{"id":31125,"date":"2017-05-06T21:12:49","date_gmt":"2017-05-06T20:12:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31125"},"modified":"2017-05-06T21:12:49","modified_gmt":"2017-05-06T20:12:49","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-poggio-delle-aromatiche-di-corrado-del-papa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=31125","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il poggio delle aromatiche&#8221; di Corrado Del Papa"},"content":{"rendered":"<p>Il frullino, decespugliatore, prima a disco rotante, (il primo utens\u00ecle operativo, lasciatomi dal precedente proprietario del resede, quando lo comprai) poi a elica, sempre d\u2019acciaio, ora a filo di plastica rinforzata, con taglio rapido e produttivo, impiegando meno fatica grazie all\u2019energia fossile, ha provocato negli orti e nei giardini la scomparsa di numerose variet\u00e0 vegetali spontanee di ricchezza ambientale, le cosiddette erbacce, ma anche di apprezzate ed apprezzabili piante aromatiche : facendo d\u2019ogni erba un fascio e lasciandosi dietro ispidi e acuminati steli doloranti .<\/p>\n<p>Come ben sappiamo ogni organismo cerca di piegare l\u2019ambiente in cui vive alle sue esigenze con gli strumenti che possiede, un\u2019idea che appare pi\u00f9 tribale che civile, e positiva in assoluto, pu\u00f2 rivelarsi rovinosa nell\u2019immediato, ma gli strumenti che utilizzo sono i mezzi con cui realizzo ci\u00f2 che faccio e mi permettono di esprimere le mie capacit\u00e0: a Cuba ho osservato che l\u2019erba nei parchi cittadini veniva tagliata con machete affilatissimo da squadre di operai e le ciocche degli alberi seccati, lungo la strada, dopo il taglio rasoterra non venivano escavate ma riempite, praticandovi un piccolo foro centrale, di olio combustibile e accese s\u00ec da consumarle lentamente fino a incenerire sotto terra le radici preparando cos\u00ec la nuova allocazione.<\/p>\n<p>Sui miei poggi non si trovano quasi pi\u00f9 , anche se ho prestato attenzione, il finocchio, qualche isola risparmiata, assieme alle foglie glaucescenti del giaggiolo,all\u2019iris scorpioides, alla clematis cirrhosa, la nepitella, il serpillo e il puleggio \u2013 dal latino pulex = pulce, perch\u00e9 nei tempi precedenti era impiegato per allontanare le pulci &#8212; che prima erano abbondanti, ma anche oggi fanno da tappeto a Tal\u00e8 quando vi si butta di schiena e comincia a strusciarsi mugolando compiaciuto per poi alzarsi aromatizzato e scozzolarsi fragorosamente facendo volare pagliuzze e frammenti erbacei.<\/p>\n<p>Tralasciando l\u2019abominevole pratica del diserbo chimico, che talvolta, orripilando, osservo anche in frutteti, vigneti e oliveti ingialliti, la diffusione massiccia di questo strumento tra i cultori amatoriali dell\u2019orto-frutteto, \u00a0\u00a0\u00a0sempre meno e sempre pi\u00f9 anziani (come cantava sull\u2019aria dei \u201cmaggi\u201d il vecchio Ciaccari : lo dice anche la Sacra Scrittura\/ lavora vecchio che hai la pelle dura\/, ormai i giovani curano la fitness del body, il look, in palestra o negli sport, dopo che i giochi sono diventati un genere televisivo, la terra essendo troppo volgare, e poi i suoi frutti si trovano abbondanti al supermercato e cos\u00ec addentano la vita con presunzione del meglio, forestiero, e intanto tralasciano di masticare il buono, casalingo,<\/p>\n<p>facendo crescere congiuntamente lo spreco e la penuria,come talvolta fa mia moglie Ross che compra gli spinaci gi\u00e0 cotti, mentre nell\u2019orto invernale abbondano rape e braschette, oppure comprando petti di pollo mentre nel frigo languono quaglie e colombacci) ha sollevato dalla feroce fatica della falce e della frullana, ma ha fatto tabula rasa di endemismi pregiati, erbe e fiori spontanei, che balleranno, ahim\u00e8, una sola estate.<\/p>\n<p>Il tanto agognato prato all\u2019inglese, con dicondra, loglietto e trifoglio,verde come un biliardo e folto come un tappeto &#8212; moquette del deserto botanico e di quello interiore davanti a case tutte somiglianti per lo sforzo quasi inamovibile di omologarsi a vicenda, perdendo la cultura dell\u2019abitare, case che ostentano al mondo la propria spocchiosa agiatezza nascondendo la propria insipienza verso una natura irriducibilmente estranea &#8212; magari valorizzata, impreziosita secondo loro, da un\u2019araucaria verde \u2013 foresta in primo piano, o da una spalliera di purpurea Lagerstroemia Indica, \u201ccome se l\u2019immagine del giardino si caricasse di significati e allusioni mescolando et\u00e0 dell\u2019oro e paradiso terrestre, diventando insieme luogo sensuale e astratto\u201d(Kennet Clark), non sfuggendo al pericolo anglomane della farsa col dondolo e i sette nani, la siepina geometrica tosata come fosse di plastica, metafora di potere, denaro, successo, ciecamente prodotto dalla civilt\u00e0 consumistica,( ogni persona \u00e8 una futura persona malata ) il verde da esibire come esperienza solo visiva non da vivere annusandolo e ascoltandolo con sensibilit\u00e0 olfattiva e uditiva,(1)&#8212; ha condannato al peggioramento, con tosaerba sempre pi\u00f9 perfezionati, quali il trinciastocco, le essenze rustiche ora considerate moleste e reprimende: infestanti, in perfetta coerenza del principio moderno dell\u2019Imago versus Logos .<\/p>\n<p>Il fattore estetico \u00e8 strettamente connesso a quello etico, il poggio come luogo di auto-educazione e rigenerazione; nella societ\u00e0 di massa, la societ\u00e0 consumistica-globalizzata, il cittadino smarrisce ogni coscienza estetica del luogo in cui vive immerso e sommerso, emanazione di un\u2019economia del consumo, che enfatizza la rapidit\u00e0 della metamorfosi delle cose in spazzatura, e anche quando approda in campagna, continua a vivere passivamente il nuovo habitatat, non armonicamente con la natura circostante, con le nuove forme viventi, ma introducendovi cambiamenti artificiali per connotare il proprio esibizionistico narcisismo, da straniero megalomane, \u201cl\u2019uomo di denaro, accaparratore di tuti i beni, compratore di tutti i frutti e di tutte le anime\u201d,( A.M.Ortese ), affetto da disposofob\u00eca, evidenziando la perdita del rapporto con la natura, del vincolo uomo-animale, della sinton\u00eca primigenia, forse della mitica et\u00e0 dell\u2019oro .<\/p>\n<p>E cos\u00ec, mentre la globalizzazione ha riportato al centro dell\u2019attenzione il pianeta nel suo insieme, Gaia, l\u2019antica dea madre, per questi nuovi arrivati vale ancora l\u2019antropocentrismo dell\u2019era industriale con abusi e speculazioni consoni al dettato del grande presidente Thomas Jefferson: la terra appartiene ai viventi .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per mia costituzione non mi sento di appartenere al paradigma globalizzato del \u201cconsumo dunque sono\u201d, il cui acume atrofizzato non differisce da quello di un normale monoteista religioso: per il momento coltivo,anche muscolarmente,altrivalori .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non tutto ci\u00f2 che esiste \u00e8 misurabile in termini di sfruttamento economico, in quanto se l\u2019unico valore riconosciuto e riconoscibile \u00e8 il rendimento economico, molto di quello che curiamo e coltiviamo ha poca speranza di meritare le nostre cure, poich\u00e9 la capacit\u00e0 di consumo e di distruzione delle risorse vitali, coniugate all\u2019egoismo individuale, sono tali da minacciare la conservazione e la riproduzione della vita; ormai consapevole di contare un tempo limitato non voglio sminuire le mie consolazioni: con la stessa fatica posso ottenerle misere o ampie, ma sempre cad\u00f9che, non durature come diamanti, per\u00f2 ricorrenti come i miei desideri .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Durante l\u2019ultima guerra, nei giorni in cui la certosa di Farneta veniva stuprata dai nazisti e dai fascisti, il Vannucchi si present\u00f2 da Mario Tobino nell\u2019ospedale psichiatrico di Maggiano, accompagnato dal fratello, che nella mano sinistra stringeva un tozzo di pane ammuffito: Dottore,guardi qua, mio fratello non vuole buttare via niente,accumula tutto, me lo prenda un po\u2019 in manicomio e lo curi di questa idea fissa.<\/p>\n<p>\u201cNon preoccuparti di cos\u00ec poco, vedrai che gli passer\u00e0, quando ha fame quel pezzo di pane poi lo mangia. Qui, se non son matti non li vogliamo\u201d, rispose tranquillo il competente dottore .<\/p>\n<p>A quei tempi non era stato ancora coniato il termine disposofobia, di mezza origine americana,as usually .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il nostro \u00e8 proprio il tempo del disincanto( Max Weber ) e, aggiungerei, dell\u2019Io ipertrofico che trasforma kronos, l\u2019implacabile continuatore degli eventi, in kairos, il tempo per effettuare i progetti: anche se demenziali.<\/p>\n<p>Tutto nel verde gli \u00e8 cos\u00ec estraneo che non distinguono quel che c\u2019\u00e8 d\u2019insolito, oltre alle verzure omologate del commercio, ed hanno sviluppato una tenace quanto implacabile fitoxenofob\u00eca: ed ho ben chiaro che godo la virt\u00f9 dell\u2019austerit\u00e0, la marginalit\u00e0 antisistema,in una quiete interiore di chi vive appartato e non pu\u00f2 pi\u00f9 dare cattivi esempi, ma aborro l\u2019estetica del degrado, soprattutto quando \u00e8 scambiato per modernit\u00e0 in preda alla forma, mai alla sostanza e all\u2019intelligenza, imago lampante della definitiva frattura tra l\u2019uomo e l\u2019universo, distruggendo l\u2019illusoria sensazione di vivere in comunione ideale con il mondo naturale, una vita riservata contro la vanit\u00e0 degli ambiziosi, restarmene isolato \u00e8 anche un modo per non farmene contaminare e posso proiettarmi nella dimensione dello spazio-tempo dove ogni azione, ogni gesto, ogni pensiero si coagula sul modo soddisfacente e dignitoso della mia autonom\u00eca, talvolta vulnerabile in quanto soggetta a stadi e livelli diversi .<\/p>\n<p>L\u2019odio tutto metropolitano contro la campagna sembra sempre in attesa dell\u2019occasione propizia per manifestarsi con l\u2019utilizzo massiccio di fertilizzanti, pesticidi e antiparassitari, dimenticando, confondendo, biasimando un ritorno alla terra, senza attenzione alle produzioni locali, alla solidariet\u00e0, all\u2019accoglienza: e anche la moglie ne partecipa, coi cromosomi ancestrali delle primitive societ\u00e0 umane in cui era l\u2019uomo a vagare nella natura in cerca di selvaggina per sostentare la famiglia, mentre la donna accudiva la prole e l\u2019alcova.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 del 75% della superficie terrestre non ricoperta da ghiacci \u00e8 stata trasformata dall\u2019uomo; la natura quasi incontaminata non esiste pi\u00f9 al di fuori di fortunati resedi come quello che vivo, ecco perch\u00e9 tento di preservarlo sano da veleni, pur sapendo che l\u2019aria che respiro e l\u2019acqua che bevo\u2026..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sostituzione della natura indigena con un\u2019altra natura artificiale: come il canto degli uccelli esotici messi in gabbia invece dei riccioli di modulazioni che si curvano su se stesse, fino ai gorgheggi, del nostro rustico merlo o capinera: tutto questo strologare sul loro canto,da parte di chi sporadicamente lo ascolta, mi sembra una perdita di senso, non del canto, ma degli arzigogol\u00eci di chi lo ascolta che non si limita a degustarlo, come chi semplicemente, col privilegio di ascoltarlo per mesi, se lo gode: chi mi conosce non sa chi sono, ma sa dove vivo, in armon\u00eca tra lavoro manuale e \u2018divertissement\u2019 intellettuale, lontano dall\u2019alienazione professionale, dominante nella nostra societ\u00e0 parcellizzata,dell\u2019uomo-massa,contento di me e indifferente al mondo, godo di essere ignorato e stare in silenzio, che non significa cancellare la realt\u00e0, ma sottrarsi alla invadenza esterna che disturba l\u2019autonom\u00eca del proprio pensiero tutto teso sull\u2019albero da potare o l\u2019erba da falciare o l\u2019odore spruzzato dell\u2019erba fresca appena recisa .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non ricordare che un tempo quest\u2019erba era chiamata fieno, foraggio, alimento per gli erbivori domestici, trasformata in carne, latte, formaggio e infine concime, anche con un prezzo di vendita , seccata?<\/p>\n<p>Da tagliare in luna crescente per farlo ricrescere pi\u00f9 in fretta, mentre a luna calante cresce pi\u00f9 lentamente, come i capelli tagliati dal barbiere, diceva il Vecchio Ciaccari, \u2018perch\u00e9 le lune son tante, e bisogna cognosce\u2019 quella che ti serve\u2019: noi cittadini globali l\u2019abbiamo rimosso, ma il nostro inconscio culturale lo custodisce nel suo segreto come un verbale mai abrogato .<\/p>\n<p>Non occorre proclamarsi nostalgici o reazionari per riacquisire il merito della circolarit\u00e0 ambientale, come si dice oggi, solo apprezzare la parsimoniosa lungimiranza dei nostri antenati che non frequentavano il supermercato, ma valorizzavano anche il dopopasto, non solo l\u2019attimo fuggente della nutrizione, per concimare il terreno agricolo, dopo, in un circolo virtuoso che non creava montagne di rifiuti: inestinguibili .<\/p>\n<p>Giuliano, il macellaio paesano, comprava i vitelli nella campagna intorno dai contadini, che li allevavano per sei-otto mesi con erba e fieno autoprodotti, ( e utilizzando le loro deiezioni ) falciati nei tempi canonici a colpi di frullana, bisognosa di continue arrotature con la cote, la pietra posta dentro un corno di vacca, fissato al cinturino dietro la vita ; oggi nessuno alleva pi\u00f9 vitelli (n\u00e9 maiali, n\u00e9 pecore, per\u00f2 tutti consumiamo pi\u00f9 carne\u2026) e queste erbe sono dette infestanti per la miope visione antropocentrica &#8212; curante l\u2019immagine, non la realt\u00e0, tutti affannati tra video e ansiolitici a domare il reale sentito come avverso &#8212;- non certo per il macaone e la vanessa che nell\u2019agosto si tuffano ingordi nel morbido capolino del selvaggio acanzio nello spettacolo del prato fiorito, rustico, primigenio, non meccanizzato .<\/p>\n<p>I poggi e le bragne, sfrullinati una volta la settimana, da questi manicuristi dell\u2019erba, si presentano senza rovi e cardi, \u00e8 vero, ma anche innaturalmente desolati ed inerti, privi d\u2019ogni immagine, , d\u2019ogni memoria, d\u2019ogni speranza, non arrivando mai alla fioritura e alla riseminagione spontanea, queste piante rustiche stentano a riprodursi e a sopravvivere : oltre a negare il polline alle api.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche questa mia convinta difesa della biodiversit\u00e0 ambientale e culturale non pu\u00f2 sposarsi con l\u2019apoteosi del monismo linguistico anglo-americano, la lingua vittoriosa.<\/p>\n<p>Resto quindi di guardia al mio verde antico come alla mia lingua infarcita e saporosa di dialetto, una trincea d\u2019identit\u00e0 simbolica e memoria collettiva, ahim\u00e8, destinata ad essere sfondata : la mia vita in calce alle pagine di un trionfante poema dove sono me stesso, fuori dal mondo ma dentro il mio mondo, con Tal\u00e8 che bracca in stile desultorio pettirossi nelle siepi e lucertole sui muri, secondando caratteristiche morfologiche selezionate in milioni di anni dall\u2019evoluzione biologica .<\/p>\n<p>Monax\u00eca, solitudine, unicit\u00e0, monogam\u00eca, il paradiso della quiete, fuori sinton\u00eca col tempo, negazione di Twitter e Facebook, la scrittura mi separa dagli altri, nessun maestro ad aprirmi la strada, \u2026e leggo e scrivo e ho molte altre virt\u00f9\u2026 ignote ai miei vicinanti: qui vivo concentrato senza riserve sull\u2019esperienza attuale che non ha bisogno d\u2019altro, non \u00e8 diretta a nulla di diverso da s\u00e9 e non contano il tempo cronologico occupato, la durata della sua esperienza, conta solo la sua dignit\u00e0, un desiderio che desidera solo la sua stessa energ\u00eca, una passione, come quella per la caccia, che \u00e8 finalizzata a se stessa, non come dipendenza da altre volont\u00e0 .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sparito, per loro, il vellutato verbasco, tasso barbasso, la purpurea bardana, il saporito ramolaccio, il bizzarro e siliceo equiseto, le camugere, l\u2019ortica molesta ma efficace per l\u2019infuso contro gli afidi, le \u201cpucette\u201d, il solare tanaceto, la fitolacca, l\u2019erba gatta, Nepeta Cataria, la campanula glomerata,l\u2019issopo,la carota selvatica,il cardo ,Cirsium Arvense, per dire i pi\u00f9 vistosi, tralasciando una miriade di umili fiori variegati, ophris e orchis tra i pi\u00f9, come gocce di allegria quando tutto \u00e8 fresco e delicato,vivace, che non fa colpo , ma affascina tra farfalle cavolaie, vanesse e macaone che volano da una siepe all\u2019altra, api che ronzano indaffarate, il tutto con un senso di appartenenza al paesaggio ove l\u2019unica legge \u00e8 la biodiversit\u00e0.<\/p>\n<p>I bei pennacchi vigorosi del finocchio selvatico, sono ridotti a pochi calami stenti, i folti cespi di niepitella si contraggono da una sfrullinata all\u2019altra, il puleggio nell\u2019uliveto, dove pratico il mulching, (dizione elegantemente onglofila del pi\u00f9 pregnante dittaggio nostrale del vecchio Ciaccari : dammi la mi\u2019 erba\/ vado in culo alla tu\u2019 merda) sempre pi\u00f9 ridotto e il mentastro e il serpillo quasi scomparsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le foglie, rifletto, sono pannelli solari che catturano i fotoni di luce di cui si nutrono le piante che non hanno bisogno di muoversi, al contrario degli animali che si nutrono di erbe e di piante le quali approdarono dall\u2019acqua alla terra ferma prima degli animali e con la fotosintesi clorofilliana, assorbendo anidride carbonica, liberano l\u2019 ossigeno di cui viviamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando cammino sul prato non avverto quasi pi\u00f9 il fragrante profumo della labiata e della lamiacea, gli oli essenziali che emanava, pressandola, non fuoriescono pi\u00f9 dagli ocelli; se l\u2019ambiente si \u00e8 impoverito di questa bella d\u2019erbe famiglia dall\u2019effluvio grato, il naso lo rimpiange con altrettanta intensit\u00e0 della fragranza del pane appena sfornato da un forno a legna comunitario, in una corte contadina (ogni famiglia a turno doveva provvedere al riscaldamento portandovi le fasc\u00ecne) o del profumo aspro e pungente del vino appena svinato dalle botti di castagno sorvolate da nuvole di moscini , prima che l\u2019acciaio inox e la fermentazione controllata sterilizzassero le cantine.<\/p>\n<p>Ma anche il puzzo sgradevole di marciume emanato dai fasci sommersi di canapa, nell\u2019acqua del Serchio, con grosse pietre sovrapposte, perch\u00e9 non aggallassero, oggi ha un profumo recondito.<\/p>\n<p>In ciascuno di noi, infatti, in proporzioni variabili c\u2019\u00e8 qualcosa dell\u2019uomo di ieri, o della fanciullezza lontana: un presente gravido di passato.<\/p>\n<p>Solo che quest\u2019uomo del passato non tutti lo avvertiamo, perch\u00e9 \u00e8 incapsulato in noi e la frenesia dissipatrice della vita odierna non favorisce stimoli adatti al ri-emergere della nostra vita inconscia: forse anche perch\u00e9 quella vita era ancorata, per lo pi\u00f9, al bisogno e alla miseria.<\/p>\n<p>Ma non pu\u00f2 esserci qualit\u00e0 di vita, gustando la gioia semplice dell\u2019esistenza, senza giustizia sociale ed eguali opportunit\u00e0, senza rifiutare il modello di crescita all\u2019infinito e restaurare un possibile equilibrio tra naturale e artificiale.<\/p>\n<p>E so anche che il futuro non mi riguarda &#8211;pu\u00f2 esistere solo ci\u00f2 che vive&#8211; e gi\u00e0 mi sfiora col ridicolo della smemoratezza : l\u2019ultimo atto del disimparare a servire.<\/p>\n<p>Tutti i progetti nascono da una idea astratta, che poi il sudore concretizza in questa campagna emanante un patrimonio di elementi emotivi, anche se si sa in partenza che basta una grandinata a distruggere un impianto vegetale fatto con fatica: ma non mi preoccupo mai .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo averci rimuginato a lungo, la coscienza individuale patisce sempre la distanza tra quel che si desidera e quel che \u00e8 possibile, mi sono deciso perch\u00e9 esiste solo quello che si fa che \u00e8 parte della realt\u00e0, e il lavoro puro e semplice \u00e8 la principale manifestazione sociale del principio di realt\u00e0 : il nostro scopo \u00e8 reinventare ogni giorno il progetto, perch\u00e9 l\u2019azione possa vivere oggi e proiettarsi nel futuro : cos\u00ec, gi\u00e0 abbattuto un vecchio pino, ampio come una capanna, sul primo terrazzamento della pineta, sulla parte anteriore del sinclinale che precipita nella fossetta di scolo sottostante, per la larghezza di un metro e la lunghezza di circa venti, impianter\u00f2 il poggio delle aromatiche.<\/p>\n<p>\u201c Per il giardiniere \u2018vivace\u2019 poter pensare, studiare,progettare e sognare \u00e8 sempre una necessaria e grandissima gioia\u2026\u201d( P. Pejrone- Il vero giardiniere non si arrende ) .<\/p>\n<p>Quando ragiono in termini di giorni, pianto fiori e ortaggi, quando ragiono in termini di anni pianto alberi, ho ragionato in termini di secoli ed ho piantato uomini, allorch\u00e8 la fiducia nell\u2019umanit\u00e0 era ancora un ideale possibile, una poesia di nobili intenzioni, franata poi in una prosa meschina di catastrofica realt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qui si fa quel che si fa<\/p>\n<p>Ma si sa quel che si fa,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>trovai scritto a caratteri cubitali su una parete del vecchio teatro anatomico nella facolt\u00e0 veterinaria dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa, in tempi lontani : quando con raccapriccio vidi una decina di cani a gole aperte, ad occhi spalancati e neanche un uggiolato provenire da loro, perch\u00e9, mi fu spiegato, erano stati privati delle corde vocali, recise per ragioni di studio scientifico.<\/p>\n<p>Il percorso che conduce dall\u2019impostazione teoretica alla conclusione pratica \u00e8 sempre ricco di rivisitazioni culturali e di suggestioni originali da suscitare in chi opera anche profonde perplessit\u00e0 .<\/p>\n<p>Suggeriva il vecchio Ciaccari : \u201cun bravo muratore \u2018un comincia mai una casa dal tetto ma dalle fondamenta e non fabbri\u2019a un comodo (2) con la porta che s\u2019apre verso la bu\u2019a ca\u2019atoria dove si dis\u00f2ppila l\u2019intestino quando gli scappa da ca\u2019a\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Intanto piove da libeccio, a intervalli : cos\u00ec quando vedo smettere esco e subito mi bagno, quando rientro bagnato non piove pi\u00f9, riesco e mi ribagno ; intanto la moglie prima mi guarda torva poi, con le mattonelle impiastricciate,comincia,gradualmente, a mormorare, fino a scoppiare in esclamazioni da portinaia analfabeta ; allora mi cambio e il lavoro preventivato resta per il giorno dopo : col cielo nuvoloso senza pioggia .<\/p>\n<p>Primo lavoro di buzzo buono, a schiena piegata, \u00e8 lavorare il terreno, con lo scasso : alla profondit\u00e0 di una buona vangata tolgo la prima striscia di terra, la deposito sul margine superiore e la netto accuratamente da tutte le radici presenti, quelle incestate le scuoto vigorosamente una ad una per non dilapidare il terriccio, le deposito inerti tutte in un mucchio che poi brucer\u00f2 ; poi rimuovo il fondo; vango la seconda striscia ripetendo a pietto l\u2019operazione e cos\u00ec fino alla lunghezza stabilita; il secondo giorno operando con ritmo rilassato, gustandomi il sudore e la piacevole sensazione fisica del corpo in salute, il lavoro \u00e8 finito; la striscia si presenta soffice e, livellata con il rastrello, accogliente per le ipotizzate essenze: tutte opere da nulla che, passando i giorni, ci appaiono indispensabili semplicemente in grazia dell\u2019abitudine,assaporandole con la stessa intensit\u00e0 di un\u2019albicocca matura che si \u201csquaglia \u201c tra lingua e palato, fuori dai denti.<\/p>\n<p>Un buon corbello di sugo di cavallo, maturo, scuro, poroso, asciutto e di gradevole odore \u00e8 interrato lungo la met\u00e0,che cos\u00ec diventa un terreno grasso, leggero come piuma, friabile come una pastasfoglia e quasi umido, dove poi pianter\u00f2 le votate alla scomparsa e le nuove essenze.<\/p>\n<p>Con vanghetto scavo dal vicino bosco due mortelle e un ginepro perch\u00e9 anche questi arbusti mitici vanno scomparendo soffocati dall\u2019altra vegetazione esuberante, non pi\u00f9 arieggiati dai contadini quando tagliavano il pacciame per farne lettiera per vacche, subiscono l\u2019aggressione letale; negli incolti, meta delle mie poco fruttuose escursioni venatorie nel vicinato, con Tal\u00e8, prelevo con mestola da muratore, da tempo le avevo occhiate, ciocche di strisciante serpillo con consistente pane; le pecore dell\u2019ultimo pastore della zona, tosatrici parche dei capolini odorosi, lo fortificano di stagione in stagione, instillando nel latte e nel conseguente pecorino l\u2019inconfondibile aroma; i semi di finocchio, acheni, portati dalla Sicilia per aromatizzare le cotture domestiche,apparentemente morti in semenzaio, sono ora pianticelle maneggiabili; dal vivaista compro tre lavande, stoechas, spigo e officinale , dragoncello, maggiorana, santoreggia, pepolino limonato ed erba pesca, verbena odorosa; da altro luogo trasferisco un timo e due nepitelle; menta, peporino, basilico, prezzemolo e melissa nell\u2019orto, salvia e rosmarino nella scarpata sottostante, restano immoti al loro sito, fino alla raccolta, quando nel piatto mi daranno i loro diversi sapori .<\/p>\n<p>Distribuisco le varie essenze dentro il terreno sostanziato di terriccio e annafffio con getto leggero ma a fondo.<\/p>\n<p>In tempi successivi all\u2019impianto, l\u2019aromario officinale, suscettibile di inesausto impinguamento ed esaurimento, come ogni work in progress, come la vita, si \u00e8 illegiadrito della inodora variegata Lavatera Pentapetala, vulgo malvone, nelle tre variet\u00e0, punctata, olbia e trimestris, scovata, scavata e salvata lungo bordi stradali remoti e febbrilmente prima , poi gioiosamente, fatta rivivere in questo angolo polisensuale, prima solo a prevalente percezione olfattiva, dove accende le sue fiamme dondolanti al lieve alito di vento ,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che di forme diverse e color vari\/Con cento odori abbagliami le nari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il tessuto botanico si struttura lentamente e consuma tempo, qui si intrecciano fili di sudore, rabbia e frustrazione congiunte a fili di gioia, piacere\u00a0\u00a0 e soddisfazione, mentre le piante nascono e muoiono nei brevi ritmi di giorno e notte, con gli ampi cicli delle stagioni.<\/p>\n<p>Questo dispendio di energia presiede alla fondazione di un\u2019immagine che sembra non rispodere a nessuno scopo economico, se non a quello di assecondare la pulsione creativa, come a voler costruire con sabbia senza calce : cingit non stringit, perch\u00e9 nella natura c\u2019\u00e8 un diletto anche senza utilit\u00e0, come nell\u2019arte e nel sesso .<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 la trasformazione di energia dinamica del gesto nella qualit\u00e0 della forma : quell\u2019insieme in cui piante, fiori, insetti, uccelli, rettili appaiono esemplari o per vivacit\u00e0 di volo o per delicatezza di profumo o per bellezza di colore in una spera di sole.<\/p>\n<p>Un\u2019opera aperta, direbbe U. Eco, potenzialmente infinita, che si misura di fronte all\u2019esistenza concreta dell\u2019opera da interpretare, la cosa in s\u00e9 da cui ero partito offrendo un nuovo stimolo al processo della semiosi.<\/p>\n<p>Alla fine di molto piacevoli e gratificanti ore di lavoro, quando mi lascio coinvolgere totalmente, con tutti i sensi, da vero animale neotenico, solo per allocare una gnebitella, nepitella, ricordo, ho impiegato quasi un\u2019ora, contemplo soddisfatto la tavolozza armoniosa e digradante, dal pallido all\u2019intenso, gradevole agli occhi : dal tentativo di raggiungere una piccola perfezione, ho sperimentato, pu\u00f2 discendere l\u2019aspirazione di averne di pi\u00f9 grandi e significative.<\/p>\n<p>Questa mia pratica \u00e8 virtuosa perch\u00e9 crea una relazione a somma positiva tra me e l\u2019ambiente circostante: una collaborazione che prefigura una simbiosi che mi fa consapevole non dei fiori, ma dei \u201cmiei\u201d fiori , allo stesso modo che i merli ladroni delle mie more sono i \u201cmiei\u201d merli .<\/p>\n<p>Tutto questo aggregato caleidoscopico, vanir\u00e0, certo, ma sia versato nel cuore un sorso dell\u2019effimera gioia, perch\u00e9 vivere \u00e8 esprimere, convertire un interno fermento in atti e pensieri precisi,\u2026..ma esprimere \u00e8 anche limitare, incorniciare, quando l\u2019azione si compie la fantasia \u00e8 gi\u00e0 morta : subentra solo una labile speranza di sopravvivenza.<\/p>\n<p>Tutta l\u2019arte, per\u00f2, sta nel vivere ogni giorno della nostra vita e nel non affliggere con l\u2019ansia l\u2019ora pi\u00f9 dolce che la vita offre, che \u00e8 l\u2019ora presente : qui, la capitale del mondo che sopravvive al suo nulla, senza lasciarmi assorbire e narcotizzare dalla torpida vita provinciale e trasformarmi in obeso e avaro padrone di campagna.<\/p>\n<p>Questo solazio \u00e8 un rifugio, una via d\u2019uscita al magma esistenziale con la fuga culturale nella scrittura che mi ha catapultato in un mondo parallelo, incontaminato, calmo, piacevolmente appagante, boccata d\u2019ossigeno puro e sogno di speranza anche quando il quotidiano \u00e8 sgradevole .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2018Si hortum cum bibliotheca habes, nihil tibi deerit\u2019. ( Cicerone )<\/p>\n<p>Non m\u2019 importa se l\u2019opera mia andr\u00e0 perduta, perch\u00e9 \u00e8 stata comunque una conquista rilevante nello svolgimento progressivo, quando uno fa e gode, come nei miti delle creazioni : dal Caos primordiale al Cosmo copernicano .<\/p>\n<p>Il diletto \u00e8 ragion sufficiente al corso delle cose , poi succeda quel che pu\u00f2: come un tordo che dopo tanto svolazzare ha trovato un bel frantoiano carico d\u2019olive e tra le fronde sollazza il suo peregrinare, contentandosi di essere dov\u2019\u00e8, dov\u2019\u00e8 arrivato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c Ti sei dato proprio alla macchia,eh?\u201d,grid\u00f2 il vecchio amico.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec,da cavaliere non pi\u00f9 errante, ma senza paura, quella l\u2019ho lasciata a voi cittadini. Son di Pra\u2019o e voglio esse\u2019 rispetta\u2019o, disse quello\u201d.<\/p>\n<p>O come grid\u00f2 quel Pisano (ignaro ed immemore di Curtatone e Montanara) dal marciapiede di via Mazzini seduto a un tavolino all\u2019aperto, alle nove della mattina, rispondendo ad una domanda di informazione musiva :<\/p>\n<p>&#8211;La Domus mazziniana? O cos\u2019\u00e8? Una torrefazione?<\/p>\n<p>&#8211;Co-osa? Boh! \u2018Un saprei.<\/p>\n<p>E rivolto all\u2019interno del bar : &#8212; Beppe! Buttami un aperitivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E presa l\u2019aria<\/p>\n<p>dell\u2019uomo avvezzo<\/p>\n<p>andette a bevere<\/p>\n<p>tutto d\u2019un pezzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>( 1) Ignorando, forse, quanto si compiaceva l\u2019imperatore Diocleziano del profumo dei cavoli da lui piantati, ed esib\u00ecti, quando abbandon\u00f2 il potere .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(2) comodo=cesso<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_31125\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"31125\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 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