{"id":31269,"date":"2017-05-12T19:06:04","date_gmt":"2017-05-12T18:06:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31269"},"modified":"2017-05-12T19:06:04","modified_gmt":"2017-05-12T18:06:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-di-sabato-sera-di-fiorella-corrado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31269","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Di sabato sera&#8221; di Fiorella Corrado"},"content":{"rendered":"<p>Lo guardai scendere dal taxi, pagare e percorrere la strada a piedi fino al civico di casa mia. Da sopra aprii il portone per non sentirne la voce attraverso il citofono. Calcolai i minuti che avrebbe impiegato salendo le tre rampe di scale, e attesi. Non ci vedevamo da parecchi mesi e, considerati gli incontri precedenti, ero decisa a fare del mio meglio per evitare di aggiungere un\u2019altra pagina nefasta all\u2019album della nostra storia. Avevo provveduto in anticipo alla spesa e acquistato cose che potevano essere di suo gradimento. Oltre a un DVD e una bottiglia di vino rosso. Mi guardai allo specchio ancora una volta e lo sentii bussare. Dal primo al secondo squillo trascorse un po\u2019, forse un minuto. Lo stesso tempo che percorsi io passando dall\u2019eccitazione ad un risentimento, il solito, che oramai non stentavo pi\u00f9 a riconoscere. Mi precipitai alla finestra. Il cielo era azzurro pastello con sfumature rigonfie di un grigio rossastro pi\u00f9 intense all\u2019orizzonte: sembravano criniere di leoni dormienti pronti a svegliarsi da un momento all\u2019altro. &lt;&lt;Pensavo di non trovarti in casa&gt;&gt;, disse lui quando aprii la porta. &lt;&lt;Mi pare avessimo un appuntamento&gt;&gt;, feci io. Avvertii subito l\u2019entit\u00e0 della mia ambivalenza. Non capivo cosa mi rendesse tanto irritabile quando non ce n\u2019era motivo. Mi dispiaceva talvolta, come adesso che mi abbracci\u00f2 e sorrise. Il viso cereo e i capelli radi gli restituivano un\u2019aria un po\u2019 trascurata. Gli presi la giacca. Emanava l\u2019odore tipico di certi uomini a cui manca una moglie: era impregnata di puzza. Feci segno di lasciarla l\u00ec nell\u2019ingresso insieme al borsone. Annu\u00ec e tolse via una bottiglietta d\u2019acqua e poi qualcosa di infiocchettato che aveva tutta l\u2018aria di un regalo. &lt;&lt; E\u2019 per te. Per il tuo compleanno&gt;&gt;, disse. Risposi che era in anticipo. Oppure in ritardo di un anno.<\/p>\n<p>Ci accomodammo in cucina. La camera da letto era troppo intima e il salone, un interregno a volte utile, non era contemplato in quei quaranta metri scarsi di casa. Ripensai alla solenne formalit\u00e0 della sala da pranzo nella casa dove un tempo abitavamo tutti insieme: la televisione accesa in sottofondo come a confondere gli umori, una portata servita dopo l\u2019altra per la paura che il tempo da condividere durasse troppo. Mi parve un\u2019era lontana. &lt;&lt;Come stai?&gt;&gt;, mi chiese. Sedevamo in divano, ai due lati opposti. C\u2019era un sorriso tenero nell\u2019insistenza con cui mi scrutava, come a cercare tracce di un antico candore. Mentre allung\u00f2 la mano verso le mie sentii contrarre i muscoli della faccia. Feci fatica a rispondere. Mi alzai e dissi: &lt;&lt; Vuoi qualcosa da bere?&gt;&gt;. Nel frigo giacevano in fila una coca cola, un succo all\u2019arancio, una confezione di caff\u00e8. Richiusi lo sportello e aggiunsi di avere solo dell\u2019acqua. <em>A Roma beviamo quella del rubinetto<\/em>. Rispose che andava bene cos\u00ec. Erano esattamente le dieci e mancava ancora tanto alla fine della giornata. Maledii il mio senso del dovere filiale. Avrei potuto dirgli di no, d\u2019altronde mio padre ne aveva detti tanti.<\/p>\n<p>Fuori il tempo si era messo brutto e sentivo la pioggia battere alle finestre. Mi rassegnai all\u2019idea di noi due soli e allo sforzo che questo avrebbe comportato. Dissi con un\u2019aria spiritosa e al tempo stesso malevola: &lt;&lt;Gradisci le lasagne? Le ho fatte con le mie mani&gt;&gt;, e le sventolai all\u2019aria con una risata tirata dietro cui cercai di nascondere ogni cosa. Cap\u00ec il mio imbarazzo, perch\u00e9 sorrise. Ritorn\u00f2 a parlare per chiedermi del bagno. Lo fece con una discrezione tale, la voce sommessa e il tono gentile di un ospite, che mi fer\u00ec e irrit\u00f2 al tempo stesso. Sembrava diverso dall\u2019uomo che era. Ripensai alle tante volte a casa. Le urla e i litigi. La prevaricazione. Anche allora c\u2019era un unico bagno. Lo sentii tirare lo scarico e lavarsi le mani. Quando usc\u00ec notai la luce dentro accesa, come accadeva un tempo. Pensai che forse, in fondo, non era cambiato poi tanto. &lt;&lt;Ho preso un DVD&gt;&gt;, feci risistemando la toilette. Annu\u00ec, ma si capiva avesse piuttosto voglia di parlare. Fu poco dopo che mi chiese se frequentavo qualcuno. Sentii nuovamente un sussulto rabbioso salire a fiotti. Cercai nella stanza qualcosa che mi distraesse e risposi: &lt;&lt;Gli uomini sono i benvenuti nella mia vita, ma non sono indispensabili&gt;&gt;. La voce rauca mi diede la sensazione di essere nuda. Cosa voleva? Mi pass\u00f2 davanti la lista di cose ormai fuori dalla sua cognizione: se la vita mi andava bene come ogni padre si augura; se ero felice; se gli uomini incontrati mi avevano reso tale; se mai sarebbe diventato nonno. Lo guardavo silente e provavo fastidio. In tutti quegli anni successivi alla separazione, quando le strade di ognuno avevano preso direzioni diverse, lo pensavo ad immaginarmi nelle mie giornate da donna. Il lavoro, le amiche, il saluto di un uomo. Avevo trent\u2019anni e ancora ignorava che fumavo. &lt;&lt; Ho gi\u00e0 abbastanza problemi senza che tu ti intrometta&gt;&gt;, lo dissi e me ne pentii quasi subito. Il tono pietoso da amante ferita aveva permesso che dalla falla che io stessa mi ero procurata l\u2019acqua cominciasse ad entrare anche molto rapidamente. Si era fatta lentamente ora di pranzo. Lasciai che il DVD scorresse con le prime scene della <em>Grande Bellezza<\/em>.<\/p>\n<p>Gli davo le spalle mentre preparavo da mangiare. Si propose di darmi un aiuto. Dissi di no, senza voltarmi. Versai del sugo in una pentola mentre con un coltello tagliai a fettine il formaggio. Gliene offrii uno spicchio. Lui si era messo comodo. Mangi\u00f2 con voracit\u00e0 e me ne chiese ancora. Sfogliava un giornale, una copia impolverata di qualche settimana prima. In quel silenzio asfissiante in cui eravamo piombati c\u2019era solo il suo lento e sonoro masticare a scandire i secondi. Come un vecchio dromedario se ne stava seduto alla stessa maniera di sempre. E aspettava, sicuro che qualcuno avrebbe pensato a lui. Quel qualcuno un tempo era lei. Io la vedevo: anche quando guardava il televisore era l\u00ec con la sensazione perenne di doversi affrettare. Mi sentii d\u2019improvviso intrappolata in un groviglio mortale di accuse e risentimenti. Mia madre si era caricata di un peso gravoso e tutti noi, lui per primo, avevamo lasciato che fosse lei la sola a portarlo. Lasciai l\u2019acqua bollire e mi spostai nel bagno. Chiusi la porta con forza, volutamente. Mi misi seduta sul coperchio del water e respirai a lungo, profondamente. Rimasi dentro parecchio. Uscendo, sperai in un qualcosa. Non so bene. Avrebbe potuto scolare la pasta che si rivoltava rumorosamente nella pentola. Prendere le posate, apparecchiare la tavola. Spingere stop sul display del DVD. Forse non sarebbe bastato tutto o una sola cosa di queste a ridarmi speranza, ma vederlo nuovamente inchiodato ad una lettura qualsiasi mi provoc\u00f2 una strana reazione. <em>L\u2019inutilit\u00e0 di certi maschi<\/em>. Ero pi\u00f9 simile a mia madre di quanto pensassi: non veniva forse da lei la mia smania di bastare a me stessa? La pasta era scotta. Ne riempii un piatto e lo lasciai sulla tavola. &lt;&lt; Se vuoi \u00e8 pronto &gt;&gt;, dissi. Ritornai al lavello e insaponai le pentole. &lt;&lt; Non troverai mai un uomo cos\u00ec facendo &gt;&gt;, ribatt\u00e9 lui. Non gradii. Se era un modo per invogliarmi a parlare di certo non era quella la strada giusta. Poco dopo dissi: &lt;&lt;Credi che tutti abbiano un problema eccetto te&gt;&gt;. Con le mani ancora bagnate alzai il volume del televisore fino a coprire ogni altro rumore. Mentre il film scorreva rividi lo squallore di certi incontri romani e ripensai agli uomini che negli anni avevo trovato. Tutti uguali tranne che per la forma del cazzo. Fui ancora io a parlare. &lt;&lt; Adesso per favore mangia e poi vai via di qui&gt;&gt;, lo dissi con le lacrime agli occhi e lasciai che scorressero in abbondanza. Improvvisamente era tutto cos\u00ec ovvio. Improvvisamente eravamo tutti e due vicinissimi alla realt\u00e0 come mai prima d\u2019ora. Dovette calmarsi anche lui, gli si era stretta la gola. Si alz\u00f2, mi venne vicino. Cerc\u00f2 di abbracciarmi.\u00a0Nella stanza era calata la luce e un rombo di tuoni bassi e prolungati annunciava mal tempo nell\u2019aria. Oltre i vetri, in lontananza fitte di sole squarciavano la coltre nera del cielo. Rimase a guardarmi con un viso bianco e lungo. Mio padre aveva lasciato che io per prima mi perdessi nella mia libert\u00e0. Dopotutto la colpa era anche sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mise su dell\u2019acqua in un bollitore. Dal divano lo guardavo mentre apriva un cassetto dopo l\u2019altro in cerca di un infuso calmante. &lt;&lt; Non c\u2019\u00e8&gt;&gt;, gli feci. &lt;&lt;Come non c\u2019\u00e8?&gt;&gt;, disse lui alzando di poco la voce. Riconobbi il piglio di un tempo. &lt;&lt;Scherzavo&gt;&gt;, dissi e indicai con l\u2019indice l\u2019anta da aprire. Mi asciugai le lacrime. Sorrise anche lui. Poi bevemmo insieme una camomilla amara. Lo zucchero davvero non c\u2019era e in quel preciso momento mi resi conto che la mia casa era tutta congegnata per non averci dentro nessun altro oltre che me. Mi chiese di mia madre soffiando intorno all\u2019orlo della tazza. &lt;&lt;Come sta?&gt;&gt;, disse. Mi irrigidii. <em>Non saprei<\/em>. Era vero. Mi sembr\u00f2 di non averla mai conosciuta sul serio. Negli anni successivi al divorzio avevamo entrambe evitato accuratamente di indagare dietro la facciata di pietra che abilmente mostravamo. Ripensai al suo viso stanco. Le guance lievemente incavate gi\u00e0 ad inizio giornata, come chi era disposto a soffrire tutto il soffribile. Erano ancora le cose meno tangibili a parlarmi di lei. Una parola ambigua detta a me per vendicarsi di lui, un tono di voce che non ti aspetti, cos\u00ec carico di una insoddisfazione tramandata per generazioni. Un\u2019occhiata dura. La risata infantile al primo goccio di vino. Dall\u2019et\u00e0 di vent\u2019anni aveva condiviso con me una certa idea di uomo, tanto da separare il mondo in due precise categorie. Quelli come pap\u00e0, e poi tutti gli altri. Lui si toccava la barba fitta di bianco, in attesa di un cenno. Cosa era successo?\u00a0 Da dove veniva quell\u2019odio? Eppure, da piccola avevo amato di lui tutto quello che oggi disapprovavo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;Perch\u00e9 sei andato via?&gt;&gt;, dissi improvvisamente. la libert\u00e0 di cui si riempiva\u00a0la bocca non era forse un alibi per giustificare la fuga dalla monotona stanchezza del matrimonio?\u00a0\u00a0Sentivo la rabbia montarmi dentro.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;In qualche misura c&#8217;entri tu&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mi sentii avvampare. &lt;&lt;Non capisco&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt; Sono andato via quando ti ho lasciata libera di scegliere che vita fare, e tu hai scelto di andare&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;Stai dicendo che \u00e8 colpa mia&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;Sto dicendo che eri tu in un certo senso l\u2019asse su cui reggeva ogni cosa&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;Hai ci\u00f2 che volevi. Essere liberi equivale ad essere felici, non \u00e8 cos\u00ec? era per sentirmi dire esattamente il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;Essere liberi ti consente di scegliere&gt;&gt;, disse.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;Anche di fare la scelta sbagliata&gt;&gt;, feci io. Pagavo cara la mia libert\u00e0, portandomi addosso la paura mortale di fronte alla possibilit\u00e0 di poter fare ogni volta quel che volevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;La moltiplicazione delle possibilit\u00e0 ha in s\u00e9 il germe dell\u2019angoscia&gt;&gt;, sentenzi\u00f2 lui schiarendo la voce. Riconobbi il tono accademico e lo immaginai in una delle sue innumerevoli conferenze in giro per il mondo. Ripensai alle mie amiche di infanzia. Le sapevo serene nelle loro famiglie, legate agli stessi compagni di banco. Non erano forse pi\u00f9 felici di me?\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &lt;&lt;La comodit\u00e0 non sempre paga&gt;&gt;, disse accarezzandomi il capo. Poi si port\u00f2 una mano alla fronte, toss\u00ec nuovamente. Aveva due solchi scuri intorno agli occhi e il respiro pesante. &lt;&lt;Sono un po\u2019 stanco, \u00e8 ora che vada&gt;&gt;. Non volle misurarsi la febbre. Avrei continuato a consultarlo come si fa di fronte ad un oracolo. Ed ebbi voglia di un abbraccio, ma non lo chiesi. Guardai il pacchetto regalo in carta lucida rossa stretto in un fiocco di tessuto bianco. <em>Cara figlia. <\/em>Cominciavano tutte cos\u00ec le lettere che negli anni avevo ricevuto da lui e cestinato con la complicit\u00e0 di mia madre. Non so perch\u00e9 mi venne in mente in quel preciso momento.<\/p>\n<p>Era come se avesse intuito. Al telefono con tre sole parole riusc\u00ec a descrivere il suo ex marito nei suoi peggiori difetti. Emanava potere e ricatto affettivo. &lt;&lt; Non sta bene&gt;&gt;, le dissi. Quando le chiesi la macchina si propose di venire con noi. Arriv\u00f2 poco dopo. Si diedero la mano. Avevano tutta l\u2019aria di un agente immobiliare e il suo cliente: distanti ma consapevoli dell\u2019enormit\u00e0 di quanto c\u2019era stato da condividere. La sentii punzecchiarlo sulla giacca. &lt;&lt;E\u2019 un bel colore&gt;&gt;, disse. Tutto questo avvenne sul pianerottolo di casa mia. Una volta saliti in vettura avevamo camminato in direzione dell\u2019hotel dove alloggiava mio padre. Lei gli aveva chiesto l\u2019indirizzo e lui avanzando con la testa tra i due sedili aveva cercato di indicarle la strada. Da come non si era mossa per nulla capii che non accolse il gesto con particolare entusiasmo ma nemmeno si era presa la briga di ridicolizzarlo rimanendo zitta. Disse solo: &lt;&lt; Non c\u2019\u00e8 bisogno&gt;&gt;. Cos\u00ec aveva\u00a0 impostato i dati sul navigatore satellitare. Si era accesa una sigaretta e abbassato il finestrino. Era pieno inverno. L\u2019aria gelida aveva riempito la macchina e io sentii una moltitudine di pelucchi sulle braccia farsi dritti. Pensai a lui, ma non mi girai. Era poi cos\u00ec difficile dire a mia madre di chiudere il finestrino? Invece ero rimasta in silenzio e avevo continuato a voltargli le spalle. Avevamo camminato ancora una buona mezz\u2019ora immersi nel traffico del sabato sera.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31269\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31269\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo guardai scendere dal taxi, pagare e percorrere la strada a piedi fino al civico di casa mia. 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