{"id":31187,"date":"2017-05-12T17:28:29","date_gmt":"2017-05-12T16:28:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31187"},"modified":"2017-05-12T17:28:29","modified_gmt":"2017-05-12T16:28:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-quando-fioriscono-le-peonie-di-paola-dalla-valle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31187","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 \u201cQuando fioriscono le peonie\u201d di Paola Dalla Valle"},"content":{"rendered":"<p>\u201cHai mai osservato la fioritura delle peonie? Fino al giorno prima sembrano grandi pigne sgraziate poi, in una notte, la metamorfosi e diventano un trionfo di petali setosi, grandi come palmi di mani grandi solcate da linee gialle oro, le linee della vita del fiore, quelle che attirano gli insetti buoni.\u201d Fece una pausa e si guard\u00f2 attorno: \u201dQuando fioriscono le peonie significa che sta iniziando la primavera. E\u2019 bella la primavera, fa pensare alla vita.\u201d<br \/>\n\u201cMa tu ti ricordi come si fa a vivere? Io non so neppure se ho mai imparato a farlo\u201d, le rispondeva intanto lui, guardandola con l\u2019espressione incerta di chi faticava a capire quel linguaggio che trasformava le parole in oggetti.<br \/>\nEra una donna strana; pareva assente e distratta, ma osservava e registrava tutto in continuazione, con un\u2019attenzione puntigliosa che per\u00f2, a un occhio frettoloso, poteva apparire imbambolata.<br \/>\n\u201cMolti dei miei ricordi sono avvizziti, per\u00f2 non credo funzioni cos\u00ec. Chi cerca di ricordarsi di vivere si distrae dalla vita stessa. Succede come a chi prova a scrivere e si sforza di farlo, ma l\u2019idea non arriva e il poveretto rimane l\u00ec, a fissare la pagina bianca, e pensa di non esserne capace, anche se la scrittura gli \u00e8 stata compagna fedele sin dall\u2019et\u00e0 della ragione. Per\u00f2 a scrivere si pu\u00f2 imparare. A vivere, invece, non so. Sar\u00e0 che la vita \u00e8 un ciclo naturale, ma noi la carichiamo di responsabilit\u00e0. Le attribuiamo una volont\u00e0 che non le compete e le imputiamo cose di cui non ha colpa\u201d, gli rispondeva lei, con una serie di frasi che svolazzavano nell\u2019aria tersa di quel giorno per andarsi poi ad appoggiare sul terreno spaccato da un\u2019assenza di pioggia che stava assetando le risorgive.<br \/>\nErano seduti su quell\u2019unica panchina, all\u2019ombra di un albero spelacchiato che stava assomigliando sempre pi\u00f9 a legna da ardere. Il cerchio si stava chiudendo, ma la pianta non sembrava preoccuparsene; sarebbe diventata calore e avrebbe magari contribuito alla cottura di una buona pizza o a riscaldare l\u2019acqua di una scrostata cucina economica come quella bianca laccata che c\u2019era nella vecchia sala da pranzo di sua nonna.<br \/>\nPrima che lei nascesse, attorno a quella stufa sua madre aveva ballato la giga, mentre il padre la accompagnava con la fisarmonica. Non ricordava chi, ma qualcuno gliel\u2019aveva raccontato. Sorrideva all\u2019immagine che si vedeva davanti.<br \/>\nLui si era accorto di quella piccola piega sulle labbra di lei, ma non gliene chiese il motivo: si era abituato a vederla divagare nel suo personale mondo dei chissadove e chissaquando e sorrideva anche lui, per infusione.<br \/>\nLei guardava per aria, come se aspettasse che qualcosa le cadesse sulla testa o come se sentisse il bisogno di distogliere l\u2019attenzione da quanto accadeva ad altezza umana. Da un bel po\u2019 di tempo era distratta, svagata, persa in pensieri alti \u2013 si raccontava.<br \/>\nIn realt\u00e0 stava meditando su come dirglielo.<\/p>\n<p>Non era da molto che si erano ritrovati e se passavano del tempo assieme non era per ripercorrere quelle lontane storie che li avevano visti adolescenti, ma per conoscersi per quello che erano diventati da adulti.<br \/>\nTra i due, secoli prima, c\u2019era stata una simpatia, poi le loro strade si erano divise e ognuno aveva fatto le proprie esperienze, sbagliando in piena autonomia.<br \/>\nIn quel lontano periodo, lui era l\u2019idolo del quartiere e tutte facevano a gara pur di ricevere anche solo un suo cenno di saluto, sempre generosamente distribuito senza economizzare. A lei, di lui, era rimasta una cicatrice sul polpaccio, dove si riconosceva il marchio del tubo di scappamento della <em>Laverda 125<\/em> davanti alla quale, come fanno i bambini con le giostrine, le ragazze smaniavano per un giretto. Quasi un sigillo stampato a fuoco, a testimoniare un destino gi\u00e0 scritto.<br \/>\nQuando l\u2019aveva rivisto, era riandata con la mente a quegli anni e, forse per nostalgia o per curiosit\u00e0, aveva pensato che magari quella simpatia si poteva coltivare.<br \/>\nL\u2019avevano coltivata tanto bene che ora c\u2019era quella cosa piantata talmente a fondo da non poter pi\u00f9 essere sradicata.<br \/>\nLui aveva ripreso a grattarsi le mani; un\u2019allergia da contatto che si accentuava quando era nervoso per qualcosa. Ad un tratto, anche se non si era mai intromesso nelle decisioni e nelle vite degli amici, se ne usc\u00ec con queste parole: \u201cSai che Pino e Lucia si sono lasciati? L\u2019avresti mai detto! Sembrava una coppia nata per stare assieme per sempre. Avevano scelto di fare un figlio per tentare di salvare il salvabile. A me \u00e8 sempre sembrata una decisione quantomeno discutibile\u201d.<br \/>\nSe solo avesse saputo! Rimuginava tra s\u00e9 e s\u00e9 lei, mentre con le dita leggere si sistemava la maglia che le faceva delle strane pieghe sull\u2019addome appena un po\u2019 pi\u00f9 teso del giorno prima: \u201cSai che le persone fanno cose strane. Pensano di risolvere con semplicit\u00e0 problemi che semplici non sono. E spesso confondono la semplicit\u00e0 con la superficialit\u00e0. La maternit\u00e0 \u00e8 naturale, tanto quanto la vita; forse \u00e8 per questo che\u00a0 la si crede semplice. Ti capita in sorte e diventa tua: \u00e8 tutto quello che ti serve per pensarla normale\u201d.<br \/>\n\u201cS\u00ec, ma \u00a0un figlio \u00e8 un terrificante miracolo, che uno ci creda o no. Non \u00e8 una toppa sul muro per coprire il buco di un chiodo piantato storto.\u201c<br \/>\nMentre lui le rispondeva con quelle parole, lei cercava di guardare oltre quel muro. <em>Terrificante<\/em> aveva detto, ma anche <em>miracolo<\/em> e di fronte ai miracoli tutti si sentono atterriti, impotenti, annichiliti, ma anche affascinati.<br \/>\n\u201cVedi quella nuvola?\u201d, gli chiese, \u201cci guarda. Noi e il mondo, e in silenzio si modifica; vive di una vita illusoria, ma il cambiamento rende quasi concreta l\u2019illusione.\u201d<br \/>\nLui guard\u00f2 il cielo: \u201cVuoi dire che tutte le nostre vite sono illusioni?\u201d<br \/>\nLei scosse la testa, aggrottando le sopracciglia: \u201cNo. Pu\u00f2 darsi. Non so bene che voglio dire. Forse che la consistenza la dai tu a tutto quello che vuoi, se lo vuoi, perch\u00e9 ci credi. Guarda le peonie. Sono pigne e le vedi pigne, per\u00f2 dentro sono quello che diventeranno: fiori petali colore profumo semi musica vita stupore attimi ricordi soffi di vento\u2026\u201d.<br \/>\nLui la fiss\u00f2 con gli occhi un po\u2019 socchiusi. Il sole li aveva fatti lacrimare e le lacrime avevano diluito il grigioverde che andava sfumando in una tonalit\u00e0 ottanio, un colore che a lei piaceva per la profondit\u00e0; volgarmente si chiamava anche petrolio, ma con il petrolio aveva in comune\u00a0 soltanto\u00a0 l\u2019essere nascosto nelle viscere, come i sentimenti: \u201cSarebbe bello illudersi delle cose certe. Si potrebbe vivere la vita con la leggerezza di una favola e costruire una stabilit\u00e0 che si chiamerebbe intreccio e lascerebbe crescere il cambiamento\u201d. Sorrideva mentre, con cura, metteva insieme quelle parole; pensava che mescolavano quello che lui era stato, che era e soprattutto che sarebbe voluto diventare. Lei era abbastanza presente e svagata assieme da suscitargli la curiosit\u00e0 di provare a cambiare prospettiva. Una compagna sufficientemente squilibrata da permettere a lui di essere un perno, ma al bisogno pragmatica al punto giusto per farlo sentire perdonabile rispetto alle sue debolezze.<br \/>\nForse era arrivato il momento di dire parole non dette. Da quando lui era andato a suonarle il campanello di casa non avevano mai parlato di loro, perch\u00e9 non esisteva un loro due. Avevano goduto della compagnia dell\u2019altro, ma adesso quella compagnia stava diventando vicinanza ed era pure piacevole.<br \/>\nLei distolse lo sguardo dalla lucertola verde smeraldo che si insinuava tra le foglie tenere dell\u2019edera arrampicata sul palo della luce. \u201cSiamo diventati grandi\u201d, gli disse, \u201cci pensi? Solo qualche anno fa eravamo in questi posti a parlare di sogni e ora siamo qui a parlare di vita, quella vita che ti segna e scava gi\u00f9 gi\u00f9 fino a trovare il cuore, ma che naviga ancora su profondit\u00e0 differenti: talvolta capita perfino che si vedano i fondali pacifici del mare\u201d.<br \/>\n\u201cMi piace il tuo cuore\u201d, le disse lui, mentre le porgeva un quadrifoglio raccolto da un cuscinetto di erba cresciuto sotto la panchina, \u201c\u00e8 pieno di spazi da riempire\u201d.<br \/>\nPoi, prendendole le mani, le chiese che cosa gli volesse dire quando gli aveva chiesto di vederlo proprio l\u00ec, nel parchetto dove, da piccoli, con gli amici si erano scambiati pensieri grandi.<br \/>\nLei era in pace, stava realizzando il suo bisogno di lasciare una traccia. Non aveva pi\u00f9 paura di sentire solo il proprio respiro e nemmeno di soffocare schiacciata dal mondo. Poteva dirglielo; lui si sarebbe stupito con compostezza e avrebbe gioito con terrore, ma non l\u2019avrebbe abbandonata.<br \/>\nAlz\u00f2 gli occhi, ma li ferm\u00f2 all\u2019altezza di quelli di lui e glielo disse: \u201cHo una piccola pigna nella pancia. Diventer\u00e0 una peonia, se lo vorremo.\u201d<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31187\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31187\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cHai mai osservato la fioritura delle peonie? 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