{"id":30994,"date":"2017-05-05T18:27:15","date_gmt":"2017-05-05T17:27:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30994"},"modified":"2017-05-08T16:07:09","modified_gmt":"2017-05-08T15:07:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-prophetes-di-fabrizio-chiarini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30994","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Prophetes&#8221; di Fabrizio Chiarini"},"content":{"rendered":"<p><!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">Raccoglievo i frutti del sicomoro, laggi\u00f9 nel tempo della giovinezza e cos\u00ec mi cibavo e davo di che cibarsi alle famiglie del villaggio. Soprattutto quando gli altri uomini erano a servizio del rapace di turno, quando i capricci di uno facevano in modo che i campi si svuotassero e le donne non giacessero con i mariti per settimane e settimane.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">Allora, io avevo poco pi\u00f9 di nulla ed oggi pure. Una capra figlia della carestia, una collana di denti di dromedario, un&#8217;eterna stuoia sfilacciata in lana dell&#8217;Anatolia rubata alle dita serrate della morte di un mercante straniero, una ciotola capace e la tunica grezza che indossavo. I sandali si disfacevano al sole, sulla sabbia, ad ogni passo. Per farli riparare o per avere pi\u00f9 di ci\u00f2 che gi\u00e0 possedevo bastava la ciotola con il latte della mia capra, un pugno di fichi oppure, quando era il tempo, una giornata di lavoro nei campi dietro la schiena di un raro bue smunto e sottomesso. In quel modo potevo bearmi del focolare di una giovane e, una volta messi a dormire i figli, anche del suo letto.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il lago presso cui sono nato, a sentire quello che diceva fra i denti mancanti mia madre, prima che l&#8217;ottusit\u00e0 dei carri ittiti diretti a Qadesh se la portasse via, non \u00e8 mai stato molto pescoso ma, conoscendo le correnti, le zone pi\u00f9 profonde e le ore migliori, riuscivo spesso a riempire un cesto di pesci brulicanti. I riflessi, a volte rosa a volte azzurri e argento, mi confondevano. Mi meravigliavo che delle creature il cui unico scopo \u00e8 diventare cibo, potessero dimenarsi in quel modo inconsulto. Perch\u00e9 ribellarsi o aver paura della natura? Quello era il corso delle cose e non per mia o loro volont\u00e0, di certo Colui che \u00e8 aveva deciso che fosse cosa buona e giusta. E tutto quel vibrare argenteo dentro la cesta durava per qualche tempo, fintanto che i movimenti si disfacevano pi\u00f9 lenti e rassegnati alla legge di natura. Li guardavo contorcersi in agonia e quelle bocche aperte, quegli occhi fissi senza palpebre mi davano la sensazione dell&#8217;estasi e dell&#8217;amplesso. Finalmente rassegnati, li vendevo al mercato o li scambiavo con qualche pugno di farina o focacce gi\u00e0 pronte poi, tenuto qualcosa per soddisfare la mia fame, tornavo all&#8217;ombra del grande sicomoro, quello che ho sempre preferito, per sdraiarmi e pensare. Con la pancia finalmente piena e un piccolo fal\u00f2 a tenermi compagnia. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">Era in quel periodo polveroso della mia vita, all&#8217;ombra del sicomoro, mentre collane di pesci essiccavano al sole, che molti pellegrini si fermavano per chiedermi le cose pi\u00f9 varie. Dapprima solo un caso, poi gruppi di mercanti, fuggiaschi, qualche tagliagole solitario in vena di confessioni non richieste, donne in fuga dalle percosse dei mariti, una notte mi sembr\u00f2 che perfino un cane scabbioso mi stesse fissando per pormi il suo muto e ringhioso quesito. E non sapevo comunque perch\u00e9 tutte quelle persone sostavano al mio riposo, spezzando i miei sogni ad occhi aperti. Poi successe, mi dico ora che doveva succedere e doveva essere una mattina calda d&#8217;inizio estate. Ritrovai ai piedi della mia stuoia una ciotola piena di miele e un pezzo di pane dorato. Mi bast\u00f2 fare pochi passi per raccogliere l&#8217;acqua del lago e gustare il primo, forse l&#8217;unico, pasto del giorno. Qualcuno, magari qualcuno a cui avevo rivolto un semplice saluto la sera prima, mi aveva donato quel ristoro. Non dormivo con una donna da molto tempo e subito negai potesse trattarsi del gesto di una solitaria complice e soddisfatta, ma \u00e8 pur vero che nell&#8217;ardore profumato di quel miele ritrovai la via. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il segno definitivo mi fu offerto sette giorni pi\u00f9 tardi quando un povero pastore, consumato dalla strada percorsa e dalle notti insonni, volle portarmi il suo dolore e la sua preghiera, come se io fossi stato l\u00ec ad aspettarlo dall&#8217;alba dei tempi. Arrivava con una sacca, un paio di sandali disfatti, fratelli dei miei, legati alla cintola e poco altro a parte la sabbia negli occhi. E negli occhi mi guardava quasi io fossi nato per rispondere al suo sguardo, non intendeva scrutare la mia anima che quella doveva apparirgli, povero, come luminosa e trasparente. Mi diede del formaggio, un pugno di olive e un buon mezzo otre di vino. Poi mi chiese. Di suo figlio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">All&#8217;ultima Luna nuova era sparito com&#8217;era sparita la carovana di stranieri che da alcuni giorni stava a un tiro di fionda dal suo villaggio, oltre la terra di Canaan, a sud. Mi chiedeva se l&#8217;avessero rapito loro a dorso di dromedario, se fosse andato di sua volont\u00e0, e dov&#8217;erano, e chi si sarebbe preso cura del piccolo gregge, della sua vecchiaia, cosa avrebbe detto al padre della promessa sposa.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">I miei occhi erano vuoti e fermi. Che avrei potuto dire? Le carovane chiamano il sangue giovane, sapevo, perch\u00e9 anch&#8217;io non pi\u00f9 di tre o quattro anni prima lo avevo provato, che il sangue acerbo chiama il deserto e i guai chiamano altri guai. Cosa dovevo rispondere? Devo credere a me stesso quando mi dico che non fu solo per i doni, non fu solo per compiacere quell&#8217;uomo disperato, non fu per avidit\u00e0 che trovai il modo di rispondere. Non fu neanche quando mi chiam\u00f2 \u201cnevi\u201d. Sentivo solo che non potevo decidere per me ci\u00f2 che ero per gli altri. Non posso far altro che pensare che fu solo fortuna quando dissi all&#8217;uomo che suo figlio sarebbe tornato con una donna e con un suo gregge. Lui mi disse che sarebbe stato senz&#8217;altro cos\u00ec, che gli avevano parlato dell&#8217;uomo sotto il sicomoro sulla riva del lago. Si aspettava una parola, una certezza. Io speravo fosse almeno una mezza verit\u00e0 o un azzardo innocente. Che la mia fosse compassione. Ecco, avevo trovato la parola, in molti sensi. Ci misi qualche notte per capire e poi, devo ammettere di essermi sentito frastornato, mi resi conto che parlavo e ascoltavo per compassione. Non sapevo dirmi se fosse giusto o sbagliato, avevo ancora un minimo di coscienza per evitare di sentirmi soddisfatto, appena provavo la sensazione di essere utile mi schermivo dietro un velo di modestia, cercavo di non badarci per non incorrere nella superbia e non disturbare nessuno, sulla terra o nell&#8217;alto dei cieli.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">Fra il mattino del pane e miele e quello del padre consumato ci furono tanti volti e tante parole. E dopo passavano i soli e le lune sulla mia testa, dovrei dire sulle fronde del sicomoro, e molte donne venivano a riempire le brocche e gli otri accanto alla mia stuoia. Ma avevano una luce diversa negli occhi. Non era voglia, non era il sudare di mani, il contrarsi del ventre, il respiro affannato. Era un lampo che subito si spegneva come bagnato da preghiere frettolose. Una mano premuta sulla bocca di un grido, era qualcosa che non aveva il tempo di montare nutrendosi di se stessa, ecco perch\u00e9 avevo escluso fosse l&#8217;odio. Era forse paura, se non proprio rispetto. Un giocattolo rotto, un non pi\u00f9 sperare. Anzi, un non pi\u00f9 osare per non offendere nessuno, come ho detto, sulla terra o nell&#8217;alto dei cieli.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi chiedono quali giorni ci aspettano e come posso spiegare loro che un \u201cnevi\u201d parla al presente. Domani, forse, questo lago sar\u00e0 prosciugato dall&#8217;ira divina o dalla sete degli uomini, chiss\u00e0, non ci saranno pi\u00f9 pesci e i frutti del mio amico sicomoro cresceranno secchi e penduli come uno scroto svuotato del suo ardore. Ma perch\u00e9 mi chiedono di domani quando \u00e8 oggi che viviamo? Ho nelle mie mani, come nel fitto dei miei pensieri, una sola certezza, so che io sono nel mondo per il momento, in questo momento. Lo so perch\u00e9 oggi l&#8217;ombra dell&#8217;albero mi rende il riposo dolce come l&#8217;abbraccio di una vergine, non posso chiedere a nessuno quel che sar\u00e0 domani perch\u00e9 tutti vivono con me lo stesso momento. Allora, mi chiedo, perch\u00e9 mai ho voluto dare a quel padre la speranza incastonandola nel futuro? Per fuggire da me il problema immediato? Ho sperato che se ne andasse presto, lontano dalle rive di questo lago, ma gliel&#8217;ho permesso io, con la mia profezia balorda che mi alleggerisce oggi ma, allo stesso tempo, mi pesa sulle spalle nell&#8217;attesa che quel giorno si compia. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Courier New,monospace;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 sera, appena vedo il tramonto colorare i rilievi lontani per me \u00e8 gi\u00e0 sera. E con quel colore divino rassereno subito il mio spirito e tento di addolcire le mie voglie. Anche oggi le donne sono passate dritte, con le loro brocche sbeccate sulle teste, mi guardavano rubando uno sguardo furtivo dietro i veli scuri. Mi scrutavano in fila, una dopo l&#8217;altra con un sorriso leggero che potevo solo indovinare, nascosto com&#8217;era dal tessuto. Ed io, l\u00ec ad aspettare che almeno una sola di loro si avvicinasse per chiedermi di seguirla dentro casa, che mi facesse almeno un gesto che non potessi travisare. E invece la pi\u00f9 giovane si \u00e8 limitata, unica fra loro, a lasciarmi una scodella di zuppa fredda. Si \u00e8 chinata verso me quel poco che bastasse perch\u00e9 io potessi vedere la pienezza dei suoi seni dentro la minima scollatura della veste, appoggiata la ciotola di legno mi ha guardato negli occhi. Non distoglieva lo sguardo, non lasciva per\u00f2 intendere alcuna bramosia, solo si sincerava che io potessi affamarmi alla vista di quanto mi stava mostrando con crudelt\u00e0. Mi fissava con quegli occhi, e solo quelli, il suo corpo non parlava ma io l&#8217;avrei presa comunque l\u00ec sulla mia stuoia davanti alla processione delle femmine. Poi si tolse il velo lasciando scoprire ricci notturni che andarono a sfiorare due labbra di frutti maturi, perfette, disegnati. Quei datteri gonfi e sodi mi dissero nel silenzio che non ero pi\u00f9 un uomo. Non ero pi\u00f9 quel tipo di uomo. Con lo sguardo fisso e una lentezza che dura ancora oggi, si pass\u00f2 la lingua lungo i contorni della bocca perch\u00e9 io provassi rimpianto di ci\u00f2 che ero stato per loro, per prendersi gioco del mio desiderio, per riportarmi un poco dei discorsi che certamente facevano nel buio chiuso delle loro abitazioni, nei pomeriggi rubati alla mutilazione quotidiana dell&#8217;esser donne in questo mondo di uomini assenti. Voleva la mia voglia e non me&#8230; proprio lei che non mi aveva mai ospitato nel suo letto e forse proprio per quel motivo era stata invitata dalle altre donne a rendermi ridicolo. Quella s\u00ec, era una profezia. Due labbra di miele e un velo che le incorona, una giovane donna che mi ha fatto guardare nel passato, che mi ha spalancato le porte dell&#8217;evidenza di ci\u00f2 che ero e di ci\u00f2 che per loro non sarei pi\u00f9 stato. Un rammarico \u00e8 una profezia. Questo \u00e8? Il domani \u00e8 la conseguenza. Domani non potr\u00f2 andare a bussare alla porta di questa meraviglia anche se le sue labbra non mi hanno dovuto mostrare quella porta per farmelo capire. E quell&#8217;uomo che mi ha chiesto di suo figlio&#8230; perch\u00e9 gli ho dovuto dire che sarebbe tornato? Non sarebbe forse bastato dire ci\u00f2 che suo figlio faceva ora? Non avrei sanato i suoi giorni futuri se non gli avessi fornito un orizzonte pi\u00f9 lontano di quanto lo sia davvero? Non ho fatto altro che spostare il suo sguardo fin dove non pu\u00f2 vedere, rendendolo pi\u00f9 cieco di quanto sia, pi\u00f9 inquieto di quanto dovrebbe essere. Come nebbia nel mezzo di una tempesta di sabbia. Ho dato a quel povero uomo pi\u00f9 tempo per poter sperare. In ogni caso, io oggi so cosa non sar\u00f2 pi\u00f9 domani per gli altri, quelle labbra me lo hanno detto portandomi una zuppa fredda che ha il gusto di ci\u00f2 che non posso mangiare.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30994\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30994\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raccoglievo i frutti del sicomoro, laggi\u00f9 nel tempo della giovinezza e cos\u00ec mi cibavo e davo di che cibarsi alle famiglie del villaggio. 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