{"id":31465,"date":"2017-05-17T17:36:36","date_gmt":"2017-05-17T16:36:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31465"},"modified":"2017-05-19T10:17:23","modified_gmt":"2017-05-19T09:17:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-inodore-di-claudia-lo-piccolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31465","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Inodore&#8221; di Claudia Lo Piccolo"},"content":{"rendered":"<p>Puliva gli occhiali con meticolosit\u00e0, soffermandosi su ogni interstizio. Piccoli e lenti movimenti circolari. Sopra e sotto, destra e sinistra. Ipnotici. Dovevano essere perfettamente trasparenti. Nessun alone residuo. Un rito che replicava ogni qualvolta notava tracce, anche minime, di impurit\u00e0. Gli davano sicurezza quei movimenti, cos\u00ec ripetitivi e controllati.<\/p>\n<p>Atanasio leggeva il quotidiano locale, la pagina delle lettere al direttore. Una moglie si lamentava delle incomprensioni con il marito, uomo geloso e possessivo, che le vietava la gioia allegra delle uscite con le amiche. Pacatamente il direttore rispondeva che bisognava tentare di instaurare un dialogo, di capire e mediare le esigenze reciproche. Apatiche frasi standard, che si scrivono in queste circostanze. Atanasio si divertiva a leggere la rubrica della Posta al direttore. Gli piaceva l\u2019idea di curiosare tra gli scorci delle vicende umane altrui. Leggeva con fiera superiorit\u00e0, ridendo della stupidit\u00e0 del prossimo. Pensava a quanto fossero insulsi i problemi della quotidianit\u00e0. I figli, i soldi, l\u2019amore. Lui non aveva una vita. Le sue relazioni personali si riducevano ai \u2018buongiorno\u2019 e agli \u2018arrivederci\u2019 imposti dall\u2019educazione. Niente di pi\u00f9. Guardava lo scorrere del microcosmo umano con altero distacco. Da spettatore. Poi pass\u00f2 alla pagina dalla cronaca. \u201cBrutale omicidio in via Rivoluzione\u201d. Una donna era stata trovata morta dentro la sua abitazione. Soffocata. Il cadavere, nudo, giaceva supino con le braccia lungo l\u2019asse dei fianchi, i palmi aderenti alle cosce, le gambe strette l\u2019una contro l\u2019altra e la testa rivolta verso l\u2019alto. Un\u2019impeccabile ponderazione di membra dall\u2019andamento perfettamente rettilineo.<\/p>\n<p>Il corpo esanime sul letto disfatto era l\u2019unico elemento distonico in una camera per il resto in ineccepibile ordine. Il capo della polizia riferiva che era stato trovato un possibile collegamento con altri quattro omicidi irrisolti. Altre quattro donne soffocate nell\u2019apparente calma della loro stanza da letto e nella medesima posa. Un\u2019ipotesi investigativa che era gi\u00e0 stata elaborata nei mesi scorsi e che ora, col nuovo delitto, diventava una preoccupante conferma. Le indagini erano in corso, ma al momento non c\u2019era nessun indiziato. Atanasio leggeva l\u2019articolo compiaciuto. Avido di particolari. Un largo sorriso gli solc\u00f2 il volto da guancia a guancia. Rideva soddisfatto, mentre scorreva i piccoli caratteri stampati che rivelavano la cronaca dettagliata di quegli omicidi. Si era guadagnato un posto sulle pagine dei giornali. Una gioia nascosta e non condivisibile. Poteva definirsi uno \u201csconosciuto famoso\u201d. Ossimoro adeguato, pens\u00f2. Quando aveva ucciso quelle donne era stato meticoloso. Aveva pianificato ogni dettaglio con diligenza e precisione. Tutto si era svolto secondo il suo programma. Nessuna esitazione, nessun rimorso. I suoi delitti erano ingranaggi con meccanismi perfetti. La prima volta che lo aveva fatto era stato invaso da una tempesta di endorfine. Aveva sentito il corpo percorso da un insolito e adrenalinico piacere, mentre guardava la vittima dimenarsi per la mancanza d\u2019aria. Un godimento libidico, un\u2019estasi. Poi la quiete. Il corpo senza vita nel silenzio della stanza muta. Il rilassamento dei muscoli. E la necessit\u00e0 di rifarlo ancora. E ancora. Finalmente aveva trovato qualcosa che lo destasse dal suo glaciale torpore sensoriale. Si sentiva vivo, quando dava la morte. Chiuse il giornale e and\u00f2 in cucina.<\/p>\n<p>Dall\u2019imposta filtrava la luce intensa del cielo striato dai cirri. Le goccioline di condensa sul vetro formavano un inatteso quadro atmosferico astratto. Atanasio sfreg\u00f2 con la mano la parte umida della finestra e guard\u00f2 fuori. La vita esterna pulsava frenetica. L\u2019edicolante disponeva i volumi di alcuni fumetti in vetrina, una coppia di anziani entrava nel bar all\u2019angolo, un ragazzino correva per raggiungere il bus cittadino, le auto sfilavano senza sosta.<\/p>\n<p>In una di queste macchine c\u2019era Aaron, che era diventato un frequentatore assiduo di quella strada. Super\u00f2 l\u2019incrocio, rallent\u00f2, pass\u00f2 vicino alla fontana con i pesci rossi e accost\u00f2 l\u2019auto sul ciglio della strada. Come ogni giorno, era l\u00ec per sorvegliare la casa di Atanasio, una piccola abitazione a due piani priva di rilevanti ornamenti architettonici. \u201cUna casa normale\u201d l\u2019aveva definita la prima volta che l\u2019aveva vista. Aveva iniziato questa abitudine qualche mese prima. Raggiungere quel quartiere non era un tragitto comodo. Lui lavorava dall\u2019altra parte della citt\u00e0. Nella grande industria tessile periferica, un enorme e fumoso complesso grigio-nero, la cui presenza creava un corto circuito nell\u2019amenit\u00e0 del paesaggio collinare. Era un addetto alla confezione dei tessuti, un lavoro ripetitivo, che lo condannava alla monotonia cerebrale. Sacchi, scatole, imballaggi. Sacchi, scatole, imballaggi. Sacchi, scatole, imballaggi. Otto ore al giorno coinvolto in questa ritmica litania.\u00a0Il lato tragico dell\u2019efficienza fordista.<\/p>\n<p>Aveva sempre pensato al suo lavoro come un\u2019occupazione frustrante e avvilente. Provava invidia per i suoi colleghi che svolgevano mansioni a suo dire pi\u00f9 interessanti. Martini riparava le macchine, Agostinelli guidava i camioncini delle consegne, Correnti rispondeva al telefono. Negli anni aveva covato un sottile rancore nei confronti del suo capo, che mascherava sotto ipocriti gesti ossequiosi e sorrisi simulati. Un teatro imposto per la sopravvivenza. Sapeva infatti che la fabbrica era ci\u00f2 che gli permetteva di andare avanti. Grazie ad essa pagava il mutuo della casa e provvedeva alle necessit\u00e0 basilari della vita familiare. Il macabro paradosso di dover benedire ci\u00f2 che ti sta lentamente annientando. La famiglia per lui era la cosa pi\u00f9 importante. Aveva sempre fatto tutto in funzione di essa. Sua moglie rappresentava l\u2019epicentro di ogni sentimento che lo riguardava. Si erano conosciuti da adolescenti e sposati molto giovani, ma gli anni non avevano mutato il sapore della loro passione. Da quando lei era morta, Aaron aveva smesso di sentirsi umano. Era diventato una silhouette vacua, privo della solidit\u00e0 dell\u2019organismo vivo. Il giorno della morte della moglie era fissato in modo indelebile nella sua memoria. Aveva ricevuto una chiamata. Due squilli. Il telefono era vicino. Una voce bassa e autoritaria lo aveva avvisato del decesso, dichiarandosi vicina al lutto. L\u2019apparecchio elettronico gli era caduto di mano. Apnea dei sensi. Da quel momento, il giro di boa. Quando Aaron pass\u00f2 con l\u2019auto davanti all\u2019abitazione di Atanasio, sbirci\u00f2 \u2013 come di consueto \u2013 in cerca di tracce umane. Fino ad ora non si era mai avvicinato. Aveva sempre osservato a distanza. Un po\u2019 inibito, timoroso di rovinare tutto. C\u2019era sempre qualcosa che lo bloccava. Qualche dubbio, qualche pensiero di troppo, qualche paura apparsa all\u2019improvviso. Stavolta, per\u00f2, aveva deciso diversamente. Stavolta lo avrebbe fatto. Vide Atanasio aprire la porta e uscire in strada. \u201cDove te ne vai, brutto stronzo?\u201d mormor\u00f2 tra s\u00e9. Lo osserv\u00f2 con attenzione. Alto, spalle larghe, barba corta e ben curata. \u201cChe faccia insignificante. Una faccia insignificante che \u00e8 riuscita a causare tanto male\u201d pens\u00f2.<\/p>\n<p>Segu\u00ec Atanasio in un negozio di fai-da-te. Si trov\u00f2 attorniato da centinaia di utensili di varia forma e funzione, molti dei quali a lui sconosciuti. Ordinati scaffali multicolori che custodivano le chiavi del sapere del dio Vulcano. Lui non era mai stato bravo nei lavori manuali. Una volta aveva provato a costruire una libreria, ma il risultato era stato scarso. \u201cMisurazione errata\u201d, era questa la giustificazione che si era dato. Lo scheletro di quel tentativo fallito si trovava ancora nella sua soffitta, dimora temporanea dei topi che vi abitavano. Aaron scorse Atanasio nel reparto ferramenta. Si avvicin\u00f2 cautamente, giungendo a pochi passi da lui. Sentiva l\u2019odio fremergli dentro. Aveva il viso stravolto, con le vene del collo prossime all\u2019esplosione e le tempie pulsanti. Una maschera grottesca e irriconoscibile. Ad Atanasio cadde la scatolina di chiodi che teneva in mano. Un rumore di ferrei sonagli risuon\u00f2 nel silenzio del locale semi-vuoto. Aaron si pieg\u00f2 e la raccolse. Si guardarono negli occhi. \u201cTenga\u201d. \u201cGrazie\u201d. Per Aaron fu la pietrificazione della Medusa. Rimase stordito e tremante. Aveva immaginato l\u2019interazione con<\/p>\n<p>Atanasio innumerevoli volte nella sua testa, ma viverla era stato tutt\u2019altra cosa. Detestava quell\u2019uomo. Era responsabile di avergli portato via la cosa pi\u00f9 importante. Lo avrebbe presto punito. Quel giorno stesso. Aveva deciso. Doveva solo attendere l\u2019occasione giusta.<br \/>\nAaron rest\u00f2 a sorvegliare Atanasio per tutto il resto della giornata, pregustando il piacere di averlo in suo potere. Gli avrebbe fatto chiedere \u2018perdono\u2019 e poi l\u2019avrebbe ucciso. Non meritava di vivere. Anche quella sera, come tutte le sere, Atanasio usc\u00ec per una passeggiata nei vicoli del centro storico. Aaron gli and\u00f2 dietro. Raggiunsero l\u2019imponente torre normanna, svoltarono all\u2019angolo della vecchia palazzina pericolante, oltrepassarono la piazza del mercato, ancora lercia dei residui delle attivit\u00e0 giornaliere. Un percorso che Aaron visse coi sensi all\u2019erta e l\u2019impazienza di un pittore dinnanzi a una tela bianca. Era impacciato, faticava a controllarsi. Stava giocando una dura partita a scacchi con il suo autocontrollo. Allung\u00f2 il passo senza accorgersene, irrequieto e bramoso di compiere la sua impresa. Ad Atanasio non sfugg\u00ec il movimento alle sue spalle. Si gir\u00f2. Lampo mnemonico. Lo aveva gi\u00e0 visto. \u201cChe vuoi da me? Eri al negozio oggi. Mi stai seguendo?\u201d chiese Atanasio. \u201cMi hai distrutto. Mia moglie \u00e8 morta a causa tua. Eravamo felici. E tu mi hai portato via tutto\u201d. La risposta di Aaron spiazz\u00f2 Atanasio. Sbarr\u00f2 gli occhi. Non poteva credere di essere stato scoperto. Com\u2019era possibile? Aveva preso tutte le precauzioni. Era sempre stato attento. Non aveva lasciato indizi. Aveva progettato ogni omicidio con precisione. \u201cStai sbagliando persona\u201d prov\u00f2 a mediare Atanasio. \u201cNo, sei colpevole\u201d, rispose Aaron tirando fuori una pistola dai pantaloni. Lo sguardo alienato e ossessionato di Aaron convinse Atanasio della fermezza delle intenzioni del rivale. Cap\u00ec che stava per morire. Immagin\u00f2 l\u2019omelia del suo funerale senza partecipanti.<br \/>\n&#8211; \u201cPagherai per il male che hai fatto\u201d prosegu\u00ec Aaron.<br \/>\n&#8211; \u201cCos\u2019\u00e8 il \u2018male\u2019? E il \u2018bene\u2019? Esiste forse un confine preciso?\u201d<br \/>\n&#8211; \u201cSei un mostro\u201d.<br \/>\n&#8211; \u201cE tu sei il mio riflesso\u201d.<br \/>\n&#8211; \u201cIo non sono come te. Io faccio giustizia\u201d.<br \/>\n&#8211; \u201cNo, tu fai il giustiziere\u201d.<br \/>\n&#8211; \u201cSta\u2019 zitto\u201d url\u00f2 Aaron con la fronte inumidita dal sudore e le lacrime agli occhi. \u201cMia moglie \u00e8 morta. Soffocata in pochi minuti\u201d continu\u00f2.<br \/>\n&#8211; \u201cCome mi hai trovato?\u201d chiese Atanasio.<br \/>\n&#8211; \u201cAstuzia. Non \u00e8 stato difficile\u201d.<br \/>\n&#8211; \u201cEro certo di aver fatto un buon lavoro\u2026\u201d<br \/>\n&#8211; \u201c\u2026hai fatto un lavoro di merda invece. Quando facevi il commesso nel negozio di elettronica sulla statale, hai venduto una stufa a mia moglie. Aveva un difetto di fabbrica. Con quella stufa mia moglie \u00e8 morta. Fuga di gas. Intossicazione da monossido di carbonio, hanno detto. Gas inodore. Non si \u00e8 accorta di niente, dormiva. \u00c8 stata tutta colpa tua. Per mesi ho pensato alla mia vendetta. Sono andato al negozio e ho chiesto di te. Kraustovski. Cognome insolito dalle nostre parti. Mi \u00e8 bastato cercare nell\u2019elenco telefonico per avere il tuo indirizzo\u201d.<br \/>\nUn rumore improvviso di sirena interruppe il folle monologo di Aaron. Atanasio approfitt\u00f2 del momento di distrazione e si mise a correre in direzione di quel suono. Colpi di pistola riecheggiarono a vuoto dietro di lui. Un chiasmo di membra annaspanti delineava il suo movimento frenetico, mentre gli edifici sfrecciavano ai lati della testa. I polmoni in riserva di ossigeno. La vista annebbiata per lo sforzo della fatica muscolare. Raggiunse l\u2019auto della polizia parcheggiata poco distante. \u201cMi aiuti, la prego. Un pazzo vuole uccidermi. \u00c8 fuori controllo\u201d, disse trafelato. \u201cNon si preoccupi, ci pensiamo noi\u201d rispose in tono rassicurante l\u2019agente. Atanasio riprese fiato e si sedette sui gradini della chiesa. Ce l\u2019aveva fatta. Sistem\u00f2 i risvolti della giacca, pass\u00f2 una mano sui pantaloni per assicurarsi che fossero perfettamente senza pieghe, gir\u00f2 il cinturino dell\u2019orologio pi\u00f9 volte, finch\u00e9 non fu pienamente soddisfatto dell\u2019inclinazione. La placida aria della notte si colorava della tenue bellezza dell\u2019aurora, mentre gli agenti portavano via Aaron ammanettato. Atanasio li guardava sogghignando. \u201cChe idioti\u201d pens\u00f2.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31465\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31465\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Puliva gli occhiali con meticolosit\u00e0, soffermandosi su ogni interstizio. 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