{"id":30796,"date":"2017-04-28T15:40:15","date_gmt":"2017-04-28T14:40:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30796"},"modified":"2017-04-28T15:40:15","modified_gmt":"2017-04-28T14:40:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-parola-e-il-mondo-di-donatella-tognaccini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30796","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017  &#8220;La parola e il mondo&#8221;  di Donatella Tognaccini"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta \u2026 no, scusate, c\u2019ero una volta io che insegnavo alle medie in una scuola di citt\u00e0. Avevo molti alunni, il numero esatto non me lo ricordo perch\u00e9 sono passati vent\u2019anni, per\u00f2 erano tanti alunni pi\u00f9 uno, un bambino piccolino, magro, con i capelli neri e gli occhi neri, che stava seduto pi\u00f9 o meno al centro della classe. Prima media, primo giorno, un momento importante. Tutti stavano in silenzio, \u00e8 un momento che non si dimentica, con gli occhi fissi su di me e io che non potevo guardarli tutti negli occhi, dopo un bello sguardo d\u2019insieme e un sorriso d\u2019accoglienza, presi i suoi occhi come punto di riferimento.<br \/>\nLa geografia di una classe \u00e8 difficile da ricostruire, la sociologia poi \u00e8 una materia difficilissima, la psicologia nemmeno l\u2019ho studiata all\u2019universit\u00e0 e in quel momento di silenzio dovevo prendere in mano il mondo che mi stava davanti, decidere di una relazione che sarebbe durata un anno scolastico, farmi conoscere un po\u2019 pi\u00f9 in profondit\u00e0. Capite bene che si trattava di un\u2019impresa eroica e difficile per la sottoscritta, impossibile no, perch\u00e9 questo aggettivo non ha fissa dimora nelle aule scolastiche, ogni tanto compare, con l\u2019aria disorientata, ma per dire \u2013 Che ci sto a fare? Scusate, tolgo subito il disturbo!<br \/>\nIl banco del bambino, al centro di questo universo scolastico, era particolarmente ordinato. C\u2019erano i libri di testo uno sopra l\u2019altro a formare una catena montuosa, poi c\u2019era la superficie del banco d\u2019un verde acqua che fa tanto palude, ma anche prato e pavimento. Poi c\u2019erano le penne e gli stavano tutte in mano e il quaderno aperto bianco immacolato. Il bambino stava dritto sulla schiena, lo sguardo sorridente, gli occhi immobili che delineavano una chiara traiettoria con i miei. Contro quest\u2019attimo di sospensione andarono a infrangersi le parole, segnate dalla dura necessit\u00e0 di un atto previsto dalle convenzioni, ossia l\u2019appello, per cui a una data combinazione di lettere corrisponde una persona e non un\u2019altra e i suoni delle parole dilatano lo spazio a nazioni lontane di cui spesso si sa poco o nulla. Il nome e il cognome del bambino-mondo indicava chiaramente che non era italiano. Era quello il tempo dell\u2019arrivo delle prime navi cariche di profughi che si riversavano sulle nostre spiagge e che sembravano essere fatte di persone e non di metallo, di colori e non di minerali, di capelli, occhi, sentimenti e non di vetri, plastica, leghe, bulloni, legno e cos\u00ec via.<br \/>\nIl bambino, come ebbi modo di apprendere in seguito, era un pezzettino di uno di quegli innumerevoli colori ed era fuggito via dalla sua patria. Dimostrava meno dei suoi 11 anni, era all\u2019alba della sua vita e aveva deciso da solo che avrebbe avuto il giorno da attraversare e che come sarebbe stato quel giorno l\u2019avrebbe deciso lui. Certo, fra lui e il giorno c\u2019era di mezzo il mare, ma bastava chiamare il mare giorno, mettersi una maglietta blu, essere il mare e confondere le acque. Fu trovato dalla polizia che stava rannicchiato in una strada di periferia, solo. L\u2019avevano raccolto, un po\u2019 come si fa con una conchiglia che non si trovi su una spiaggia ma su un marciapiede. Ti viene da sorprenderti e da dire \u2013 Ma che ci fa una conchiglia in citt\u00e0?<br \/>\nE cos\u00ec anche lui era stato scoperto, mentre si riparava dal sole, tutto rannicchiato sul gradino d\u2019ingresso del portone d\u2019un palazzo, mentre dormiva con la testa tra le braccia che erano il cuscino e nemmeno aveva un volto ma solo capelli neri tutti sporchi e arruffati.<br \/>\nEra stato affidato a una casa-famiglia che gli aveva fornito vestiti nuovi, un bello zaino, cibo a sufficienza, penne, quaderni, belle scarpe nuove e l\u2019aveva mandato a scuola, dove appunto l\u2019avevo incontrato io. Era molto felice della sua nuova vita. Non lo diceva perch\u00e9 non sapeva parlare ancora bene e perch\u00e9 era impegnato nella scalata del linguaggio che \u00e8 una montagna alta, ripida, difficilissima e con molti trabocchetti. Per questo stava sempre attento a dove metteva i piedi e guardava ogni volta pi\u00f9 lontano lungo il sentiero della lezione che veniva tracciato ogni giorno, perch\u00e9 diversamente dai compagni non aveva la fortuna di essere accompagnato dalla lingua madre e lui una casa ancora non ce l\u2019aveva e la doveva costruire passo passo mentre gli altri pensavano gi\u00e0 all\u2019arredamento, alle finestre e ai panorami.<br \/>\nUn giorno seppi che l\u2019avevano convinto a telefonare a casa, ai suoi genitori, per avvertirli che era vivo, sano e salvo. L\u2019aveva fatto, anche se non gli faceva piacere questa cosa di tornare indietro, togliersi la maglietta blu, ritrasformare il giorno in mare e mettere di nuovo una distanza ai sogni. Indietro non sarebbe pi\u00f9 tornato. Probabilmente aveva chiuso gli occhi su qualcosa che non gli faceva piacere ricordare. La violenza \u00e8 quando sei violato, quando qualcuno prende la macchina e attraversa il tuo cuore e chiss\u00e0 se cos\u00ec era successo a lui, se anche lui aveva le impronte degli pneumatici sul cuore da parte a parte ma non le voleva guardare e gli occhi per fortuna stanno in alto e hanno un diverso punto d\u2019osservazione.<br \/>\nDopo alcuni mesi in cui facevo piovere parole e forse le impronte degli pneumatici si vedevano un po\u2019 meno e gli assistenti della casa-famiglia dipingevano dappertutto strisce pedonali geometriche e perfette, decisi di assegnare il primo compito in classe di italiano. Avevamo approfondito il significato della parola \u201ccultura\u201d, cos\u00ec detti loro da svolgere il tema: \u201cSpiega cosa significa per te la parola cultura\u201d.<br \/>\nIl bambino quella mattina, come al solito, dispose sul banco libri, quaderni e penne secondo la sua particolare geografia del mondo: palude o pavimento o prato, penne, libri-montagne e foglio protocollo bianco immacolato. Impieg\u00f2 un po\u2019 a scrivere con una bella calligrafia il titolo del tema, poi inizi\u00f2 a pensare. Non era in grado ancora di scrivere nella nostra lingua e cos\u00ec pens\u00f2 per un\u2019ora buona sempre con lo sguardo sorridente e gli occhi immobili. Poi scrisse e consegn\u00f2 il tema, impiegando altri dieci minuti a indicare sulla colonna del foglio piegato nome, cognome, materia, scuola, classe, data.<br \/>\n\u00c8 un tema che ricordo bene perch\u00e9 si componeva in fondo di una sola parola, che il bambino aveva trovato dopo lungo pensare e che era frutto della sua esperienza. Come tutte le cose vere, aveva una sua forza di gravit\u00e0 ed era nata per restare. \u201cPer me &#8211; scrisse &#8211; la parola cultura significa rispetto\u201d.<br \/>\nEra una parola che si guardava intorno e guardava avanti, certamente si accompagnava alla fiducia perch\u00e9 il bambino sapeva bene quello che voleva fare. Dopo le medie si sarebbe iscritto a una scuola tecnica e avrebbe trovato un lavoro.<br \/>\nForse il mondo non \u00e8 un luogo troppo grande n\u00e9 certe parole sono diverse da larghi divani su cui accomodarsi e io, su questa parola, mi distendo ancora volentieri, in molti momenti di riposo. \u00c8 una parola che resta, un arredo necessario.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30796\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30796\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta \u2026 no, scusate, c\u2019ero una volta io che insegnavo alle medie in una scuola di citt\u00e0. 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