{"id":31430,"date":"2017-05-14T12:06:47","date_gmt":"2017-05-14T11:06:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31430"},"modified":"2017-05-17T16:57:47","modified_gmt":"2017-05-17T15:57:47","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-giorno-uno-di-marco-floridia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31430","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Giorno uno&#8221; di Marco Floridia"},"content":{"rendered":"<p>Svegliandosi, sent\u00ec la sabbia sotto la guancia. Era calda in un modo piacevole, non la bruciante carta vetrata estiva dal cui contatto si cerca di scappare, e nemmeno la morta argilla del mare d\u2019inverno, che lascia nelle ossa quella fredda e compatta sensazione di umido. Invece la sabbia era morbida, ripiegata in onde accoglienti, un abbraccio di sostanza viva e materna sul viso, sulle braccia e sulle gambe scoperte. Apr\u00ec gli occhi, e anche la luce era discreta, sopportabile senza bisogno di strizzare gli occhi e di desiderare il rifugio dell\u2019ombra. Il sole non era lontano dall\u2019orizzonte, le ombre erano corte. Il suo cammino nello spazio visibile, in una direzione o nell\u2019altra, quale che fosse, sarebbe stato comunque ancora lungo.<\/p>\n<p>Si stir\u00f2 a lungo, con calma, quasi con prudenza, come se qualcosa si potesse rompere. Prima le braccia, rimanendo sul fianco, e poi le gambe, e infine i piedi e le mani, in lunghi movimenti circolari. Ancora in parte dentro l\u2019opacit\u00e0 liquida del sonno ruot\u00f2 su un lato per sedersi, con le gambe semidistese verso il mare. L\u2019acqua quasi non faceva rumore. La spiaggia era lunga, quasi infinita da entrambi i lati. A destra terminava in una lontana costa rocciosa, assediata dalla vegetazione quasi fino al mare, e a sinistra in una sottile striscia bruna che poteva essere un proseguimento della costa, o un frangiflutti, o forse una fila di casette o un molo.\u00a0 Poche persone camminavano in lontananza, e nessuno cos\u00ec vicino da poterne distinguere i particolari: l\u2019altezza, l\u2019et\u00e0, il sesso. Si prese le ginocchia fra le gambe. Anche i rumori erano lontani e indistinti. Di fronte e in fondo, dove l\u2019acqua incontrava la linea dell\u2019orizzonte, si intravedeva qualcosa, un piccolo gruppo di isole forse, ma avrebbero potuto essere nuvole basse, condensazioni lontane dell\u2019acqua marina, dialoghi di vapore e sale incomprensibili per la distanza.<\/p>\n<p>Cerc\u00f2 nel ricordo qualcosa, ma il pensiero era come uno specchio senza vetro, una porta aperta nella notte da cui entrava solo oscurit\u00e0. Non ricordava il suo arrivo sulla spiaggia, e non riusciva a collocare il momento attuale in nessun percorso precedente, e neanche nel semplice tragitto di andata e ritorno fra mattina e pomeriggio, fra alba e tramonto. La sensazione di vuoto era talmente enorme e profonda che non creava neanche panico, solo una laconica constatazione della presenza di una unica lavagna nera e uniforme nella mente, di una griglia vuota senza segnali da decifrare. Non c\u2019erano tracce e indizi, nessun lampo rivelatore, nessun frammento della sua esistenza che potesse riaffiorare, spinto verso l\u2019alto da un rumore, un\u2019immagine, un odore.<\/p>\n<p>Ritorn\u00f2 dall\u2019inutile viaggio verso l\u2019interno e riprese a guardare al mare come una possibile ipotesi di provenienza. I pantaloni corti, che si fermavano sopra il ginocchio, erano asciutti, coperti solo da un po\u2019 di sabbia friabile, e la maglietta bianca era tiepida, senza tracce di sale. Accanto, poco lontano, i sandali, anche loro asciutti. Non era quella la sua recente origine. Si gir\u00f2 a cercare nella sabbia circostante le impronte dei suoi o di altri piedi, ma la sabbia era stata regolarmente pettinata dal vento in ciocche parallele senza orme, tranne qualche traccia di gabbiani. Scopr\u00ec con sorpresa di non ricordare neanche il suo nome, la sua famiglia, la sua nascita, neanche l\u2019et\u00e0. Con le mani ancora unite oltre le ginocchia, fece scorrere le dita sulla linea della gamba e sent\u00ec le irregolarit\u00e0 frastagliate dell\u2019osso come una linea interrotta artificialmente e poi ripresa a fatica, un progetto iniziale che dopo troppe interferenze non era riuscito pi\u00f9 a riprendere la sua intenzione originale, perdendosi in una sequenza di piccole cavit\u00e0 irregolari e di sporgenze improvvise, come il contorno di una lattina male aperta. La linea ossea della gamba opposta aveva un profilo anche pi\u00f9 discontinuo, e quello che doveva essere un tratto unico con una direzione predefinita, arrivato a tre quarti della sua lunghezza, sembrava avere deciso per una deviazione di qualche grado dall\u2019asse originario, allargandosi con un piccolo angolo improvviso ad esplorare una nuova compatibilit\u00e0 con il collo del piede.<\/p>\n<p>Cap\u00ec che tutta la sua storia era in qualche modo nascosta nella sua testa, sepolta sotto uno strato impenetrabile, nero e compatto. Ma al tempo stesso comprese che il suo corpo manteneva una memoria oggettiva, visibile e palpabile anche nell\u2019oscurit\u00e0 della mente attraverso i segni della strada percorsa. E quello che si poteva leggere non era rassicurante o piacevole. A una delle caviglie la pelle si era assottigliata sopra uno strato di fibre irregolari, a formare un bracciale di colore pi\u00f9 chiaro, un insieme di piccoli segni aggrovigliati come i rami intrecciati di un nido spinoso, la memoria scolorita di un grosso anello nuziale portato a lungo e poi perso o buttato via. Le dita dei piedi erano irregolari, quasi bizzarre, un\u2019anarchia di geometrie che sembravano non essere riusciti ad accordarsi su una forma e un orientamento comune.<\/p>\n<p>Istintivamente si guard\u00f2 le mani e poi le braccia. Anche qui un papiro di geroglifici incomprensibili, sottili linee nette, come traiettorie di pioggia sferzante, schegge chiare schizzate via da un legno lavorato con rabbia. Sull\u2019interno degli avambracci segni tondi, buchetti irregolari come il segno delle dita di un bambino in una torta. Sulla pancia, sotto la maglietta, un piano disordinato di rilievi e tonalit\u00e0, schiacciati sull\u2019addome piatto come una raccolta di fiori secchi nella pagina di un libro, un cimitero di farfalle notturne sul fondo di un vaso. I capelli scendevano lunghi sulla fronte, abbastanza da nascondere altri segni, come forse era necessario, pens\u00f2. Ma quando si sfior\u00f2 il viso lo trov\u00f2 liscio, regolare, un sollievo inatteso come una piazzetta silenziosa nel cuore di un labirinto di vicoli disordinati e opprimenti. Respir\u00f2 profondamente, quasi un sospiro, e decise che era abbastanza, che non aveva bisogno di leggere il resto. Il ventre si contrasse con un brivido istintivo, una difesa automatica, un riflesso antico, un rigetto involontario e abituale. Tutto era appartenente e profondo, e al tempo stesso estraneo e inafferrabile.<\/p>\n<p>Finalmente si alz\u00f2 in piedi. Le gambe sulla sabbia erano forti, l\u2019appoggio facile, l\u2019equilibrio naturale. Prese entrambi i sandali tenendoli in una sola mano, e si diresse verso la riva. Entr\u00f2 per due passi nell\u2019acqua bassa e trasparente, e inizi\u00f2 a camminare nel bagnasciuga verso uno dei due estremi della spiaggia. Dopo qualche minuto, incontr\u00f2 le prime persone, gente che camminava sulla spiaggia portando alcune cose collegate in qualche modo alla loro vita quotidiana. Alcune barche erano appoggiate sulla riva, di fronte a semplici casette di legno che si affacciavano sulla spiaggia, tettoie di canne con qualche sedia sotto per ripararsi dal sole. Qualcuno dalle case salutava amichevole, da qualche parte arrivava una musica. La lunga striscia scura che prima aveva visto svegliandosi si era ora definita come un molo, con piccole barche e un agglomerato di abitazioni. Salut\u00f2 con un cenno due donne che passavano parlando fra loro sulla riva. Parlavano una lingua che non era la sua, ma poteva capirle, e loro ricambiarono con un sorriso, ricominciando poi la conversazione da dove si era interrotta.<\/p>\n<p>Proseguendo verso il molo ad un certo punto, automaticamente, mise una mano in tasca. Alcuni spiccioli, qualche banconota. Le separ\u00f2 distrattamente, e fra loro comparve un piccolo pezzo di cartoncino chiaro. Girandolo, vi trov\u00f2 una serie di numeri separati da un trattino. Un numero di telefono probabilmente, senza un nome, e senza un indirizzo, nient\u2019altro. Si ferm\u00f2, usc\u00ec dal bagnasciuga, fece qualche passo nella sabbia, lasci\u00f2 cadere i sandali e si sedette di nuovo, con il cartoncino fra le mani. Riguard\u00f2 tutto intorno a s\u00e9: il mare, le donne che si allontanavano parlando e ridendo, il molo dalla parte opposta con le barche, e di nuovo quel piccolo pezzo di carta e quei numeri. Cap\u00ec che in quella sequenza di segni c\u2019erano molte risposte: chi era, da dove veniva, e una storia, la sua storia, che sarebbe stata raccontata da qualcun altro. Ora poteva tirare e riavvolgere quel filo, e al suo termine ci sarebbe stato qualcuno con cui aveva un legame, da cui forse dipendeva, o addirittura qualcuno che aveva bisogno, di cui era essenziale occuparsi. Qualcuno che avrebbe spiegato. Prov\u00f2 l\u2019istinto di alzarsi e correre verso la risposta, e il cuore acceler\u00f2 i suoi battiti. Avrebbe ricordato? La sua vita passata, riportata alla superficie, sarebbe rientrata al suo posto naturalmente, come un pezzo ritrovato dopo tanto tempo che si incastra perfettamente con il resto della costruzione, senza lasciare neanche un minimo segno di giuntura? O sarebbe rimasta lontana e inconciliabile, estranea alla realt\u00e0 presente come un vestito di un\u2019altra taglia e di un\u2019altra et\u00e0 a cui non poteva pi\u00f9 adattarsi? Sarebbe stato ricordare, oppure conoscere come per una prima volta? Altre esistenze, passate e presenti, sarebbero rientrate nella sua vita. E non sapeva definire quale ne sarebbe stato il prezzo. Avrebbe voluto domandare e temeva le risposte che sarebbero arrivate. Non aveva idea di cosa altro sarebbe riemerso da quella oscurit\u00e0 profonda e liquida. Il suo corpo portava scritti messaggi dalla sua vecchia vita pi\u00f9 che sufficienti per lasciare tutte le cose dov\u2019erano. Poteva scoprire il velo e sotto non esserci nient\u2019altro che dolore. Si pass\u00f2 ancora le dita su tutti quei segni, ed ebbe paura di ritornare in un mondo che non voleva pi\u00f9 n\u00e9 vedere n\u00e9 ricordare.<\/p>\n<p>Riguard\u00f2 il pezzo di carta e poi di nuovo il mare per alcuni lunghi minuti. Adesso era chiaro che il sole stava salendo, e che la giornata avrebbe avuto ancora molte ore davanti. Rimase cos\u00ec per un tempo indefinito, guardando il mare senza vederlo, e ascoltando il rumore dell\u2019acqua sulla riva, e le voci lontane dei passanti. Poi con un sospiro si alz\u00f2 e si port\u00f2 vicino ad una rete che alle sue spalle delimitava il confine di qualche vecchia propriet\u00e0. Si mise in ginocchio e inizi\u00f2 a scavare con le mani nella sabbia. Fece una buca poco profonda, tir\u00f2 fuori dalla tasca il pezzo di cartone, lo avvolse in una banconota, e lo copr\u00ec con la sabbia, e gli lasci\u00f2 sopra qualche sasso. Si pul\u00ec le mani dai granelli, e si rimise in cammino verso il molo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31430\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31430\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Svegliandosi, sent\u00ec la sabbia sotto la guancia. 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