{"id":30899,"date":"2017-04-28T18:08:40","date_gmt":"2017-04-28T17:08:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30899"},"modified":"2017-04-28T18:08:40","modified_gmt":"2017-04-28T17:08:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-gli-angeli-di-luca-novara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30899","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;Gli angeli&#8221; di Luca Novara"},"content":{"rendered":"<p>Istanti interminabili, come aghi di ghiaccio conficcati nella pelle, gli gelavano il rosso nelle vene fino a causare un tremito irrefrenabile che dalla testa si trasferiva in tutto il corpo e che tramutava le gambe in gelatina. In quegli istanti provava una vergogna infinita da cui era incapace di fuggire e le immagini che scorrevano veloci davanti a lui si trasfiguravano, impedendogli di focalizzarle correttamente.<\/p>\n<p>Allora indossava i guanti per provare il calore necessario a scacciare il freddo che sentiva dentro e i pensieri maligni. Un trucco che non passava mai inosservato e che veniva etichettato da sua madre, come una &#8220;stranezza&#8221;. Una delle tante di quel figlio, con cui non sapeva pi\u00f9 che pesci prendere.<\/p>\n<p>&#8220;Siamo arrivati, Gian.&#8221;<\/p>\n<p>Gli ci vollero ancora alcuni istanti prima di decidersi ad aprire la portiera e ad affrontare la situazione.<\/p>\n<p>Ormai era pi\u00f9 di un mese che veniva portato dalla dottoressa Ermini, e la situazione non era mai migliorata, nonostante quello che gli avevano assicurato la prima volta. Lo avevano illuso, ma non ci era cascato.<\/p>\n<p>Percorse, trascinando i piedi, i pochi gradini che lo separavano dall&#8217;ingresso: sua madre, come ogni volta, fu costretta a sospingerlo con falsa delicatezza all&#8217;interno di una sala troppo luminosa per i suoi occhi pigri. La porta si richiuse dietro di lui, dandogli l&#8217;impressione di udire un sospiro che proveniva dall&#8217;altra parte. Un sollievo che non si poteva considerare reciproco e che aumentava la frustrazione di quel ragazzino dagli occhi profondi e le movenze rallentate.<\/p>\n<p>&#8220;Buongiorno, Giancarlo. Ti aspettavo.&#8221;<\/p>\n<p>La dottoressa Ermini si apriva a un sorriso gentile, che acuiva il malore, come la punta di una lancia che punzecchia una ferita aperta che cerca vanamente di cicatrizzarsi. Giancarlo sapeva che non gli avrebbe pi\u00f9 chiesto di togliersi i guanti.<\/p>\n<p>&#8220;Non avere timore. Puoi sederti dove vuoi.&#8221;<\/p>\n<p>Non voleva avere una scelta, perch\u00e9 non sapeva decidersi e ogni opzione poteva presentare dei rischi: il divano era comodo ma ci si affondava troppo, la sedia rigida lo faceva sentire un pezzo di legno, in piedi gli sembrava di essere interrogato come a scuola.<\/p>\n<p>&#8220;Giancarlo, la sedia va benissimo per ora.&#8221;<\/p>\n<p>Come sempre finivano per decidere gli altri per lui. E si sent\u00ec sollevato.<\/p>\n<p>&#8220;Allora, com&#8217;\u00e8 andata la settimana? Sei riuscito a fare gli esercizi di cui abbiamo parlato la scorsa volta?&#8221;.<\/p>\n<p>La dottoressa Ermini gli aveva consigliato degli esercizi di respirazione, da fare quotidianamente. Lui ci si era applicato molto, senza comprenderne esattamente lo scopo.<\/p>\n<p>&#8220;Abbastanza bene. Li ho fatti, dottoressa.&#8221;<\/p>\n<p>Lei lo scrutava senza darlo a vedere, ma Giancarlo se ne accorgeva lo stesso: lo faceva per notare ogni piccolo cambiamento, ogni minimo segno di progresso.<\/p>\n<p>&#8220;Non vuoi dirmi qualcosa di pi\u00f9, Giancarlo? Come ti sentivi mentre facevi gli esercizi di respirazione?&#8221;<\/p>\n<p>Il ragazzo ci pens\u00f2 su.<\/p>\n<p>&#8220;Un po&#8217; meglio. Non mi dispiaceva farli.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;E ti andrebbe di continuare? Magari con una piccola aggiunta. Potremmo farne uno adesso, se ti va.&#8221;<\/p>\n<p>Giancarlo vedeva benissimo che la dottoressa Ermini cercava ogni appiglio per avvicinarsi a lui, per farlo sentire meno in pericolo di quanto evidentemente si sentisse nel suo studio.<\/p>\n<p>&#8220;O-ok.&#8221;<\/p>\n<p>\u201cChiudi gli occhi e cerca di non pensare a niente. Prova a rilassarti.\u201d<\/p>\n<p>Non ci riusciva mai. Come poteva pensare la dottoressa che ci sarebbe riuscito in quello studio freddo e asettico?<\/p>\n<p>\u201cAdesso ti legger\u00f2 dei versi. Cerca di lasciarti trascinare dal suono e continua a respirare a fondo.\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>La gloria di colui che tutto <\/em><\/p>\n<p><em>per l\u2019universo penetra, e risplende<\/em><\/p>\n<p><em>in una parte pi\u00f9 e meno altrove.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel ciel che pi\u00f9 de la sua luce prende<\/em><\/p>\n<p><em>fu\u2019io, e vidi cose che ridire<\/em><\/p>\n<p><em>n\u00e9 sa n\u00e9 pu\u00f2 chi di l\u00e0 su discende;<\/em><\/p>\n<p><em>perch\u00e9 appressando s\u00e9 al suo disire,<\/em><\/p>\n<p><em>nostro intelletto si profonda tanto, <\/em><\/p>\n<p><em>che dietro la memoria non pu\u00f2 ire.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Giancarlo inspirava l\u2019aria impregnata del fumo delle Marlboro Light che la dottoressa Ermini clandestinamente consumava, e espirava i residui malinconici delle giornate amare, che trascorreva perlopi\u00f9 da solo. Aveva riconosciuto nei versi \u201cLa Divina Commedia\u201d, senza per\u00f2 comprendere perch\u00e9 la dottoressa avesse scelto la cantica del Paradiso, quando sarebbe stato pi\u00f9 appropriato per lui l\u2019Inferno.<\/p>\n<p>Si arrese all\u2019evidenza che sarebbe dovuto ritornare in quel posto ancora molte volte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Guardando la sveglia appoggiata sul comodino di fianco al letto, Giancarlo vide che mancava un\u2019ora soltanto al momento in cui avrebbe dovuto affrontare una nuova giornata e fu percorso da brividi che conosceva bene. Inizi\u00f2 a tremare da capo a piedi senza riuscire a arrestarsi, e pi\u00f9 si sforzava di farlo, pi\u00f9 il movimento del suo corpo aumentava la propria intensit\u00e0, come se non rispondesse ai comandi del cervello.<\/p>\n<p>Nonostante suo padre avesse cercato di non fare rumore, lui lo aveva sentito rientrare in casa. Si infilava dentro come un ladro, ma Giancarlo percepiva il senso di smarrimento che si portava dietro gi\u00e0 quando saliva le scale. Come ci riuscisse non lo sapeva nemmeno lui, eppure non sbagliava mai.<\/p>\n<p>Decise di alzarsi, visto che tanto non avrebbe pi\u00f9 ripreso sonno, e ancora tremante and\u00f2 sul balcone a osservare la citt\u00e0, pronta a riprendere l\u2019attivit\u00e0 quotidiana, che la rendeva cos\u00ec isterica ai suoi occhi. Lui odiava la confusione, il traffico e il caos e quel momento di quiete prima della tempesta era per Giancarlo un respiro di aria buona.<\/p>\n<p>Indoss\u00f2 la giacca sopra il pigiama, per evitare i rimbrotti di sua madre nel caso si fosse preso qualche malanno, e usc\u00ec proprio mentre i primi raggi di sole facevano capolino sopra le colline.<\/p>\n<p>I guanti non li toglieva neanche per andare a dormire: lo facevano sentire pi\u00f9 protetto, per quanto provare una simile sensazione non fosse esattamente consono per lui. Non sapeva quando tutto fosse cominciato, n\u00e9 il perch\u00e9, ma la consapevolezza di non essere in grado di stare al mondo e il senso di ansia e angoscia che ne erano derivati, lo avevano inondato come un fiume in piena e si sentiva affogare di pi\u00f9 ogni giorno che passava.<\/p>\n<p>Giancarlo ebbe l\u2019impressione che la luce arrivasse suo malgrado, come se in realt\u00e0 fosse sospinta da una forza invisibile che la invitava a compiere il suo dovere. Si sent\u00ec immediatamente in simbiosi con quell\u2019alba fiacca e poco appariscente, che non voleva esserci e avrebbe indugiato volentieri, lasciando ancora per un po\u2019 il proprio posto al buio notturno, cos\u00ec come Giancarlo avrebbe lasciato volentieri il suo nel mondo a un altro pi\u00f9 volenteroso di lui.<\/p>\n<p>Forse era un segnale. Forse era il momento giusto.<\/p>\n<p>Se Giancarlo aveva qualche possibilit\u00e0 di farla finita, sarebbe stato solo in quella pace e con quella luce.<\/p>\n<p>Vivevano al quarto piano e di sicuro non sarebbe sopravvissuto alla caduta. Timidamente si sporse dalla ringhiera per guardare di sotto e, con una certa soddisfazione, immagin\u00f2 il suo corpo esile scomporsi e spiaccicarsi.<\/p>\n<p>In fondo avrebbe fatto un piacere a tutti. Certo, i suoi genitori avrebbero sofferto molto all\u2019inizio, ma poi avrebbero potuto ricominciare a vivere senza pi\u00f9 l\u2019ansia di un figlio a cui dover badare ogni momento. Certo, la dottoressa Ermini se ne sarebbe rammaricata e l\u2019avrebbe vista come una sconfitta professionale, ma ben presto si sarebbe resa conto che aveva fatto tutto il possibile e che c\u2019erano altri casi ben pi\u00f9 meritevoli della sua attenzione e capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Di sicuro avrebbe fatto un piacere a s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Non sapeva cosa lo aspettasse dopo, per\u00f2 non aveva paura. Erano le cose terrene a terrorizzarlo e niente poteva essere peggiore di ci\u00f2 che lo affliggeva ora.<\/p>\n<p>Prese la sedia che adoperava sua madre quando voleva starsene un po\u2019 per conto suo a fumare sul balcone e ci sal\u00ec sopra. In quel modo sarebbe stato pi\u00f9 facile mettere un piede dopo l\u2019altro sulla ringhiera e spiccare il volo.<\/p>\n<p>Si era sempre chiesto cosa si provasse a volare. Invidiava gli uccelli e la loro capacit\u00e0 di arrivare lontano senza dover rendere conto a nessuno; avrebbe dovuto nascere con le ali, magari si sarebbe addirittura trasformato in un angelo, la creatura che pi\u00f9 di tutte l\u2019aveva sempre affascinato.<\/p>\n<p>Si aggiust\u00f2 i guanti perch\u00e9 non voleva perderli durante la caduta; gli erano sempre stati compagni fedeli e trovava giusto che rimanessero al loro posto fino alla fine, come soldati accanto al loro generale.<\/p>\n<p>Giancarlo pose il primo piede sulla ringhiera e ebbe un momento di esitazione inaspettato. Un rumore lo aveva distratto. Non comprese esattamente da dove provenisse, fin quando non si accorse del camion della spazzatura, fermo proprio nella via sottostante. Un uomo sul lato del guidatore gesticolava in modo animato, sbraitando in direzione del collega che stava spostando i cassonetti.<\/p>\n<p>Giancarlo li fiss\u00f2 imbambolato per una decina di secondi, prima di sentirsi sollevare da una forza sconosciuta. Gli sembr\u00f2 di librarsi in aria e istintivamente chiuse gli occhi, spalancando le braccia per farsi issare dal vento e trascinare verso paesi sconosciuti, da ammirare alla distanza di sicurezza che le sue nuove ali gli avrebbero consentito.<\/p>\n<p>Quando riapr\u00ec gli occhi si trov\u00f2 sul balcone, con suo padre che senza dire una parola lo stringeva forte a s\u00e9, come non aveva mai fatto prima di allora.<\/p>\n<p>Un calore nuovo cominci\u00f2 a propagarsi nel suo corpo e Giancarlo ebbe la vivida impressione che il ghiaccio che lo avvolgeva, stesse cedendo e iniziasse a sgretolarsi.<\/p>\n<p>D\u2019impulso fece scivolare i guanti a terra e pos\u00f2 le mani sulle spalle del padre per assicurarsi che si trattasse veramente di lui. Fu allora che sent\u00ec che il ghiaccio si trasformava in acqua e scivolava gi\u00f9 verso quel vuoto che era stato pronto a accoglierlo.<\/p>\n<p>Nella via un uomo, spingendo un carretto di gelati, fischiettava una canzone d\u2019amore.<\/p>\n<p>Luca Novara<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30899\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30899\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Istanti interminabili, come aghi di ghiaccio conficcati nella pelle, gli gelavano il rosso nelle vene fino a causare un tremito irrefrenabile che dalla testa si trasferiva in tutto il corpo e che tramutava le gambe in gelatina. 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