine che avrebbe voluto vedere. Forse raggiungeva il metro e sessanta, fianchi larghi sottolineati da una vita troppo stretta, capelli opachi, pelle cerulea e occhi azzurri, ma completamente persi in un viso i cui lineamenti sembravano trovarsi l\u00ec per caso, senza nessuna armonia ed appena abbozzati.<\/p>\n<p>Si fece coraggio e decise di affrontare a testa alta il primo giorno di scuola come insegnante di ruolo nel liceo che molti anni prima aveva lei stessa frequentato.<\/p>\n<p>Basta!, si disse, non sono pi\u00f9 la ragazza cupa e vergognosa di prima. Ora \u00e8 il mio momento e nessuno me lo potr\u00e0 togliere.<\/p>\n<p>And\u00f2 dal parrucchiere, cambi\u00f2 taglio di capelli, ravviv\u00f2 il suo colore naturale con qualche colpo di sole, si compr\u00f2 una borsetta nuova da inaugurare il giorno successivo.<\/p>\n<p>A scuola i ragazzi la chiamavano prof, i colleghi le davano del tu, il dirigente le mostrava rispetto e considerazione grazie al suo ottimo curriculum e si era fatta anche un&#8217;amica, Rossella, l&#8217;insegnate di ginnastica, spregiudicata e pettegola, che la faceva sentire importante.<\/p>\n<p>Marina non riusciva a sentirsi triste per la morte della madre come avrebbe voluto. Nella nuova scuola tutto era troppo eccitante. Nessuno si era accorto della sua insignificanza, la trattavano come una persona normale, le facevano battute spiritose, le offrivano il caff\u00e8 alla macchinetta nei cambi d&#8217;ora e le dimostravano attenzione quando in consiglio di classe esprimeva le sue idee su questo o quel alunno.<\/p>\n<p>Senta prof, che ne direbbe di accompagnarci lei in gita a Parigi quest&#8217;anno?<\/p>\n<p>La proposta arriv\u00f2 inaspettata e fulminea. Marina era appena arrivata in quella scuola, perch\u00e9 gli studenti dell&#8217;ultimo anno avrebbero dovuto volere lei come accompagnatrice?<\/p>\n<p>Ragazzi non so se \u00e8 il caso&#8230;ci conosciamo da poco&#8230;magari \u00e8 meglio che andiate con qualcuno degli altri insegnanti. Rispose di getto.<\/p>\n<p>Non se ne parla neanche! Prof vogliamo lei che \u00e8 la migliore e non si accettano rifiuti!<\/p>\n<p>Marina sentiva il cuore in gola e le sudavano le mani. Le veniva da piangere, ma ricacci\u00f2 indietro le lacrime, deglut\u00ec e rispose s\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec, battendo le mani velocemente come faceva da bambina quando era felice.<\/p>\n<p>Andare a Parigi con i \u201csuoi\u201d alunni! Era un sogno che si realizzava. Non era mai uscita dal paese, se non per andare in universit\u00e0, e il pensiero di prendere un treno di notte e svegliarsi a Parigi la tenne sveglia per tutta la settimana prima della partenza.<\/p>\n<p>Parigi era stupenda, i ragazzi adorabili e l&#8217;atmosfera vacanziera la inebri\u00f2 al punto da farle perdere talvolta il contatto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>La seconda notte, appena tornati dalla visita al quartiere di <i>Pigalle,<\/i>che le aveva creato non poco imbarazzo, sent\u00ec bussare con forza alla porta della sua camera.<\/p>\n<p>Venga prof presto! Simone si sente male.<\/p>\n<p>Le parole del ragazzo la mandarono in agitazione, ma scatt\u00f2 all&#8217;istante per andare a vedere cosa fosse accaduto a Simone Bertelli, un ragazzo grande e grosso e che godeva sempre di ottima salute.<\/p>\n<p>Avranno bevuto di nascosto, pens\u00f2 e non \u00e8 il caso di agitarsi prima di vedere la situazione.<\/p>\n<p>Appena entrata nella stanza, vide Simone sul letto immobile a pancia sotto con solo i boxer addosso. Si avvicin\u00f2 al ragazzo, gli sfior\u00f2 un braccio e questi si gir\u00f2 improvvisamente afferrandola per il polso.<\/p>\n<p>I ragazzi stavano scherzando e si sent\u00ec pi\u00f9 sollevata che scocciata, anche se a lei quel genere di scherzi non piacevano e poi vedere il ragazzo in mutande la imbarazzava.<\/p>\n<p>Un terzo ragazzo usc\u00ec dal bagno, anch&#8217;egli in mutande. Questo era troppo, non avrebbe tollerato di rimanere in quella stanza un minuto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Fece per tornare sui suoi passi e uscire dalla stanza ma Daniele, il ragazzo che l&#8217;aveva chiamata in camera, la fissava in silenzio davanti alla porta chiusa.<\/p>\n<p>Si sent\u00ec afferrare da dietro il collo, una mano sulla bocca e altre due che le torcevano all&#8217;indietro le braccia. Non stava accadendo veramente, doveva essere solo brutto sogno.<\/p>\n<p>Simone e Giacomo la tenevano ferma da dietro, mentre Daniele le strappava i bottoni della camicetta di sangallo nuova che aveva comprato per la gita e con un solo strattone le tolse il reggiseno.<\/p>\n<p>Cominciarono a insultarla e sputarle addosso, mentre si davano il cambio per violentarla.<\/p>\n<p>Marina non pensava che il sesso fosse cos\u00ec, nei film aveva sempre visto che \u00e8 una cosa bella, magari impetuosa, ma che la gente fa, perch\u00e9 si desidera e vuole darsi piacere reciproco.<\/p>\n<p>Vide tutta la sua vita scorrerle davanti a rallentatore. Rivide suo padre nelle vecchie foto ingiallite che la teneva in braccio ai giardini pubblici, vide sua madre china a fare asole fino a tardi, vide lei chiusa in camera sempre a studiare per essere la migliore e vincere le borse di studio. Poi si svegli\u00f2 e sent\u00ec i ragazzi grugnire dentro di lei e sent\u00ec un male tremendo nelle parti basse e poi sent\u00ec qualcos&#8217;altro. Una specie di calore, un formicolio a spirale che le saliva dal basso, che obbligava il suo corpo ad aprirsi anche contro la sua volont\u00e0. Allora guard\u00f2 i corpi nudi e sudati dei suoi aguzzini, non erano pi\u00f9 i suoi amati alunni, non pi\u00f9 ragazzi dalla pelle fresca e i capelli arruffati. Qualcosa a lei alieno si era impossessato della sua mente e del suo corpo, poi non vide pi\u00f9 nulla e fu solo buio.<\/p>\n<p>S\u00ec svegli\u00f2 all&#8217;alba, nella sua stanza, sotto le coperte e con indosso il pigiama di seta rosa lasciatole dalla madre. Le ci vollero alcuni minuti per capire dove si trovasse e se ci\u00f2 che ricordava della sera precedente fosse solo un brutto sogno.<\/p>\n<p>Le prese il panico, il disgusto e la paura che loro fossero ancora l\u00ec. Non fece in tempo ad alzarsi dal letto che un conato di vomito la scosse dal profondo. Sporc\u00f2 le lenzuola, il pigiama e il comodino.<\/p>\n<p>Allora \u00e8 tutto vero, pens\u00f2.<\/p>\n<p>I miei ragazzi mi ha hanno fatto questo&#8230;perch\u00e9? Perch\u00e9? Perch\u00e9? Non \u00e8 possibile, non \u00e8 vero! Non possono essere dei mostri.<\/p>\n<p>Come di fronte alla morte di sua madre non riusc\u00ec a reagire. Si lav\u00f2, si vest\u00ec e scese a fare colazione nella sala comune dove ormai tutti la stavano aspettando.<\/p>\n<p>Cos&#8217;hai cara? Hai l&#8217;aria sbattuta, non hai dormito bene? Chiese Rossella appena la guard\u00f2 negli occhi.<\/p>\n<p>Non ho nulla grazie. Ho le mie cose e ho passato una notte molto agitata. Vediamo di sbrigarci e iniziare il <i>tour<\/i> sulla Senna.<\/p>\n<p>Marina port\u00f2 a termine il suo compito di accompagnatrice con lo zelo e l&#8217;affidabilit\u00e0 che tutti si aspettavano da lei. Appena rientrati in Italia decise di andare a denunciare il fatto in questura. Nei due giorni precedenti qualcosa l&#8217;aveva trattenuta, non capiva cosa fosse ma quando pensava all&#8217;incidente (cos\u00ec lo chiamava nella sua testa) si impadroniva di lei una rabbia furiosa e allo stesso tempo il fantasma del ricordo di quello strano calore che come un vortice si era impadronito delle sue viscere. Purtroppo non fece in tempo.<\/p>\n<p>Lo scandalo scoppi\u00f2 il luned\u00ec successivo. I ragazzi avevano fatto il filmato e lo avevano messo in rete in un sito di video<i> hard <\/i>amatoriali e, nonostante i <i>pixel,<\/i> grazie al tamtam sui <i>social <\/i>erano stati riconosciuti e condivisi dappertutto.<\/p>\n<p>Marina si difese come pot\u00e9 ma il fatto di non aver denunciato subito l&#8217;accaduto mise in dubbio la sua credibilit\u00e0, anzi, i bastardi avevano dichiarato che lei non solo era consenziente ma che li aveva addirittura provocati.<\/p>\n<p>Riusc\u00ec a schivare il carcere solo perch\u00e9 i ragazzi avevano gi\u00e0 compiuto tutti e tre diciott&#8217;anni e i genitori avevano preferito che i loro bambini non vivessero anche il trauma di un processo proprio l&#8217;anno della maturit\u00e0, cos\u00ec fu licenziata in tronco e diffidata dall&#8217;avvicinarsi sia a loro che alla scuola.<\/p>\n<p>Marina a stento riusciva a rendersi conto che tutto ci\u00f2 fosse realmente accaduto. Lo scandalo in citt\u00e0, il licenziamento, i commenti dei vicini che che le rimbombavano nelle orecchie anche di notte.<\/p>\n<p>Puttana!<\/p>\n<p>Schifosa!<\/p>\n<p>Ti devi vergognare! Ammazzati che \u00e8 meglio!<\/p>\n<p>Non riusciva pi\u00f9 a fermare la catena degli eventi. Viveva in uno stato di <i>trance <\/i>perenne e nessuno si accorgeva di quanto stesse male nell&#8217;anima e nel fisico. Aveva iniziato ad accusare strani malesseri e vertigini, ma nello stato emotivo in cui viveva era il minimo che potesse capitarle. Anche la sua unica amica Rossella non aveva pi\u00f9 voluto rivolgerle la parola, testimoniando persino che secondo lei Marina aveva avuto sempre un atteggiamento un po&#8217; \u201cmorbosetto\u201d per i suoi studenti maschi.<\/p>\n<p>Senza rendersene conto fin\u00ec i pochi soldi che le aveva lasciato la mamma sul libretto di risparmio e si ritrov\u00f2 senza mezzi e con lo sfratto esecutivo.<\/p>\n<p>Puttana!<\/p>\n<p>Puttana!<\/p>\n<p>Puttana!<\/p>\n<p>Ormai sembrava che nel quartiere la gente dicesse solo quella parola. La sentiva bisbigliare sull&#8217;autobus, in coda al supermercato, pure durante la messa. Anche di notte nelle sue orecchie risuonava solo quella parola.<\/p>\n<p>Puttana? E allora puttana sia!<\/p>\n<p>In fondo pensava di meritarselo. Era giusto cos\u00ec. La confusione dei sensi in cui era piombata quella notte, tra terrore, disgusto e quello strano calore, non giustificava la mancanza di iniziativa e di coraggio che l&#8217;avevano frenata nel denunciare subito <i>l&#8217;incidente. <\/i><\/p>\n<p>Decise di farsi una doccia, tir\u00f2 su i capelli e mise un po&#8217; di blu agli occhi. Non aveva idea di come si vestissero le prostitute nella realt\u00e0, i suoi pensieri le rimandavano immagini quasi romantiche di <i>cocotte, (<\/i>non poteva fare a meno di pensare a Gozzano \u201cnon amo che le rose che non colsi\u201d, ma ora non aveva pi\u00f9 senso) oppure alle ragazze dei <i>saloon <\/i>nei film americani.<\/p>\n<p>Improvvis\u00f2 con una gonna lilla un po&#8217; pi\u00f9 corta del solito, un top estivo nero che usava solo al mare e un paio di sandali bianchi col tacco indossati una sola volta ad una comunione. Non si riconobbe allo specchio.<\/p>\n<p>Si spinse fuori dal centro storico, fino al porto, dove pensava ci fossero i locali pi\u00f9 equivoci e di solito un buon numero di ubriachi che forse avrebbero potuto apprezzarla e pagarla per consumare un rapporto.<\/p>\n<p>Funzionava davvero. Le auto si fermavano per lanciarle commenti volgari o deriderla per la sua aria da scolaretta. Un uomo piuttosto maturo, grosso, testa lucida e ventre prominente la caric\u00f2 senza troppi discorsi offrendole venti euro. Marina accett\u00f2. Probabilmente quello era il suo valore e comunque non aveva idea di quanto avrebbe potuto chiedere.<\/p>\n<p>La condusse in una strada fuori mano, buia e che puzzava di urina. La prese in un lampo e Marina nemmeno se ne rese conto. Un boato le esplose nel cervello. Inizi\u00f2 a divincolarsi, a graffiare, a sputare e spingere con tutta la sua forza.<\/p>\n<p>Stupida cagna! Ci vuoi stare ferma! O la pianti o ti ammazzo!<\/p>\n<p>Marina non sentiva pi\u00f9 nulla, continuava solo a lottare e urlare.<\/p>\n<p>Un ceffone le fece sbattere la testa contro il vetro della portiera. Poi un pugno e poi un altro ancora. Sentiva solo il sapore acre del suo sangue che le scendeva in gola e le annebbiava la vista.<\/p>\n<p>La portiera si spalanc\u00f2 e con calcio l&#8217;uomo la scaravent\u00f2 gi\u00f9. Poi scese e continu\u00f2 a colpirla con gli stivali finch\u00e9 lei non perse i sensi e le pisci\u00f2 sopra.<\/p>\n<p>Quando si svegli\u00f2 all&#8217;ospedale ormai erano le due passate. Le dissero che doveva stare calma, che era stata sedata poich\u00e9 l&#8217;avevano trovata che girava mezza nuda e in stato confusionale ai bordi della banchina nella vecchia darsena. Doveva solo riposare e l&#8217;indomani il medico sarebbe venuto a parlarle.<\/p>\n<p>Il dottore che la svegli\u00f2 era un bel ragazzo, sulla trentina, capelli neri e i denti pi\u00f9 bianchi che avesse mai visto, profumava di agrumi e di biancheria appena stirata. Marina gli sorrise e si scus\u00f2 per lo stato in cui si trovava.<\/p>\n<p>Non si preoccupi signora ora lei deve stare tranquilla e riprendere le forze. Non ha subito danni permanenti e presto potr\u00e0 uscire. Purtroppo per\u00f2 le devo dire che il bambino non ce l&#8217;ha fatta.<\/p>\n<p>Il bambino? Quale bambino?<\/p>\n<p>Signora lei era in stato di gravidanza alla sesta settimana. Non ne era a conoscenza? piagnucol\u00f2 il medico distogliendo lo sguardo.<\/p>\n<p>In quel momento Marina ricord\u00f2 che in effetti dopo <i>l&#8217;incidente <\/i>non le erano pi\u00f9 venute le sue cose, ma non se ne era preoccupata granch\u00e9 con tutto quello che le stava succedendo.<\/p>\n<p>Va bene. Grazie dottore, ora vorrei riposare, torni pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>Marina guard\u00f2 in fondo al corridoio fuori dalla sua stanza. Da una grande finestra si vedeva uno scorcio di cielo e in lontananza le colline che si tuffavano a strapiombo nel mare.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 e mentre si dirigeva verso la luce e il tepore del sole rivide sua madre che piangeva il giorno della sua laurea, sent\u00ec la radio della cucina che cantava \u201csembra un angelo caduto dal cielo\u201d di Nada mentre suo padre con la tuta blu del lavoro le sbucciava una mela. Era l&#8217;unico ricordo che aveva di suo padre mentre canticchiava e le diceva \u201csei tu il mio angelo caduto dal cielo\u201d.<\/p>\n<p>In quel momento voleva solo suo pap\u00e0 e sua mamma e adesso loro erano proprio l\u00e0, oltre l&#8217;azzurro e il mare che la stavano aspettando e lei, finalmente, stava correndo loro incontro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31474\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31474\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marina non era mai stata una bella ragazza. Non era stata una bella neonata e poi nemmeno una bella bambina. Per lei il detto \u201cbrutta in culla bella in piazza\u201d non aveva mai avuto senso. La parola in cui meglio si riconosceva era \u201cinsignificante\u201d. Non le si riusciva a dare un&#8217;et\u00e0. Avrebbe potuto avere una [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31474\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31474\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":12554,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-31474","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31474"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/12554"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31474"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31474\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31662,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31474\/revisions\/31662"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31474"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31474"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31474"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}