{"id":30966,"date":"2017-05-04T18:11:55","date_gmt":"2017-05-04T17:11:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30966"},"modified":"2017-05-05T15:45:29","modified_gmt":"2017-05-05T14:45:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-nella-mia-vita-sono-rimasta-orfana-per-ben-tre-volte-di-paola-dalla-valle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30966","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Nella mia vita sono rimasta orfana per ben tre volte&#8221; di Paola Dalla Valle"},"content":{"rendered":"<p>Nella mia vita sono rimasta orfana per ben tre volte, e tutte e tre sempre di madre.<\/p>\n<p>Della mia infanzia non ho ricordi; qualche scatto in bianco e nero mi aiuta ad immaginare quello che la mia memoria consapevole non sa visualizzare.<\/p>\n<p>Sfoglio l\u2019album dalla copertina di cuoio lavorato, un oggetto prezioso che protegge dalla dissolvenza tante vite. Ascolto il suono dei fogli protettivi di carta velina che si stropicciano sotto le dita, mentre le pagine rigide, quelle dove si incollavano le fotografie, fanno resistenza e sembra non vogliano essere toccate. Dalle immagini sbiadite mi sorridono volti antichi di adulti e bambini che vivevano lo scatto fotografico con l\u2019eccitazione di chi si sente protagonista di qualcosa di memorabile, che passer\u00e0 alla storia, alla sua piccola storia.<\/p>\n<p>Signore con le scarpe della festa e la borsetta stretta tra le mani, giovani donne a braccetto pronte a conquistare il mondo con il loro cappottino dallo striminzito collo di <em>lapin<\/em>; giovani uomini sorridenti a cavallo della loro <em>Isomoto 125<\/em> e ragazzini imbacuccati che, con le mani nascoste dalle manopole, salutano felici a cavalcioni della slitta di legno in mezzo alla neve.<\/p>\n<p>L\u2019odore della pelle invecchiata si mescola a quello dell\u2019aria pulita di quei tempi lontani che ricostruiscono anche la mia di storia.<\/p>\n<p>Ricordi olfattivi.<\/p>\n<p>Arrivo alle immagini un po\u2019 pi\u00f9 recenti e mi riconosco. Una bimba di quattro anni, composta e compita che sta leggendo un Topolino, quando ancora c\u2019erano gli Album che la Disney stampava su carta ruvida e grossolana.<\/p>\n<p>Ricordi tattili.<\/p>\n<p>Mi guardo mentre poso, smorfiosetta e sorridente, con la gonnellina sollevata come le bimbette disegnate nei libri di lettura per i pi\u00f9 piccini.<\/p>\n<p>Ricordi impalpabili. Come i tessuti che la <em>mammadallemanidifata<\/em> trasformava negli abitini visti su Rakam o Burda. Ero la sua bambolina, credo.<\/p>\n<p>La mia memoria si interrompe un giorno dei miei -forse- cinque anni. L\u2019ultimo ricordo consapevole che ho \u00e8 quello di una domanda: \u201cChe cosa faresti se io morissi?\u201d<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stato allora che mi sono sentita orfana per la prima volta.<\/p>\n<p>E\u2019 stato come spostare lo stordimento del dolore nell\u2019evanescenza del ricordo. Salvifica operazione di una mente bambina da allora priva anche della Buona memoria liquidata dai sensi di colpa.<\/p>\n<p>Talvolta, di notte, mi svegliavo urlando e mi nascondevo sotto le coperte per non vedere le sagome indistinte generate dalle lame di luce artificiale che scavavano il legno degli scuri. Se io non vedevo loro, loro non avrebbero visto me e sarei stata al sicuro, protetta dal buio pi\u00f9 fitto che disperde le ombre.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 nato mio fratello ed \u00e8 cresciuto fragile come lo stelo di un fiore.<\/p>\n<p>La fotografia in bianco e nero d\u00e0 consistenza alle immagini, le carica della violenta intensit\u00e0 del chiaroscuro, dei contrasti.<\/p>\n<p>Mio fratello amava fotografare. Ed era bravo. Amava anche disegnare ed era bravo anche in quello. Eppure si credeva un inetto. E ha deciso di sublimare la sua presunta inettitudine nella droga.<\/p>\n<p>Erano gli anni della strage alla stazione di Bologna e dell\u2019attentato al Papa, di Reagan e della Thatcher, di Chernobyl e della Perestrojka. Erano gli anni in cui moriva John Lennon e si scioglievano gli Eagles, i Led Zeppelin, gli Who che avevano accompagnato i nostri stordimenti collettivi nelle cantine fumose della mia adolescenza. Erano gli anni che stavano dissipando l\u2019eredit\u00e0 pi\u00f9 pesante lasciata dalla rivoluzione sessantottina: un gruppo di giovanissimi spaesati e sperduti in un mondo che non avevano contribuito a costruire.<\/p>\n<p>La discesa agli Inferi era iniziata per tutti.<\/p>\n<p>Il giorno era una notte lunga ventiquattro ore, fatta di paure attese e litigi. Un attimo lui urlava contro il mondo, quello successivo piangeva per l\u2019infelicit\u00e0 che sparpagliava attorno a s\u00e9. Avrebbe smesso, perch\u00e9 si smette quando si vuole. E no, la Comunit\u00e0 non serviva; l\u2019aveva detto anche il dottore.<\/p>\n<p>Invece non ha smesso ed \u00e8 arrivato l\u2019AIDS.<\/p>\n<p>Sindrome da Immunodeficienza Acquisita: a quei tempi, una condanna a morte certa.<\/p>\n<p>E di nuovo io sono rimasta orfana.<\/p>\n<p>Un\u2019orfana priva di memoria con la necessit\u00e0 di salvarsi da una deriva annunciata. Nonostante i sensi di colpa, nonostante l\u2019amore grande per il mio fratellino.<\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 lui diventava debole, tanto pi\u00f9 io mi facevo coriacea, spinosa. Un cactus nel deserto, che si difende adattandosi all\u2019ambiente ostile.<\/p>\n<p>E\u2019 morto una sera di luglio, tra le braccia della sua madre dolorosa. Era lo spettro di se stesso, una larva fragile come il cristallo pi\u00f9 trasparente. Pochi giorni prima, per distrarmi dal pensarlo, avevo dipinto per lui una maglia. Un volo di fenicotteri lo avrebbe accompagnato durante la cerimonia funebre e oltre, se un oltre fosse esistito. Lui, dopo settimane di un silenzio ostinato, aveva bisbigliato qualcosa quando gliel\u2019avevo mostrata, ma gli occhi erano gi\u00e0 lontani. Poi niente pi\u00f9. Qualche debole stretta di mano in rari attimi di vita, qualche lacrima tardiva che scendeva sulle guance scarnificate.<\/p>\n<p>Mentre l\u2019Italia vinceva contro la Spagna ai Mondiali del 1994, il mio fratellino se ne andava in silenzio, per la troppa paura di vivere.<\/p>\n<p>Ho aspettato con lui che tornasse cenere, in piedi, nel Crematorio, e ho pianto tutte le lacrime che avevo accumulato dentro. Ma non \u00e8 servito a farmi stare meglio.<\/p>\n<p>Poi ho guardato mio figlio e mi sono fatta forza, ma forse anche lui era gi\u00e0 un po\u2019 orfano di madre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non so se sia peggiore la morte o la paura della perdita. Quella paura che ti accompagna minuto dopo minuto, la stessa che non se ne vuole andare dall\u2019<em>annus horribilis<\/em> che ha partorito i mostri successivi.<\/p>\n<p>La madre di mio fratello si \u00e8 consumata per il dolore. Sempre presa dai ricordi e dal bisogno di combattere un nemico potente e subdolo. Troppo distratta dalla morte per poter ancora guardare con stupore la vita.<\/p>\n<p>Sola, con il suo drappello di madri-coraggio, ha iniziato a lottare, rabbiosa contro le Istituzioni, pietosa verso i pi\u00f9 deboli, diventati tutti suoi figli ora che di figli non ne aveva pi\u00f9. Io ero altro, me n\u2019ero andata scegliendo la vita, sorda alla sua sofferenza che rimestava stancamente nel catino arrugginito delle responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, entrambe eravamo chiuse nel nostro personale dolore nutrito dal rancore e dalla solitudine.<\/p>\n<p>E mentre io lavoravo instancabilmente e cercavo goffamente di crescere mio figlio, lei spostava montagne con la rabbia della disperazione.<\/p>\n<p>Ogni tanto le succedeva di sentirsi felice, come dopo essere riuscita a rendere dignitosa la sepoltura dei nuovi lebbrosi. Spogliati di tutto, dovevano essere avvolti in un lenzuolo imbevuto di candeggina, almeno fino a quando, nel 1994, lei, piccola madre granitica di tutti gli infelici, non \u00e8 riuscita a far modificare il regolamento di polizia mortuaria.<\/p>\n<p>Un decoro che la morte restituiva alla vita.<\/p>\n<p>La sua agonia \u00e8 durata trentatr\u00e9 anni. Poi la stanchezza ha vinto e si \u00e8 lasciata andare, dopo un ultimo guizzo di ribellione mentre, smarrita, assecondava il ritmo del suo cuore sfiancato.<\/p>\n<p>Ventitr\u00e9 giorni di rianimazione e, per la terza volta, sono rimasta orfana. La volta definitiva.<\/p>\n<p>La telefonata \u00e8 arrivata alle 4.40 e io l\u2019aspettavo perch\u00e9 quella sera il suo sguardo era opaco, mentre si sgravava delle lacrime. Le stesse lacrime silenziose che avevo conosciuto tanti anni prima.<\/p>\n<p>Per\u00f2 questa volta non ero l\u00ec.<\/p>\n<p>Non ero l\u00ec a tenerle la mano, a ricordarle che suo figlio la stava aspettando, a dirle che anche se era la mamma di mio fratello era stata anche la mia.<\/p>\n<p>La mia memoria si sta pian piano ricomponendo, combatte contro l\u2019inquietudine della necessit\u00e0.<\/p>\n<p>I ricordi sono recalcitranti e si imbizzarriscono quando voglio imbrigliarli. Vorrei poter raccontare, ma le storie sono sfuocate, incerte nei contorni. Eppure io so che nella mia vita lei c\u2019era, perch\u00e9 l\u2019ho odiata e amata, l\u2019ho allontanata e cercata, l\u2019ho condannata e perdonata. Come succede a tutte le madri.<\/p>\n<p>Un cuscino di rose bianche l\u2019ha accompagnata, quelle che lei stessa mi aveva chiesto prima di andarsene. La chiesa era gremita al suo funerale e la tenue fragranza dei fiori candidi addolciva il commiato reso concreto dal profumo pungente dell\u2019incenso<\/p>\n<p>E io, che non ho mai saputo parlare di sentimenti, allora ho scritto per catturare il ricordo, per non farlo sbiadire, per ricordare anche la sofferenza assieme al suo volto.<\/p>\n<p><em>Il cuore squassato dal dolore che preme,<br \/>\nla madre riconosce il figlio l\u00e0<br \/>\ndove l&#8217;aria si tinge di cielo.<\/em><\/p>\n<p><em>E l&#8217;anima, libera, si placa.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30966\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30966\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella mia vita sono rimasta orfana per ben tre volte, e tutte e tre sempre di madre. 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