{"id":3087,"date":"2010-03-30T17:01:46","date_gmt":"2010-03-30T16:01:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3087"},"modified":"2010-03-30T17:01:46","modified_gmt":"2010-03-30T16:01:46","slug":"shulug-il-vento-caldo-di-elena-solito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3087","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Shulug, il vento caldo&#8221; di Elena Solito"},"content":{"rendered":"<p>Faceva caldo, un caldo insopportabile.<\/p>\n<p>Una leggera pioggia contribuiva a far alzare il livello di umidit\u00e0 ormai intollerabile.\u00a0La maglia di cotone leggera era appiccicata alla pelle sudaticcia.\u00a0I capelli disordinati incorniciavano quel volto magro.\u00a0Intorno il silenzio delle strade nel pomeriggio dell\u2019estate.<\/p>\n<p>Era impossibile uscire. E allora sarebbe rimasta in quella stanza d\u2019albergo aspettando che si avvicinasse la sera per andare a curiosare fuori.<\/p>\n<p>Indisturbata, schivando coloro che l\u2019avrebbero fermata, riconoscendola come una straniera, alla quale proporsi come guida della citt\u00e0 con mezzi improbabili per pochi soldi.<\/p>\n<p>Avrebbero fatto questo.<\/p>\n<p>Qualche goccia, sul vetro di quella finestra socchiusa, scivolava lentamente rimbalzando ad intervalli regolari, interrotta solo dal suo sguardo su quell\u2019orologio fermo sulle 14.00.\u00a0Le lancette si erano bloccate e nessuno si era preoccupato di farlo ripartire. Non era indispensabile avere un orologio.<\/p>\n<p>Il tempo di quel pomeriggio torrido era scandito da quella goccia, che scivolava dalla finestra rimbalzando per terra.\u00a0Una stanza spoglia, priva di cose, priva di arredi degni di nota, solo un orologio con le lancette bloccate. \u00a0Una stanza pagata pochi soldi in un angolo di quella citt\u00e0, che non aveva ancora visto per via di quella calura.<\/p>\n<p>Avrebbe dovuto attendere ancora avvolta nella maglia di cotone leggera madida di sudore, con i capelli disordinati che incorniciavano quel volto magro.<\/p>\n<p>E lentamente, quell\u2019attesa si allontanava lasciando alle spalle il caldo del pomeriggio, l\u2019umidit\u00e0 e quella pioggia sottile. Ecco, si avvicinava la sera.<\/p>\n<p>Prima della cena.<\/p>\n<p>Si era seduta in fondo su un muretto aspettando di poter fermare una scena, uno sguardo, una figura.\u00a0Aveva visto un brulicare di gente dai vestiti colorati e dalle teste coperte da bizzarri copricapo, che chiacchieravano e camminavano veloci. \u00a0Quella fretta apparente stonava con il silenzio del pomeriggio.\u00a0Aveva notato questo. La fretta e i copricapo bizzarri.\u00a0Ne avrebbe comprato uno simile anche lei, di l\u00ec a poco.\u00a0Per ripararsi dal sole e dagli sprazzi di pioggia improvvisa di quella stagione.\u00a0Durava poco. Durava pochi minuti, giusto il tempo di bagnare gli abiti e i piedi nudi infilati in quelle ciabatte colorate.\u00a0Poi tornava il sereno.\u00a0I vestiti erano sempre bagnati nel pomeriggio per via del caldo e quando pioveva per via della pioggia.<\/p>\n<p>Prima della cena.<\/p>\n<p>Sarebbe uscita a quell\u2019ora.\u00a0Camminava lentamente schivando guide improvvisate per pochi soldi, che con mezzi improbabili, le promettevano una visita indimenticabile della citt\u00e0.\u00a0Ma avrebbe proseguito a piedi con la cartina in mano.<\/p>\n<p>Si era fermata ad un incrocio non sapendo quale direzione prendere.<\/p>\n<p>Accade spesso. Accade di dover scegliere da che parte andare. A volte si segue un programma, a volte si segue semplicemente l&#8217;istinto. E allora bisogna scegliere se seguire una strada che unisce o che separa.\u00a0\u00a0Labirinti nei quali perdersi\u2026o talvolta ritrovarsi. \u00a0Per un momento, in quel tardo pomeriggio, un po\u2019 pi\u00f9 lontani dal torrido caldo e un po\u2019 pi\u00f9 vicini alla frescura della sera, i pensieri si erano accavallati, confusi, mescolati gli uni agli altri, non lasciando spazio al riconoscimento alcuno.<\/p>\n<p>Il copricapo era troppo grande e le cadeva sul volto coprendole, a tratti, gli occhi.\u00a0Lo aveva pagato pochi soldi, comprato in uno di quei mercatini colorati, pagato pi\u00f9 del suo valore effettivo. Ma cosa importava.\u00a0Quel fatto era nulla, rappresentava un fatto, ecco. Come camminare in una strada sconosciuta e non sapere dove andare, o quale direzione prendere.<\/p>\n<p>Lo aveva visto qualche giorno prima.\u00a0Lo aveva notato il giorno del suo arrivo, ma aveva distolto l\u2019attenzione. Era troppo presa a cercare se stessa in quelle strade polverose.\u00a0Lo aveva guardato quella sera.\u00a0Aveva visto i suoi occhi. Occhi blu.\u00a0Occhi bellissimi che cambiavano colore a seconda del tempo.\u00a0E questo lo sapeva perch\u00e9 da quella sera avrebbe iniziato a guardarlo. Avrebbe iniziato ad osservarlo\u00a0camminare tra i corridoi del piccolo albergo, nella sala da pranzo al mattino e nel giardino dove servivano la cena alla sera.<\/p>\n<p>Era solo.\u00a0Sembrava fosse l\u00ec anche lui per la stessa ragione.\u00a0Ma quale fosse, lo avrebbero scoperto solo pi\u00f9 tardi. \u00a0Sorrideva a tutti. Sembrava gentile.\u00a0Un giorno gli aveva sorriso e lei aveva risposto arrossendo un p\u00f2.\u00a0Perch\u00e9 era arrossita? Non era stato per via del sole del pomeriggio.\u00a0No, il motivo da ricercare altrove.<\/p>\n<p>Lo aveva capito quel giorno, per caso.<\/p>\n<p>Lui l\u2019aveva salutata e aveva scambiato poche parole.\u00a0Aveva iniziato a parlare e aveva scoperto che quell\u2019uomo cos\u00ec silenzioso e solitario in realt\u00e0 era un fiume in piena.\u00a0Era un libro aperto attraverso il quale leggere pagina dopo pagina scoprendo che la storia che scorreva era appassionante.<\/p>\n<p>Aveva guardato i suoi occhi, poi si era spostata i capelli dal viso, e mentre quel semplice gesto avveniva, riempiendo quello spazio di tempo, ecco che lui le aveva detto che certe volte le persone sono davanti a te ma non le vedi. Guardi altrove, semplicemente.\u00a0Non riconosci che quello che hai sempre cercato \u00e8 davanti a te, basta solo che lo guardi, che permetti a quella forma di definirsi.\u00a0Ecco, come adesso.<\/p>\n<p>E allora aveva guardato quella donna e aveva riconosciuto la donna che aveva sempre cercato.\u00a0Alcuni erano molto fortunati da incontrarla e riconoscerla.\u00a0Altri potevano essere abbastanza fortunati da incontrarla.. ma non vederla.\u00a0Di altri si pu\u00f2 dire che non la incontreranno mai.<\/p>\n<p>Avevano lasciato che il loro destino si delineasse, prendesse il sopravvento sulle ragioni e le elucubrazioni della mente, e potesse toccare il cuore\u2026e a volte questo pu\u00f2 bastare.\u00a0Sarebbe bastato, sarebbe stato sufficiente per lasciare che quell\u2019incontro potesse assumere la forma di una storia, di un amore.<\/p>\n<p>Ecco semplicemente questo.<\/p>\n<p>Una leggera luce attraversava la finestra socchiusa, mentre il buio della notte oscurava la citt\u00e0. Le pagine di quel libro lasciato distrattamente sul comodino si muovevano lentamente generando un fruscio leggero.<\/p>\n<p>Era shulug, il vento caldo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3087\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3087\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Faceva caldo, un caldo insopportabile. 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