{"id":30791,"date":"2017-04-25T22:23:50","date_gmt":"2017-04-25T21:23:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30791"},"modified":"2017-04-25T22:23:50","modified_gmt":"2017-04-25T21:23:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2017-la-panda-gialla-di-guido-de-eccher","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=30791","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2017 &#8220;La Panda gialla&#8221; di Guido de Eccher"},"content":{"rendered":"<p>Franco riconobbe subito la canzone che veniva da una Panda giallina, parcheggiata in doppia fila. Era &#8220;Tanta voglia di te&#8221; dei Pooh e una storia finita tanto tempo prima irruppe nella sua mente.<\/p>\n<p>Quanti anni erano passati? Dieci, quindici?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche quella macchinetta gli sembrava la stessa: possibile che Silvia ne fosse ancora proprietaria?<\/p>\n<p>Si avvicin\u00f2 alla Panda e sbirci\u00f2 all\u2019interno. Era quella di Silvia, non c\u2019era dubbio: il colore, la tappezzeria, perfino il pupazzetto appeso allo specchietto, scolorito e sdrucito, ma sempre l\u00ec: tutto come quindici anni prima. Sul passaggio ruota anteriore destro c\u2019era ancora una botta che ricordava bene: era lui alla guida, quella volta (Silvia di solito non gli faceva guidare la sua Panda). Durante un sorpasso si era distratto ed era andato a sbattere contro la fiancata di un autobus fermo.<\/p>\n<p>Era sconvolto dalla prospettiva di rivederla. Da quando si erano lasciati, Franco non l\u2019aveva pi\u00f9 cercata; non si erano pi\u00f9 visti, neppure per caso. Troppe parole non dette, una storia che non avrebbe dovuto nemmeno cominciare&#8230; lei cos\u00ec giovane, lui gi\u00e0 di mezz\u2019et\u00e0\u2026<\/p>\n<p>Cerc\u00f2 di nascondersi dietro il tronco di uno dei tigli che fiancheggiavano il viale. Se l\u2019auto era stata lasciata in doppia fila, con i finestrini aperti e la musica a tutto volume, il proprietario (Silvia?) non poteva che sbucare da un momento all\u2019altro.<\/p>\n<p>Dopo un paio di minuti (nel frattempo la canzone era terminata) da un negozio usc\u00ec un tale sui sessanta. Si avvicin\u00f2 a passo rapido a un macchinone nero, stretto dalla Panda contro il marciapiede. Era molto arrabbiato: si era accorto subito di non poter ripartire. Non solo, non riusciva neppure a entrare nell\u2019auto.<\/p>\n<p>L\u2019uomo si guardava intorno, in attesa che sopraggiungesse qualcuno. Dopo un paio di minuti s\u2019insinu\u00f2 sbuffando tra le due auto e riusc\u00ec ad aprire la portiera della sua, quel tanto da permettergli di abbassare il finestrino e dare un colpo di clacson. Non successe nulla. Dopo un altro paio di strombazzate, la sua mano non si alz\u00f2 pi\u00f9 e la tromba ulul\u00f2 a lungo, tanto che ben presto parecchie persone si affacciarono alle finestre e altre si fecero sulle porte dei negozi.<\/p>\n<p>Finalmente, dal portone di un palazzo, una cinquantina di metri pi\u00f9 indietro, usc\u00ec di corsa una donna. Era Silvia? Franco la ricordava alta, esile, bionda\u2026 se era lei, non era pi\u00f9 cos\u00ec esile e quanto alla chioma, non era bionda ma bruna. Alta, era alta. In quei pochi secondi Franco cerc\u00f2 di metterne a fuoco il volto. Dov\u2019erano i tratti scolpiti, gli zigomi rilevati, quel viso largo che si restringeva verso il mento sottile, gli occhi verdi, grandi, dotati di una particolare luminosit\u00e0? Se era lei, era cambiata alquanto: il suo viso sembrava essersi arrotondato, come levigato dal tempo, e tutte le asperit\u00e0 che lo caratterizzavano si erano ammorbidite. Ma erano passati quindici anni!<\/p>\n<p>Non ebbe il tempo di esaminarla pi\u00f9 a fondo. Ormai lo aveva superato e aveva raggiunto la Panda. Ora si stava scusando con il signore arrabbiato. Poi sal\u00ec in macchina e avvi\u00f2 il motore. La Panda part\u00ec. Franco la vide avanzare di un centinaio di metri, per poi accostare sulla destra. Sospir\u00f2 di sollievo. La donna aveva trovato un parcheggio libero. Scese dall\u2019auto, chiuse la portiera, si volse e torn\u00f2 sui suoi passi.<\/p>\n<p>Mentre si avvicinava, Franco pot\u00e9 osservarla meglio. Era Silvia, ora ne era sicuro, ma com\u2019era cambiata! Si specchi\u00f2 in lei e in lei vide anche il proprio cambiamento. Quindici anni erano passati, per tutt\u2019e due, e si vedevano tutti. Lei doveva essere ormai sulla quarantina e lui\u2026 lui aveva passato da un pezzo i sessanta.<\/p>\n<p>Usc\u00ec dal nascondiglio e punt\u00f2 con decisione verso di lei. Portava fuseaux neri, attillati, che evidenziavano le gambe snelle, quelle di un tempo; sopra, una gonna corta, di lana arancione, che rivelava la vita non pi\u00f9 sottile e un po\u2019 di pancia. Sotto un giacchino rosso, aperto, il seno premeva sulla maglietta nera, pi\u00f9 pieno di allora. Gli occhi per\u00f2 non erano cambiati; solo, adesso erano troppo sottolineati dal trucco pesante. Veniva avanti veloce, reggendo una borsa, lo sguardo che puntava oltre a lui, verso la casa da dove era uscita pochi attimi prima.<\/p>\n<p>\u201cSilvia, che piacere rivederti!\u201d esclam\u00f2 Franco quando fu a un paio di metri da lei.<\/p>\n<p>La donna si blocc\u00f2 di colpo, la fronte aggrottata, gli occhi finalmente su di lui.<\/p>\n<p>\u201cFranco, non ci credo, sei proprio tu?\u201d gli disse, dopo averlo squadrato per qualche attimo.<\/p>\n<p>La sua voce gli parve pi\u00f9 bassa di un tempo, un poco velata.<\/p>\n<p>\u201cCome sei cambiato\u201d aggiunse, facendo scorrere lo sguardo sul suo viso.<\/p>\n<p>Stavano l\u2019una di fronte all\u2019altro, rigidi, impacciati. Franco avrebbe voluto abbracciarla ma non era certo che anche lei lo volesse.<\/p>\n<p>\u201cChe ci fai da queste parti?\u201d chiese Silvia.<\/p>\n<p>\u201cPasso sempre di qui per andare in studio\u201d le rispose Franco.<\/p>\n<p>\u201cDavvero? Io dovevo portare una cosa a un\u2019amica ammalata. Sta in quel palazzo\u201d disse indicando il portone. \u201cMa dimmi di te\u2026 come stai?\u201d<\/p>\n<p>Franco non rispose subito. Gli faceva male quello scambio di battute superficiali, come tra persone che si conoscessero appena. Eppure avevano fatto l\u2019amore centinaia di volte, in qualche modo si erano amati e quando lei lo aveva lasciato, ne era stato straziato.<\/p>\n<p>\u201cSto abbastanza bene, per la mia et\u00e0\u201d rispose. \u201cE tu?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon c\u2019\u00e8 male. Ti sei sposato?\u201d.<\/p>\n<p>Franco scosse la testa. No, non si era sposato. E poi, gi\u00e0 allora era troppo vecchio.<\/p>\n<p>\u201cInvece tu?\u201d le chiese.<\/p>\n<p>\u201cSono stata sposata per dieci anni. Da due sono separata\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCon quello\u2026\u201d<\/p>\n<p>Non riusc\u00ec a finire la frase. Allora lei stava con un ragazzo, ma aveva una storia anche con lui. Per questo non dovevano neppure cominciare.<\/p>\n<p>\u201cNo, non con Renato. Quello se ne and\u00f2 con un\u2019altra sei mesi dopo che\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa pensa\u2026 allora mi dicesti che era l\u2019uomo della tua vita\u2026\u201d<\/p>\n<p>Silvia alz\u00f2 le spalle e sul suo viso apparve una smorfia eloquente, come per dire: \u201cChe ci vuoi fare, \u00e8 la vita\u201d.<\/p>\n<p>\u201cOra devo andare\u201d disse \u201cla mia amica mi aspetta\u201d.<\/p>\n<p>\u201cTi va di rivederci, uno di questi giorni?\u201d le chiese Franco, un poco incerto.<\/p>\n<p>Si pent\u00ec subito di averglielo chiesto. Le parole di Silvia, tutto il suo atteggiamento, trasudavano indifferenza. Provava una spiacevole sensazione di freddo, come se una folata d\u2019aria gelata lo avesse investito.<\/p>\n<p>Silvia invece non sembrava turbata.<\/p>\n<p>\u201cMi farebbe piacere\u201d disse \u201cparleremo dei vecchi tempi\u201d.<\/p>\n<p>Prese dalla borsetta un biglietto da visita e glielo porse.<\/p>\n<p>\u201cQui c\u2019\u00e8 il mio numero. Chiamami\u201d.<\/p>\n<p>Fece per allontanarsi.<\/p>\n<p>\u201cAspetta un momento\u201d disse Franco \u201cascolti ancora quella vecchia canzone?\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe canzone?\u201d chiese Silvia.<\/p>\n<p>\u201cQuella che veniva dalla tua macchina, cinque minuti fa. A proposito, la lasci sempre aperta, parcheggiata in doppia fila? Ti ricordi quella volta, l\u2019ultima estate che stavamo insieme? Eravamo al mare, ballavamo, ascoltavamo proprio quella canzone\u2026 anche allora avevi quella Panda. Com\u2019\u00e8 che non l\u2019hai cambiata?\u201d<\/p>\n<p>Silvia gli sorrise. Un sorriso automatico, freddo, si disse Franco.<\/p>\n<p>\u201cMi fai troppe domande. Sembra un interrogatorio. Quanto alla Panda, bastava che quello scemo la spingesse un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0. Per quello l\u2019avevo lasciata aperta. Per il resto, ti dir\u00f2 tutto quando ci vedremo\u201d.<\/p>\n<p>Gli fece un cenno di saluto e si allontan\u00f2 in fretta. Quando fu sul portone della sua amica, si volse e lo salut\u00f2 ancora con il braccio alzato. Poi spar\u00ec all\u2019interno.<\/p>\n<p>Quella mattina Franco non and\u00f2 allo studio. Cammin\u00f2 a lungo per le viuzze del centro, in preda ai ricordi. Gli pareva di rivivere quel giorno d\u2019autunno, quando Silvia, dopo aver fatto l\u2019amore, gli aveva detto: \u201cFranco, non voglio pi\u00f9 vederti\u201d.<\/p>\n<p>Il mondo gli era caduto addosso. Eppure, fin dall\u2019inizio sapeva che non poteva durare. Lui era uno stimato ordinario di diritto del lavoro, lei una studentessa del suo corso. Si era sempre chiesto perch\u00e9 si fosse messa con lui e passasse quasi tutti i week end nella sua casa in campagna. Silvia era una splendida ragazza e poteva avere tutti gli uomini che voleva. Come mai proprio lui? Un capriccio, la ricerca del padre, che altro?<\/p>\n<p>Era chiaro che si era stancata di lui, non c\u2019era bisogno di cercare tante spiegazioni. Eppure allora si era fatto sorprendere come un allocco in quel letto sfatto.<\/p>\n<p>Era come se fosse stato trasportato indietro nel tempo e fosse precipitato nello stesso baratro d\u2019infelicit\u00e0 e di disperazione in cui si era dibattuto per mesi dopo che Silvia se n\u2019era andata.<\/p>\n<p>Si sedette al tavolino di un bar e ordin\u00f2 una birra. Mise una mano in tasca. Le dita saggiarono a lungo un cartoncino che, chiss\u00e0 come, era finito l\u00ec. Poi, distrattamente, lo tir\u00f2 fuori, lo guard\u00f2. Era il biglietto di Silvia. Se n\u2019era dimenticato. Lo fiss\u00f2 a lungo.<\/p>\n<p>\u201cDottoressa Silvia Rocca, docente di diritto, via Battisti 56, Padova. Tel. 346825439\u201d.<\/p>\n<p>Franco lo rigir\u00f2 tra le dita per qualche minuto. Poi si decise e lo fece in tanti pezzettini. Li lasci\u00f2 nel portacenere sul tavolino. Si alz\u00f2 e si diresse verso casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_30791\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"30791\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Franco riconobbe subito la canzone che veniva da una Panda giallina, parcheggiata in doppia fila. 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