{"id":31362,"date":"2017-05-15T23:00:42","date_gmt":"2017-05-15T22:00:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31362"},"modified":"2017-05-17T09:59:44","modified_gmt":"2017-05-17T08:59:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-suicidio-metafisico-di-paolo-ferrante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31362","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Suicidio metafisico&#8221; di Paolo Ferrante"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">4 ottobre 2049<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">P \u00e8 sempre stato considerato un bambino triste. Non sapeva con esattezza se lo fosse realmente, ma fu il mantra che accompagn\u00f2 la sua infanzia. Come anni dopo, a scuola, il ritornello \u201c\u00e8 bravo, ma non si impegna\u201d, risuon\u00f2 all&#8217;infinito; cos\u00ec parenti, amici, amici dei parenti, conoscenti collettivamente decisero (pare che da piccolo abbia accarezzato l&#8217;idea del complotto), di legargli al collo questa sentenza: \u201cChe bel bimbo, e quanto \u00e8 intelligente&#8230;ma perch\u00e9 quegli occhi tristi&#8230;?\u201d oppure \u201cMa che bel figlio! &#8211; e sottovoce ma non troppo &#8211; certo non fa mai un sorriso&#8230; &#8211; e di nuovo urlando &#8211; P, bello di zia, me lo fai un bel sorriso?\u201d. P, che cos\u00ec triste a 6 anni proprio non avrebbe potuto esserlo, cos&#8217;altro avrebbe potuto imparare se non fingere e alienarsi? Sorridere e pensare ad altro per evitare la tortura di quegli idioti che pur di dire la propria rovinerebbero la vita dei propri di figli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Fingere e alienarsi, gi\u00e0. Gli dava prurito e fastidio ammettere che le intuizioni pi\u00f9 illuminanti su se stesso fossero venute da questo passato, anche se, s\u00ec, ancora non ci capiva molto. Ma ripercorrere archeologicamente il percorso che gli ha fatto affinare questi talenti, forse i principali che possedeva, inaugur\u00f2 in qualche modo la sua vita adulta, le prime paranoie, le prime domande esistenziali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Era dai tempi di scuola che un complesso lo perseguitava; da quando, al secondo o terzo anno di liceo, anche gli esami di terza media cominciavano a sembrare storie di una vita precedente, scopr\u00ec cosa fosse l&#8217;ansia da prestazione; ogni qual volta un momento amarcord scatenava l&#8217;emotivit\u00e0 dei suoi compagni non poteva non sentirsi diverso, peggiore, almeno pi\u00f9 stupido della media. Non condivise quell&#8217;emotivit\u00e0, non per apatia come aveva voluto credere per anni, ma perch\u00e9 lui, quei ricordi, non li aveva! Non neg\u00f2 mai che scavando bene qualcosa da raccontare c&#8217;era, come non neg\u00f2 neanche di avere seri dubbi sull&#8217;autenticit\u00e0 di quei ricordi: sono ricordi reali, o un semplice riflesso, imitazione di ricordi altrui? O ancora semplice intuizione logica di come poteva essere stato? <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Il problema che lo affliggeva, mi spiego meglio, non fu mai la mancanza di vita vissuta, di esperienze fatte: era certo di aver vissuto non cos\u00ec differentemente da qualunque bambino della sua et\u00e0\/nazionalit\u00e0\/estrazione sociale. Il fatto \u00e8 che non ricordava quasi nulla.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Da che intraprese questo lungo viaggio dentro se stesso (anche quest&#8217;inizio \u00e8 di difficile datazione, per lo stesso motivo), le ipotesi che si alternarono nelle notti bianche adolescenziali furono innumerevoli. Credette di doversi sottoporre a studi neurologici specialistici, visto il malfunzionamento della sua memoria. Si credette anche il pi\u00f9 sfortunato degli esseri di questo mondo, che la propria vita facesse schifo e fosse certamente colpa di Dio, che sar\u00e0 anche stato generoso con la dose d&#8217;intelligenza, ma si deve essere scordato la memoria&#8230;ma vabb\u00e9, alla fine poco importa. Oppure ritenne del tutto inutile ricordare quelle stronzate, in fondo lui era superiore..pensava ad adesso, al futuro, all&#8217;insieme!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Insomma serie infinite di banalit\u00e0 e paranoie, comuni e non, si affacciarono nella sua testa fino a poco tempo fa, fino a quell&#8217;illuminazione. Di cui forse ora dovrei scrivere un po&#8217; pi\u00f9 a fondo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Stava scopando con questa ragazza: una bellezza sporca e una sensibilit\u00e0 arrogante l&#8217;avevano attratto sin da subito, da quando da amici si beccavano in giro, nei pub, alle serate, nelle strade. Si erano incontrati poi solo quando, una sera di alcolismo come tante, la -esima tequila squarci\u00f2 il velo di pudicizia e si saltarono addosso. Per qualche mese, inevitabilmente, la cosa funzion\u00f2: si divertirono, fino alla Prima Illuminazione. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">PRIMA ILLUMINAZIONE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Stavano scopando, appunto, una sera dopo una classica serata x di un&#8217;estate y in un posto z. P era meno ubriaco del solito, e sin da quando entrarono a casa di lei desider\u00f2 essere altrove. Ma, come spesso gli accadeva, si rimprover\u00f2 di essere un coglione e si impose di vivere il momento, perch\u00e9 era quello in fondo il modo per evitare la noia in fondo, no?! Farlo di momento in momento, non dargli tempo di sopravvenire, non fare il depresso. Mentre questi pensieri accompagnavano la svestizione, poi i preliminari, l&#8217;amplesso, la canna, ecc&#8230; una vertigine fortissima lo colse impreparato quando l&#8217;occhio si ferm\u00f2 su l&#8217;immagine dei loro corpi nudi sullo specchio dell&#8217;armadio: \u201c\u00e8 la canna, solo uno svarione\u201d, riusc\u00ec ad articolare come scusa, di getto, ne fu soddisfatto e se ne convinse. Ma solo per poco. Appena un paio di ore dopo dubbi lancinanti cominciarono a insinuarsi tra le pieghe di questa artefatta convinzione. Gli era sempre piaciuto farlo davanti agli specchi, aveva sempre creduto essere in s\u00e9 una discreta propensione all&#8217;esibizionismo, eppure questa volta si era spaventato. Perch\u00e9 mai? Era solo la sbronza? O che? La notte insonne e ubriaca fu meno prodiga di risposte del solito, ma la mattina seguente tutto gli parve evidente. Si sent\u00ec uno stupido e tutto il giorno gioc\u00f2 con se stesso a fare l&#8217;avvocato del diavolo, ma alla sera era ormai sicuro, eccitato per la nuova scoperta come un bambino al primo bagnetto, o un intrippato al sorgere del sole: si stava osservando dall&#8217;esterno, aveva visto due persone scopare, e lui non era nessuna delle due. La conclusione: non gli mancava la memoria, aveva solo vissuto due vite distinte, e una delle due aveva decisamente preso il sopravvento sull&#8217;altra, senza che lui si rendesse realmente conto delle difficolt\u00e0 della coabitazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">In questa nuova teoria, una era quella fisica, quella che fanno tutti i bambini: mamma e pap\u00e0, la scuola, gli amici, le sbucciature, la pizza con la nutella e cos\u00ec via. E una era, diciamo, metafisica, nella sua testa. Ma di questa dir\u00f2 poi (in fondo il vincitore dello scontro merita pi\u00f9 tempo e calma). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Nella sua vita fisica, che dai 3 anni ad oggi si potrebbe tranquillamente risolvere in una cronologia degli eventi, era sempre stato passivo. Pur credendo l&#8217;opposto. Non aveva mai davvero scelto qualcosa invece di qualcos&#8217;altro. Non si era mai sinceramente appassionato di niente. Non aveva mai, forse, amato nessuno (e questo \u201cforse\u201d non era poi cos\u00ec sincero). Si era sempre e solo limitato a, appunto, limitare i danni. Al meno peggio. Al meno faticoso. A trovare un modo per prendere tempo, pi\u00f9 tempo possibile da regalare all&#8217;altra vita. Non era mai stato apatico anche se poteva sembrare. Non aveva mai scelto il meno peggio per pigrizia, o per ignavia, o non so per cosa. L&#8217;aveva fatto come conseguenza scientificamente studiata di una scelta etica molto profonda e complessa, tanto da apparire sfocata, a volte, ai suoi stessi occhi: la ferma convinzione dell&#8217;inutilit\u00e0, o forse meglio dell&#8217;inferiorit\u00e0 di questa prima vita rispetto alla seconda. Dell&#8217;idea per cui, chiaramente, lo sconfinato campo dell&#8217;immaginazione gli avrebbe potuto regalare molti pi\u00f9 piaceri di quello, pesante e inevitabile degli eventi, del caso, delle cose cos\u00ec come sono. E che a questo avrebbe dovuto dedicare il suo tempo, il pi\u00f9 possibile, a tutti i costi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Sognare ad occhi aperti piaceri sconfinati lo spingeva a desiderare ardentemente di vivere, ma avere come unico scopo quello di realizzarli non faceva altro che provocare aspettative deluse. Spesso il sogno eccedeva la realt\u00e0, e spesso la realt\u00e0 finiva per costringerlo. E quindi bisognava sognare pi\u00f9 forte; proiettare quei sogni oltre i limiti del possibile era l&#8217;unico modo per trovare una direzione, una ragione per vivere. Altrettanto spesso per\u00f2 le folate della vita lo facevano deragliare da quella direzione, metterla in discussione, sottoporre le scelte fatte a una feroce autocritica; e il pi\u00f9 delle volte anche quelle direzioni si rivelavano aspettative deluse. E daccapo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Ecco, questo circolo vizioso di paranoie logiche gli fece dimenticare di vivere. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Si allontan\u00f2 da tutto ci\u00f2 che era terreno per essere poco pi\u00f9 che spettatore della sua stessa vita come fosse quella di un altro, come fosse un film. Viveva da spettatore disattento. Come quei film brutti, la cui bruttezza o vacuit\u00e0 ci risultano evidenti dalla facilit\u00e0 con cui ce ne dimentichiamo. Cos\u00ec si divertiva e intristiva, amava e odiava, si arrabbiava, ma non godeva mai veramente. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Credeva di volere bene a qualcuno al punto da non poterne fare a meno, per poi perderlo e non provare nulla. Piangeva e si disperava per la perdita dei cari, per poi fare i conti con l&#8217;indifferenza del proprio animo. Credeva di non sapere chi fosse, e di non essere nulla; e, contemporaneamente, si sentiva molteplice e inarrestabile o bipolare o schizofrenico&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Nonostante tutto, infatti, si era sempre considerato una persona normale, molto normale, forse troppo. E, addirittura, questo complesso della mediocrit\u00e0 potrebbe essere stato tra i pi\u00f9 presenti nei suoi pensieri, per molto tempo; finch\u00e9 un giorno, inaspettatamente, forse per il solo fatto di crescere o invecchiare, ebbe la sensazione che la percezione che aveva di se stesso non coincideva pi\u00f9 con quella che avevano gli altri. Il normalissimo s\u00e9 altro non era che un personaggio, un tipo strano. Della pioggia di queste immagini che gli piovve addosso non credo si senta ancora asciutto, ma riusc\u00ec comunque a fissare alcuni punti. Sbagliava lui, o era il mondo che non lo capiva? Sfido chiunque a negare di essersi mai posto un interrogativo del genere. Bene, nel suo caso, era lui a sbagliarsi. In effetti, nel mondo che si era costruito attorno non poteva che essere lui stesso, il paradigma della normalit\u00e0. Evidentemente non era cos\u00ec normale. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Ora, sebbene questi possano sembrare i deliri di un qualunque uomo di questo mondo, piccoli e molto comuni, P riflett\u00e9 molto sulle enormi conseguenze di un pensiero cos\u00ec piccolo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Forse sono gi\u00e0 finito a parlare della seconda vita, ma prover\u00f2 a ripartire dallo stesso punto, la memoria. La lunga storia delle stronzate che gli passarono per la testa, a differenza del resto, la ricordava perfettamente. Non ricordava i cartoni che aveva guardato, ma dei pensieri e delle fantasie che ne erano scaturiti potrebbe scriverne un archivio dettagliato. Del divorzio dei suoi genitori ad esempio non ricordava quasi niente, ma ricordava di aver cominciato a temere la solitudine e l&#8217;abbandono. Dei natali passati con la famiglia della madre avrebbe potuto farne un quadro, un&#8217;immagine stampata di luoghi comuni tanto faticava a trovare anche solo degli aneddoti da raccontare; ciononostante poteva affermare con assoluta certezza che gli avevano fatto iniziare a far pensare alla morte. Come se l&#8217;alone di tutti i morti precoci della famiglia gli avesse fatto percepire come necessario prepararsi da subito all&#8217;eventualit\u00e0. A 12 anni cominci\u00f2 a prepararsi ad una morte precoce. E se per anni ci rise su, cinicamente, adesso si rendeva conto che, forse e solo forse, potrebbe questa essere stata una delle cause della sua totale incostanza e incapacit\u00e0 di progettare. Pensava a quanto dei rituali natalizi presi con leggerezza avevano potuto marchiarlo. Non li avrebbe mai perdonati.<\/span><\/p>\n<p>\u2026<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">.e giusto mentre rifletteva della morte un pensiero lo affascinava&#8230; se davvero era pronto, se davvero, come credeva, aveva pi\u00f9 paura di un calabrone che della morte, perch\u00e9 non uccidersi? Perch\u00e9 non uccidere almeno una parte di se stesso? Sapeva da sempre di vivere due vite, e che una lo dominava quindi&#8230;in fin dei conti privarsi della vita metafisica sarebbe potuto equivalere a un tirannicidio? Spezzare il dominio e liberarsi?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">SECONDA ILLUMINAZIONE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">(10 novembre)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Equilibrio. Era questa la parola chiave. Credeva bisognasse sempre trovarlo, cercarlo, anche perderlo ma ricercarlo, subito dopo. Faceva davvero fatica a definirsi, ad accettare di vedere le cose da un solo punto di vista. Ogni volta, ogni cosa, ogni scelta gli appariva differente in base al momento in cui la sua riflessione ci si soffermava. Era quindi schizofrenico? O aveva un disturbo della personalit\u00e0? A volte il dubbio gli era venuto. Altre gli bastava guardarsi intorno per percepire un empatia debordante, spesso muta, non articolata in parole, ma sempre presente. E quindi non era il solo. C&#8217;erano tantissimi schizofrenici disturbati o semplicemente tutti, in qualche forma, percepivano questa molteplicit\u00e0 di sensi nella propria vita? Gli sembrava molto pi\u00f9 ragionevole la seconda. Il buon senso, aveva letto una volta, non \u00e8 altro che un&#8217;interpretazione di un processo attraverso un punto di vista, un senso, unico e ben definito. E allora vaffanculo al buon senso! Al diavolo, perch\u00e9 avrebbe dovuto complicare ancora di pi\u00f9 la sua gi\u00e0 complicata vita nello sforzo di adeguare la sua visione del mondo a un senso unico e ben definito, a un minimo comune denominatore del tutto irrealistico. La molteplicit\u00e0 dei sensi, e l&#8217;accettazione dell&#8217;inevitabilit\u00e0 di questa, era finalmente l&#8217;unico modo per concepire delle categorie, per farsi un&#8217;idea plausibile, si ripeteva. E questo andava portato all&#8217;estremo. Assumendo la molteplicit\u00e0 non avrebbe potuto non assumere la contraddittoriet\u00e0. Cio\u00e8 se sono cos\u00ec tanti, alcuni si scontreranno, pensava. Cos\u00ec, con un po&#8217; di presunzione e arroganza, che lo contraddistinguevano, arriv\u00f2 a pensare e capire delle cose di s\u00e9. C&#8217;erano stati momenti in cui la presunzione lo aveva sopraffatto tanto da sentirsi infallibile, e altri in cui aveva dubitato cos\u00ec fortemente di s\u00e9 da mettere in crisi qualunque cosa in cui avesse mai creduto. E allora perch\u00e9 un pensiero cos\u00ec contraddittorio avrebbe dovuto metterlo in difficolt\u00e0, generare paranoie quando poteva accettarlo, e concentrarsi sui risultati a cui questi opposti lo avevano condotto. Bene quindi, bene la presunzione a volte, se altrimenti sarebbe sprofondato nel sentirsi inutile; e ancora meglio la mancanza di autostima, se lo metteva in crisi e stemperava la presunzione del sentirsi meglio degli altri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Insomma, finalmente, sapeva cosa fare. Il problema non era zittire quella voce martellante che da sempre lo accompagnava; il problema era spezzare il ciclo e invertire il flusso. Cap\u00ec tutto d&#8217;un tratto che \u201csentirsi inadeguato e agire di conseguenza\u201d era l&#8217;anello da rompere e analizzare. Ok, la sensazione di inadeguatezza esisteva, ed era inestinguibile certamente nella temporalit\u00e0 dell&#8217;oggi e del domani; ma mai si era soffermato sui grandi Perch\u00e9. Non i propri, non quelli che necessitano di una intensa attivit\u00e0 introspettiva per essere compresi, bens\u00ec quelli tutto intorno. I perch\u00e9 che valgono per tutti, che fanno sentire tutti inadeguati a qualcosa, indipendentemente dalla capacit\u00e0 di affrontarli portando a casa la vittoria. Leggeva il giornale, alla pagina dei fatti di cronaca, mentre questi pensieri affollavano la sua testa e una notizia lo colp\u00ec \u2013 possiamo affermare che la interpret\u00f2 come un segno messianico. Un giovane precario si era suicidato. E lo aveva fatto non prima di dare al mondo un calcio ben assestato nei testicoli \u2013 in forma di lettera. Non la depressione, o meglio si, anche quella, l&#8217;aveva spinto a tanto; ma la sua stessa vita quotidiana, fatta di quelle che a P parvero incredibilmente familiari umiliazioni e consuetudini. Ed ecco la Seconda Illuminazione: spodestare la vita metafisica dal dominio di s\u00e9. In termini pi\u00f9 chiari lo avrebbe detto in questo modo: basta paranoie su s\u00e9 stesso, bisognava spostare l&#8217;attenzione sui dove, sui come, sui \u201ccon chi\u201d. Non valeva pi\u00f9 la pena scervellarsi sulle proprie reazioni e rielaborazioni psichiche dei propri comportamenti o non comportamenti. Bisognava guardare pi\u00f9 a fondo nella direzione opposta. Che la solitudine dei tanti s\u00e9 stessi era stata il problema. Capire se ci\u00f2 che in maniera cos\u00ec complessa avveniva nella sua testa potesse trovare riscontro in qualcun altro, anche solo un po&#8217;. E cos\u00ec non ci volle molto prima che incontrasse delle persone con cui avrebbe avuto voglia di passare del tempo, altre di cui si sarebbe potuto innamorare, con cui avrebbe potuto parlare o giocare o scopare&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">TERZA ILLUMINAZIONE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Ora, da questa terza illuminazione ci si potrebbe forse aspettare un&#8217;inversione di tendenza; ma forse le aspettative potranno essere deluse.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Sarebbe facile farsi trasportare dai piaceri di questo climax della coscienza, e raccontare una storia di riscatto e riscoperta, di gioia di vivere, amori appassionati e delusioni che fanno crescere. Altrettanto lo sarebbe far riemergere il \u201cpazzo\u201d e giustificare i successivi avvenimenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Quello sguardo sul mondo, che aveva fatto aprire gli occhi a P, e lottare e guadagnarsi una vita migliore, era un avversario subdolo e paziente. Quello che della vita di P \u00e8 stato taciuto \u00e8 infatti molto; quello che la sua memoria ha scelto di oscurare sono oltre 40 anni di schiavit\u00f9 sotto forma di una vita di precariet\u00e0 profonda, esistenziale insicurezza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">40 anni sognando di fare cose mai fatte o un figlio o magari due, di avere il tempo di vivere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Perch\u00e9 P \u00e8 stato in qualche modo fortunato, ha visto un&#8217;altra possibilit\u00e0. Ma l&#8217;ha vista tardi, riflettendo sulle cose passate da un letto scomodo con le pareti bianche. E la cosa giusta da fare gli \u00e8 sembrata togliersi la vita, con l&#8217;orgoglio di non volere continuare a sprecarla, non potendo ormai cambiare le cose. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\">Ma P \u00e8 stato anche sfortunato, non perch\u00e9 qualche entit\u00e0 metafisica si sia accanita sul suo destino, ma perch\u00e9 non ha incontrato nessuno. Non ha incontrato nessuno per colpa sua, certamente non era il pi\u00f9 forte o il pi\u00f9 socievole degli esseri umani. Eppure io ero l\u00ec, ero talmente l\u00ec da aver potuto raccontare questa storia cos\u00ec dettagliatamente. Ero l\u00ec a essere d&#8217;accordo con i suoi deliri di inadeguatezza ed ero l\u00ec a guardarlo sprofondare. E sono qui, troppo tardi, a rendermi conto che siamo stati soli, pur essendo fianco a fianco.<\/span><\/p>\n<p><!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31362\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31362\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>4 ottobre 2049 P \u00e8 sempre stato considerato un bambino triste. Non sapeva con esattezza se lo fosse realmente, ma fu il mantra che accompagn\u00f2 la sua infanzia. Come anni dopo, a scuola, il ritornello \u201c\u00e8 bravo, ma non si impegna\u201d, risuon\u00f2 all&#8217;infinito; cos\u00ec parenti, amici, amici dei parenti, conoscenti collettivamente decisero (pare che da [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31362\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31362\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":13005,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-31362","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31362"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/13005"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31362"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31362\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31538,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31362\/revisions\/31538"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31362"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31362"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31362"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}