{"id":31223,"date":"2017-05-12T17:56:02","date_gmt":"2017-05-12T16:56:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31223"},"modified":"2017-05-12T17:56:02","modified_gmt":"2017-05-12T16:56:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-eva-di-david-landi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31223","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Eva&#8221; di David Landi"},"content":{"rendered":"<p>Ero depresso. Avevo chiamato la mia depressione Eva. Ogni volta che uscivo me la portavo dietro e dovevo pagare anche per lei. Ci trascinavamo di bar in bar bevendo per ritrovare il sorriso, ma non ricordavamo in quale locale l\u2019avessimo lasciato.<\/p>\n<p>Eva era molto appiccicosa, mi stava sempre tra i piedi, ma nonostante il suo attaccamento, sono pure riuscito a tradirla. Avevo incontrato una bella tipa in un locale, Valeria, alta, castana, con le misure giuste e la risata facile. Avevo lasciato la mia depressione al bancone ed ero scomparso con lei. Era bella Valeria, con quel suo fisico morbido e infinito di cui avevo esplorato ogni virt\u00f9.<\/p>\n<p>Pensavo di essermi liberato di Eva, ma mi sbagliavo. Il giorno dopo qualcuno buss\u00f2 alla porta. Era di nuovo lei. La feci entrare e accomodare, sono un tipo gentile, io. Si sedette sul divano e inizi\u00f2 a piangere. Le appoggiai una mano sulla spalla. Ebbe un guizzo, poi fece un respiro profondo e mi guard\u00f2 con i suoi occhi velati dal tempo. Mi disse che mi perdonava e che non poteva lasciarmi andare.<\/p>\n<p>Avevo provato a ribattere, ma non ero riuscito a essere convincente. Non so resistere al fascino di una donna che piange.<\/p>\n<p>Solo una volta l\u2019ho trovata che flirtava con un altro. Quando la vidi, provai un\u2019intensa fitta allo stomaco. Avrei voluto attirare la sua attenzione, dire qualcosa, entrare nella conversazione, ma non lo feci. Avrei dovuto sentirmi meglio, era l\u2019occasione per liberarmi di lei, invece non provavo alcun sollievo. Eva era con un altro uomo dai tratti somatici inermi e sommessi.<\/p>\n<p>Restai immobile nella stanza fino a quando lei si volt\u00f2. Mi vide senza guardarmi e riconobbi, in quei suoi occhi lucidi, un accenno di sorriso. Mi fece segno di avvicinarmi e mi present\u00f2 il suo amico. Si chiamava Giorgio. Mi invit\u00f2 a sedermi, ma rifiutai. Dissi che dovevo andare e lasciai il locale. Mi gettai in strada e iniziai a vagare senza meta. Camminavo per le strade sconnesse della periferia dove i condomini a mattoni tutti uguali si sparpagliavano lungo le strade secondarie.<\/p>\n<p>Vagabondai per ore, non mi ero accorto che l\u2019imbrunire stava imbrunendo la citt\u00e0, cos\u00ec mi fermai e feci un respiro profondo. Solo allora mi accorsi di star bene. Non sentivo pi\u00f9 quella pesantezza che mi faceva camminare a testa bassa. I soliti pensieri assordanti sembravano essere scomparsi. Mi guardai intorno e alzai le braccia con un gesto istintivo. Ero libero, Eva non mi mancava. Corsi a casa e chiamai alcuni vecchi amici.<\/p>\n<p>Andammo a cena in un\u2019osteria dall\u2019ambiente caldo e accogliente, non frequentavo posti del genere da anni. La serata pass\u00f2 gioviale tra dell\u2019ottimo vino e una buona compagnia. Mi sentivo stranamente felice.<\/p>\n<p>\u201cCos\u2019hai da essere cos\u00ec felice?\u201d Mi chiese Adelmo.<\/p>\n<p>Sorrisi senza rispondere.<\/p>\n<p>A fine serata, andai a casa e mi addormentai con il cuore leggero.<\/p>\n<p>Il mattino mi svegli\u00f2 bussando alla porta, ma al suo posto trovai Eva con i suoi occhi acquosi e tristi. La feci entrare, sono una persona educata, io. Si sedette e si mise a piangere. Come dicevo, non so resistere di fronte a una donna in lacrime e la accolsi di nuovo nella mia vita.<\/p>\n<p>Le mie giornate continuarono a passare lente e uggiose, Eva era al mio fianco per la maggior parte del tempo. Lavoravo poco e bevevo molto. Il tipo di vita che ho sempre amato, o forse odiato, non avrei saputo definirlo.<\/p>\n<p>Poi, in un giorno di sole, incontrai Pamela. Passava con la sua auto e mi chiese un\u2019informazione. Le indicai in fondo alla strada, ma lei non capiva, era americana. Mi fece cenno di salire e la guidai verso il negozio che stava cercando.<\/p>\n<p>Mi chiese se volevo aspettarla e prendere qualcosa da bere insieme. Accettai. C\u2019era uno snack bar a pochi isolati da l\u00ec.<\/p>\n<p>Pamela veniva dagli Stati Uniti, parlava un po\u2019 di italiano per\u00f2 mi sforzai ugualmente di parlare inglese con il mio accento approssimativo. Sembrava gradire la mia compagnia, rideva rumorosamente quando le parlavo trasmettendomi un\u2019insolita allegria. Improvvisamente, pensai ad Eva, non la vedevo da quella mattina, la compagnia di Pamela sembrava averla fatta scomparire. Non mi preoccupai.<\/p>\n<p>Pamela pass\u00f2 la notte a casa mia. Credevo che l\u2019indomani se ne sarebbe andata, invece si ferm\u00f2 per qualche giorno. Eva non c\u2019era e poteva rimanere quanto desiderava.<\/p>\n<p>Un mese pi\u00f9 tardi mi trovai a cambiar vita. Pamela mi aveva proposto di andare negli Stati Uniti ed io, sconsideratamente, avevo accettato. Venni catapultato in una Philadelphia da film, a casa di una sconosciuta di cui non sapevo un granch\u00e9, senza lavoro e senza conoscere nessuno.<\/p>\n<p>La nostra vita in America era molto ripetitiva, nel weekend incontravamo le sue amiche che si assomigliavano un po\u2019 tutte. Durante la settimana, Eva se ne andava al mattino e rientrava nel tardo pomeriggio mentre io cercavo inutilmente un qualsiai impiego. Non ero sicuro di aver capito che lavoro facesse, mi diceva che lavorava in un ufficio in centro, ma stentavo a crederle, era sempre troppo vaga, ed io sempre troppo stanco per indagare.<\/p>\n<p>Anche la casa era stranamente asettica e impersonale, senza carattere e senza alcun tocco femminile. Avevo l\u2019impressione di vivere con una barbie, una bambola in carne ed ossa che mi aveva fatto perdere la testa.<\/p>\n<p>Decisi, cos\u00ec, che era giunto il tempo di scoprire qualcosa in pi\u00f9 sulla mia misteriosa nuova fiamma. Un mercoled\u00ec mattina, mi svegliai di buon\u2019ora, la radio trasmetteva un vecchio blues di Muddy Waters, Pamela si era gi\u00e0 alzata e stava per andare a lavoro. Appena chiuse la porta, mi alzai con uno scatto istintivo, infilai i vestiti del giorno prima ed uscii, deciso a seguirla.<\/p>\n<p>Vidi l\u2019auto percorrere uno di quegli spogli viali residenziali. Agguantai una delle nostre bici e mi gettai all\u2019inseguimento. Appena svolt\u00f2, ero sicuro che si dileguasse nel traffico, ma con mio grande stupore, non prese l\u2019autostrada per il centro, continu\u00f2, invece, imboccando la strada provinciale. La seguivo a distanza. Grazie ai rigidi limiti di velocit\u00e0 americani e all\u2019assenza di salite, riuscii a non perderla.<\/p>\n<p>Dopo alcune miglia, l\u2019auto sterz\u00f2 verso un blocco moderno che aveva l\u2019aria di essere un ospedale. Mi domandai cosa ci facesse l\u00e0 dentro: era un\u2019infermiera? Era un dottore? Era malata gravemente? Aumentai le pedalate certo di essere vicino alla soluzione dell\u2019enigma.<\/p>\n<p>Arrivato all\u2019entrata, chiesi di Pamela Reeds. La signorina alla reception mi disse che non la conosceva e che nessuno lavorava nell\u2019ospedale con quel nome.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 una paziente, mi scusi, non mi sono spiegato bene.\u201d Dissi prontamente.<\/p>\n<p>La signorina mi guard\u00f2 da sotto gli occhiali un po\u2019 dubbiosa. Prese la lista, e con la penna, scorse in verticale i nomi appuntati da qualcun altro.<\/p>\n<p>\u201cMi dispiace, non c\u2019\u00e8 nessuna Pamela Reeds.\u201d Replic\u00f2 ancora pi\u00f9 sospettosa.<\/p>\n<p>\u201cPensavo fosse ricoverata in quest\u2019ospedale. Ce ne sono altri nella zona?\u201d<\/p>\n<p>Ne elenc\u00f2 alcuni, ma non ascoltai. Ero sicuro di aver visto la sua macchina svoltare in quella direzione. Ringraziai ed uscii. Passeggiai un po\u2019 nel cortile, poi mi venne in mente di dare uno sguardo sul retro, non sembrava ci fossero controlli.<\/p>\n<p>Non dovetti camminare a lungo prima di scorgere la sua auto nel parcheggio di un\u2019ala un po\u2019 distaccata. Incuriosito, mi diressi verso il piccolo edificio e mi affacciai a una delle finestre.<\/p>\n<p>Quello che mi si present\u00f2 sotto agli occhi fu uno spettacolo bislacco, c\u2019erano coppie dappertutto. Cercai Eva con lo sguardo. Non era facile individuarla tra tutta quella gente. Dopo alcuni istanti, la vidi con un signore di mezza et\u00e0 dall\u2019aspetto aristocratico. Il dubbio che fosse sposata mi sfior\u00f2 per un attimo, ma quella conclusione non aveva senso, come poteva giustificare le assenze della sera? Lavorava forse come badante? No, c\u2019era qualcosa che mi sfuggiva. Continuai a scrutare all\u2019interno preso da una fitta di gelosia e da una subdola e morbosa curiosit\u00e0. Il mio sguardo era concentrato su Pamela, stava sempre appiccicata al signore, gli teneva la mano, lo abbracciava e gli accarezzava la testa.<\/p>\n<p>Osservai un po\u2019 la stanza per distrarmi da quello spettacolo inatteso. Non c\u2019erano solo uomini di mezza et\u00e0, ma anche tanti ragazzi giovani, ognuno con una ragazza. Cosa diavolo stava succedendo?<\/p>\n<p>Ebbi un tuffo al cuore. Riconobbi le amiche di Pamela. Erano tutte con uomini diversi ed avevano gli stessi atteggiamenti teneri e appiccicosi. C\u2019era qualcosa di tetro in quella scenetta.<\/p>\n<p>In quel momento, mi torn\u00f2 in mente un aspetto del comportamento di Eva, anche lei mi stava sempre appiccicata e mi seguiva ovunque. Questa riflessione mi fece vacillare. Cercai conferma della mia verit\u00e0. Appeso al muro, un cartello spiegava che i sedativi venivano distribuiti alle cinque in punto. Il ragionamento era terribilmente logico: appena i pazienti venivano sedati, le ragazze se ne andavano e gli uomini non avevano pi\u00f9 bisogno di loro. Era tutto inverosimilmente chiaro. Mi ero innamorato della depressione di un altro. Mi allontanai dalla finestra in stato di shock. Corsi alla bici, volai a tutta velocit\u00e0 verso casa e impacchettai le poche cose che avevo. Chiamai un taxi e mi feci portare in aeroporto. Il primo volo per l\u2019Italia partiva l\u2019indomani. Non aveva importanza. Feci il biglietto con gli ultimi risparmi e mi sedetti ad aspettare sulle panchine dell\u2019aeroporto ancora incredulo. Mentre ripensavo a quello che mi era accaduto, mi pass\u00f2 per la testa un pensiero stupido, avevo lasciato Pamela senza dirle niente, chiss\u00e0 se la depressione sarebbe andata in depressione.<\/p>\n<p>Una volta atterrato in Italia, presi il primo treno per la mia citt\u00e0. Ero ancora turbato, ma il viaggio era stato lungo e mi addormentai travolto dalla stanchezza e dalle emozioni. Fui svegliato dalla voce del controllore, era una donna. Stava chiedendo i biglietti ai passeggeri. Le detti il mio ancora frastornato e, nel prenderlo, le nostre dita si toccarono. Alzai lo sguardo e ne ammirai il volto. Aveva dei grandi occhi scuri che rimasero incagliati ai miei per qualche secondo, mentre i capelli castani e lisci si adagiavano con cura sulle guance.<\/p>\n<p>Mi ringrazi\u00f2 e mi restitu\u00ec il biglietto. Le chiesi se era delle mie parti, l\u2019accento era familiare. Mi rispose distogliendo leggermente lo sguardo e mostrando naturalmente la propria timidezza. Abitava non lontano da me.<\/p>\n<p>Le domandai se conosceva dei locali che di solito frequentavo, mi dava l\u2019impressione che avesse pi\u00f9 o meno la mia et\u00e0. Ne elenc\u00f2 alcuni, poi afferm\u00f2 che amava il Granshas. Era il mio preferito.<\/p>\n<p>\u201cAllora ci vediamo uno di questi weekend al Granshas.\u201d<\/p>\n<p>Lei inclin\u00f2 la testa e sorrise. \u201cCerto, perch\u00e9 no.\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo mi chiamo Salvatore.\u201d Mi presentai, ma prima che rispondesse, lessi il cartellino appuntato sulla giacca: si chiamava Eva.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31223\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31223\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero depresso. 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