{"id":31296,"date":"2017-05-12T23:10:13","date_gmt":"2017-05-12T22:10:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31296"},"modified":"2017-05-16T16:36:37","modified_gmt":"2017-05-16T15:36:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-feu-de-paille-racconto-breve-per-violino-e-sax-di-les-ubu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31296","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Feu de paille (racconto breve per violino e sax)&#8221; di Les UBU"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Aveva sempre preferito i numeri pari. Quelli dispari gli davano un senso di disagio, come se guardasse un orizzonte inclinato. I numeri primi, poi, gli trasmettevano incertezza, non si facevano imbrigliare, sembravano sfuggire continuamente al suo controllo. Eppure la matematica era la sua passione fin dall\u2019infanzia: tutto, infine, andava al suo posto; bastava un po\u2019 di attenzione e si arrivava ad un risultato certo, inconfutabile, indiscutibile. C\u2019era un mondo, in quei numeri, in cui regnava un ordine che non si poteva sovvertire; non era come quello che lo circondava nella sua quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p>Inge lesse e rilesse, dubbiosa,\u00a0\u00a0quanto aveva scritto con il consueto impeto. Come se fosse stata\u00a0\u00a0preda di una sorta di rapimento mistico che la coglieva ogni volta che iniziava a scrivere un nuovo racconto, \u00a0anche questa volta aveva lasciato scorrere i pensieri \u00a0e, velocemente, la trama si era dipanata , scorrendo con fluidit\u00e0. Quasi come se il racconto avesse una propria vita e si servisse delle sue mani per esistere. Sobbalz\u00f2 quando sent\u00ec il rumore di passi dietro di lei e, frettolosamente, chiuse con una mano il pc mentre, assorta ancora nei suoi pensieri, si avvi\u00f2 svogliatamente a preparare la cena. Forse un giorno avrebbe dovuto scrivere un libro di ricette, chiss\u00e0!\u00a0 Magari avrebbe ottenuto pi\u00f9 successo. Il mondo sembrava impazzire per cuochi e pasticceri, nonostante la dilagante mania per le diete e i cibi salutari.. bah! detestava queste contraddizioni dei tempi moderni. Del resto i suoi capelli d&#8217;argento non potevano mentire&#8230;<\/p>\n<p>Finiti i suoi compiti casalinghi, si ritir\u00f2, in religioso silenzio, accese il computer e, dopo aver socchiuso gli occhi per un istante, lasciando fluire i pensieri e l&#8217;immaginazione, cominci\u00f2 a digitare avidamente un nuovo capitolo\u2026<\/p>\n<p>Da piccolo, quando la tensione era particolarmente alta in famiglia, si metteva a fare operazioni complicate, moltiplicazioni impegnative che poi verificava con la prova del\u00a0\u00a09. La prova del 9 aveva qualcosa di magico per lui. Da essa dipendeva il suo umore: un risultato perfetto era il premio alla sua fatica e la certificazione che tutto andava bene, nonostante tutto. Gli errori, pochi in verit\u00e0, gli causavano invece nervosismo, inquietudine e non aveva pace finch\u00e8 una serie assai lunga di successi non gli facevano dimenticare il suo unico errore.\u00a0Il suo rapporto con l\u2019altro sesso, durante gli anni dell\u2019adolescenza e della giovinezza e poi durante gli studi universitari, si poteva definire contrastato. Il suo atteggiamento serio e riservato, l\u2019uso essenziale della parola,\u00a0\u00a0creavano un certo alone di mistero che incuriosiva le ragazze. Ebbe alcune relazioni con compagne di studio, ma senza mai trovare un coinvolgimento emotivo completo, anzi, quando si accorgeva che il rapporto tendeva a farsi troppo serio e impegnativo, faceva il possibile per troncare la relazione, a volte anche in modo brusco. Talvolta erano piccoli dettagli che lo spingevano verso la fine di una storia. Potevano essere, talvolta, due occhi truccati in modo leggermente diverso l\u2019uno dall\u2019altro, o un filo di rossetto che da un lato debordava dalla linea giusta; tutti elementi che toglievano simmetria al volto e che gli davano un fastidio fisico.<\/p>\n<p>Le mani continuavano a scorrere velocemente sulla tastiera, quasi come se non riuscissero a tenere il ritmo dei suo pensieri, dei suoi ricordi che, silenziosamente,\u00a0 trovarono spazio nelle pagine del racconto che stava scrivendo.<\/p>\n<p>Buss\u00f2 timidamente alla porta. Un\u2019 eco gentile si propag\u00f2 nell&#8217;aria fragrante del suo profumo fiorito. Nessuna risposta. Il bussare si fece allora pi\u00f9 vigoroso fino a che lei non sent\u00ec il lento passo strascicato dell&#8217;uomo che le avrebbe aperto. All&#8217;apertura, i vecchi cardini cigolarono fastidiosamente mentre l&#8217;aria stantia si mescol\u00f2 con la freschezza dell&#8217;aroma fiorito creando una improbabile nuova essenza.<\/p>\n<p>&#8220;Buonasera signora Inge&#8221;, le alit\u00f2 l&#8217;uomo, &#8220;entri, la stavamo aspettando\u201d.<br \/>\nCamminava cercando di non fare rumore, detestava\u00a0\u00a0sentire il rumore di tacchi, per questo, per l&#8217;occasione, aveva scelto delle comode scarpe dalla suola in gomma. Vecchie, comode scarpe che l&#8217;avevano servita a dovere tante volte. Incredibile quante storie potrebbero raccontare delle scarpe usate, se potessero. Ad uno sguardo attento, potrebbero rivelare molto di chi le indossa. Era divenuta per lei una sorta di fissazione; a volte cercava di intuire la vita delle persone solo osservandone le scarpe.\u00a0Per questo, \u00a0ancora prima di stringere la mano all&#8217;uomo che le si present\u00f2 davanti, dette un&#8217;occhiata inquisitoria proprio alle sue estremit\u00e0. Calzava dei mocassini di pelle morbida, marrone. Sottili pelucchi adagiati qua e l\u00e0 sulla tomaia, rivelavano una recente spazzolatura e lucidatura a mano. Di sicuro aveva una moglie premurosa.<\/p>\n<p>\u201cBuonasera \u2026 dottor &#8230; Jorge?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSono la signora Inge Walden\u201d. L&#8217; uomo, discretamente, le dette una frettolosa \u00a0stretta di mano di circostanza\u00a0 e la invit\u00f2 a sedere.<br \/>\n&#8220;Mike &#8221; &#8211; disse con voce un po&#8217; grave -, \u201cporta qui i documenti per la Signora\u201d. La sedia cigol\u00f2 debolmente sotto il suo peso leggero e, a quel punto, si sent\u00ec pronta a domandare il motivo di quella convocazione; c\u2019era qualcosa di sinistro nell\u2019aria.<br \/>\n&#8220;Signora lei conosce il sig. Hans Jansen?&#8221;<br \/>\nInge impallid\u00ec, deglut\u00ec\u00a0\u00a0e rispose:\u00a0\u00a0&#8220;Hans Jansen il matematico?&#8221;<br \/>\n&#8220;Si, lui&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo che lo conosco\u201d, rispose ostentando una innaturale sicurezza, &#8221; \u00e8 il mio ex marito. Ma sono anni che non ho pi\u00f9 sue notizie. Adesso vuol dirmi perch\u00e9 sono qui?&#8221;<br \/>\n&#8220;Vede Signora Inge, Hans , il sig. Jansen, era un mio buon amico, e ha lasciato questa lettera per lei.&#8221;<\/p>\n<p>Come un cavallo colpito da una frustata improvvisa, la sua mente galoppo&#8217; veloce \u2026 e con un filo di voce disse: &#8220;Perch\u00e9 mi ha detto che Hans era un suo buon amico?&#8221;<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9, signora, il vecchio Hans Jansen se n\u2019\u00e8 andato una settimana fa&#8221;.<br \/>\nGelo. Improvvisamente un gran freddo si impadron\u00ec del suo corpo, del suo stomaco e della sua anima. Hans, il suo Hans, morto!<\/p>\n<p>Certo erano molti anni che non aveva pi\u00f9 sue notizie, anzi, aveva accuratamente cercato di non averne. Capitolo chiuso, si era detta. Punto e a capo. Forse, col tempo, avrebbe scritto un romanzo su di lui, sulla loro storia. Forse. Ma a chi sarebbe mai interessata? E come aveva potuto pensare di innamorarsi di un uomo cos\u00ec metodicamente imbarazzante, con la testa sempre presa dai suoi numeri&#8230; i suoi odiosi numeri. Lei che amava cos\u00ec profondamente l&#8217;imprevisto, che era curiosa della vita e che vedeva nelle lettere,\u00a0\u00a0gli strumenti pi\u00f9 preziosi per esprimere la sua libert\u00e0.<br \/>\nStrano, si rese conto solo in quel momento di quanto il &#8220;suo metodico Hans&#8221;, contribuisse al suo equilibrio. Certo non lo vedeva, non lo sentiva, non sapeva se si fosse o meno rifatto una vita dopo il naufragio del loro breve ma intenso matrimonio, \u00a0Hans per lei, era sempre presente nonostante la sua assenza.<\/p>\n<p>\u201cInge, si sente bene? Vuole una tazza di t\u00e8 caldo? Un caff\u00e8 magari..&#8221;<br \/>\n&#8220;Grazie, sto bene&#8221;, disse appena il sangue ricominci\u00f2&#8217; a scorrerle nelle vene, pompato da un cuore che sembrava impazzito.<br \/>\n&#8220;Ha detto che Hans ha lasciato una lettera per me? &#8221;<br \/>\n&#8220;Si, eccola&#8221; . Le porse, con un incomprensibile sorriso,\u00a0 una busta bianca, leggera, \u00a0con il bordo a strisce colorate, di quelle che si usano per la posta aerea . Nell\u2019 indirizzo c&#8217;era scritto: per la Signora Inge Walden Jansen da consegnare Sue proprie mani dopo mia dipartita. Certo, non poteva essere stata scritta da altri che da lui.<\/p>\n<p>Fu un lunghissimo attimo. Prese quella lettera e la mise nella tasca del suo cappotto, cos\u00ec, come si fa per le cose non particolarmente importanti. Decisa a non leggerne mai il contenuto. Ma la sua mano, ficcata dentro le tasca per il gran freddo, continuava incessantemente ad accarezzarla.<\/p>\n<p>Sembrava un giorno come gli altri, ma quel giorno irruppero nella sua vita l&#8217;asimmetria e il disordine. Si era fermato per far colazione al caff\u00e8 di Peter, vicino alla facolt\u00e0 in cui insegnava e stava sfogliando, senza particolare interesse, un quotidiano che era sul tavolo. Non era attratto dalle notizie di quella pagina. Aveva invece notato che nei vari articoli della pagina stessa si parlava dell&#8217;incidente fra 2 tir, dell&#8217;articolo 7 della nuova legge sulla scuola, del ponte festivo di 3 giorni, dell&#8217;apertura di 2 nuove stazioni della metropolitana e delle 5 vittime di un&#8217;esplosione dovuta al gas: curiosamente il totale di quei numeri era 19, il numero della pagina stessa. Un numero primo! Non era un buon segno.\u00a0\u00a0Stava per accingersi a scorrere la pagina 20 per vedere se il fenomeno potesse ripetersi ancora, quando \u2026<\/p>\n<p>Era uscita scendendo rapidamente le scale.\u00a0 Desiderava allontanarsi prima possibile \u00a0da quella gelida situazione per rimanere sola con i suoi pensieri. Si sentiva come stordita, camminando fra gente sconosciuta. Aveva la stessa sensazione che si prova quando, dopo una copiosa nevicata, i rumori giungono ovattati alle nostre orecchie. Non voleva piangere, ma sentiva una tristezza incontenibile, si sentiva abbandonata, tradita\u00a0\u00a0dalla vita.<br \/>\nS\u00ec, anche in questo l&#8217;aveva delusa: era o non era lei che avrebbe dovuto andarsene per prima?<\/p>\n<p>Cerc\u00f2 conforto nel tepore di un piccolo bar nel quale entrambi, molto tempo prima, si erano conosciuti. La vecchia scritta &#8220;Da Peter&#8221; non era mai cambiata; \u00a0anzi, i gestori che negli anni si erano alternati, l&#8217;avevano conservata gelosamente , quale baluardo di un epoca in cui ancora gli studenti si trovavano per parlare insieme e amoreggiare tra i tavolini. Un&#8217;insegna vintage, si direbbe. A parte l&#8217; insegna, niente all&#8217;interno era rimasto dei vecchi arredi: \u201cDa Peter\u201d, era un piccolo e moderno internet \u00a0cafe&#8217;. Comunque il locale era \u00a0accogliente e \u00a0servivano un buon caff\u00e8.<\/p>\n<p>I ricordi si affollarono nella sua mente. Il loro primo incontro, avvenne proprio l\u00ec. Esattamente nel punto in cui si era seduta.\u00a0Hans era seduto e aveva lo sguardo fisso sulla pagina 19 del giornale. L&#8217;aveva incuriosita, quell&#8217;uomo. Voleva sbirciare quella pagina che, a prima vista, non sembrava avere alcuna notizia di particolare interesse. Fece per allungare lo sguardo quando,<br \/>\nmaldestramente, rovesci\u00f2 il suo caff\u00e8, proprio l\u00ec. La pagina 19 era irrimediabilmente rovinata. Illeggibile&#8230;<\/p>\n<p>Aveva percepito che qualcuno si era seduto al bancone del bar, accanto a lui e che aveva ordinato qualcosa: una voce di donna, flebile ma decisa, ma non aveva alzato lo sguardo da quel giornale. Fu un attimo: si vide arrivare il contenuto di una tazza di caff\u00e8 che si riverso\u2019, come un torrente in piena, sulla sua pagina di giornale e sui suoi pantaloni. La proprietaria di quella flebile voce,\u00a0 in un gesto maldestro, \u00a0aveva rovesciato la tazza di caff\u00e8 che le era stata appena portata. Entrambi erano balzati in piedi. Lui la guardava ammutolito, mentre lei ripeteva &#8220;mi scusi, mi scusi, mi scusi &#8230;&#8221;. Il suo viso costernato ebbe improvvisamente un sussulto, soffocando a malapena una risata incontenibile che sgorg\u00f2 poi senza pi\u00f9 freni, mentre continuava a ripetere &#8220;mi scusi, non volevo &#8230;&#8221; si scusava e rideva. Lui, irritato, sollev\u00f2 lo sguardo dai suoi pantaloni macchiati e finalmente la guard\u00f2. Fu in grado solo di dire, con un filo di voce: &#8220;no, niente&#8230;&#8221; Era rimasto inchiodato a quel viso. I suoi capelli erano raccolti in una specie di basco di lana lavorata molto grossolanamente, lasciando completamente libero l&#8217;ovale del viso e il collo, ma quello che lo aveva stordito erano gli occhi. Un ciuffo di capelli biondi usciva da quell\u2019eccentrico copricapo e andava a coprire parzialmente l&#8217;occhio sinistro, attribuendo una certa asimmetria al volto, cosa che in altre circostanze gli avrebbe causato nervosismo e disappunto. Lei lo guardava con il viso leggermente abbassato ma con gli occhi dritti nei suoi, scintillanti come due lame di coltello, taglienti come rasoi. Lui ebbe appena il fiato di balbettare &#8220;mi hanno detto che il caff\u00e8 non macchia&#8230;&#8221; &#8220;Speriamo&#8221; disse lei &#8220;non vorrei averle combinato un guaio&#8221;. Non poteva congedarla cos\u00ec, lo sapeva. In una frazione di secondo realizz\u00f2 che qualcosa doveva inventare e si ricord\u00f2 che all&#8217;occorrenza sapeva anche essere spiritoso e cos\u00ec le disse con un tono fra lo scherzoso e il grave: &#8220;Signorina, se questi pantaloni non ce la dovessero fare a superare il trauma, lei me ne dovr\u00e0 rendere conto. Mi lasci il suo numero di telefono e la informer\u00f2 quanto prima del loro stato di salute&#8221;. Lei sorrise e cominci\u00f2\u2019 a rovistare \u00a0affannosamente nella sua borsa, in modo disordinato e convulso; poi, stizzita,\u00a0 la \u00a0vuot\u00f2 del contenuto sul bancone e, finalmente, ne trasse una penna con cui scrisse un numero su una piccola zona di quella pagina di giornale, rimasta pulita.<\/p>\n<p>Questo ricordo aveva fatto irruzione prepotentemente\u00a0 nella sua tristezza, facendola aprire, ancora una volta in un sorriso fuori contesto. Come sempre, \u00a0le capitava \u00a0in certi frangenti imbarazzanti, aveva cominciato a ridere, ridere fino alle lacrime, senza freni. E tanto pi\u00f9 incrociava quello sguardo misto tra disappunto e una certa strana dolcezza e pi\u00f9 rideva, fino al punto in cui si era creata un&#8217;atmosfera surreale,\u00a0\u00a0quasi una certa intimit\u00e0 con l&#8217;uomo che fino a pochi attimi prima le era sconosciuto.<\/p>\n<p>Per quello aveva trovato assolutamente naturale dargli il suo numero di telefono, dando inizio cos\u00ec, inconsapevolmente, al loro percorso di vita insieme.<\/p>\n<p>Dopo che se ne era andata, lesse quel numero: 5337257. Tutti\u00a0 numeri primi! In altri momenti gli sarebbe stato sufficiente per rovinare una giornata, ma quella volta no; anzi, sorrise. Aveva in mente soltanto quel viso e quegli occhi, quella risata incontrollabile, fino alle lacrime: quella ragazza era un concentrato di vitalit\u00e0, di energia, passione ed era tutto l\u00ec, contenuto in quel lampo degli occhi. Era una sensazione nuova per lui.<\/p>\n<p>Inge, fin\u00ec di bere il suo caff\u00e8 che ormai si era raffreddato e, lentamente, \u00a0immersa nei suoi pensieri, si avvi\u00f2 verso casa.<\/p>\n<p>Come spesso succede, con \u00a0il passare degli anni, \u00a0aveva conservato solo i ricordi migliori. Non trovava giusto occupare la sua memoria gi\u00e0 colma di tanta vita vissuta, con rancori, delusioni, amarezze. Una volta aveva sentito una frase che aveva lasciato su di lei un forte imprinting: &#8220;devi imparare a scegliere i tuoi pensieri allo stesso modo in cui scegli i tuoi vestiti ogni giorno&#8221;. Questo era diventato il suo mantra personale e se, in certi momenti, avrebbe solo indossato abiti scuri (e il suo armadio parlava chiaramente di questo) con il tempo, aggiungendo un accessorio alla volta, era riuscita a colorare il suo guardaroba, i suoi pensieri, la sua vita.<\/p>\n<p>No, non avrebbe aperto la lettera. Non subito almeno. Moriva dal desiderio di farlo, ma aveva una gran paura di riaprire vecchi ricordi,\u00a0\u00a0che avrebbero bruciato come\u00a0\u00a0sale sulle ferite.<\/p>\n<p>Cosa non aveva funzionato? Quanto era dipeso da lei? Cosa avrebbe potuto e dovuto fare per evitare la fine di un rapporto nato cos\u00ec spontaneamente, fra persone profondamente diverse (o forse profondamente uguali) e che paradossalmente risuonavano \u00a0della stessa melodia, anche se \u00a0prodotta con strumenti cos\u00ec diversi? Nei momenti migliori , amavano definirsi &#8220;l&#8217;orchestrina&#8221;. Un sax profondo, affascinante col \u00a0suo suono caldo e avvolgente, rassicurante, \u00a0quasi umanizzato, e un delicato violino che poteva produrre suoni meravigliosi e struggenti , come pure cacofonici stridii.<\/p>\n<p>L&#8217;energia. Ecco il risultato delle sue analisi. O meglio la mancanza di energia percepita. Lei\u00a0\u00a0cos\u00ec attiva, curiosa, indomita, gli avrebbe perdonato di tutto, ma non la mancanza di energia. A volte si era sentita tirare in basso, sprofondare nelle sabbie mobili della indifferenza che spesso Hans sembrava riservarle. Come un naufrago che cerca disperatamente di lanciare segnali di fumo per mandare il suo SOS\u00a0\u00a0ad un improbabile aereo\u00a0\u00a0che vola ad alta quota, si era trovata l\u00ec, delusa e soprattutto immobile. No. L&#8217;immobilit\u00e0&#8217; non faceva per lei. Fanculo lui, i suoi dannati numeri, i suoi caff\u00e8 sempre alla stessa ora, le sue passeggiate, sempre quelle, le frasi che poteva recitare a memoria ogni volta che si verificava lo stesso evento.<\/p>\n<p>No, non avrebbe mai aperto quella dannatissima lettera. Anzi, l&#8217;avrebbe gettata. Ecco cosa avrebbe fatto. Forse.<\/p>\n<p>Guard\u00f2 l&#8217;orologio e solo allora si rese conto di quanto fosse tardi. Perdeva sempre la cognizione del tempo quando metteva &#8220;le ali alla sua penna&#8221;. Non voleva decidere un finale della storia: qualsiasi idea le sembrava aggiungere banalit\u00e0, togliere forza al racconto. Chiss\u00e0 se il suo editore sarebbe stato soddisfatto. Tutto sommato non le importava granch\u00e8. Spense il p.c. e ancora\u00a0 piena di quella storia, la sua storia che, finalmente, si era decisa di raccontare. And\u00f2 nella camera da letto e, silenziosamente, si rifugi\u00f2 nel caldo abbraccio del suo Hans.<\/p>\n<p>Non aveva mai buttato quel cappotto che custodiva gelosamente in una delle sue\u00a0 tasche, \u00a0una busta leggera ingiallita dal tempo. \u00a0Vuota.<\/p>\n<p>Alla fine aveva ceduto alla curiosit\u00e0, fortunatamente in tempo per utilizzare quel biglietto e assistere al concerto per sax e violino dove l\u2019armonia del brano \u201cFeu de paille\u201d li aveva riuniti per la vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31296\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31296\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aveva sempre preferito i numeri pari. Quelli dispari gli davano un senso di disagio, come se guardasse un orizzonte inclinato. I numeri primi, poi, gli trasmettevano incertezza, non si facevano imbrigliare, sembravano sfuggire continuamente al suo controllo. Eppure la matematica era la sua passione fin dall\u2019infanzia: tutto, infine, andava al suo posto; bastava un po\u2019 [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31296\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31296\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":12975,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-31296","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31296"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/12975"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31296"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31296\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31514,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31296\/revisions\/31514"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31296"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31296"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31296"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}