{"id":30903,"date":"2017-04-28T18:13:02","date_gmt":"2017-04-28T17:13:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30903"},"modified":"2017-04-28T18:13:02","modified_gmt":"2017-04-28T17:13:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-il-buon-regalo-di-patrizia-lazzari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30903","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Il buon regalo&#8221; di Patrizia Lazzari"},"content":{"rendered":"<p>Quel pomeriggio Alfio si svegli\u00f2 di soprassalto con la sensazione di un pericolo incombente. Da quando lavorava di notte dormiva dopo pranzo per circa due ore, quasi sempre sognava ma raramente riusciva a ricordare cosa. Fiss\u00f2 il soffitto cercando di riportare alla coscienza i particolari del sogno che lo aveva destato ma riusc\u00ec solo a definire ed isolare una sensazione di paura. Ripieg\u00f2 con cura il pigiama sotto il cuscino, riordin\u00f2 il letto secondo le geometrie preferite e uscendo dalla camera sfior\u00f2 Lella con una carezza.<br \/>\nIn cucina guard\u00f2 con disgusto i piatti sporchi di due giorni, stipati nel lavello. La particolarit\u00e0 di quella giornata rendeva inopportuno rinviare ancora la noiosa incombenza. Lav\u00f2 i piatti, li asciug\u00f2 e li mise a posto. Pul\u00ec il fornello con cura e pass\u00f2 lo straccio per terra. Soddisfatto si vers\u00f2 il caff\u00e8 ben caldo, forte e molto zuccherato nella tazzina preferita, bianca col rigo dorato un po\u2019 sbocconcellata sul bordo, e schioccando la lingua ad ogni sorso cominci\u00f2 a domandarsi se la sera avrebbe potuto concedersi il buon regalo.<br \/>\nIl rito della rasatura, pi\u00f9 accurato del consueto, dur\u00f2 una buona mezz\u2019ora. Si osserv\u00f2 allo specchio. Era brutto, irrimediabilmente brutto, lo sapeva, ma non gli importava granch\u00e9, era affezionato alla sua immagine e non avrebbe voluto essere diverso: faccione asimmetrico, occhi marroni inespressivi che un naso sproporzionato e bitorzoluto manteneva troppo distanti tra loro, orecchie grandi e un po\u2019 sporgenti, capelli radi e brizzolati, colorito pallido. Maria glielo ricordava spesso che era brutto scherzando quando dopo l\u2019amore rimanevano a letto a chiacchierare per ore. Ma a lei non importava nulla che Alfio fosse brutto, non era certo per quel particolare che lo aveva lasciato.<br \/>\nSi tagli\u00f2 con cura le unghie, le lim\u00f2, le spazzol\u00f2 e torn\u00f2 in camera per il momento pi\u00f9 bello della giornata. Eccomi qua Lella, bella mia, diamoci da fare finch\u00e9 siamo soli, sussurr\u00f2 sollevando la fisarmonica dalla poltrona. Si pass\u00f2 le cinghie sulle spalle, accarezz\u00f2 la tastiera, sganci\u00f2 i fermi e inizi\u00f2 a suonare.<br \/>\nPuntuale, alle sette, Alfio arriv\u00f2 al ristorante, uno dei tanti locali tipici di Trastevere. Indoss\u00f2 il suo costume da suonatore: blusa bianca, gilet color vinaccia, calzoni rossi, corti al polpaccio, calze bianche, scarpe nere con la fibbia. Aldo e Michele, la chitarra e il mandolino, erano gi\u00e0 vestiti e mentre accordavano gli strumenti scambiavano coi camerieri battute grossolane. Uno sciame di giapponesi prese posto al tavolone nel centro del ristorante e la serata inizi\u00f2 secondo il solito copione: bucatini, canzoni, fotografie, risate, abbacchio, bistecche, caldo, sudore, rumore di piatti, carte di credito, una mancia all\u2019orchestra, grazie. Quando Alfio si sent\u00ec pronto per l\u2019unico brano che lui eseguiva anche come cantante, fece un cenno al chitarrista, si avvicin\u00f2 a una donna &#8211; di solito sceglieva una bruna, magra, di mezza et\u00e0 &#8211; e attacc\u00f2 \u201cReginella\u201d, il pensiero d\u2019amore che ogni sera dedicava a Maria: \u201cT\u2019aggio voluto bene a te, tu m\u2019hai voluto bene a me, mo\u2019 nun ci ammamme cchi\u00f9 ma a vote tu, distrattamente pienz\u2019a me\u201d.<br \/>\nPoco dopo mezzanotte Alfio s\u2019incammin\u00f2 verso la fermata dell\u2019autobus, stretto nel pesante cappotto grigio, la fisarmonica in spalla, la testa china, il passo lento. Si ferm\u00f2 su un ponte a fissare il fiume. I primi tempi dopo che Maria l\u2019aveva lasciato, aveva pensato che buttarsi nel Tevere poteva essere una soluzione semplice e pratica. Bastava salire sul parapetto, Lella stretta addosso con le cinghie ben serrate alle spalle e alla vita, uno slancio e via, tutto finito, dolore, solitudine, autobus notturno, periferia, odore di povert\u00e0, bollette da pagare, piatti sporchi. Ma col passare del tempo Alfio si era abituato alla sofferenza, al senso di vuoto che gli bucava lo stomaco dal mattino alla sera, al dolore fisico che dava concretezza all\u2019assenza di Maria e asseriva il legame con lei. A quella pena, giorno dopo giorno, si era affezionato, e forse, non avrebbe pi\u00f9 saputo vivere senza. Poco distante una coppia di ragazzi si ferm\u00f2 a darsi un bacio. Alfio decise di s\u00ec: era una sera cos\u00ec speciale che poteva meritarsi il buon regalo. Se lo concedeva solo quando si sentiva abbastanza forte da sostenere, senza troppo patimento, l\u2019inevitabile, deprimente effetto di ritorno.<br \/>\nCambi\u00f2 strada, allung\u00f2 il passo, e dopo una ventina di minuti si appost\u00f2 nella penombra del viale alberato davanti al bar Sole e Luna, nel solito punto da dove poteva osservare Maria, dentro il locale, senza essere notato.<br \/>\nAppena Alfio intravide la donna il suo cuore sventagli\u00f2 un raffica di battiti che gli si schiantarono contro la gabbia toracica poi, con la forza cadenzata di un maglio, colpi violenti e cadenzati gli rimbombarono nel petto. Maria indossava una maglietta rosa. Strano, non le \u00e8 mai piaciuto il rosa. Sar\u00e0 un regalo di quello l\u00e0. Ancora non li conosce i gusti di Maria? Gli sembr\u00f2 dimagrita e stanca. Come al solito lavorava troppo.<br \/>\nSi asciug\u00f2 le mani sudate nelle tasche del cappotto. Adesso Maria scherzava con alcuni clienti e rideva. Alfio adorava il sorriso di Maria, rassicurante, inaspettato, allegro, la faceva sembrare una bambina per via delle due fossette ai lati delle guance, lui si sentiva sopraffatto dalla tenerezza e di slancio sovrapponeva un bacio al sorriso della sua donna.<br \/>\nEntrare nel bar non \u00e8 poi una cosa complicata, si ripeteva Alfio. E\u2019 l\u00ec davanti, basta fare qualche passo, spingere la porta e oltrepassarla. Solo cinque minuti, il tempo di bere una birra, oppure un caff\u00e9. Cinque minuti possono bastare per un saluto, farle gli auguri, parlare come due buoni amici. Sapeva a memoria &#8211; perch\u00e9 le aveva provate tante volte a casa, persino davanti allo specchio &#8211; le parole da dire a Maria e il tono, affettuoso, s\u00ec, ma anche distaccato, da usare nel pronunciarle. Prima di domandare qualcosa di lei, per non sembrare invadente, le avrebbe chiesto notizie del padre, malato di Parkinson, e poi del piccolo Nino, il figlio di sua sorella che quando la mamma era di turno in ospedale passava la domenica con loro. Alfio amava i bambini e avrebbe voluto averne almeno tre da Maria. Fu un brutto colpo per lui &#8211; ma cerc\u00f2 di non farsene accorgere &#8211; quando Maria gli spieg\u00f2 che purtroppo non avrebbe mai potuto restare incinta: anni prima aveva subito una isterectomia totale per un sospetto tumore all\u2019utero. Da quel momento Alfio non parl\u00f2 pi\u00f9 di bambini, ma era molto felice quando Nino passava la domenica con loro.<br \/>\nDevo pensare che sia un gioco, io sono la luna che esce dall\u2019ombra e va verso il sole, si diceva per cercare di placare il cuore che continuava a squassargli il petto. Prese un gran respiro, deglut\u00ec e attravers\u00f2 la strada. Ma a pochi metri dalla porta di Sole e Luna il cervello ingran\u00f2 una rapida retromarcia. Entrare nel bar non era affatto una buona idea. Per l\u2019emozione non avrebbe saputo dire niente di tutto ci\u00f2 che si era preparato, riuscendo solo a balbettare frasi sconnesse; e poi, dentro il bar poteva esserci quell\u2019altro e incontrandolo lui sarebbe stato travolto dall\u2019ira, e come l\u2019altra volta, forse lo avrebbe colpito con un pugno, e allora Attilio lo avrebbe pestato a sangue, qualcuno avrebbe chiamato la polizia e Maria si sarebbe ancora arrabbiata con lui gridandogli di non farsi vedere mai pi\u00f9 e di uscire per sempre dalla sua vita che gi\u00e0 gliela aveva rovinata abbastanza.<br \/>\nSi sforz\u00f2 di resistere alla tentazione di scomparire ancora nel buio e rest\u00f2 fermo in mezzo alla strada, inerme e solo come il gabbiano che poco prima aveva osservato galleggiare sul fiume. Doveva mantenere la calma. Non voleva fare scenate. Dopo tante ore passate l\u00ec davanti nell\u2019ombra a guardare il sole, a immaginare e tormentarsi, stasera finalmente poteva riuscire a conquistarlo davvero il premio di incontrare Maria.<br \/>\nIl cielo era nero, senza luna, formicolante di stelle. Ne cerc\u00f2 una, quella che lui e Maria avevano eletto dal lucernaio della sua camera a talismano del loro amore, e battezzata Lucentina. La trov\u00f2, al solito posto. Un brivido di coraggio, in traiettoria di caduta elicoidale dal cielo, lo percorse da capo a piedi e d\u2019improvviso si sent\u00ec forte e lieve. Con lo sguardo fermo davanti a s\u00e9 mosse, quasi senza accorgersene, i sette passi che lo separavano dalla soglia del bar. Non aveva cavallo, n\u00e9 armatura, n\u00e9 schiere di soldati ai suoi piedi ma per qualche istante Alfio ebbe le sembianze di un cavaliere della Tavola Rotonda. Maria si volt\u00f2 verso la porta nel momento stesso in cui la mano del cavaliere, protetta da un guanto di maglia metallica, si poggi\u00f2 sulla maniglia. L\u2019espressione della donna perfor\u00f2 il vetro, attravers\u00f2 i caratteri della scritta Sole e Luna, accec\u00f2 Alfio come un flash sparato nel buio e rest\u00f2 in bilico, per un tempo infinito, sospesa tra il distendersi in un sorriso o distorcersi in una smorfia.<br \/>\nAlfio sussult\u00f2, indietreggi\u00f2 di qualche passo, lo sguardo incollato al viso di Maria, impietrita dietro il bancone. Quando lei mosse appena una mano nell\u2019inizio di un gesto, forse di saluto o forse di paura, Alfio si aggrapp\u00f2 alle cinghie della fisarmonica e scapp\u00f2 di corsa, veloce, lontano, via, via, via.<\/p>\n<p>Rincas\u00f2 che erano quasi le due di notte infreddolito e avvilito, trasformato in pochi attimi da intrepido cavaliere a cane bastonato. Era finita, non sarebbe mai pi\u00f9 tornato al Sole e Luna. Mai pi\u00f9 nessun buon regalo per lui, basta, chiuso, finito. Tutto finito. Non aveva ormai pi\u00f9 nessuna speranza di trovare il coraggio di entrare nel bar di Maria. Se non ne era stato capace nemmeno stasera, col miracolo dell\u2019energia diffusa da Lucentina, non ce l\u2019avrebbe fatta mai, e mai come stasera si era avvicinato tanto, mai cos\u00ec vicino a Maria. Ma adesso era finita, il buon regalo da concedersi nelle sere speciali non c\u2019era pi\u00f9, era svanito, come un desiderio o un bacio di addio, come un saluto con la mano di un bambino dal cavallo di una giostra. Codardo, uomo da niente, vigliacco, per questo Maria l\u2019aveva lasciato, s\u00ec, per questa sua nullit\u00e0, e aveva fatto bene a lasciarlo e a preferirgli Attilio, tutto muscoli e coraggio. Le donne amano gli uomini forti e decisi che le fanno sentire al sicuro, protette, difese. Lui era debole, insicuro, perdente.<br \/>\nUna lunga doccia bollente gli concesse un po\u2019 di calore ma nessun sollievo dalla sua pena. Tolse dalla tavola lo spuntino di festeggiamento che si era preparato prima di uscire, quando aveva sperato di celebrare l\u2019apertura del buon regalo: noci e fichi secchi, una fetta di panettone, un mandarino, un bicchiere di spumante.<br \/>\nIndoss\u00f2 il pigiama e il vecchio e pesante maglione verde \u2013 un regalo di Maria -, sistem\u00f2 Lella sulla poltrona in camera, la salut\u00f2 e spense la luce.<br \/>\nGuard\u00f2 oltre il lucernario ma erano arrivate le nubi a nascondere ogni stella.<br \/>\nSi tir\u00f2 le coperte sopra la testa, chiuse gli occhi e augur\u00f2 a Maria buona notte e buon Natale.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30903\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30903\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quel pomeriggio Alfio si svegli\u00f2 di soprassalto con la sensazione di un pericolo incombente. Da quando lavorava di notte dormiva dopo pranzo per circa due ore, quasi sempre sognava ma raramente riusciva a ricordare cosa. Fiss\u00f2 il soffitto cercando di riportare alla coscienza i particolari del sogno che lo aveva destato ma riusc\u00ec solo a [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30903\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30903\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":12056,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[398],"tags":[],"class_list":["post-30903","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2017"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30903"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/12056"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30903"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30903\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30934,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30903\/revisions\/30934"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30903"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30903"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30903"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}